La Commissione europea e il Parlamento europeo hanno dimostrato una certa apprensione per la riforma della giustizia di Bucarest. Tra le opzioni in campo quella di condizionare la concessione di fondi europei al rispetto dello stato di diritto

19/02/2018 -  Mihaela Iordache

Aumentano le preoccupazioni dell’Unione europea nei confronti della Romania, paese membro dal 2007 che nell’ultimo periodo è stato scosso da ampie proteste di strada per difendere – a detta dei manifestanti - l’indipendenza della giustizia dalla politica.

Da quando ha vinto le elezioni nel dicembre del 2016, il partito Socialdemocratico ha mostrato grande interesse per il sistema giudiziario, avviando un percorso volto ad un'ampia riforma delle leggi sulla giustizia. Questo ha però spinto decine di migliaia di persone a protestare contro i "politici corrotti" che "vogliono rallentare la lotta alla corruzione" e contestando nello specifico al leader dei socialdemocratici Liviu Dragnea, vero primo ministro ombra, il voler ovviare ai propri guai giudiziari affossando l'indipendenza della magistratura.

Negli ultimi anni il paese ha fatto progressi notevoli in tema di anticorruzione. Sono state rinviate a giudizio centinaia di persone tra cui anche parlamentari, magistrati, ministri, manager di aziende pubbliche. E da Bruxelles era stato lodato questo sforzo.

Mai come oggi però i rapporti dell'esecutivo rumeno con la Commissione europea e il Parlamento europeo sono stati così tesi.

Nelle settimane scorse il ministro romeno della Giustizia, Tudorel Toader, si è recato a Strasburgo dove ha incontrato sia il vice-presidente della Commissione europea Frans Timmermans che gli europarlamentari del Gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici. Questo avveniva alla vigilia di una sessione plenaria del Parlamento europeo, avvenuta mercoledì 7 febbraio, nella quale un punto all'ordine del giorno è stato dedicato all’“andamento della riforma del sistema giudiziario in Romania e l'eventuale minaccia allo stato di diritto".

Secondo il portale di analisi Politico, citato dalla stampa romena, il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, avrebbe suggerito al ministro romeno che le proposte di modifiche alle leggi riguardanti la giustizia vengano inviate alla Commissione di Venezia affinché quest'ultima possa esprimere un’opinione al riguardo. La commissione è un organismo consultivo del Consiglio d’Europa che è stato interpellato anche per le modifiche alle leggi sulla giustizia attuate dalla Polonia.

Dal canto suo Toader avrebbe argomentato che le modifiche proposte – e quelle in parte già approvate – sono in linea con gli standard europei e che le preoccupazioni europee in merito alla riforma della giustizia nel suo paese sarebbero frutto della disinformazione sulla Romania che vi sarebbe a livello europeo. Proprio per questo Toader ha anche annunciato che presto a breve sarà costituito in seno al suo ministero un dipartimento per migliorare la comunicazione con l'esterno.

Rientrato in patria, Toader ha dichiarato di aver fatto chiarezza in merito al sistema giuridico in Romania, alle leggi sulla giustizia, alle modifiche del Codice Penale, alle modifiche circa il conflitto d’interessi e le incompatibilità. “Personalmente, credo che sia stato un bene andare a Bruxelles”, ha dichiarato Toader che però si è detto deluso del dibattito in seno al Parlamento europeo, a suo avviso troppo politicizzato.

Alla sopracitata seduta plenaria del Parlamento europeo di mercoledì 7 febbraio hanno preso parte europarlamentari rumeni provenienti sia dall'attuale opposizione che dalla maggioranza che sostiene l'attuale esecutivo rumeno.

Traian Ungureanu, del gruppo dei Popolari europei, ha sottolineato che i Socialdemocratici rumeni dichiarano di riformare la giustizia per metterla in linea con gli standard europei ma nelle “norme europee che loro invocano non vi è scritto da nessuna parte che un governo può cambiare le leggi per confezionarsele su misura. E le nostre leggi attuali non vanno bene al governo in carica perché non risparmiano i suoi leader dalla legge”. Per Norica Nicolai, del gruppo ALDE, al contrario “tutti gli emendamenti alle tre leggi sulla giustizia sono stati risposte a problemi e necessità urgenti del sistema giudiziario rumeno, e in linea con gli standard europei” aggiungendo poi che sarebbero stati effettuati “in modo trasparente, per via parlamentare, con il coinvolgimento di tutti coloro i quali dovevano essere coinvolti”. La Nicolai si è poi rivolta in tono polemico nei confronti dell'attuale Commissaria alla Giustizia della Commissione europea, Vera Jurova. ”Che cosa ha fatto quando centinaia di persone sono state mandate abusivamente in carcere e poi assolte? Cosa ha fatto quando moltissimi cittadini sono stati intercettati illegalmente? Quando nei processi sono stati coinvolti i servizi segreti?”.

Vera Jurova ha ribattuto ricordando che la Commissione europea ritiene che sia ancora possibile che la riforma della giustizia possa essere migliorata nella direzione di un consolidamento dell’indipendenza e della professionalità del sistema giudiziario romeno, al servizio di tutti i cittadini romeni. Inoltre Vera Jurova ha voluto ricordare l’appello del presidente Juncker e del primo vicepresidente Timmermans affinché si trovi un consenso nel paese per assicurare l’indipendenza del sistema giudiziario e continuare e accelerare la lotta alla corruzione.

Se da un lato le autorità di Bucarest continuano a sostenere che Bruxelles non è bene informata, Bruxelles ritiene di esserlo eccome. Lo scorso 24 gennaio, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker aveva chiesto all'esecutivo rumeno di rivedere la riforma della giustizia, mostrando la sua preoccupazione per lo stato di diritto in Romania, dove a suo avviso il potere giudiziario rischia di essere sottomesso a quello politico. La commissaria per le Politiche regionali, Corina Crețu aveva addirittura dichiarato che la Commissione europea stava prendendo in considerazione l’opzione di condizionare la concessione di fondi europei (milioni di euro) al rispetto dello stato di diritto.

Durissima era stata in quel caso la reazione del ministro degli Esteri della Romania, Teodor Meleșcanu, che ha dichiarato che legare lo stanziamento di fondi europei allo stato di diritto in Romania sarebbe stata una grave violazione dei principi fondamentali dell’Unione europea.

Dall’altra parte, il capo della diplomazia romena, Meleșcanu - un diplomatico di carriera sin dai tempi di Ceaușescu – ha anche ricordato che nel caso dei fondi europei non si tratta di alcuna opera di carità, aggiungendo che sia la Romania che la Polonia – coinvolta anch'essa assieme all'Ungheria sulla questione fondi-stato di diritto - contribuiscono secondo le loro possibilità, ma che comunque i loro contributi all’UE non sono affatto trascurabili.

E in questo contesto nel quale emerge sempre più chiaramente un'Europa a più velocità la Romania sembra essere sempre più attratta dal Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca). Molti analisti notano che nell’ultimo periodo la Romania gli è sempre più vicina e cerca contatti con paesi come l’Ungheria o la Polonia. In questo contesto, nei giorni scorsi, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha annunciato che l’Ungheria firmerà un accordo con la Romania per l'importazione di 4 miliardi di metri cubi di gas annui, riducendo in tal senso la propria dipendenza dalla Russia.

 

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La seduta plenaria è il cuore dell'attività del Parlamento europeo . In tale sede si discute il lavoro legislativo effettuato nelle commissioni parlamentari e nei gruppi politici. È anche il momento di confronto tra il Parlamento europeo e gli organi di governo dell'Unione, la Commissione e il Consiglio. Durante le plenarie possono anche essere discussi temi non direttamente connessi all'attività legislativa, per richiamare l'attenzione di Commissione, paesi Ue o paesi terzi su un particolare argomento.

Questa pubblicazione/traduzione è stata prodotta nell'ambito del progetto Il parlamento dei diritti, cofinanziato dall'Unione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea.


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