Centrale Kostolac B (foto CINS)

Centrale Kostolac B (foto CINS )

La Serbia secondo la normativa europea dovrebbe investire in energia rinnovabile, nel frattempo però rilancia con un nuovo blocco della centrale a carbone di Kostolac

08/08/2016 -  Milica Šarić

(Originariamente pubblicato dal portale CINS il 22 luglio 2016, titolo originale: Srbija obećava čistu, a ulaže u prljavu energiju )

Nel dicembre del 2014, il governo serbo ha ottenuto dalla Banca Import-Export cinese (Exim) un prestito di 608,2 milioni di dollari, destinato alla costruzione di un terzo blocco della centrale termoelettrica Kostolac B e all’aumento della capacità produttiva della miniera a cielo aperto di Drmno da cui si estrae il carbone usato nella centrale.

Mentre le autorità di Belgrado si aspettano nuovi kilowatt di energia elettrica prodotti bruciando carbone, gli abitanti del villaggio di Drmno, situato nelle immediate vicinanze della centrale e della miniera a cielo aperto, ormai da oltre un anno chiedono di essere evacuati dalla zona, sostenendo che le loro condizioni di vita sono pessime.

Per gli abitanti il progetto di ampliamento delle strutture esistenti significa una nuova discarica di fuliggine e scorie, ossia nuovo inquinamento, potenziali problemi di salute e crepe nei muri delle case già danneggiate.

Smiljan Grujić, membro del Consiglio comunale di Drmno, dice che al giorno d’oggi i bambini del villaggio si ammalano molto più spesso. “Io ho due piccoli nipoti. Ogni volta che hanno il raffreddore, devono ricevere una terapia inalatoria, e ciò non è normale”.

Da un sondaggio condotto dal Centro per l’ecologia e lo sviluppo sostenibile (CEKOR) è emerso che in quattro famiglie su cinque residenti nel comune di Drmno vi è almeno un membro affetto da una malattia cronica o persistente. Le più diffuse sono le malattie cardiache e l’ipertensione arteriosa (di cui soffrono 55 abitanti del villaggio), seguono disturbi respiratori e malattie polmonari (39) e infine allergie (22). La ricerca ha preso in esame 162 nuclei familiari ed è stata realizzata tra febbraio e aprile di quest’anno.

Oltre al fatto che va a diretto discapito della popolazione locale, la decisione delle autorità serbe di ampliare la centrale di Kostolac è in contrasto con l’annunciata volontà di orientarsi verso fonti di energia rinnovabili e di ridurre le emissioni di gas a effetto sera, due degli obiettivi globali di contrasto al cambiamento climatico.

Inoltre, la protezione dell’ambiente è un punto importante dei negoziati di adesione all’Unione europea, e se il progetto in questione non soddisfa fin dall’inizio tutti i requisiti previsti dalla normativa europea, dovrà senz’altro farlo quando la Serbia sarà ad un passo dall’adesione, se non già diventata membro a pieno titolo dell’Ue.

Dragana Mileusnić dall’organizzazione Climate Action Network (CAN Europe) dice che la Serbia, in caso di mancato rispetto degli standard europei, dovrà pagare ingenti multe o persino chiudere la centrale.

Dall’Azienda elettrica della Serbia (EPS), sotto la cui egida opera la centrale di Kostolac, non hanno voluto rilasciare un’intervista ai giornalisti del Centro per il giornalismo investigativo della Serbia (CINS), emettendo un comunicato in cui si afferma che l’azienda si è impegnata ad adeguare il funzionamento dell’impianto sia alla normativa nazionale che alle direttive europee.

L’ambiente e la salute pubblica già messi a repentaglio

Nel dicembre 2013 il ministero dell'Energia, dello Sviluppo e della Tutela dell'Ambiente ha pubblicato un rapporto sull'impatto ambientale della Strategia energetica nazionale, in cui si precisa che i principali responsabili dell'inquinamento atmosferico in Serbia sono le centrali termoelettriche situate nel bacino carbonifero di Kostolac e Kolubara, nonché il bacino minerario di Bor. La principale fonte di inquinamento è costituita dalla combustione della lignite di bassa qualità.

Le centrali termoelettriche di Kostolac emettono grandi quantità di fuliggine e ossidi di zolfo e di azoto, le cui concentrazioni nell'aria non di rado oltrepassano i limiti stabiliti dalla normativa nazionale ed europea.

Stando a un rapporto pubblicato dall'organizzazione non governativa Health and Environment Alliance (HEAL) con sede a Bruxelles, i dati relativi al 2013 indicano che quattro tra i dieci più grandi emettitori di anidride solforosa (SO2) in Europa si trovano in Serbia. HEAL fa riferimento all'Agenzia europea dell'Ambiente, secondo i cui dati i due blocchi della centrale termoelettrica Kostolac B erano, nel 2013, il terzo più grande emettitore di SO2 in Europa, con 89.100 tonnellate emesse in quell'anno.

Dall'EPS precisano che nell'ultimo periodo hanno investito ingenti risorse per ridurre l'impatto ambientale delle proprie attività, soprattutto per quel che riguarda le emissioni di sostanze inquinanti, e che continueranno a impegnarsi in tale direzione.

Prima di chiedere un prestito per la costruzione del nuovo blocco della centrale Kostolac B, la Serbia si era già indebitata con la stessa banca cinese per poter ridurre le emissioni di SO2 prodotte dai due blocchi esistenti. Nello Studio di impatto ambientale degli impianti di desolforazione, redatto nel luglio del 2015, si afferma che le emissioni di SO2 dovrebbero diminuire del 97,5% una volta che l'impianto sarà messo in funzione. Dalle misurazioni effettuate nei dintorni dei due blocchi esistenti nel 2012 e nel 2014 è emerso che la concentrazione di SO2 presente nell'aria oscillava tra 5.000 e 7.000 mg/m3. Il valore limite consentito è di 200 mg/m3.

L'impianto per la desolforazione dei gas emessi dai due blocchi esistenti non è ancora entrato in funzione, mentre per il nuovo blocco è prevista la costruzione di un altro impianto.

Zvezdan Kalmar, coordinatore per le questioni energetiche presso CEKOR, dice che la Serbia, investendo nella tecnologia di desolforazione, riuscirà a ridurre l'inquinamento atmosferico, ma che un'opzione ancora migliore sarebbe quella di mettere fuori uso le centrali termoelettriche, aggiungendo che gli impianti di desolforazione richiedono costante manutenzione, per la quale servono parecchi soldi.

Dragana Mileusnić crede che le emissioni di gas inquinanti verranno ridotte con l'introduzione di nuove tecnologie, precisando però che non vi è nessuna garanzia che si riuscirà a raggiungere standard europei.

L'SO2 è un gas tossico, responsabile, insieme agli ossidi di azoto, del fenomeno delle piogge acide, che distruggono le foreste, danneggiano flora e fauna e accelerano la corrosione dei materiali. L'esposizione ad alte concentrazioni di SO2 provoca malattie respiratorie e cardiovascolari, e particolarmente suscettibili sono bambini, anziani e persone affette da asma e da malattie polmonari croniche.

Gli ossidi di azoto, anch'essi derivanti dalla combustione del carbone, una volta inalati provocano vertigini, mentre in caso di esposizione prolungata possono causare danni all'apparato respiratorio e aumentare il rischio di morte prematura. Producono inoltre danni alle acque e alle colture.

HEAL mette in guardia dal fatto che le centrali termoelettriche a carbone sono la principale fonte di inquinamento da mercurio nella regione. Una volta emesso nell'ambiente dalle centrali a carbone, il mercurio inizia a inquinare le acque e il suolo, e anche un'esposizione a bassi livelli può danneggiare la memoria e le capacità motorie e linguistiche dei bambini.

Miniera di Drmno (foto CINS)

Miniera di Drmno (foto CINS)

Durante la combustione della lignite viene rilasciata anche anidride carbonica (CO2), che contribuisce all'inquinamento atmosferico e ai cambiamenti climatici globali a prescindere dal luogo di emissione – le sostanze inquinanti viaggiano per centinaia di chilometri, spesso oltrepassando i confini del paese in cui si trovano le loro sorgenti.

Il processo di desolforazione porta alla diminuzione delle emissioni di SO2 e di mercurio, ma anche all'incremento della concentrazione di CO2 emessa, pari circa al 2%.

Slađan Perić, abitante di Drmno, dice che un altro grande problema è quello della fuliggine prodotta dalla combustione del carbone, perché basta un vento un po' più forte per sollevarla dalla discarica della miniera a cielo aperto e portarla verso il villaggio.

Nel marzo di quest'anno, HEAL ha pubblicato una stima dei costi sanitari legati all'inquinamento atmosferico, secondo la quale, a causa dell'inquinamento prodotto dalle centrali a carbone attive in Serbia, ogni anno vengono stanziati, a livello regionale, tra 600 milioni e 1,75 miliardi di euro per l'attività sanitaria a favore delle persone affette da malattie respiratorie croniche, problemi cardiaci e asma.

Promesse verdi ma si punta sul carbone

Il settore energetico è il principale responsabile delle emissioni di gas tossici in Serbia, sicché nel giugno del 2015 il governo serbo ha fatto sapere alla Commissione europea che entro il 2030 ridurrà le emissioni del 9,8% rispetto ai livelli del 1990. La prontezza nell'adempiere a quest'obbligo è stata confermata anche dalla ministra dell'Agricoltura e della Tutela ambientale Snežana Bogosavljević Bošković in occasione della Conferenza dell'ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi alla fine dello scorso anno.

La Serbia infatti ha già raggiunto l'obiettivo dichiarato. Durante una seduta pubblica del Comitato per la protezione dell'ambiente, tenutasi nell'aprile 2015 nella sede del Parlamento, la Bogosavljević Bosković ha affermato che nel 2013 le emissioni di gas a effetto serra (responsabili del riscaldamento globale) sono state ridotte del 25,1% rispetto al 1990.

Dragana Mileusnić spiega che la Serbia però, annunciando la costruzione di nuove centrali termoelettriche, in realtà aumenterà le emissioni. Aggiunge inoltre che la diminuzione delle emissioni rispetto ai livelli degli anni Novanta è avvenuta innanzitutto a causa dell'indebolimento dell'economia nazionale.

La Serbia ha accettato anche l'impegno ad investire in fonti di energia rinnovabili, promettendo alla Energy Community che entro il 2020 coprirà il 27% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili, tra le quali di certo non rientra il carbone. Come abbiamo già scritto, finora non è stato compiuto nessun progresso significativo in direzione di tale obiettivo.

Dall'EPS annunciano che la costruzione del nuovo blocco della centrale di Kostolac dovrebbe essere portata a termine entro la fine del 2020, in modo da assicurare la stabilità del sistema energetico e colmare la lacuna che andrà a formarsi con la prospettata chiusura dei due blocchi esistenti, la cui attività dovrebbe cessare nel periodo compreso tra il 2017 e il 2038. Aggiungono inoltre che si sono decisi a costruire un nuovo blocco anche per andare incontro al previsto aumento dei consumi energetici.

Come spiegano sempre dall'EPS, l'aumento del consumo di energia elettrica si è fermato con la crisi economica del 2008, che ha provocato la riduzione dei consumi energetici delle famiglie e la stagnazione di quelli dell'industria. Ci si attende tuttavia che, a causa dell'incremento di attività economiche, il consumo di energia elettrica, a lungo andare, “assuma le caratteristiche di una lieve tendenza al rialzo“.

Regole cinesi e dispute internazionali

Il ministro serbo dell'Energia e delle Miniere Aleksandar Antić, che non ha accettato di parlare con i giornalisti di CINS, a margine della recente visita del presidente cinese a Belgrado si è incontrato con i rappresentati della compagnia cinese China Machinery Engeneering Corporation (CMEC), esecutrice dei lavori principali afferenti alla realizzazione del nuovo blocco.

Nel comunicato rilasciato al termine dell'incontro si legge che “si è giunti alla constatazione condivisa che la realizzazione del terzo blocco della centrale di Kostolac rappresenta un progetto di cruciale importanza per la cooperazione economica tra i due paesi“.

Stando al contratto di credito che la Serbia ha stipulato con la banca cinese, il creditore ha diritto incondizionato di cedere a terzi il contratto, mentre nel caso di qualsiasi disputa verranno applicate le leggi cinesi. La Serbia ha garantito che restituirà il credito attraverso il bilancio dello stato, scordandosi però di informare le autorità romene del progetto di ampliamento della centrale, nonostante la Romania si trovi a soli 19 chilometri dal confine con la Serbia.

Oltre al fatto che due istituzioni internazionali decideranno sulla possibilità di presentare una denuncia contro la Serbia per il modo il cui è stato concluso questo affare, il Tribunale amministrativo serbo ha di recente dichiarato illegittima l'approvazione da parte del ministero competente dello Studio di impatto ambientale del progetto in questione in quanto non contenente la spiegazione del perché lo Studio non abbia preso in considerazione la problematica dell'inquinamento transfrontaliero.

Ora le autorità serbe stanno preparando un nuovo studio di impatto ambientale, nella cui elaborazione verrà coinvolta la Romania, anche se fino a poco tempo fa sostenevano che lo studio esistente, realizzato nel 2013, fosse adeguato e che il progetto non comportasse alcun pericolo per l'ambiente dei paesi confinanti.    


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