Il rendering di una delle costruzioni previste

Già da più anni sono aperti a Tbilisi, capitale della Georgia, una serie di cantieri di un progetto immobiliare faraonico che rischia di coprire la città di cemento. L'opposizione della società civile non si è mai affievolita, ma il tutto prosegue

04/04/2018 -  Marilisa Lorusso

Nell’anno europeo per Patrimonio Culturale in Georgia si discute – e si viene arrestati – per il progetto Panorama Tbilisi.

Il progetto Panorama Tbilisi è costituito dalla costruzione di quattro centri multifunzionali situati in diverse zone storiche e verdi della capitale. Si estende dal cuore stesso della città, Piazza della Libertà, fino a uno dei sui polmoni verdi, il monte Sololaki. È uno dei più grandi progetti immobiliari nella storia del paese e ospiterà 4 alberghi di lusso, appartamenti, uffici, centri espositivi, sale conferenze, centri benessere, arene sportive, piscine.

Un progetto problematico

Il progetto Panorama Tbilisi nelle intenzioni dei suoi propugnatori dovrebbe contribuire a incrementare la già in crescita industria turistica. Ma sono state sollevate critiche che rimangono persistenti sulla trasparenza del processo di concessione di permessi di costruzione e degli appalti pubblici, sulla privatizzazione di beni pubblici, sull'impatto del progetto sul patrimonio culturale e naturale della città, e sulla plausibilità che il progetto soddisfi le esigenze del settore turistico locale.

Uno dei cantieri in centro città - Mari Nikuradze /OC Media

Il 25 marzo 2014, il Georgia Co-Investment Fund ha annunciato il lancio del progetto, stimato in 270.000 metri quadrati, per un valore approssimativo di 500 milioni di dollari USA.

Il progetto Panorama interconnetterebbe quattro centri multifunzionali attraverso strade, impianti a cremagliera e ascensori inclinati. In cambio si promette l'aggiunta di 30.000 alberi piantati nelle aree verdi della municipalità e parcheggi. I critici sottolineano però che il progetto priverà i cittadini di aree di svago e dei boschi limitrofi alla capitale, aggiungendo che la declamata piantumazione di alberi non può sostituire habitat forestali consolidatisi in secoli. Inoltre i nuovi giardini a terrazzamento previsti da progetto saranno per lo più privati ​​e non accessibili ai cittadini durante le loro escursioni alla collina di Sololaki.

Di chi è il Panorama?

Il Progetto Panorama è l'attuale core business del Co-Investment Fund. Il Fondo è stato creato sei mesi prima del lancio del progetto Panorama. L'elenco completo dei coinvestitori privati ​​che gli hanno dato vita è sconosciuto. Uno di loro - con un impegno personale per il fondo di 1 miliardo di $ - è Bidzina Ivanishvili, fondatore, ex leader e primo ministro (2012-2013) di Sogno Georgiano, primo partito del paese. A lui fa capo anche il gruppo Cartu che detiene - attraverso la società offshore Eizzella Enterprise - Finservice, la società che ha richiesto i permessi di pre-costruzione. Alcuni dei terreni necessari per il progetto pure appartenevano a Ivanishvili, che li ha venduti al Fondo .

Lo stato al servizio di UN cittadino?

L'intero processo di approvazione del progetto è stato molto discutibile. Finservice ha presentato le richieste di permessi di pre-costruzione al municipio di Tbilisi nel marzo 2014. Nell'aprile 2014 i permessi sono stati negati due volte. Lo stesso mese il governo ha introdotto una nuova legge secondo cui i progetti valutati come Classe V - quella in cui è classificato Panorama - non richiedono più un processo amministrativo pubblico ma amministrativo semplice. Quindi, nessun obbligo di dibattito che coinvolga la società civile. I progetti catalogati in questa tipologia, inoltre, sono considerati di interesse nazionale e la documentazione che li riguarda può essere presentata in una fase successiva. Questo ha risolto i problemi di Finservice che non aveva presentato sino ad allora tutto il necessario. I progetti di Classe V sono poi di competenza governativa, non più dell'amministrazione locale. La categoria di progetti di interesse nazionale è stata estesa infine - per la prima volta per questo progetto - a strutture turistico/ricreative.

Il 30 dicembre scorso, il nuovo piano urbanistico approvato dal municipio di Tbilisi ha poi modificato la suddivisione in zone della città in modo che le aree interessate dalla nuova costruzione non siano più "paesaggistiche-ricreative", dove non sono ammesse costruzioni di grandi dimensioni. In ogni caso alcuni lavori sono addirittura stati avviati prima che venissero fornite tutte le autorizzazioni.

Sono nate immediatamente proteste per quello che si riteneva essere un processo di approvazione di permessi a costruire in gran parte illegale e non trasparente e per il cambiamento legislativo ad personam.

La mobilitazione

Ad opporsi al progetto sono stati inizialmente i consiglieri del municipio di Tbilisi ma ben presto le proteste si sono diffuse ai residenti nelle aree interessate, ai cittadini e agli attivisti. Le proteste sono continuate per tutto il 2015 e il 2016. Il malcontento si è allargato e nel maggio 2016 più di 20 organizzazioni hanno marciato verso il sito di Panorama e la residenza di Ivanishvili. Diversi attivisti sono stati in quell'occasione arrestati . A luglio 2016 durante una manifestazione sono stati arrestati 10 cittadini. L'Associazione dei giovani avvocati georgiani (GYLA), in collaborazione con un'organizzazione partner, il Centro europeo per i diritti umani, ha inoltre depositato una denuncia presso la Corte europea dei diritti dell'uomo, accusando le autorità di irregolarità e violazione dei diritti personali durante gli arresti sopra citati.

L’impatto ambientale, culturale e paesaggistico

I manifestanti e le organizzazioni internazionali che si sono schierate contro queste costruzioni in centro a Tbilisi hanno sottolineato che il progetto avrà un impatto grave e irreversibile sulla capitale.

La valutazione dell'impatto ambientale del progetto fatta da suoi propositori è inoltre giudicata inadeguata. Dopo l'alluvione del 2015, a Tbilisi si contano ora 32 aree con elevato rischio di frana. Alcune si trovano nell’immediata vicinanza della collina Sololaki. Il rischio idrogeologico deve essere – secondo chi si oppone al progetto - valutato da una fonte indipendente e non entro i tempi stretti di una costruzione già in corso. La valutazione d’impatto ambientale dovrebbe inoltre, a loro dire, includere un approfondimento sulla gestione delle risorse idriche, l'impoverimento del suolo, la qualità dell'aria derivante dalla massiccia costruzione sulla montagna e nella valle sottostante, oltre alla gestione dei rifiuti e ad altre criticità tipiche del turismo di grandi hotel.

Anche l'impatto sul patrimonio culturale viene ritenuto altamente problematico. Nel 2000 Tbilisi è stata nominata candidata come Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. L'UNESCO si aspetta che il quartiere storico venga rinnovato con i vincoli necessari e appropriati per assicurare la conservazione della città vecchia. È probabile che il progetto attuale comprometta il successo della candidatura. E in vista dello sviluppo turistico nel paese la valutazione di una tale occasione mancata non sembra essere stata presa in debita considerazione.

Ma serve al turismo?

Il turismo in Georgia ruota intorno ad alcune attrazioni principali: la bellezza naturale, i suoi monumenti storici e culturali e la sua tradizione enogastronomica . Dato il profilo del turista medio in Georgia, non è chiaro come un tale progetto di lusso - che minaccia le prime due attività di alto valore del paese - corrisponda alle esigenze del turismo locale. I turisti in Georgia, in particolare quelli che spendono nel mercato georgiano monete forti (dollaro/euro) di cui il paese ha grande bisogno, tendono ad appartenere alla categoria del turismo sostenibile / classe media molto più frequentemente che a quella di lusso. Proprio per questo un processo di cementificazione su larga scala per creare nicchie di ricchezza non sembra la più calzante risposta alle necessità prioritarie del turismo in Georgia.

Nel frattempo i lavori di costruzione continuano, così come perplessità, critiche e incidenti, come quello costato la vita a un operaio ventisettenne nel gennaio scorso.


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