Fori di proiettili sulla facciata di una casa in Bosnia Erzegovina (© Mikael Damkier/Shutterstock)

Fori di proiettili sulla facciata di una casa in Bosnia Erzegovina (© Mikael Damkier/Shutterstock)

Una tesi di laurea analizza il tema dei nazionalismi etnici e delle violenze ai civili attraverso il conflitto croato-bosgnacco in Bosnia Erzegovina e il caso della Valle della Lašva. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

13/10/2020 -  Virginia Ethel Mangiavacchi

Alla fine degli anni '80 con il cambiamento dello scenario politico internazionale e l'amplificarsi di una dilagante crisi economica in Jugoslavia cominciarono a ridestarsi sentimenti nazionalisti e indipendentisti, moti che sembravano essersi mitigati con il progetto di "fratellanza e unità" perseguito dal maresciallo Josip Broz “Tito”.

Questo lavoro di tesi, partendo dalle cause della dissoluzione della Jugoslavia, si occupa in particolare di fare luce su un conflitto interno alla più ampia e nota “guerra di Bosnia”: la guerra croato-musulmana. Il caso di studio analizzato, a molti anni dal processo di Norimberga, ha riacceso i riflettori sulla tematica dei crimini internazionali ed ha assunto il ruolo di apripista al perseguimento di tali crimini in relazione alla responsabilità individuale. A supporto di quanto detto, è oggetto di studio di questo elaborato il processo presso il Tribunale penale internazionale per la ex-Jugoslavia (TPI) a carico dell'imputato croato-bosniaco Tihomir Blaskic.

Obiettivo del presente elaborato è quello di tentare di ridefinire, e quindi di rimettere in discussione, il ruolo degli attori di questa pagina di storia. La scelta di analizzare il conflitto da una prospettiva peculiare rispetto a quello più usuale, concentrata sull’iniziativa armata dei serbi e dunque sulla loro pressoché esclusiva responsabilità, è finalizzata a ristabilire le pur diverse responsabilità di tutti e tre i gruppi etnici partecipi del conflitto armato.


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