Un'immagine della Campagna di Grecia

Un'analisi delle relazioni italo-greche tra il 1936 ed il 1940. Una tesi di laurea. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

14/03/2017 -  Filippo Cerantola

Le relazioni politico-diplomatiche fra Italia e Grecia non hanno conosciuto uno sviluppo lineare nell'arco di tempo intercorso fra le due guerre mondiali. A frangenti caratterizzati da rapporti conflittuali (basti pensare alla crisi di Corfù del 1923) sono infatti succeduti periodi di proficua collaborazione (sfociati, ad esempio, nel Trattato di amicizia Italo-Greco del 1928).

Il 4 agosto 1936 Ioannis Metaxas, grazie al consenso del Re ed all'appoggio dell'esercito, istituì una dittatura dai connotati simili a quelli propri del regime fascista. Le relazioni fra i due stati, però, non migliorarono, a causa soprattutto delle malcelate mire espansionistiche dell'Italia nella regione dei Balcani (l'Albania venne infatti annessa al Regno d'Italia nel 1939).

Dopo un periodo di relativa quiete, seguito all'annuncio da parte di Mussolini della cosiddetta “non belligeranza” nel settembre 1939, la situazione, a partire dall'ingresso dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, iniziò a precipitare. La Grecia, dopo essere stata oggetto di continue provocazioni, venne proditoriamente invasa all'alba del 28 ottobre 1940.

Quest'elaborato mira dunque ad analizzare il dipanarsi delle relazioni italo-elleniche nel quadriennio 1936-1940, per mettere in luce le motivazioni alla base della quantomeno ambigua condotta del regime fascista nei confronti di uno stato che, in merito alla Seconda guerra mondiale, aveva a più riprese espresso il proprio desiderio di mantenere la più stretta neutralità.


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