Studenti - © Massimo Todaro/Shutterstock

Studenti - © Massimo Todaro/Shutterstock

Il sud-est Europa è sempre più battuto dai viaggi d’istruzione. Abbiamo provato a ‘dare i numeri’ sugli studenti italiani che visitano Bosnia Erzegovina, Serbia e Albania

10/04/2020 -  Marco Abram

Era il 2003 quando il primo viaggio organizzato per le scuole di cui si ha notizia portava una quarantina di ragazze e ragazzi a Sarajevo e Mostar. Si trattava di un’iniziativa promossa dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte che offriva questa opportunità agli studenti delle scuole piemontesi distintisi nell’annuale concorso di storia contemporanea. Gli ultimi focolai delle guerre di dissoluzione jugoslava si erano spenti da pochi anni. Il viaggio veniva presentato in continuità con altre iniziative dedicate a quelle che erano considerate le pagine più importanti della storia italiana ed europea: “Anche quest’anno ripeteremo i ‘viaggi della memoria’ ai lager nazisti e ai luoghi della Resistenza in Italia, ma è la prima volta che portiamo gli studenti nella ex-Jugoslavia, per un contatto diretto con la realtà emersa dalla guerra".

Da allora sono almeno 7000 gli studenti italiani che si sono recati in gita scolastica in Bosnia Erzegovina, Serbia e Albania. Sono i paesi maggiormente visitati, tra quelli del sud-est Europa che non fanno parte dell’Unione Europea. La proposta che viene lanciata è nella maggior parte dei casi quella di andare alla “scoperta” di una parte del continente conosciuta poco e male, che ha però con l’Italia importanti relazioni, espresse anche dai legami tra i soggetti della società civile.

Nonostante lo sforzo di mappatura di queste esperienze, resta la difficoltà di ricostruire un fenomeno straordinariamente diffuso e spontaneo, contraddistinto da articolazioni autonome su diversi territori (1). Per questa ragione, i dati qui presentati vanno considerati approssimati in difetto.

Coerentemente con la propria genesi, i progetti sviluppano caratteristiche tutt’altro che omogenee. I programmi seguono percorsi differenziati e possono insistere maggiormente su contenuti che vanno dalla politica interna e internazionale, ai diritti, all’economia, alle migrazione, o che più in generale valorizzano gli scambi culturali tra studenti. Tuttavia, la complessa storia della regione rappresenta la tematica trasversalmente più presente e spesso più approfondita. Questo fenomeno di interesse mosso “dal basso” è diventato una delle principali espressioni delle relazioni culturali tra le sponde dell’Adriatico. Per quanto non si tratti di scambi reciproci, risultano importanti per contribuire a compensare il marcato debito in termini di conoscenza e pregiudizi spesso presente da parte italiana.

In quanti si parte? Una crescita costante 

La curva di crescita in termini di studenti portati a esplorare la regione appare esponenziale dal 2003 a oggi. A partire dai primi anni duemila si è registrata del resto anche una sempre maggiore affermazione della didattica esperienziale sui temi storici - visitare un luogo per ricordare un evento - che ha portato alla crescita generale dei cosiddetti “viaggi della memoria”. Per quanto riguarda il sud-est Europa, fino al 2006 le uniche iniziative di cui si ha notizia sono organizzate in Piemonte, ma è l’intera prima fase del fenomeno, estendibile fino al 2010, a essere contraddistinta da un carattere sostanzialmente episodico, prodotto di singole sperimentazioni in alcuni contesti. 

La fase individuabile tra il 2010 e il 2015 può essere invece considerata quella del primo vero consolidamento, con un aumento dei numeri complessivi e, soprattutto, la continuità dell’impegno di alcune realtà. A quel punto gli studenti coinvolti ogni anno sono già alcune centinaia. L’incremento tuttavia non si arresta, e per il periodo compreso tra il 2015 e il 2019 si può arrivare a parlare di un vero e proprio boom: i viaggi superano definitivamente i 500 studenti coinvolti ogni anno, arrivando a toccare il migliaio o più nel 2016, nel 2018 e nel 2019. 

Guardando ai dati scorporati per paese, emerge come il ritmo della crescita venga dettato soprattutto dai viaggi d’istruzione in Bosnia Erzegovina, destinazione privilegiata che guadagna popolarità ormai da molti anni. Si tratta di un territorio con cui esistono molteplici legami tra associazioni e realtà della società civile e, soprattutto, percepito e presentato come un contesto centrale per la storia europea di fine Novecento.

Risulta invece più recente l'attenzione verso gli altri paesi. Al di là di alcuni picchi determinati da iniziative occasionali, la Serbia sembra aver iniziato un processo di crescita graduale. Qualcuno ci arriva da precedenti esperienze bosniache, altri per più generali interessi di scambio culturale, ma le presenze sembrano destinate a consolidarsi nei prossimi anni. Le iniziative verso l’Albania invece faticano ad affermarsi, mantenendo un carattere che al momento resta sostanzialmente episodico, nonostante dimostrazioni d’interesse siano manifestate da più parti.

Da dove si parte? La distribuzione sul territorio

Uno sguardo alla distribuzione delle iniziative permette di rilevare altre discontinuità. Per quanto riguarda la Bosnia Erzegovina il fenomeno sembra finora aver coinvolto esclusivamente il Centro-Nord italiano, con esperienze di lungo corso soprattutto in Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Marche. In altre regioni si stanno consolidando negli ultimi anni, come in Emilia-Romagna e in Toscana. Resta significativa quella che, sulla base dei dati al momento disponibili, sembra una totale assenza delle regioni a sud dell’Umbria: una circostanza che sconta certamente una minore presenza di legami consolidati con l’area e, in alcuni territori, maggiori difficoltà logistiche dovute alla distanza delle destinazioni.

La Serbia si dimostra invece una meta diffusa in maniera più omogenea sul territorio italiano. Ciò è in buona parte dovuto al fatto che si registrano diversi viaggi promossi dall’Associazione Intercultura, che ha introdotto la Serbia tra i paesi di destinazione delle proprie iniziative e può contare su un bacino di scuole di riferimento distribuite in tutta italia. Altri progetti vengono realizzati soprattutto a Nord-Est, facilitati da legami molteplici e da maggiore vicinanza territoriale.  

Il numero limitato di viaggi verso l’Albania finora individuati non permette di fare delle considerazioni complessive sulla distribuzione territoriale. Varie esperienze testimoniano però un particolare interesse nelle città pugliesi, prodotto anche in questo caso della storia di relazioni e della vicinanza geografica. Esiste indubbiamente un potenziale di crescita in questa regione dove, ad esempio, alcuni progetti nelle scuole hanno cominciato a esplorare la storia di migrazione che negli anni Novanta ha segnato entrambe le sponde dello stretto di Otranto.

Chi parte? La moltiplicazione delle realtà promotrici

Le proposte di viaggio in Bosnia Erzegovina, Serbia e Albania sono rivolte alle scuole, ma sono formulate da un numero sempre maggiore di associazioni, fondazioni, istituti che si preoccupano di gestirne la logistica e i contenuti. Anche il numero complessivo di questi soggetti si è moltiplicato nel corso degli anni. Al di là di alcune eccezioni, la crescita del fenomeno non è quindi dovuta all’aumento del raggio d’azione di singole realtà già esistenti ma soprattutto all’affacciarsi di nuove associazioni che interpretano l’interesse presente in altri contesti. Dal 2015 siamo ormai stabilmente sopra la decina di soggetti coinvolti ogni anno. Cercando di capire qualcosa di più, se ne possono individuare sostanzialmente di due tipi: 1) realtà che hanno legami di lungo corso con i paesi del sud-est Europa; 2) istituti e associazioni che si dedicano a progetti di storia e memoria. Le due categorie si possono in alcuni casi sovrapporre o ibridare, ma la differenze nei percorsi restano generalmente riconoscibili. 

Nel primo gruppo rientrano associazioni protagoniste di relazioni di lungo corso con i paesi coinvolti, spesso allacciate ai tempi delle mobilitazione di solidarietà per le crisi degli anni Novanta e nell’ambito della cooperazione decentrata. A partire dalla rete di contatti con soggetti locali e da una buona conoscenza del territorio, hanno esplorato una nuova sfera di intervento, maggiormente incentrata - dopo gli anni del sostegno materiale - sugli scambi culturali.

Il secondo gruppo, dal coinvolgimento più recente, è costituito da realtà non legate ai territori del sud-est Europa, ma già attive sui temi della storia e della educazione civica attraverso l’organizzazione di viaggi e scambi in altri paesi europei. Risulta, ad esempio, sempre maggiore l’impegno della rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Soprattutto le attività di questo tipo di realtà sottolineano un esplicito "allargamento" della rappresentazione delle storie e delle culture europee, con l’inclusione nelle narrazioni più consolidate di paesi spesso marginalizzati.

A queste associazioni si aggiunge una rete di scuole, realtà delle società civili nei paesi visitati, amministrazioni comunali o regionali e talvolta ambasciate. I progetti, inoltre, si preoccupano in molti casi di “restituire” l’esperienza alle proprie comunità attraverso iniziative pubbliche, testimonianze sui giornali, videoreportage. Si tratta, nel complesso, di un universo ampio che sembra avviato a una crescita costante, potenzialmente molto significativa nel processo di trasformazione di conoscenze e percezioni transadriatiche. Il 2020 determinerà inevitabilmente un crollo dei numeri, visto il blocco dei viaggi d’istruzione programmati nel periodo primaverile, - generalmente il più battuto - dovuto alla crisi del Coronavirus. Vedremo se nei prossimi anni torneranno a crescere con i ritmi dell’ultimo quindicennio. 

 

(1) Si ringraziano in particolare il Comitato Resistenze e Costituzione del Consiglio Regionale del Piemonte e le associazioni: pAssaggi di storia, Viaggiare i Balcani, Confluenze - Nel sud-est Europa con lentezza, Lutva, Tenda per la pace e i diritti, Trentino con i Balcani.

Disclaimer: i dati sono stati raccolti nell'ambito del progetto “La prospettiva bilaterale tra Italia e Balcani Occidentali: evoluzione e raccomandazioni per il rilancio”, realizzato con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ai sensi dell’art. 23- bis del DPR 18/1967. Le posizioni contenute nel presente report sono espressione esclusivamente degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Questo articolo è pubblicato in associazione con lo European Data Journalism Network  ed è rilasciato con una licenza CC BY-SA 4.0

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