Cubetti di legno colorati

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È partito in Kosovo il progetto Pedakos. Dedicato alla prima infanzia, vede protagonista RTM Volontari nel mondo. Abbiamo intervistato Francesco Gradari, responsabile per l'ong dei progetti in Albania, Kosovo e Palestina

02/10/2020 -  Davide Sighele

Nei prossimi tre anni vi occuperete di prima infanzia. Da dove nasce l'interesse verso questo campo molto specifico?

Nasce dall’unione di due fattori. Il primo riguarda il Kosovo: nell’immediato dopoguerra, stando vicini alle famiglie durante la ricostruzione, abbiamo potuto constatare che, nonostante gli enormi bisogni e criticità, l’educazione della prima infanzia non fosse considerata un ambito prioritario né dagli attori locali né dalla comunità internazionale. Abbiamo, quindi, deciso di concentrare i nostri interventi da subito lungo due direttrici: la formazione professionale del personale prescolare e l’attivazione di servizi educativi prescolari di base nelle aree rurali e remote del paese.

Il secondo riguarda, invece, l’Italia: siamo espressione del nostro territorio di origine, Reggio Emilia, culla di un progetto educativo – diventato punto di riferimento nel mondo – nato, sviluppatosi e che si rinnova quotidianamente nelle scuole e nei nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia: il Reggio Emilia Approach® . Grazie a Pedakos, la Cooperazione Italiana mette a disposizione di istituzioni e scuole del Kosovo un’opportunità unica di scambio con un’eccellenza italiana riconosciuta a livello globale nel settore educativo.

Quali le principali attività che andrete a fare nei prossimi tre anni?

Con Pedakos ci siamo posti l’obiettivo di accrescere la qualità dei servizi educativi offerti da un gruppo pilota di 15 scuole d’infanzia distribuite in tutte le regioni del Kosovo. A nostro avviso, l’innalzamento della qualità in Kosovo ruota attorno a 3 pilastri.

Il primo è la formazione di dirigenti scolastici e insegnanti. Puntiamo ad accrescerne le competenze professionali: formazione a distanza, visite studio a Reggio Emilia, corsi di formazione in loco, fornitura di testi pedagogici, l’accreditamento di un nuovo programma formativo per le insegnanti e di un modulo universitario sul Reggio Emilia Approach® da parte dell’Università di Pristina (partner di progetto).

Il secondo pilastro è rappresentato dallo scambio di buone pratiche ed esperienze con le scuole di Reggio Emilia. Sosterremo le 15 scuole nello sperimentare iniziative pilota di riprogettazione di spazi educativi, partecipazione delle famiglie, riuso dei materiali ed educazione alimentare. Queste esperienze pilota verranno poi condivise con altre scuole e attori attraverso scambi pedagogici, seminari e mostre.

L’ultimo pilastro è il rafforzamento della partnership tra attori pubblici e privati. Sosterremo il percorso di riforma e rilancio del "Consiglio Nazionale delle Istituzioni Prescolari del Kosovo", favorendo la partecipazione di scuole d’infanzia di diversa natura e delle istituzioni pubbliche di settore.

In Italia siamo reduci da un ancor difficile rientro a scuola. Quale la situazione in Kosovo?

Da agosto abbiamo avviato un intenso piano di monitoraggio delle 15 scuole pilota e consultazioni frequenti con partner e istituzioni locali per valutare l’andamento della riapertura.

I servizi educativi prescolari sono ripartiti regolarmente a inizio settembre. Le linee guida nazionali attribuiscono molte responsabilità e oneri a livello locale, dove però le risorse e le capacità operative sono molto limitate. In generale, il grado di rispetto da parte della popolazione delle misure di prevenzione e distanziamento anti-covid19 indicate dalle autorità è molto basso.

Le scuole d’infanzia si trovano, quindi, in prima linea. In molti casi, esse devono garantire, oltre ai regolari servizi educativi resi enormemente più complicati dalla pandemia, anche un’azione di sensibilizzazione delle famiglie e comunità di riferimento.

Come la pandemia legata al Covid-19 ha impattato su quanto intendevate ed intendete fare?

Nei giorni di Codogno eravamo al lavoro per organizzare l’ospitalità di una nutrita delegazione di attori prescolari kosovari (50) in vista di una loro visita studio a Reggio Emilia a fine marzo… in questi giorni il nostro team in Kosovo sta consegnando dispositivi di protezione anti-covid19 al personale delle scuole che partecipano al progetto…. Tra i nostri interventi in corso, Pedakos è sicuramente quello in cui l’impatto della pandemia è stato maggiore. È un progetto ideato pre-pandemia, ma che con essa e/o con le sue conseguenze dovrà convivere fino al suo termine, nel 2022.

È doveroso da parte nostra sottolineare che l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo , donor del progetto, ha messo in campo dallo scoppio della pandemia strumenti di flessibilità di carattere tecnico, amministrativo e finanziario senza precedenti e che ci hanno permesso di non bloccare l’intervento.

Di concerto con i nostri partner italiani e kosovari abbiamo rivisto tempistiche e modalità di realizzazione di diverse attività, senza modificare gli obiettivi iniziali e i capisaldi di Pedakos. Le attività di formazione vengono svolte a distanza tramite webinar, web conference e incontri di follow-up in piccoli gruppi. La definizione degli interventi di riqualificazione delle scuole pilota avviene tramite scambi on-line tra esperti italiani (es. pedagogiste, architetto) e il personale scolastico locale.

La scuola, a partire dalla prima infanzia, è fondamentale nel creare cittadinanza, appartenenza, solidarietà sociale. In un contesto quale quello kosovaro, ancora ferito da un recente tragico passato, questo immagino sia ancor più complesso. Come vi ponete?

Nella scelta delle 15 scuole pilota abbiamo fortemente voluto che fossero rappresentative non solo dell’insieme degli istituti prescolari ma anche della società kosovara in generale. Tra di esse vi sono infatti nove scuole pubbliche, tre private e tre con base in comunità, nate cioè su iniziativa di famiglie con il sostegno delle amministrazioni locali. La maggior parte delle scuole serve in prevalenza comunità albanesi, ma tre istituti garantiscono servizi educativi a comunità di minoranza quali quella serba, RAE ed albanese cattolica.

Nel Regolamento delle Scuole e Nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia - scritto nel 2009 - si dice con chiarezza che: “… l’educazione è un diritto di tutti, delle bambine e dei bambini e in quanto tale è una responsabilità della comunità. L’educazione è un’opportunità di crescita e di emancipazione della persona e della collettività, è una risorsa per il sapere e per il convivere, è un terreno di incontro dove si praticano la libertà, la democrazia, la solidarietà e si promuove il valore della pace. All’interno della pluralità delle concezioni culturali, ideali, politiche e religiose, l’educazione vive di ascolto, dialogo e partecipazione; è tesa al rispetto, alla valorizzazione delle diverse identità, competenze, conoscenze, di cui ogni singolo individuo è portatore e pertanto si qualifica come laica, aperta al confronto e alla cooperazione.” 

Sapendo che non sarà un’azione banale, questi sono i valori che intendiamo veicolare con Pedakos grazie all’esperienza dei nostri partner italiani.

Nel vostro modo di operare siete dei costruttori di ponti e vi siete sempre impegnati nel creare legami tra le due sponde dell'Adriatico che sopravvivessero ai singoli progetti. Ci racconti qualcosa dei partner coinvolti, in Italia e in Kosovo?

Il partenariato rappresenta il grande valore aggiunto di Pedakos. Hanno aderito al Progetto il Comune di Reggio Emilia - Istituzione Scuole e Nidi d'Infanzia , la Fondazione Reggio Children e la Fondazione E-35 .

In Kosovo i nostri partner sono le principali istituzioni pubbliche di settore – ministero dell’Educazione, Istituto Pedagogico del Kosovo e Facoltà di Educazione dell’Università di Pristina – e tre realtà no-profit specializzate nella gestione di servizi educativi 0-6 – le associazioni Childproof, Botanika e Shpresa e Jetes.

Voi di RTM conoscete bene il contesto kosovaro e lo frequentate ormai da tempo. Cosa vi entusiasma di più rispetto ai prossimi vostri anni di lavoro e cosa invece vi preoccupa maggiormente?

Il nostro timore principale è la tenuta finanziaria delle scuole d’infanzia pilota coinvolte nel progetto e, in generale, quella di tutti gli istituti prescolari kosovari nel medio periodo. Molti di essi stanno registrando un calo significativo nelle iscrizioni e le risorse pubbliche a disposizione del settore erano già pre-pandemia molto esigue. Già da qualche anno l’educazione è diventata una priorità nell’assistenza europea al Kosovo: spero che vi siano risorse comunitarie straordinarie disponibili in questo ambito a partire dal 2021.

In primavera ci siamo trovati di fronte a uno scenario senza precedenti ed eravamo molto preoccupati per il futuro del progetto. Ora siamo consapevoli che, in un momento estremamente complesso per l’educazione della prima infanzia a livello globale, Pedakos possa rappresentare uno strumento straordinario di vicinanza e supporto per i nostri partner e per le scuole e le istituzioni locali in esso coinvolte.

 

Il progetto sul sito RTM

 


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