Ambra - Wikimedia

Sul territorio ucraino vi sono tra i principali depositi di ambra a livello mondiale. La sua estrazione è in mano ad organizzazioni criminali. Le istituzioni sono inermi o conniventi ed intanto l'ambiente viene devastato

14/08/2017 -  Oleksiy Bondarenko

La guerra, il difficile percorso di riforma dello stato, la fragile situazione economica, la rinascita e il difficile cammino della società civile, sono questi i temi che da tre anni a questa parte riempiono le cronache provenienti dall’Ucraina. Ma in uno dei paesi più grandi sul continente europeo non c’è solo questo. O meglio, questi non sono gli unici problemi con i quali la nuova classe politica deve fare i conti. E mentre siamo ormai abituati a sentire storie e racconti provenienti dalle zone di guerra nell’est del paese, Kiev fa sempre più fatica a mantenere il controllo su una delle principali risorse delle regioni nord-occidentali del Ucraina, l’estrazione ed esportazione di ambra.

La nuova corsa all’oro

I principali depositi di ambra a livello mondiale sono situati nella regione del Baltico, in Ucraina e nei Caraibi. Nell’exclave russa di Kaliningrad, secondo alcuni dati, si trova la stragrande maggioranza delle riserve, seguita dall’Ucraina e dagli altri paesi che si affacciano sul Baltico. Complice il crescente interesse del mercato asiatico e in particolare quello cinese, il prezzo dell’ambra si è impennato notevolmente a partire dal 2008, raggiungendo in alcuni casi il prezzo dell’oro.

L’ambra rappresenta così una delle principali risorse del sottosuolo delle regioni di Rivne, Zhytomyr e della Volinia, nel nord-ovest dell’Ucraina al confine con la Bielorussia e la Polonia. Una risorsa che potrebbe portare nelle casse dello stato ingenti guadagni. Potrebbe, se non fosse che la stragrande maggioranza dell’estrazione in Ucraina avviene in maniera illegale. Secondo alcuni dati, il 90% dell’ambra sfugge al controllo dello stato e viene gestita e contrabbandata all’estero da organizzazioni criminali con il sostegno di politici e forze dell’ordine locali . Una pratica costante a partire dagli anni ’90 a dire il vero, ma che come conseguenza dell’inefficienza di alcune aziende statali, del periodo di incertezza politica e della grande diffusione di armi su tutto il territorio del paese in seguito alla guerra nel Donbass, sembra essere sfuggita completamente di mano al governo di Kiev.

La repubblica dell’ambra

La nuova ‘guerra per l’ambra’ è scoppiata subito dopo il cambio di regime a Kiev nel febbraio del 2014. Prima, infatti, la lucrosa attività illegale era gestita dal clan del vecchio presidente Yanukovich, e in particolare da suo figlio Oleksandr. Dopo la fuga del deposto presidente, però, nuovi gruppi d’interesse hanno iniziato a spartirsi il mercato. Lo schema appare piuttosto semplice. L’organizzazione criminale che vuole entrare nel business deve prima di tutto trovare un compromesso di non interferenza con i gruppi già attivi. Il passo successivo è assicurarsi la protezione delle forze dell’ordine e dei politici locali. La cosiddetta “krysha” (letteralmente tetto), il cui prezzo varia a seconda del terreno e dell’ambra estratta. La forza lavoro poi non è un problema. Secondo alcune stime, circa 10.000 persone lavorano nell'estrazione illegale di ambra. Ma nei villaggi dove il tasso di disoccupazione è ampiamente sopra la media nazionale, i cosiddetti “scavatori” non sono gli unici a beneficiarne. L’indotto che deriva da questa attività illegale appare ben più ampio. Intorno ai terreni di estrazione si vende cibo per i lavoratori, si organizzano parcheggi a pagamento e si offrono servizi per trasportare, caricare e scaricare il materiale necessario per l’estrazione .

In quello che sempre più spesso appare come uno stato nello stato, sparatorie e regolamenti dei conti tra gruppi rivali e tra questi e la polizia sono frequenti. L’ultimo episodio, in cui almeno tre rappresentanti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti, è avvenuto ad inizi estate presso il villaggio di Bol'shoy Cheremel', nella regione di Rivne.

E lo stato?

Il filo rosso dell’attività illegale lega quasi indissolubilmente tutti gli attori coinvolti nel processo, a partire dagli alti rappresentanti delle forze dell’ordine e della classe politica locale, fino ai lavoratori veri e propri. Tutti, ognuno a suo modo, beneficiano dell’assenza dello stato, incapace ad ora di far fronte al problema. I pochi tentativi da parte del governo di ristabilire un certo controllo sopra i gruppi criminali si sono finora dimostrati un fallimento.

Anche ‘l’Operazione Ambra’ iniziata nel luglio 2016 che ha portato all’arresto di una decina di rappresentanti delle strutture politiche e delle forze dell’ordine locali , ha solo scalfito la superficie di un sistema profondamente radicato nel tessuto regionale e nazionale. La ‘mafia dell’ambra’ non ha necessariamente bisogno di utilizzare le maniere forti, ma può contare anche sul forte sostegno della popolazione locale che nell’attività illegale legata alla pietra gialla trova uno dei pochi mezzi di sostentamento. In molte occasioni sono stati proprio gli “scavatori” ad impedire arresti ed ispezioni da parte della polizia o della Guardia Nazionale, dislocata dall’aprile dello scorso anno in alcune regioni occidentali del paese.

L’incapacità di Kiev, però, non appare solo legata al mantenimento dell’ordine. In tre anni di governo, il presidente Poroshenko non è stato in grado, infatti, di regolamentare la materia da un punto di vista legislativo. In teoria, l’estrazione e l’utilizzo di metalli e pietre preziose è regolamentato da un atto del 1998 che stabilisce principi e criteri di concessione dei terreni. In pratica, il livello di corruzione, unitamente alla complessa procedura burocratica, impedisce ogni tipo di concorrenza legale ai cartelli criminali. Anche se in elaborazione dal 2015, un atto legislativo volto a delineare e semplificare la procedura della concessione delle licenze è stato affossato dal parlamento lo scorso febbraio e rinviato ad una nuova discussione in seno alla commissione parlamentare.

Il problema dell’estrazione illegale di ambra sembra, però, sempre meno locale. Di recente l'Ufficio nazionale anti-corruzione (NABU) ha reso pubblica un’indagine che dai funzionari regionali conduce direttamente al Parlamento ucraino. A finire sulle prime pagine dei giornali sono stati due deputati, Borislav Rozenblat e Maksim Polyakov, il primo membro del partito presidenziale (Blocco di Petro Poroshenko), il secondo del Fronte Popolare dell’ex Primo Ministro Yatseniuk. I due avrebbero ricevuto una somma di circa 300.000 dollari, distribuita poi tra i vari funzionari a livello regionale e nazionale, per favorire la concessione della licenza ad una compagnia straniera interessata ad estrarre ed esportare l’ambra ucraina. Le indagini sono ancora in corso, ma il filo che lega gli schemi corruttivi locali con quelli nazionali potrebbe portare, nei prossimi mesi, a nuove rivelazioni.

Ingenti danni ambientali

Infine, oltre alla formazione di uno stato nello stato e alla dilagante corruzione che lo favorisce, l’estrazione illegale di ambra porta in seno un altro, non trascurabile, problema. Si tratta dell’altissimo impatto ambientale che lo sfruttamento incontrollato ed i metodi di estrazione hanno sull’ecosistema regionale.

Essendo una pietra piuttosto leggera e situata tra i 2 e i 7 metri di profondità, il metodo più facile per estrarre l’ambra è quello di pompare acqua nel sottosuolo aspettando che il minerale venga in superficie. Disboscamento selvaggio e incontrollato, grossi crateri sul terreno e il prosciugamento dei torrenti locali dai quali viene presa l’acqua di pompaggio stanno rubando sempre più spazio alla florida foresta di pini e betulle.

Un intervento del governo appare come l’unico mezzo per fermare la lenta ma progressiva trasformazione dell’ecosistema locale che assomiglia giorno dopo giorno ad uno dei tanti campi di battaglia dell’Ucraina orientale. Più facile a dirsi che a farsi purtroppo, considerando il livello di corruzione e gli ingenti interessi economico-criminali che l’estrazione illegale di ambra porta con sé.


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