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A Žitište, Vojvodina, un uomo ha ucciso la ex moglie e altre 4 persone. Dal fatto di cronaca ai commenti del Centro delle donne sulla violenza domestica

11/07/2016 -  Zoran Glavonjić

(Pubblicato originariamente da Radio Slobodna Evropa, selezionato e tradotto da Le Courrier des Balkans e OBC)

“Quando si tratta di violenze in famiglia le pene inflitte sono solitamente basse, e più del 70% vengono cancellate dal beneficio della condizionale”, afferma allarmata Danijela Pešić, del Centro autonomo delle donne (Autonomni ženski centar ). “Il giudice infligge delle ammende, impone agli autori dei delitti di farsi seguire psicologicamente. Sono sanzioni ridicole e non adeguate”.

L'ultima tragedia: un uomo di 38 anni ha ucciso la sua ex moglie e quattro altre persone con un fucile automatico, a Žitište, in Vojvodina. Prima di compiere tutto questo, l'autore del massacro era conosciuto come un marito violento.

La reazione debole degli assistenti sociali

Dopo questo massacro, che ha causato 5 morti e 22 feriti, la portavoce del ministero del Lavoro e degli Affari sociali ha dichiarato che la vittima non si era mai rivolta ad un Centro d'aiuto sociale per le violenze in famiglia e che i colleghi ed amici dell'assassino non lo consideravano un uomo violento.

Alcuni membri della famiglia hanno dichiarato che non si sono rivolti alla polizia perché si aspettavano che fossero gli assistenti sociali a riportare alle autorità competenti la situazione problematica.

Secondo Danijela Pešić il ministero competente dovrebbe ora verificare se la polizia fosse a conoscenza del fatto che vi erano state violenze coniugali nella coppia prima del divorzio: “Con quello che è accaduto a Žitište, si vede chiaramente la tendenza dei ministeri e dei politici a non assumersi responsabilità su questa tipologia di questioni. Detto in altre parole, a non prendere posizione contro la violenza domestica”.

La vittima era stata oggetto di molte violenze da parte del marito, ha raccontato ai media un membro della famiglia. Litigi, minacce. Il Centro di assistenza sociale di Žitište, informato a più riprese, non avrebbe adottato alcuna misura.

“Suppongo che con le informazioni che avevano, i responsabili del Centro non potevano immaginarsi un tale esito”, ha tentato di giustificarli Milan Škulić, professore della facoltà di diritto a Belgrado. “Questo tipo di denunce non hanno effetto giudiziario, perché non sono fatte presso la polizia e il Centro non ha un mandato per adottare misure che vadano oltre la prevenzione e la protezione delle vittime”, ha spiegato.

Promozione della violenza

Al di là del massacro di Žitište , negli ultimi giorni si sono verificate altre due tragedie famigliari conclusesi con un omicidio: un uomo di 40 anni, originario di Laćarak, ha ucciso a colpi di coltello il padre e ferito la madre; un altro, di Drenovac, ha ucciso la moglie davanti al loro figlio di 11 anni.

La violenza è presente in Serbia, nelle famiglie, ma anche nella società, nelle scuole, sui media. “Si promuove ovunque la violenza, soprattutto nei media. Se si dice che è normale schiaffeggiare una donna, se si può vedere spesso questo gesto alla televisione, e questo gesto rimane impunito, e mai una sanzione viene applicata agli uomini violenti, ciò significa che questo comportamento è tragicamente tollerato”, afferma Danijela Pešić.

Quindici donne sono già state uccise, quest'anno, vittime di violenze domestiche. L'Organizzazione di coordinamento per la parità tra i sessi ha chiesto ora alla polizia di rinforzare il controllo sulle armi da fuoco in circolazione, al fine di evitare che tragedie di questo tipo si ripetano.


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