Studenti a Pristina (Donostia/San Sebastian 2016/flickr)

Malgrado anni di intervento internazionale atto a promuovere l’integrazione, il sistema dell’istruzione superiore in Kosovo continua a riflettere e riprodurre le profonde divisioni etniche del paese

15/08/2017 -  Ervjola Selenica*

In un report appena pubblicato e commissionato dal Consiglio Europeo, gli esperti d’istruzione Ian Smith e Tom Hamilton hanno messo in luce la corruzione del sistema universitario in Kosovo come un problema endemico, persistente e strutturale che è solo peggiorato negli ultimi anni.

Nel frattempo, il settore universitario, e in particolar modo l’Università di Pristina, è da tempo al centro di accuse di corruzione che coinvolgono promozioni scorrette, portando la società civile a chiedere al ministero dell’Istruzione di affrontare la situazione.

Oltre che caratterizzate da corruzione, collusione politica e livelli di performance molto bassi, le università in Kosovo rimangono separate etnicamente: malgrado rilevanti iniziative internazionali, questa divisione si è solo approfondita dalla fine degli scontri in Kosovo e l’argomento non viene discusso dall’opinione pubblica.

Il riconoscimento dei diplomi

Gli accordi di Bruxelles – accordi raggiunti nel 2013 tra il governo serbo e quello kosovaro sulla normalizzazione delle relazioni reciproche – hanno in parte cercato di affrontare la questione dell’istruzione tramite il mutuo riconoscimento dei diplomi.

Se questo era uno dei primi punti di accordo tra i due governi già nel 2011, è tuttavia fallito nella fase di implementazione.

La mancata implementazione ha avuto conseguenze negative per le opportunità di lavoro dei neo-laureati, sia tra i serbi che vivono in Kosovo che tra gli albanesi che vivono in Serbia. Anche se le discussioni sono ancora in corso, entrambe le parti si accusano a vicenda di ostruire il processo.

Il riconoscimento dei diplomi dell’Università di Pristina trasferita a Mitrovica non è mai stato parte del dialogo di Bruxelles, pertanto non si è mai raggiunto un accordo su questo punto.

Questa situazione ha un impatto sui serbi che vivono in Kosovo i quali come conseguenza del non-riconoscimento dei loro diplomi possono trovare difficoltà ad essere assunti nella pubblica amministrazione kosovara oppure nell'ottenere licenze professionali in Kosovo. Con il Kosovo e la Serbia che si rifiutano di riconoscere a vicenda i diplomi, il ruolo dell’istruzione – e in particolare di quella universitaria – rimane un aspetto chiave del futuro del Kosovo.

Molto più che istruzione

L’istruzione in Kosovo è storicamente stata più che mera istruzione. Per entrambi, albanesi e serbi in Kosovo, l’istruzione è servita come il palcoscenico di scontro riguardo ‘l’essenza etno-nazionale’ del Kosovo e della sua sovranità.

Durante la Jugoslavia, i serbi hanno visto nell’istruzione un mezzo per preservare la propria supremazia storica, religiosa e politica vis-à-vis alla popolazione albanese.

Allo stesso tempo, i politicamente più deboli ma numericamente più forti albanesi del Kosovo hanno identificato nell’istruzione un campo tramite il quale correggere la narrazione egemonica serba.

Dopo la sua fondazione nel 1969, l’Università di Pristina è presto diventata il simbolo della lotta albanese per il riconoscimento e l’autonomia. Significativamente, tutti i nodi più importanti del conflitto tra l’inizio degli anni ‘80 e ‘90 sono stati preceduti, accompagnati o innescati da proteste universitarie.

Durante il conflitto degli anni ’90, la vita universitaria si è intrecciata con le aspirazioni della lotta nazionale e della maggioranza albanese.

Alla fine della guerra, le ‘riforme’ universitarie sono diventate un’arena di visioni etno-nazionali competitive riguardo al futuro.

Mentre gli albanesi prendevano possesso dell’Università di Pristina, i serbi in Kosovo controllavano parte delle facoltà della stessa università a Mitrovica nord, dove progressivamente sono state spostate tutte le strutture dell'università serba in Kosovo, dopo un periodo transitorio in cui si operava a Belgrado.

Quest’università è diventata nota come l’Università di Pristina a Kosovska Mitrovica, o semplicemente UPKM.

Tentativi internazionali

L’esistenza di due università ha creato le condizioni per la separazione etnica dell’istruzione superiore che era già stata consolidata durante gli anni della resistenza non violenta albanese e dell’istruzione ‘parallela’ nel decennio precedente alla guerra del 1999.

Dall’altra parte, la comunità internazionale aveva dall’inizio auspicato un sistema multiculturale e multi-etnico di istruzione superiore che poteva portare le diverse comunità a un percorso di integrazione.

A conferma di ciò, un funzionario delle Nazioni Unite subito dopo la fine delle ostilità dichiarava: "Il nostro obiettivo è un Kosovo unito, senza istituzioni discriminatorie… e l’università non fa eccezione".

La maggior parte dei tentativi per organizzare strutture condivise per entrambe le comunità sono però fallite, principalmente per mancanza di sicurezza oppure per mancanza di volontà da parte delle rispettive comunità a condividere le stesse strutture.

Un dipartimento speciale sull’istruzione superiore fondato dall’OSCE dopo gli scontri del 2004 ha cercato di integrare le minoranze nazionali all’interno del sistema universitario.

Dopo la sua chiusura nel 2013, sia l’OSCE che la comunità internazionale più in generale hanno continuato a premere sul ministero dell’Istruzione per introdurre quote di accesso per gli studenti provenienti da minoranze.

Per lo stesso motivo, gli amministratori internazionali hanno negli anni investito considerevolmente – sia in strumenti finanziari che di politiche quali sistemi di accredito e garanzie di qualità – nell’UPKM, la quale venne identificata come un potenziale centro multiculturale di istruzione superiore.

Ma la visione internazionale per un’università multi-etnica e inclusiva è stata osteggiata dagli attori locali e quindi, progressivamente, gli internazionali hanno optato per un piano più pragmatico che prevedeva l’esistenza di due università etnicamente separate ma integrate all’interno dello stesso sistema kosovaro.

Anche gli investimenti e i sistemi di accredito nei confronti dell'UKPM sono stati un tentativo di integrarla all’interno del sistema universitario kosovaro. Per questo motivo UNMIK, la missione ONU in Kosovo, ha chiuso un occhio riguardo ai fondi versati dal governo serbo all’UPKM, che di fatto finanziava la perpetuazione della segregazione.

Ostruzionismo locale

Come per i piani per un’università multi-etnica, i tentativi UNMIK per integrare gradualmente le due università separate dentro lo stesso sistema hanno incontrato però la resistenza delle élite locali.

Ogni tentativo internazionale all’integrazione ha riscontrato ostruzionismo su vari livelli. Classi riservate ai serbi da parte di UNMIK oppure programmi in serbo all’interno dell’Università di Pristina sono stati rigettati dagli amministratori e accademici albanesi; vari accademici serbi si sono da parte loro rifiutati di lavorare sotto un rettorato albanese o all’interno di programmi accademici in lingua albanese.

Le visioni contrastanti tra UNMIK e gli attori albanesi riguardo il futuro dell’istruzione superiore si sono manifestate nella nuova Legge sull’Istruzione Superiore, la quale è stata rigettata e modificata varie volte da Parlamento kosovaro e dal Rappresentante speciale del Segretario generale Onu (a capo dell'amministrazione Onu in Kosovo, ndr).

Due questioni hanno nello specifico alimentato il contenzioso: garanzie che “tutte le comunità kosovare” potessero proseguire nella loro istruzione superiore, e la licenza all’Università [serba] di Mitrovica.

Dopo un lungo dibattito, il Rappresentante speciale del Segretario generale, Michael Steiner, ha emesso un regolamento imponendo un articolo che facilitava l’accreditamento dell’UPKM. La strategia UNMIK ‘dell’integrazione tramite accreditamento’ è stata però rigettata dalla stessa UPKM, in quanto la licenza chiamava l’istituzione "Università di Mitrovica" piuttosto che "Università di Pristina temporaneamente in esilio [oppure in Kosovska Mitrovica]" e in quanto inseriva l’Università UPKM all’interno del quadro legale dell’istruzione superiore kosovara, uno status legale da sempre contestato.

Solco più profondo

Di conseguenza la frammentazione del sistema universitario su basi e agende etniche, religiosi e linguistiche si è solo ulteriormente approfondito.

Entrambe le università continuano a contendersi lo stesso nome – Università di Pristina - ed entrambe si sono rifiutate di collaborare a vicenda e/o integrare ‘l’altro’.

Eventi politici quali l’assassinio del Primo Ministro serbo Đinđić nel 2003, il ritorno al governo dei partiti nazionalisti a Belgrado, gli scontri violenti in Kosovo nel marzo del 2004, e la dichiarazione unilaterale d’indipendenza in Pristina nel febbraio del 2008 ha solo esacerbato la disintegrazione e separazione.

Dopo la dichiarazione d’indipendenza, l’UPKM ha seguito la posizione ufficiale del governo serbo nel negare l’indipendenza e nel legare la propria esistenza alla “statualità serba e sovranità territoriale.”

Oggi, il sistema d’istruzione parallelo in serbo e l’UPKM servono come pilastri della sopravvivenza serba in Kosovo, come ostacolo all’integrazione nello stato kosovaro, e come negazione della stessa esistenza di tale stato.

L’emergere di due università – ciascuna a servizio della propria nazione – suggerisce che l’istruzione superiore, così come l’istruzione in generale, invece di essere uno spazio dove le cause primarie di conflitto potevano identificarsi e superarsi, rimane un ambito nel quale le divisioni etniche sono riflesse e riprodotte.

 

Quest'articolo è parte di una ricerca più ampia supportata dalla Kosovo Foundation for Open Society come parte del progetto “Building Knowledge of New Statehood in Southeast Europe: Understanding Kosovo's Domestic and International Policy Considerations", i cui risultati verranno presto pubblicati.

*Ervjola Selenica è Senior Associate Fellow presso l’Istituto Albanese di Studi Internazionali


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