Una serie di interviste realizzate da Seemo a giornalisti del sud-est Europa che hanno subito minacce e aggressioni nel fare il loro lavoro. L'incontro con Predrag Blagojević

26/01/2015 -  SEEMO

(Intervista originariamente pubblicata da www.seemo.org)

Predrag Blagojević è stato a lungo giornalista per Radio Niš, Fast Radio e Tv5. Nel 2009 ha fondato Južne vesti di cui è caporedattore. Nel 2010 ha ottenuto il Premio per il giornalismo investigativo per la Serbia ed è stata la prima volta che nel paese un premio giornalistico veniva assegnato per un articolo pubblicato su internet. Nel 2013 ha ricevuto il premio “Dušan Bogavac” per il coraggio e l’etica professionale. È membro del consiglio di amministrazione dell'associazione di categoria NUNS.

Le minacce che ha subito durante la sua carriera hanno cambiato in qualche modo la sua vita?

Non molto, ma sento addosso una sorta di rimprovero di alcuni colleghi che ritengono che il mio modo di scrivere sia troppo pungente, che io abbia meritato quello che mi sta accadendo, o che io sia “troppo sensibile”. Dall’altra parte, sento la pressione delle aspettative dei lettori e dei miei colleghi della redazione di proseguire con lo stesso ritmo di lavoro.

Ci può dire qualcosa in più sulle minacce e attacchi rivolti a lei e al suo giornale?

Abbiamo sperimentato varie forme di pressione, dalla classica estorsione di denaro a diverse verifiche finanziarie e “consigli amichevoli”. Dal dicembre 2013, quando è ufficiosamente iniziata la campagna pre-elettorale per le politiche in Serbia, al 1 ottobre 2014, la nostra redazione è stata sottoposta ben tre volte ad ispezione fiscale, e per più di tre mesi, proprio durante la campagna elettorale, abbiamo lavorato con ispettori presenti quotidianamente nei nostri uffici.

Quindi, la verifica delle tasse di un giornale con 12 impiegati è durata tre mesi, durante i quali ci sentivamo come se una spada fosse appesa sopra le nostre teste. I controllori hanno lasciato la redazione il 18 marzo 2014, quindi due giorni dopo le elezioni, e poco dopo abbiamo ricevuto la notifica “nessuna irregolarità riscontrata”. La seconda ispezione è tuttora in corso, dato che non ci hanno ancora comunicato le loro conclusioni, mentre la terza, iniziata un giorno dopo la seconda, aveva come obiettivo il controllo del nostro sistema software. In merito abbiamo ricevuto la notifica che uno dei nostri 17 computer contiene un programma senza licenza che, in realtà, è gratuito per l’uso personale, mentre per l’uso professionale deve essere pagato 50 euro.

Parlando apertamente, è ovvio che nulla abbiamo contro il lavoro degli ispettori delle tasse e la loro persistenza nel far rispettare la legge, ma “l’attenzione” che quasi quotidianamente mostrano nei nostri confronti fa sorgere qualche dubbio. Dopo aver rifiutato di mettere a disposizione del partito attualmente al potere i due terzi dello spazio pubblicitario sul nostro sito, siamo stati minacciati di venir denunciati in parlamento come un giornale che appartiene al noto uomo d’affari Miroslav Mišković.

Un altro tipo di pressione che abbiamo sperimentato in più occasioni è l’offerta, da parte di alcuni funzionari locali, di una “collaborazione” che consiste nell’aiuto finanziario statale in cambio di reportage investigativi più “soft”, ovvero letteralmente censurati.

D’altro canto, vorrei far notare che la prassi di finanziare alcuni media con il denaro dei contribuenti è uno dei più grandi problemi che siamo costretti ad affrontare. Attraverso contratti nascosti, siglati senza alcun criterio, le autorità locali della città di Niš investono centinaia di milioni di dinari serbi all’anno per questi servizi di marketing. Il problema è che questa somma rappresenta il 50, a volte anche fino al 80 per cento, dell’intero budget annuale di questi media. Questo tipo di “aiuto statale diretto” ha devastato il mercato pubblicitario perché i media in questione sono incitati ad abbassare i prezzi dello spazio pubblicitario, in questo modo direttamente costringendo anche i media economicamente indipendenti a fare lo stesso, rischiando così di andare in perdita.

Qual è il suo consiglio ai giornalisti che subiscono queste pressioni? Cosa dovrebbero fare in tali circostanze?

Juzne Vesti ha fatto di un proverbio serbo la sua regola principale: “Dito nell’occhio, pugno sui denti”. È molto probabile che sperimentiate per la prima volta cosa significa veramente essere abbandonati a voi stessi. Saranno in molti a darvi una pacca sulle spalle, ad incoraggiarvi, a compararvi con i giornalisti più famosi. Ma in fin dei conti, sarete voi e solo voi a decidere su come finirà.

 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto Safety Net for European Journalists. A Transnational Support Network for Media Freedom in Italy and South-east Europe.


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