Il premier greco Alexis Tsipras

Dopo aver discusso con lui la vicenda della tv pubblica ERT ritorniamo col giornalista Dimitri Deliolanes per capire il futuro immediato del paese

27/06/2015 -  Diego Zandel

Il giornalista greco Dimitri Deliolanes, per anni corrispondente da Roma della ERT, l’emittente di stato ellenica, ha pubblicato per i tipi di Fandango “La sfida di Atene” con il sottotitolo “Alexis Tsipras contro l’Europa dell’austerità”. Uscito nello scorso gennaio è stato scritto all’indomani della vittoria di Syriza, il partito della sinistra radicale, riportando brani di un incontro che il giornalista ha avuto con lo stesso primo ministro greco.

Dopo sei mesi, alla luce di quanto sta accadendo anche nel difficile confronto con l’Europa, e partendo proprio dallo stesso libro di Deliolanes – autore per altro anche di un libro sul movimento di estrema destra Alba Dorata - vediamo come si è evoluta o meno la situazione e quanto, nel frattempo, sia cambiata la realtà del paese.

Deliolanes, il tuo libro “La sfida di Atene – Alexis Tsipras contro l’Europa dell’austerità” racconta molto bene il programma con il quale poi Tsipras ha vinto le elezioni. Alla luce di quanto sta accadendo oggi, quanto quel programma è condizionato dalle difficoltà provenienti dall’Europa, per quanto potevano essere previste?

Il programma economico di Tsipras è stato applicato solo in minima parte, cioè solo sui provvedimenti urgenti riguardanti le circa 250 mila famiglie senza reddito bisognose di un urgente intervento umanitario per riuscire a mantenersi. Poi c’è anche la riassunzione degli impiegati pubblici ingiustamente e illegalmente licenziati dalla troika, tra i quali anche le circa 600 eroiche donne delle pulizie. In questi cinque mesi il governo ha puntato molto sull’accordo da trovare con i creditori, sospendendo e rimandando l’applicazione del programma di Syriza. Questa scelta, come si può comprendere, ha avuto anche un costo politico nell’opinione pubblica greca.

La diffidenza dell’Europa e della Germania nei confronti di una vittoria di Tsipras alle elezioni, diffidenza che si traduceva in spargimento di panico tra i greci anche a opera delle tv private greche, si è attenuato in questi mesi o persiste, oppure ancora ha cambiato forma?

No, c’è una guerra mediatica a tutto campo in Europa, in Grecia e anche in Italia. Credo che non ci sia stato negli ultimi anni un leader politico più calunniato e diffamato di Alexis Tsipras. In Italia l’ingrato compito l’ha assunto principalmente il Corriere della Sera, da tempo ormai espressione politica della finanza. Ma anche Repubblica ogni tanto non scherza: ti ricordi quel monumentale titolo in prima “La resa di Tsipras” già a febbraio? Poi si è visto quanto si sia arreso Tsipras…

Tornando al Corriere, in un primo tempo e per lunghi mesi, i pezzi sulla Grecia non erano altro che la traduzione delle schifezze di un giornale tedesco assolutamente non serio come Bild. Così si mischiavano insieme notizie inventate (l’”emarginazione” di Varoufakis) con veri e propri insulti (Tsipras “populista”, “antieuropeo”, “irresponsabile”, “estremista di sinistra” etc.) e con informazioni e valutazioni provenienti dall’opposizione greca, presentate come fatti e valutazioni indipendenti.

Sul piano interno greco è successo lo stesso ma là non c’era la patina di autorevolezza che poteva coprire il Corriere. In Grecia c’è la brutale propaganda delle emittenti tv private che non vanno tanto per il sottile: spargono terrore, propaganda, gonfiano piccolezze. Ma oramai influenzano solo una piccola parte dell’opinione pubblica. La maggioranza li vede e li sbeffeggia.

Il clima interno, il grado di consenso dei greci nei confronti di Tsipras, quanto resiste ancora oggi?

Guardavo un sondaggio dell’ultimo fine settimana, gradimento di Tsipras 55%, Syriza 23 punti davanti al secondo partito, Nuova Democrazia di Samaras. I greci apprezzano molto il fatto che il governo conduca, per la prima volta nella storia europea, dei duri negoziati con i nostri creditori. Tutti gli altri governi europei si limitano a dire sì alle richieste di Bruxelles. E questa è una cosa molto importante. I greci vorrebbero anche che i negoziati si concludessero con un accordo. Se Tsipras riesce in questo sforzo, rimarrà al potere per almeno un decennio.

A proposito di TV, per inciso, la ERT statale, della quale parli nel tuo libro, e le cui frequenze sono state presto occupate dalle tv private, non ha nessuna possibilità di rinascere?

La radio televisione pubblica ERT trasmette dall’11 giugno 2015. E’ stata riaperta esattamente due anni dopo la sua chiusura. E subito si è messa a scalare i livelli di audience. Finalmente, dopo due anni infernali, in cui le TV private oligarchiche avevano il monopolio dell’informazione TV, i greci possono essere informati in maniera corretta e distinguere i fatti dalle opinioni. Un contributo importante per la vita democratica greca.

In questi mesi di governo Tsipras che cosa è cambiato, reso più equo, rispetto ai provvedimenti durissimi imposti dai governi Samaras su indicazioni della troika? Penso ad esempio alle terribili tasse sugli immobili come la ENFIA ed altre…

Purtroppo il tasto delle imposte rimane dolente. E’ il settore in cui l’intervento del governo si è distinto di meno rispetto al precedente governo della troika. La odiosa tassa sugli immobili ENFIA, a cui ti riferisci, è rimasta, non sappiamo per quanto tempo. Però il governo ha provveduto ad aggiornare i valori di mercato in base ai quali si calcola l’imposta. Sotto la destra erano calcolati in base ai valori di mercato del felice 2005, ora invece sono in base ai valori odierni, molto ma molto più bassi.

Come si è mosso o intende muoversi il governo Tsipras rispetto, ad esempio, a due aspetti opposti ma entrambi concorrenti nel costituire il pesante debito greco, e cioè le baby-pensioni date a pioggia dal vecchio Andreas Papandreu a tutti gli agricoltori dai 42 anni in poi e, dall’altra parte, riguardo il dettato costituzionale che mette al riparo i ricchi armatori dal pagare le tasse? Mentre già nel tuo libro dimostri con i numeri che la pletorica schiera di dipendenti statali sia stata ridotta… però, quella greca resta una burocrazia molto inefficace e corrotta (come racconta anche l’ultimo romanzo di Petros Markaris “Titoli di coda”, uscito in Italia per i tipi di Bompiani).

La riduzione delle baby pensioni solo ai casi in cui sono veramente giustificati era già nel programma preelettorale di Syriza. Il governo ha proposto di accelerare i tempi e di abolirle già il primo gennaio 2016. Anche su questo c’è stato una grande offensiva propagandistica, che ha coinvolto pure il premier italiano, scarsamente informato sulla questione. Gli abusi della misura dei prepensionamenti sono in parte dovuti al sistema clientelare del vecchio bipartitismo socialisti-conservatori ma anche al fatto che molte imprese private hanno scaricato i costi della manodopera sul sistema pensionistico.

Syriza già prima delle elezioni era intenzionato ad abolire questa ingiustizia. Non è questa la divergenza con le istituzioni (l’ex troika). Le divergenze riguardano i casi in cui effettivamente il pensionamento anticipato si giustifica, come per i lavori usuranti, nonché il pareggio di bilancio delle casse pensionistiche. Chiedere una cosa del genere in condizioni di disoccupazione del 26%, la più alta d’Europa, indica l’assoluta incapacità delle istituzioni di comprendere la realtà greca.

Rispetto alla corruzione e l’inefficienza del sistema politico, c’è da chiedersi come la troika abbia affrontato questo problema nei quattro anni durante i quali ha effettivamente governato il paese. La risposta è semplice: non lo ha voluto affrontare, si è limitata a chiedere licenziamenti. E questo perché i partiti clientelari e corrotti al governo, i socialisti e i conservatori, erano pronti a licenziare ma certo non a smantellare il loro sistema di clientele. Solo una nuova forza politica al governo, immune dal vecchio clientelismo, può riorganizzare l’amministrazione pubblica. Ma come vediamo, questa forza politica non piace all’Europa. Quindi non ci vengano a fare la predica coloro che hanno protetto e difeso per ben quattro anni il vecchio sistema politico che ci ha portato alla crisi e alla bancarotta.

Tu chiudi il tuo libro con una lunga dichiarazione di Tsipras che accetta e promette la sfida per cambiare i mali atavici della Grecia sul piano della sua modernizzazione, crescita, efficienza. Per restare alla sua dichiarazione che ti fece “Io mi sento come se fossi su una cyclette, pedali, pedali e non arrivi da nessuna parte”. Le notizie di questi giorni conferma questo pedalare a vuoto oppure no?

In effetti, il lungo negoziato, nel momento in cui facciamo questa discussione, sembra girare a vuoto. Tsipras deve avere il coraggio di prendere decisioni radicali, rischiando anche rotture dolorose. I compromessi sono utili solo se vanno nella direzione giusta. Tornare indietro non serve a nulla.


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