21 aprile 2020
Lo scrittore Ahmet Altan (foto Bianet)

Si mobilitano le organizzazioni per i diritti umani nel tentativo di tutelare la salute di decine di migliaia di attivisti e giornalisti ancora in carcere in Turchia nonostante il provvedimento svuota-carceri pensato dal governo per l'emergenza coronavirus

Nonostante le pressioni internazionali, restano in carcere in Turchia migliaia di difensori dei diritti umani, giornalisti e politici che meriterebbero di godere delle misure di alleggerimento della pena sancite da una legge votata in Parlamento lo scorso 14 aprile. Mentre escono e possono godere degli arresti domiciliari quasi centomila detenuti comuni, il governo turco non ha previsto alcuna misura di tutela della salute per i detenuti politici, che in piena emergenza Covid-19 sono a rischio in prigioni sovraffollate e prive delle necessarie strutture di assistenza.

Tra i detenuti, Ahmet Altan, 70 anni, in attesa del processo di appello dopo la condanna a 10 anni e mezzo per "aiuto esterno a organizzazione terroristica", nonché Osman Kavala, in detenzione preventiva da oltre due anni e mezzo, e politici curdi quali Selahattin Demirtaş.

OBCT si unisce ad altre 23 organizzazioni nel chiedere che la Turchia provveda al rilascio dei prigionieri politici ingiustamente detenuti.

Qui il testo dell'appello.

 

 

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto