Paola Rosà 11 maggio 2020

Per strada e in mezzo alla folla, i reporter sono ancora più vulnerabili e recenti episodi di violenza hanno colpito i giornalisti in tutta Europa: sia i manifestanti sia le forze dell'ordine si scagliano contro chi fa il proprio lavoro. Insieme ai partner del Media Freedom Rapid Response, OBCT denuncia tali violazioni e chiede ai governi di tutelare gli operatori dei media

C'è preoccupazione e bisogno di agire, perché con la scusa della pandemia e le conseguenti restrizioni della libertà di movimento, anche il lavoro di giornalisti, fotografi e cameraman è sottoposto a inedite pressioni.

Nell'ambito del Media Freedom Rapid Response, un meccanismo di reazione e denuncia delle violazioni della libertà dei media cui OBCT partecipa insieme ad altre organizzazioni internazionali, la mappatura degli episodi di violenza fisica ha registrato un picco proprio in questi giorni di pandemia. Quattro attacchi in Germania nell'ultima settimana, con troupe televisive finite in ospedale per colpa dei manifestanti o della polizia, fanno scattare la necessità di tornare a chiedere maggiore attenzione.

La violenza fisica colpisce i giornalisti nello spazio pubblico di piazze e strade proprio mentre si trovano a documentare delicate operazioni di ordine pubblico o marce e cortei dove la tensione è alta. Gli episodi monitorati dai nostri partner attraverso una mappatura europea quotidiana comprendono attacchi in Spagna, in Francia, in Slovenia, Polonia e Italia oltre che in Grecia: si va dal semplice pugno del singolo manifestante all'aggressione di gruppo, dal pestaggio della polizia al sequestro di attrezzatura.

"Quando gli operatori dei media vengono attaccati, minacciati o detenuti illegalmente - si legge nella dichiarazione congiunta del consorzio MFRR - è vitale che vi siano inchieste indipendenti e solide per assicurare che i giornalisti possano continuare il loro lavoro, e perché altri non restino in silenzio per colpa delle minacce, in modo che i cittadini possano essere informati di quanto accade per strada".

Quando gli attacchi arrivano dai manifestanti, si tratta di garantire l'incolumità dei reporter, ed è una questione di pubblica sicurezza, ma quando gli attacchi arrivano dalle forze dell'ordine c'è la necessità di richiamare il codice di comportamento e autoregolamentazione sottoscritto dal sindacato europeo di polizia lo scorso dicembre a Bruxelles durante un evento cui anche OBCT aveva partecipato, avendo contribuito alla stesura del codice. "La violenza della polizia è inaccettabile, così come è inaccettabile qualsiasi tipo di sorveglianza ai danni dei giornalisti", ribadiscono i firmatari di quest'ultima dichiarazione.

Alle autorità nazionali si chiede quindi di reagire "proporzionalmente e nel rispetto della legge" quando si tratta di gestire l'ordine pubblico; di stabilire meccanismi solidi di indagine; di istruire e formare i poliziotti perché sappiano gestire le situazioni critiche e di collaborare con i giornalisti in modo da stabilire regole chiare quando in strada la situazione si fa difficile.

Anche agli editori e alle emittenti e ai giornali si chiede maggiore attenzione, affinché i giornalisti siano chiaramente identificabili come operatori dell'informazione e affinché chi si trova per strada sia adeguatamente formato e addestrato alle situazioni di crisi.

La sicurezza dei giornalisti infatti è una garanzia fondamentale per il corretto funzionamento del sistema, perché i cittadini possano godere del diritto di essere informati.

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto