Una scuola in Romania (olenkaolja/flickr )

Il sistema scolastico romeno avrebbe bisogno di una seria riforma. Ad aggravare la situazione, come rilevano recenti inchieste della magistratura, concorre una diffusa corruzione tra gli insegnanti

17/07/2013 -  Mihaela Iordache Bucarest

Soldi sottoforma di mazzette destinati, questa volta, agli insegnanti. Una pratica che si trascina da anni, come confermano gli stessi ex studenti che in cambio di una “piccola attenzione” si sono assicurati il diploma di maturità. Una “maturità” che parte da un semplice ragionamento: in Romania puoi fare benissimo carriera, riempirti di diplomi, master e dottorati non tanto perché sei meritevole ma perché paghi. Se accetti di far parte del sistema di corruzione il rischio è di diventare a tua volta un corrotto. E tutto questo ti viene insegnato sin dalla scuola.

Lo scorso 1 luglio, al primo giorno degli esami di maturità gli inquirenti con l’aiuto del Servizio Romeno di Informazione (SRI), la Direzione Generale Anticorruzione e la Polizia di Bucarest hanno eseguito alcune perquisizioni al Liceo “Dimitrie Bolintineanu”. Operazione  svolta in cerca delle tanto ambite mazzette, effettivamente poi rinvenute nelle aule e nelle tasche degli insegnanti. Decine di insegnanti sono stati ascoltati dalla polizia, mentre la direttrice del liceo, Costica Varzaru è stata messa in stato di fermo per 29 giorni.

Secondo il tribunale di Bucarest Costica Varzaru è indagata per traffico d’influenza, pretendendo  denaro in cambio di raccomandazioni. Secondo i magistrati si tratta di un pericolo sociale, dal momento che si crea un vantaggio a favore di chi promuove gli esami di maturità in questo modo, rispetto a chi si attiene alla procedura corretta. Sussiste, quindi, il rischio che lo studente che ha comprato l’influenza di qualcuno venga ammesso all'università a discapito del suo coetaneo promosso in modo legale.

Inoltre nella coscienza dei cittadini si forma l’opinione che il sistema può essere frodato proprio dai rappresentanti dello stato incaricati di sorvegliare il buon svolgimento degli esami.

Mazzette a scuola

Gli ufficiali del Servizio Romeno di Informazione hanno piazzato microfoni anche nei vasi da fiori del Liceo Bolintineanu. In questo modo hanno potuto intercettare i dialoghi tra gli insegnanti sullo svolgimento delle prove di maturità. Secondo i magistrati che si sono occupati del caso, i soldi raccolti dagli insegnanti arrivavano alla direttrice Costica Varzaru che poi doveva darli ai supervisori.

Secondo la stampa romena, Varzaru nel secondo semestre avrebbe iniziato a chiedere soldi agli studenti con la promessa di aiutarli a passare gli esami. Le somme sarebbero arrivate anche a 500 euro per studente. Secondo la tv DiGi 24 i magistrati avrebbero trovato in mano agli insegnanti circa 10.000 lei (oltre 2.000 euro). Una parte dei soldi erano nascosti persino nei reggiseni delle insegnati incaricate di sorvegliare gli studenti durante le prove.

Quasi 40 gli insegnanti interrogati dalla polizia e circa un centinaio gli studenti, prelevati da scuola con degli autobus. La “disponibilità” della polizia (su istruzioni dei magistrati) di offrire questo tipo di “trasporto gratuito” agli studenti ha suscitato l’ira dei genitori che per difendere i propri figli sono arrivati alle mani con le forze dell’ordine. Il procuratore capo della Romania, Tiberiu Nitu, ha tenuto a sottolineare che le interrogazioni degli studenti sono state eseguite in accordo con la procedura.

Anche il primo ministro Victor Ponta (tra l’altro accusato di plagio per la sua tesi di dottorato...) è dovuto intervenire. Meravigliandosi, il premier romeno ha detto: “Non siamo più ai tempi dei comunisti per portar via la gente dalla strada”.

È vero che i tempi sono cambiati, purtroppo però la mentalità e le pratiche sembrano tuttora in vigore. E addirittura peggiorate in materia di mazzette, regali e attenzioni offerte agli insegnanti, proprio quelli che in teoria dovrebbero essere un esempio di moralità.

Parlano gli ex studenti

In una intervista alla radio Europa Fm, Andrei, un ex studente che nel 2006 si occupava della raccolta dei “fondi” destinati agli insegnanti, ha raccontato che già allora gli passavano le soluzioni delle prove. Sette anni fa uno studente ha offerto circa 200 euro per avere le soluzioni ed evitare di avere voti bassi, spiega Andrei.

La Federazione delle Associazioni dei Genitori sostiene che potenziali frodi sono state segnalate anche negli anni scorsi ma le autorità non hanno mai reagito. Per la Federazione si tratta di “pratiche messe in atto dagli adulti, le cui vittime sono però gli stessi adolescenti”. Secondo Mihaela Guna, presidente della Federazione, quest’anno è stato fatto un passo avanti con l’avvio delle inchieste.

Anche la Federazione dei Sindacati dell’Istruzione “Spiru Haret” scende in campo e in una lettera aperta indirizzata al premier Ponta chiede misure immediate per risolvere i problemi nel sistema pre-universitario. I sindacati chiedono l’aumento degli stipendi e aggiungono che non solo gli insegnanti devono rispondere ma anche i genitori che hanno considerato la corruzione una soluzione per coprire la superficialità e il disinteresse dei propri figli. “Un insegnante che ha uno stipendio di 250 euro sarà tentato di dare lezioni di ripetizione senza pagare le tasse oppure di accettare beni da parte di genitori e studenti”, considerano i rappresentanti dei sindacati.

Serve una riforma vera

Come nota anche l’agenzia tedesca Deutsche Welle (sezione romena) , a scuola i voti vengono sistematicamente “gonfiati”. Per l’ammissione al liceo si calcola una media aritmetica tra il voto ottenuto all'esame nazionale e la media generale ottenuta tra le classi V-VIII. “Quello che tutti sembrano ignorare e che nei quattro anni di studio è in vigore una stupida e colpevole competizione per i voti, che ammazza completamente la scuola”, rileva il portale tedesco.

Infatti, i giovani delle scuole meno performanti ma che hanno voti più alti, grazie al ben rodato meccanismo della corruzione, potrebbero entrare in licei di prestigio a scapito di altri che lo meriterebbero di più. Da qui anche la “competizione” degli insegnanti nel “gonfiare i voti” (spesso dietro una “piccola attenzione” per “salvare” i propri studenti).

Il sistema di istruzione romeno avrebbe bisogno di una vera riforma. Negli anni, vari ministri hanno cambiato le regole, eliminando alcuni esami una volta obbligatori. Oggi non sono pochi quelli che si richiamano alle vecchie regole, quando le prove scritte e orali facevano davvero la differenza. L’ex ministro dell’Istruzione, Ecaterina Andronescu sostiene ora che l’esame per l’ammissione alla facoltà deve essere reintrodotto per una corretta selezione dei candidati.

Intanto quest’anno i risultati finali dell’esame di maturità confermano ancora una volta che la scuola romena è in caduta libera, solo il 56,4% dei candidati ha superato le prove. Molti studenti hanno provato a copiare oppure a comprarsi i voti, il che dimostra la percezione che hanno i giovani romeni della scuola e in genere della vita in Romania.


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