Un campo in Transilvania (© Gaspar Janos/Shutterstock)

Un campo in Transilvania (© Gaspar Janos/Shutterstock)

E' da anni che se ne parla in Romania. Gli investitori stranieri si sarebbero accaparrati quasi tutte le terre agricole del paese. Ma dati ufficiali alla mano, non è vero

12/07/2019 -  Nicolas Trifon

(Pubblicato originariamente da Le Courrier des Balkans il 17 giugno 2019)

Fin dalla sua approvazione in parlamento nel 2014, la legge che liberalizzava la vendita di terreni agricoli ai cittadini dell'UE ha suscitato numerose paure. Sono partite speculazioni di ogni tipo in Romania, dibattito del resto giustificato dal fatto che la Romania è il quinto paese più grande dell'UE in termini di superficie agricola. L'interesse mostrato dagli investitori stranieri si è in effetti presto tradotto in prezzi più alti per i terreni agricoli, anche se rimangono ancor oggi ben al di sotto dei prezzi medi nella maggior parte degli altri paesi membri.

Queste paure – che avevano qualche fondamento – sono però state utilizzate da alcuni - per propri interessi economici o politici - per rafforzare la retorica anti-UE. Politici e media hanno a loro volta denunciato la perdita di sovranità della Romania sulla propria terra, alimentando voci sull'entità enorme di questi acquisti da parte di investitori stranieri.

"La Romania agricola è stata venduta pezzo per pezzo agli stranieri", si indignava nel marzo del 2018 sul quotidiano România liberă Laurenţiu Baciu, a capo della Lega delle associazioni dei produttori agricoli della Romania.

"L'agricoltura è diventata un settore redditizio negli ultimi anni, proprio grazie all'ingresso della Romania nell'Unione europea e al flusso in entrata di tecnologia e investimenti dall'Occidente – spiega su Adevărul il giornalista Afrodita Cicovschi - i grossi possidenti terrieri rumeni hanno sfruttato appieno questa apertura, ma non intendono ora accettare alcune regole europee, come la presenza di concorrenti stranieri che impediscono loro di continuare ad acquistare terreni a basso prezzo da piccoli proprietari terrieri che vivono spesso in aree urbane. Vogliono restare padroni a casa loro, anche se dal 2007 esiste una casa comune chiamata Unione europea”.

All'inizio di maggio, nel mezzo della campagna elettorale per le europee, Liviu Dragnea, che era ancora il leader onnipotente del partito socialdemocratico al potere, ha a sua volta espresso l'intenzione di limitare l'accesso degli stranieri alle terre agricole del paese. In un'intervista rilasciata a Cotidianul.Ro, li ha anche definiti i responsabili dello stato pietoso dell'agricoltura rumena.

È in questo contesto che il ministero dell'Agricoltura e dello Sviluppo rurale ha appena pubblicato dati statistici su acquisti ed affitti a lungo termine di cui sono titolari cittadini stranieri. E' risultato che questi investitori provenienti dall'estero sfruttano 422.000 ettari dei 9,5 milioni di terra arabile, riferisce Agroinfo.ro , (circa il 5%). Quindi siamo ben lontani dal 40% e persino dal 60% denunciato dai rappresentanti delle organizzazioni degli agricoltori e da alcuni politici. Per quanto riguarda le nazionalità di provenienza degli imprenditori agricoli stranieri nel paese i più numerosi sono gli italiani (194), seguono poi tedeschi (80) e francesi (33).


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