Laura Codruta Kovesi - Wikimedia

Il governo romeno prosegue senza indugio nella propria riforma della giustizia. Ed ora mette nel mirino la procuratrice anti-corruzione Laura Codruța Kövesi

23/02/2018 -  Mihaela Iordache

Nonostante le critiche, gli avvertimenti europei e le proteste di strada, il principale partito della Romania, il PSD (partito Socialdemocratico), va avanti con il proprio progetto di riforma della giustizia, fatta su misura – secondo l'opposizione – per i suoi membri indagati per corruzione.

Ieri il ministro della Giustizia romeno Tudorel Toader ha chiesto la revoca dell'incarico alla procuratrice Laura Codruța Kövesi, a capo della procura anti-corruzione (Dna).

Della lotta alla corruzione, la Kövesi è diventata un simbolo nel paese. Ma per il PSD il Dipartimento Nazionale Anti-corruzione da lei guidato da tre anni non farebbe altro che fabbricare dossier contro i socialdemocratici.

In realtà, negli ultimi anni, la Romania ha fatto passi notevoli nella lotta alla corruzione, risultati apprezzati anche da Bruxelles che ora guarda con preoccupazione l'assalto del PSD alla giustizia, attraverso modifiche di legge e il tentativo di sottometterla al controllo politico.

La quarantaquattrenne Laura Codruța Kövesi però intende continuare il proprio lavoro sino alla fine del suo mandato, cioè tra un anno. Il leader del PSD Liviu Dragnea – indagato e condannato per corruzione – non sembra però intenzionato a permetterglielo, convinto dell'esistenza di uno “stato parallelo” costituito da magistrati e uomini dei servizi segreti che darebbero la caccia a politici innocenti.

Esecuzione pubblica

Il discorso di ieri del guardasigilli è stato articolato in venti punti ed alcuni commentatori politici lo hanno definito “un'esecuzione pubblica” ed hanno evocato i tempi di Ceaușescu, dove c'era solo “chi era con noi e chi era contro di noi”, e i metodi operativi della Securitate, i famigerati servizi segreti del regime.

Tra le varie cose di cui il ministro ha accusato la Kövesi anche quella di danneggiare l'immagine del paese: cosa possono pensare gli altri paesi vedendo che in Romania un così alto numero di politici è corrotto? Cosa possono pensare – verrebbe da aggiungere – di un politico come Liviu Dragnea che ha cambiato tre primi ministri in un anno e che dopo molti anni di governo della contea di Teleorman non è riuscito a ridurvi la povertà dilagante, utile solo a raccogliere voti quando i socialdemocraici promettono aumenti di stipendi e di assistenza sociale?

Per strada

A qualche ora dal discorso del ministro della Giustizia che ha chiesto la revoca della procuratrice Laura Codruța Kövesi, circa 1000 persone sono scese in strada a Bucarest a suo sostegno e altre centinaia nelle altre grandi città del paese. Si prevedono altre manifestazioni nei prossimi giorni, nonostante la neve che sta ricoprendo in queste ore la capitale romena.

Da quando ha vinto le elezioni, nel dicembre del 2016, il PSD ha “il merito” di aver fatto scendere la gente per strada. “Giustizia non corruzione”, ”Uscite fuori di casa, se v’importa”, ”Tudorel, dimissioni”, ”Che la DNA venga e vi porti via”, ”Il PSD, la peste rossa”, questi gli slogan delle proteste. Dall’inizio del gennaio del 2017, queste ultime sono state organizzate soprattutto attraverso Facebook.

Il ministro della Giustizia si recherà prossimamente anche in Parlamento per sostenere la propria richiesta di revoca dell'incarico alla procuratrice della DNA. La parola finale toccherà però al presidente della Romania, Klaus Iohannis, che si è sempre detto contrario alle modalità con cui i socialdemocratici stanno cambiando la legislazione nell’ambito giudiziario. Ma non mancano neppure analisi secondo le quali presto lo stesso presidente potrebbe finire nel mirino del PSD attraverso un'ipotetica sospensione dal suo incarico attraverso un voto del parlamento. Tra l'altro l'anno prossimo sono previste le elezioni presidenziali.

Di fatto il PSD sta tenendo impegnato il paese in situazioni fortemente conflittuali che occupano tutti i dibattiti televisivi schierati pro o contro il governo di Bucarest.

E ora?

Dopo la richiesta di revoca fatta dal ministro della Giustizia, il presidente romeno Klaus Iohannis ha intanto preso tempo, dichiarando che a causa della mancanza di chiarezza nei contenuti del rapporto presentato e tenendo conto che la valutazione dell’attività della DNA e del suo management da parte del presidente della Romania diverge da quella presentata dal ministro „si impone un’analisi approfondita di questo documento”.

Nei giorni precedenti alla richiesta di revoca il capo della procura anti-corruzione romena Laura Codruța Kövesi aveva tenuto una conferenza stampa nella quale aveva denunciato “l’attacco” contro la giustizia e il tentativo di screditare il Dipartimento anti-corruzione che “non falsifica prove come sostengono i politici”. Tutti gli attacchi che arrivano della sfera politica rappresentano per la Kövesi un tentativo di mettere in ginocchio lo stato romeno e umiliare la società.

Negli ultimi anni in seguito al lavoro anti-corruzione svolto dalla DNA oltre 70 politici tra cui ministri e parlamentari sono stati rinviati a giudizio.


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