Il controverso sgombero del Camping River a Roma ha riacceso l’attenzione sulla presenza dei rom in Italia, che resta contenuta rispetto a molti paesi europei ma è oggetto di intense discriminazioni

02/08/2018 -  Marzia Bona

Le recenti esternazioni del ministro degli Interni italiano Matteo Salvini e il successivo, controverso sgombero del campo Camping River a Roma hanno riacceso l’attenzione sulla situazione dei rom in Italia. Ancora una volta, la questione è stata usata per mobilitare il sentimento anti-europeo: lo stesso ministro degli Interni ha schernito la Corte europea tacciandola di buonismo e accusandola di “bloccare il ripristino della legalità».

Il 24 luglio la Corte ha infatti adottato un provvedimento d’emergenza per fermare lo sgombero dell’insediamento rom alle porte di Roma, una misura giustificata dal timore che l’iniziativa rischiasse di provocare danni irreparabili. Lo sgombero è stato comunque effettuato, il 26 luglio, costringendo le 300 persone che si trovavano nel campo a improvvisare una sistemazione di fortuna. Sono così tornate al centro del dibattito le condizioni abitative e le politiche che mirano a trovare soluzioni alternative.

L’atteggiamento del governo italiano trova molte sponde in Europa: basti ricordare le dichiarazioni pre-elettorali del primo ministro ungherese Viktor Orban , la condanna per le dichiarazioni dell’ex-presidente romeno Traian Băsescu e le politiche francesi all’epoca del presidente Sarkozy .

Tuttavia, la retorica del neo-ministro degli Interni, che a pochi giorni dalla sua nomina aveva addirittura invocato un censimento etnico dei rom che vivono in Italia, è stata definita “un gol a porta vuota ” perché secondo uno studio del Pew Research Center del 2014, l'Italia è largamente il Paese in cui i rom “vengono visti peggio”.

La principale minoranza etnica in Europa

Quanti sono i rom in Europa? Con una popolazione stimata di circa 6 milioni in Unione europea, i rom sono la minoranza etnica più consistente in Europa . Secondo l’Agenzia europea per i Diritti Fondamentali (FRA), la carenza di dati affidabili sulla presenza e la situazione abitativa dei rom nei paesi europei ostacola seriamente la formulazione di politiche pubbliche. Alcune stime tuttavia sono disponibili, e mostrano che in Italia e in Francia , paesi in cui espulsioni e sgomberi sono da tempo oggetto di controversie, la percentuale dei rom sul totale della popolazione è molto ridotta rispetto ad altri paesi europei (0,25% e 0,6% rispettivamente per Italia e Francia).

Nei nuovi paesi membri dell’UE - in particolare Bulgaria, Slovacchia e Romania - e in alcuni dei paesi candidati, Serbia e Macedonia in testa, la presenza della comunità rom supera invece l’8% della popolazione totale.

Un europeo su 5 non vorrebbe un rom come collega

La possibilità per i governi europei di cercare “gol a porta vuota” tramite attacchi generalizzati alle comunità rom fa leva e allo stesso tempo alimenta sentimenti diffusi tra la popolazione. Discriminazioni e pregiudizi restano un elemento centrale. Un sondaggio condotto nel 2015 dalla Commissione europea mette in luce che i rom sono la minoranza più discriminata in Europa: un intervistato su 5 dichiara di sentirsi fortemente a disagio all’idea di avere come collega un cittadino rom, una percentuale che supera in misura significativa il sentimento negativo espresso verso altre minoranze (sessuali, etniche o religiose) considerate nel sondaggio.

Se si considera il dato a livello nazionale, sono sostanzialmente i paesi del gruppo Visegrád e i nuovi stati membri - Bulgaria e Romania - a manifestare più diffusamente atteggiamenti discriminatori. Il primato negativo spetta però a Italia a Repubblica Ceca, entrambi paesi in cui la presenza delle comunità rom si attesta su valori molto ridotti (0.25% per l’Italia, 1.9% per la Repubblica Ceca).

L’Eurobarometro rileva come, mentre gli atteggiamenti di intolleranza verso le altre minoranze vanno progressivamente riducendosi - ancorché a ritmi contenuti - in tutti i paesi europei il pregiudizio verso i rom è l’unico a non dare segni di miglioramento.

Le iniziative in ambito europeo non mancano. La già citata Corte Europea ha sviluppato negli anni un corpus di giurisprudenza sui diritti della minoranza rom. La Commissione europea ha adottato nel 2011 il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom per colmare il divario su quattro aspetti chiave (istruzione, occupazione, assistenza sanitaria e alloggio), che in Italia fa capo all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar).

Ma l’adozione di strategie nazionali non basta a superare l’approccio dell’emergenza: il radicamento di atteggiamenti discriminatori come quelli messi in luce dall’Eurobarometro espongono le opinioni pubbliche alla retorica dell’“emergenza nomadi”, mentre perpetua le condizioni che legittimano segregazione scolastica, abitativa e lavorativa.  

 

Questo articolo è pubblicato in associazione con

e distribuito con licenza (CC BY-SA 4.0)


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