pasja1000/pixabay CC0 Creative Commons

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In Serbia solo il 3% degli imballaggi in plastica viene riciclato. I sacchetti e le bottiglie di plastica continuano ad accumularsi e formare montagne di rifiuti, provocando gravi danni all’ambiente. Eppure le soluzioni sono a portata di mano

17/08/2018 -  Saša Petrović

(Pubblicato originariamente da Mašina , selezionato e tradotto da Le Courrier des Balkans e OBCT)

In Serbia, l’uso eccessivo di imballaggi in plastica PET e il loro impatto sull’ambiente stanno diventando questioni sempre più urgenti. Di recente alcune grandi catene di vendita al dettaglio hanno cominciato a far pagare i sacchetti di plastica per la spesa, così ad esempio nei supermercati Maxi un sacchetto di plastica costa due dinari (circa 1,7 centesimi di euro). Pur trattandosi di una cifra simbolica, che non inciderà più di tanto sulla riduzione dell’utilizzo di borse di plastica, è comunque un passo avanti verso una maggiore sensibilizzazione al problema dell’inquinamento da rifiuti plastici.

La (non) cultura dello smaltimento dei rifiuti

Secondo le stime più recenti, in Serbia vengono consumati circa due miliardi di sacchetti di plastica all’anno, con un consumo pro capite di sette sacchetti al giorno. Oltre all’uso eccessivo di imballaggi in plastica, un altro problema, ancora più pressante, riguarda lo smaltimento inadeguato e incontrollato dei rifiuti plastici, che comporta gravi conseguenze sull’ambiente, in particolare sugli ecosistemi fluviali. Oggi la maggior parte dei fiumi nel paese è seriamente inquinata da materie plastiche.

Stando ai dati dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, in Serbia ci sono 12 discariche comunali situate sulle sponde dei corsi d’acqua, 65 nelle loro immediate vicinanze, e 28 nelle aree a pericolo d’inondazione. Un altro dato preoccupante è il numero di discariche abusive che, secondo alcune stime, si aggirerebbe tra le 20 e le 30 mila. Secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia di gestione dei rifiuti, se una discarica abusiva si trova su un terreno di proprietà pubblica, spetta all’amministrazione locale provvedere alla sua rimozione, mentre per quanto riguarda le discariche situate su terreni privati, la competenza ad emanare l’ordinanza di rimozione spetta all’Ispettorato per la protezione dell’ambiente. Nella pratica, tuttavia, si sta facendo poco o nulla per la bonifica delle discariche abusive, a prescindere che si trovino su terreni pubblici o privati.

La responsabilità del produttore

Oltre alla sensibilizzazione dei consumatori, un altro fattore che gioca un ruolo chiave nello sviluppo della filiera del riciclaggio sono le politiche di regolamentazione e incentivazione nel settore della gestione dei rifiuti. In Serbia la situazione relativa al riciclo degli imballaggi in PET è ben lungi dall’essere soddisfacente. Secondo i dati dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, in Serbia nel 2016 sono state immesse sul mercato 344.661 tonnellate di imballaggi in plastica. I dati raccolti dell’Associazione delle aziende dedite al riciclo in Serbia, che raduna le aziende impegnate nel settore del riciclo degli imballaggi, dimostrano che in quello stesso anno sono state riciclate solo 12.000 tonnellate di imballaggi in plastica, ovvero circa il 3% del totale immesso sul mercato.

Nell’Unione europea ormai da anni vige il principio della cosiddetta responsabilità estesa del produttore (EPR) che, declinato nel settore della gestione dei rifiuti plastici, prevede che i produttori e gli utilizzatori di imballaggi in plastica partecipino alla copertura degli oneri connessi al recupero dei rifiuti di imballaggio. In Germania e in Austria, ad esempio, le aziende che usano gli imballaggi in plastica sono tenute a sostenere tutti i costi relativi alla gestione dei rifiuti da essi derivati. In Serbia esiste un’imposta sull’attività inquinante, che però non viene applicata ai produttori di imballaggi in plastica.

Come far funzionare la filiera del riciclo

Una delle principali ragioni per cui in Serbia il tasso di recupero degli imballaggi in PET rimane molto basso risiede nella scarsa attività di selezione dei rifiuti, sia primaria che secondaria. In Serbia solo il 5% dei rifiuti urbani viene riciclato, una percentuale di gran lunga inferiore rispetto a quella riscontrata in molti altri paesi della regione, come la Bulgaria e la Romania.

Al fine di aumentare il tasso di riciclo della plastica bisognerebbe migliorare le infrastrutture per il recupero dei rifiuti, compresa l’installazione di nuovi container per la raccolta differenziata, nonché organizzare un’attività sistematica di selezione secondaria dei rifiuti che verrebbe svolta da aziende municipalizzate.

Inoltre, occorre accrescere la consapevolezza dei vantaggi economici derivanti dal riciclo. In Serbia i prezzi di acquisto di imballaggi PET sono molto bassi: il costo di una tonnellata varia dai 110 ai 240 euro, a seconda del colore e della qualità della materia prima. Una bottiglia in PET pesa in media circa 50 grammi, quindi indicativamente 20mila bottiglie corrispondono a una tonnellata di plastica. Considerando che una bottiglia di plastica costa tra 1 e 2 dinari (0,8-1,6 centesimi di euro), è comprensibile perché la raccolta di imballaggi in PET viene considerata poco redditizia.

Un esempio di buona prassi arriva dalla vicina Croazia che, durante il processo di allineamento della normativa nazionale a quella comunitaria, ha introdotto il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi. Le direttive europee fissano le regole precise in materia della gestione dei rifiuti, comprese le percentuali minime di riciclo dei rifiuti di vario tipo. Dopo l’introduzione del sistema del vuoto a rendere, la situazione del riciclo in Croazia è notevolmente migliorata. Prima, il tasso di riciclo dei rifiuti di plastica era molto basso. La decisione di aumentare i prezzi di imballaggi in PET, fissando il prezzo di una bottiglia a 50 lipa (circa 7 centesimi di euro), è stata di fondamentale importanza per ribaltare la percezione dei rifiuti di plastica. I cittadini hanno cominciato a rendersi conto dei vantaggi economici derivanti dal riciclo degli imballaggi in plastica e, di conseguenza, la quantità dei rifiuti dispersi nell’ambiente è diminuita. Una misura volta a rendere percepibili i benefici economici del riciclaggio ha avuto un immediato impatto positivo sull’ambiente.

Tuttavia, affinché l’intero processo di riciclaggio possa funzionare, è indispensabile predisporre adeguate infrastrutture. Accanto ai numerosi centri di raccolta degli imballaggi in plastica, in Croazia quasi tutti i grandi supermercati dispongono di apposite postazioni per la raccolta dei rifiuti.

Raccoglitori informali di rifiuti

Non vi è dubbio che anche in Serbia l’aumento dei prezzi di acquisto degli imballaggi in plastica favorirebbe il riciclo. Oltre a ridurre la quantità di rifiuti plastici dispersi nell’ambiente, tale misura andrebbe a favore delle fasce più povere ed emarginate della società, come la popolazione rom, che nella maggior parte dei casi vive dalla raccolta dei rifiuti, svolgendo un ruolo chiave nel cosiddetto “riciclaggio informale”.

Un approccio alternativo al problema dei rifiuti plastici in Serbia potrebbe essere quello di dare un impiego ai raccoglitori informali di rifiuti, permettendoli in tal modo di accedere ai diritti sociali e di integrarsi in una società in cui oggi sono praticamente invisibili. Si stima che in Serbia ci siano circa 50mila persone che vivono dalla raccolta informale di rifiuti, di cui il 90% sono rom. Un quarto dei raccoglitori informali ha meno di 18 anni.


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