Dalle elezioni parlamentari di domenica scorsa sono emersi due dati fondamentali: elevata astensione e crisi del partito di maggioranza uscente, l’UBP, che ha quasi dimezzato i propri voti. Si prospetta una difficile coesistenza fra il presidente Derviş Eroğlu (UBP) e il CTP, nuovo partito di maggioranza relativa

01/08/2013 -  Francesco Grisolia

Le elezioni generali di domenica scorsa, svoltesi con otto mesi d’anticipo rispetto all’ordinaria legislatura, hanno modificato i rapporti di forza interni alla Repubblica Turca di Cipro Nord (RTCN). I dati più evidenti sono l’elevato astensionismo e il crollo dei consensi subito dall’UBP, cui appartiene lo stesso presidente Derviş Eroğlu. La percentuale dei votanti, inferiore al 70%, è la seconda più bassa dalla proclamazione della RTCN, dopo quella registrata nelle elezioni suppletive del 1991 (66,60%).

Nel 1991 la scarsa partecipazione al voto fu una conseguenza delle polemiche sul ruolo di Ankara nelle elezioni svoltesi l’anno prima. I partiti d’opposizione ritenevano che le interferenze turche avessero fortemente condizionato il voto a Cipro Nord. Il clima creatosi indusse dodici parlamentari a dimettersi e rese necessaria una nuova consultazione, ma due fra i maggiori partiti, il CTP e il TKP, decisero di boicottarla – da qui l’astensione di un avente diritto al voto su tre.

La scarsa affluenza alle urne di domenica scorsa sollecita quindi alcuni interrogativi sulle possibili affinità fra l’attuale scenario politico e le tensioni del ’91. Il secondo dato su cui riflettere, non meno significativo, è il crollo dell’UBP, partito conservatore e d’orientamento nazionalista, passato dal 44% a poco più del 27% dei consensi.

Crollo dell’UBP e nuovo governo di coalizione

I seggi hanno emesso il seguente verdetto: CTP-BG (Partito Repubblicano Turco-Forze Unite) 38,4%, UBP (Partito di Unità Nazionale) 27,3%, DP-UG (Partito Democratico-Forze Nazionali) 23,1%, TDP (Partito Socialdemocratico) 7,4%, BKP (Partito Cipro Unita) 3,2%, altri 0.6%.

“Forze Unite”-BG è un’appendice del CTP, nata alla fine del 2003, alcuni mesi prima del referendum sul Piano Annan. “Forze Nazionali”-UG è il risultato di una scissione interna all’UBP, che ha portato otto deputati ad abbandonare il partito. Il KSP e il YKP (Partito Socialista di Cipro e Partito Nuova Cipro) hanno optato per il boicottaggio delle elezioni. Alle percentuali indicate corrisponderà la seguente ripartizione dei seggi: 21 per il CTP, 14 per l’UBP, 12 per il DP e 3 seggi per il TDP (totale parlamento: 50).

Non disponendo di una maggioranza assoluta, il CTP ha ora il compito di formare un governo di coalizione, con uno o più alleati. Gli esperti non escludono alcuno scenario, compresa la “grande coalizione” CTP-UBP, sebbene si tratti di una soluzione poco probabile. I due partiti hanno infatti rappresentato per decenni i due poli dello spettro politico turco-cipriota – il CTP a sinistra e assumendo spesso posizioni critiche verso il governo turco, l’UBP a destra e sostanzialmente condividendo la linea politico-diplomatica di Ankara.

Sebbene nel corso degli anni il CTP abbia assunto posizioni più moderate, i due partiti rappresentano ancora per la maggioranza degli elettori due forze alternative, difficilmente immaginabili come alleati. La coalizione fra CTP e TDP, sebbene coerente sul piano ideale, non sarebbe sufficiente ad assicurare la maggioranza in parlamento. L’opzione più verosimile sembra essere quindi un governo CTP-DP, o CTP-DP-TDP –quest’ultima è la coalizione che ha sfiduciato il governo uscente, con la collaborazione di otto deputati scissionisti dell’UBP.

Il DP sembra essere l’ago della bilancia nei futuri equilibri interni di Cipro Nord. Rispetto alle precedenti elezioni, il partito guidato da Serdar Denktaş (figlio dello storico leader turco-cipriota, Rauf Denktaş) ha più che raddoppiato i propri consensi, passando da 5 a 12 seggi in parlamento. Il DP, nato da una scissione interna all’UBP, si è caratterizzato negli anni come forza tendenzialmente conservatrice – come l’UBP – ma capace di posizioni critiche verso la linea ufficiale di Ankara nei confronti di Cipro Nord.

L’esempio più recente è stato offerto dalle misure di austerità (paketler, “pacchetti”), sollecitate da Ankara e volte alla riforma dell’economia turco-cipriota. Non accettando l’implementazione di tali misure, il DP ha rifiutato l’ipotesi di un governo di coalizione con l’UBP nella precedente legislatura. I consensi ottenuti dal DP, sostanzialmente a spese dell’UBP, offrono a Serdar Denktaş un notevole potere contrattuale nella definizione del nuovo governo.

Le ragioni dell’astensione: vacanze o disincanto

Tornando al primo elemento di novità, l’astensionismo, le interpretazioni possibili sono almeno due. Da una parte, come osservato dal Presidente Eroğlu, la scarsa affluenza alle urne potrebbe essere stata conseguenza dell’estate inoltrata e del periodo di Ramazan (iniziato il 9 luglio, si concluderà il 7 agosto). Più che frutto di rabbia e disillusione verso la propria classe politica, l’astensionismo sarebbe derivato dalla semplice lontananza dall’isola di numerosi cittadini turco-ciprioti.

L’altra possibile interpretazione, invece, è proprio legata alle condizioni politico-economiche di Cipro Nord e ad una generale disaffezione verso le principali forze politiche. Sebbene non sia gravata da una crisi paragonabile a quella dell’economia greco-cipriota, la RTCN sta attraversando una fase di ristrutturazione interna non indolore.

I “pacchetti” definiti da Ankara includono la razionalizzazione del settore pubblico, la privatizzazione di alcuni organismi semi-statali e, in generale, il ridimensionamento del supporto economico turco verso Cipro Nord. Alcuni turco-ciprioti definiscono il governo turco il “nostro Fondo Monetario” – proprio come il FMI, Ankara ha il potere di dettare le condizioni della riforma economica. Ciò sta rafforzando, in un’ampia parte della società turco-cipriota, una già radicata sensazione di dipendenza e impotenza.

Lo stato protettore ritiene comprensibilmente di meritare, se non la gratitudine, almeno la collaborazione dello stato protetto; i cittadini di quest’ultimo, tuttavia, hanno sviluppato nel corso degli anni un senso di frustrazione sempre meno contenibile. Il 30% di astensioni potrebbe quindi essere una manifestazione di questo malessere, della diffusa sensazione che nessuna forza - nella “vecchia politica” - sia in grado o abbia davvero intenzione di modificare il sistema su cui si è retto per decenni il rapporto fra Cipro Nord e la Turchia.

Una possibile conferma di tale interpretazione è data dal modo in cui i turco-ciprioti hanno espresso il proprio voto: sostenendo candidati alle prime esperienze in politica e rinnovando significativamente la composizione del parlamento. Su un totale di 50 deputati, gli eletti per la prima volta sono 23 e molti fra essi sono nati dopo il 1974, anno della divisione dell’isola.

Le tensioni interne dell’UBP: personalismi e l’ombra di Ankara

La convocazione di elezioni anticipate è scaturita dal voto di sfiducia al governo uscente, lo scorso 5 giugno. Un sostegno decisivo alla mozione delle forze di opposizione (CTP, DP e TDP) è giunto da otto deputati scissionisti dell’UBP, in polemica con l’ex-primo ministro e segretario generale del partito, İrsen Küçük.

Le tensioni interne all’UBP si sono manifestate già lo scorso anno, quando la leadership di Küçük è stata contestata da Ahmet Kaşif, ex-ministro della Salute, e da alcuni deputati a lui vicini. L’ex-primo ministro ha riaffermato la propria posizione nel partito ottenendo la carica di segretario, ma ciò ha prodotto l’allontanamento degli otto deputati, l’approfondimento della crisi politica e, in ultima istanza, il voto anticipato.

Alla radice delle tensioni nel partito non sembrano esservi state divisioni ideologiche o inconciliabili punti di vista su questioni di primaria importanza, ma essenzialmente la vecchia rivalità fra İrsen Küçük e Derviş Eroğlu, e i loro rapporti con Ankara. Il presidente Eroğlu, per molti anni leader dell’UBP, non sembra aver gradito l’ascesa di Küçük nel partito e la particolare docilità da lui mostrata in relazione alla linea del governo turco verso la RTCN. Le voci critiche interne o esterne al partito considerano Küçük uno yes man di Ankara. Ciò gli ha alienato le simpatie di molti elettori ma sembra anche aver spostato lo sguardo del governo turco dal Presidente all’ex-primo ministro, ritenuto probabilmente più affidabile.

La rivalità fra i due non ha evidentemente potuto esprimersi in modo palese, date le rispettive cariche e l’atteggiamento super partes atteso dalla figura del presidente. Tuttavia, la sfida di Kaşif a Küçük può essere letta come manifestazione indiretta del conflitto di quest’ultimo con Eroğlu, il quale ha prima lasciato intendere e poi apertamente sostenuto la fronda di Kaşif e degli altri scissionisti.

Nonostante il supporto del presidente, il tentativo di sovvertimento degli equilibri interni all’UBP negli ultimi mesi non è andato a buon fine. Alcuni opinionisti ritengono che ciò sia stato conseguenza del sostegno di Ankara a Küçük e della corrispondente “freddezza” che Eroğlu ha ammesso di aver avvertito. In breve, la spaccatura interna all’UBP è stata prodotta in superficie dalla contestazione dei rapporti di forza interni al partito, ma sembra avere le sue radici nell’incompatibilità di due leader e trarre alimento dai loro rapporti con il governo turco.

Le ultime elezioni hanno prodotto, parallelamente al crollo dell’UBP, un altro dato significativo: la mancata rielezione del primo ministro uscente. İrsen Küçük forse ha tratto beneficio dal sostegno di Ankara, ma gli elettori hanno bocciato lui e il suo partito in modo eclatante.

Scenari futuri: rapporti con la Turchia e negoziati con i greco-ciprioti

Il panorama politico delineato dal voto di domenica potrebbe produrre cambiamenti su due fronti: il rapporto fra Cipro Nord e la Turchia e la ripresa dei negoziati con la controparte greco-cipriota.

Il partito di maggioranza relativa, il CTP, potrebbe infatti interpretare l’esito del voto come una bocciatura del modo in cui l’UBP ha finora implementato il piano di riforma economica definito da Ankara. Pur non mettendo in discussione la finalità complessiva delle politiche di austerità, anche le forze di opposizione sono consapevoli della necessità di riorganizzare il settore pubblico e rendere più rigorosa la spesa pubblica, il CTP potrebbe negare il proprio consenso alle misure giudicate nocive per la società turco-cipriota, come la privatizzazione di alcune compagnie semi-statali, obiettivi d’acquisto prevedibili per i gruppi industriali turchi.

I prossimi due anni, inoltre, vedranno una non agevole convivenza fra il CTP e il presidente Eroğlu, le cui posizioni sulla questione cipriota sono notoriamente poco inclini al compromesso. Al contrario, il CTP ha promosso per decenni il dialogo con la controparte greco-cipriota e nel referendum del 2004 ha sostenuto il Piano Annan per la riunificazione dell’isola.

La costituzione turco-cipriota prevede che il presidente rappresenti la comunità nei negoziati, la cui riapertura è prevista nel mese di ottobre. Al momento è difficile prevedere se l’intransigenza prevarrà sull’apertura al compromesso, o viceversa. Quel che è invece appare relativamente certo è che il governo turco farà sentire la propria voce in merito, essenzialmente in base all’andamento dei suoi rapporti con l’Unione Europea. Ciò potrà tradursi in un sostegno di Ankara alle forze turco-cipriote promotrici di dialogo, o a quelle meno inclini ad aperture verso i greco-ciprioti.


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