Cumhuriyet: il ritorno di Kemal Atatürk

Cumhuriyet: il ritorno di Kemal Atatürk

Dopo essersi distinto per inchieste e articoli scomodi al potere, ora il quotidiano turco Cumhuriyet torna alla vecchia guardia kemalista grazie ad un ricorso. Oltre 30 giornalisti lasciano il giornale

26/09/2018 -  Fazıla Mat

Nuovi e radicali cambiamenti stanno interessando il quotidiano turco Cumhuriyet. A scuotere lo storico giornale, questa volta, non sono i ricorsi che lo staff della testata si trova a fronteggiare da anni per articoli e posizioni critiche nei confronti dell’establishment politico ed economico turco, bensì la “vecchia guardia” kemalista del quotidiano, disturbata dalla linea editoriale assunta dal giornale negli ultimi 5 anni, e che ora ha ripreso le redini della direzione del giornale.

A oggi, a causa del cambio di gestione, 26 giornalisti, inclusi nomi di punta come Kadri Gürsel, Çiğdem Toker ed Özgur Mumcu hanno presentato le dimissioni. Sono stati invece licenziati Murat Sabuncu (direttore della testata da due anni di cui 17 mesi trascorsi in detenzione), i due capi redattori Faruk Eren e Bülent Özdoğan e il responsabile della sede di Ankara Erdem Gül.

Il cambiamento ha preso avvio lo scorso 7 settembre, data in cui si è insediato il nuovo consiglio d’amministrazione della Fondazione Cumhuriyet, proprietaria del quotidiano. Questo è avvenuto a seguito della vittoria di un ricorso da parte di tre ex dirigenti della fondazione e di un giornalista che sono riusciti così ad annullare il risultato delle elezioni del direttivo tenutesi nel 2013. In quell’anno, l’insediamento di nuovi amministratori a capo della Fondazione aveva dato il via libera ad una nuova linea editoriale, soprattutto sotto la guida dei direttori Can Dündar - dal 2015 al 2016 - e Murat Sabuncu.

La responsabilità della vecchia guardia (e nuova amministrazione) nel processo giudiziario

Ma la forma e i contenuti libertari assunti da Cumhuriyet in questi ultimi anni hanno creato grande ostilità tra alcuni nomi storici del quotidiano, come il giornalista ed ex deputato CHP Mustafa Balbay il quale, nel 2016, aveva criticato la testata accusandola di aver reso “tutto libero, inclusa la propaganda a favore del movimento di Gülen e dei curdi”.

Un altro nome di punta della vecchia guardia, l’ottantatreenne Alev Coşkun, ora presidente della fondazione, è stato addirittura tra i testimoni dell’accusa nel processo a Cumhuriyet. Il caso - attualmente in appello - ha portato 14 tra giornalisti, staff e amministratori a essere condannati per propaganda e sostegno al terrorismo gülenista e curdo, con pene da 2 a 7 anni di carcere. Tra gli imputati cinque (Akın Atalay; Orhan Erinç; Önder Çelik; Hikmet Çetinkaya; Bülent Utku) facevano parte del vecchio consiglio di amministrazione del giornale.

Nel corso delle udienze gli avvocati della difesa avevano inoltre dimostrato che una lettera anonima inviata nel 2016 all’ufficio del Presidente della Repubblica era da attribuire allo stesso Alev Coşkun. Una lettera in cui veniva specificato che la dirigenza eletta nel 2013 aveva stabilito “un legame organico” con il movimento di Fethullah Gülen e il partito filo-curdo HDP, chiedendo un sollecito intervento delle autorità a nome del comune sentimento “patriottico”. Le elezioni del 2013 sono state quindi annullate dal tribunale e ripetute lo scorso luglio, con il conseguente insediamento della nuova amministrazione della Fondazione Cumhuriyet.

Per segnalare il cambiamento, la direzione ha pubblicato sul quotidiano una nota, affermando che “la politica originaria del giornale sono le riforme illuministe di Atatürk” e specificando che “Atatürk e i suoi principi fondamentali, mancati da Cumhuriyet per qualche tempo, vi hanno fatto definitivo ritorno”.

Un cambiamento di rotta importante per un quotidiano che negli ultimi anni si è distinto per inchieste e articoli su argomenti scomodi e controversi, e i cui effetti sulla difficile situazione della stampa del paese non tarderanno a farsi vedere.

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto


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