© rawf8/Shutterstock

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La Croazia andrà al voto per le europee il prossimo 26 maggio. Sull'onda di un risveglio della società in tutto il paese, con manifestazioni e proteste, è atteso un aumento di affluenza rispetto alle elezioni del 2014. Un'analisi dei partiti in lizza

15/04/2019 -  Giovanni Vale Zagabria

«Le elezioni europee arrivano in un momento interessante per la Croazia, dove la società si è come risvegliata. Nelle ultime settimane ci sono state diverse manifestazioni e sono spuntati nuovi partiti e movimenti. Per questo penso che il voto, questa volta, attirerà davvero l’attenzione dei cittadini». Tomislav Klauški, editorialista al quotidiano 24Sata, guarda con attenzione alle recenti evoluzioni nel panorama politico nel suo paese.

In quest’inizio d’anno, in effetti, la Croazia sembra essere uscita dal suo tradizionale torpore e, a Zagabria, migliaia di persone sono scese in strada a più riprese. A inizio marzo, c’è stata la protesta dei giornalisti, preoccupati per lo stato di salute dei media nel paese e per l’eccessivo numero di processi per diffamazione in corso. È poi toccato agli studenti, che come in tante altre città nel mondo si sono mobilitati per l’ambiente. E più di recente, migliaia di persone hanno manifestato contro la violenza domestica, contro l’attribuzione di una laurea ad honorem al sindaco di Zagabria o ancora contro la chiusura dello storico Kino Europa, il cinema fondato nel 1925 e che dal prossimo 1° giugno sarà chiuso per lavori (una scusa - secondo i gestori - con cui il comune vorrebbe cambiare la direzione del cinema, in affitto nei locali da ormai dieci anni).

A questa vivacità sociale, si aggiunge poi un certo fermento anche tra i partiti: alle elezioni europee, che si terranno in Croazia il prossimo 26 maggio, si affronteranno una decina di movimenti e coalizioni, per spartirsi 12 seggi in seno al Parlamento europeo (se il Regno Unito non parteciperà al voto). «Le elezioni europee sono da sempre un banco di prova ideale per i nuovi partiti. Ma penso che si possa anche aggiungere che il tradizionale bipolarismo croato è ormai morto», prosegue Klauški. Nell’ultimo Stato membro dell’Unione europea, destra e sinistra non sono in effetti più gli unici attori in campo. Nuove formazioni sono spuntate da entrambi i lati danneggiando i due partiti tradizionali, anche se va detto che il fronte conservatore (l’Unione democratica croata - Hdz - del premier Andrej Plenković) è quello che ha saputo limitare maggiormente i danni, mantenendosi ampiamente in testa ai sondaggi, contro un Partito socialdemocratico (Sdp) che continua invece a perdere pezzi.

Ambientalisti, liberali e socialisti

A sinistra, la formazione più giovane è quella nata dall’alleanza tra il movimento progressista e ambientalista «Možemo» (una sorta di Podemos croato), il partito di sinistra Nova Ljevica e quello ecologista ORaH. Alla guida di questa piattaforma, presentata a fine marzo 2019, c’è Tomislav Tomašević, leader di Možemo e consigliere comunale a Zagabria, eletto nel 2017 con la lista civica «Zagreb je naš». Se Tomašević e i suoi hanno saputo convincere oltre un anno fa ottenendo un risultato non indifferente alle amministrative (quasi l’8%), la nuova creatura politica Možemo e l’alleanza a sinistra restano per ora un’incognita. Con un programma incentrato su temi quali l’equità sociale, la giustizia ambientale, l’antifascismo e l’uguaglianza di genere, l’alleanza spera, il prossimo 26 maggio, di superare la soglia di sbarramento del 5%. Obiettivo per nulla scontato.

Da lungo tempo in crisi, il Partito socialdemocratico (Sdp) è in una situazione molto diversa, avendo definitivamente perso il testa a testa con gli storici rivali dell’Hdz. L’ultimo sondaggio CRO Demoskop, realizzato per Rtl ad inizio aprile, dà infatti l’Sdp al 16,9% contro il 28% dell’Hdz. Per Davor Bernardić, il leader dell’Sdp, la priorità alle europee sarà dunque quella di portare a casa almeno tre seggi sui dodici a disposizione (l’Hdz oscilla invece tra i 5 e i 6). Non dovrebbe essere una missione impossibile: la lista presentata dai socialdemocratici in vista del voto europeo presenta dei volti noti del partito come Tonino Picula e Biljana Borzan, entrambi eurodeputati uscenti, o ancora l’ex ministro dei Veterani Predrag Matić e la deputata Romana Jerković.

Più al centro, l’Amsterdamska koalicija raggruppa diversi partiti liberali e progressisti, tra cui la Dieta democratica istriana (Ids), i liberali di Glas, il Partito Rurale Croato (Hss) o ancora il partito dei pensionati (Hsu). Alla guida della coalizione, che si iscrive nel gruppo parlamentare dei liberali a Strasburgo (Alde), c’è Valter Flego, il presidente della regione istriana. E secondo gli ultimi sondaggi, il gruppo dovrebbe superare l’8%, guadagnandosi un seggio.

L’ultima formazione politica ad animare il centro-sinistra croato è il fronte “Start”, lanciato da Dalija Orešković a inizio anno. Secondo la stampa croata, l’ex presidente della Commissione per i conflitti di interesse si prepara in realtà a prender parte alle prossime elezioni presidenziali (che si terranno a fine anno, contro la capo di Stato uscente Kolinda Grabar-Kitarović). Stando alle intenzioni di voto, Start naviga attorno al 4% e potrebbe quindi non riuscire ad inviare un eurodeputato a Strasburgo.

Conservatori, populisti e nazionalisti

L’Unione democratica croata (Hdz) del premier Andrej Plenković è, come detto, il partito più forte al momento in Croazia. Forse per questo, il Primo ministro (ed ex eurodeputato) si è concesso il lusso di nominare, in cima alla lista dei candidati per le europee, un trentenne esponente della gioventù del partito, Karlo Ressler. «Si tratta di un signor nessuno, ma che serve a mandare un messaggio chiaro: “l’Hdz è cambiato”. Questo è quello che Plenković ci vuol far credere», commenta Klauški. Che il cambiamento dell’Hdz sia effettivo o solo di facciata è un argomento su cui la stampa croata scrive regolarmente. Va detto che comunque, a fianco di Ressler, durante il suo primo intervento da candidato, campeggiava un quadro con una grande foto di Franjo Tuđman. Tanto per non deludere troppo la base dell’Hdz.

Il fronte indipendente Most, che appena due anni fa era al governo con l’Hdz, continua il suo lento tramonto. È accreditato attorno al 6% e quindi dovrebbe assicurarsi un seggio, anche se la sua posizione è peggiorata nei sondaggi negli ultimi mesi. Potrebbe aiutare il fatto che la prossima “Marcia per la vita” (una manifestazione antiabortista simile al nostro Family Day) si tenga il 25 maggio, ovvero alla vigilia del voto. Most, partito vicino alla chiesa cattolica, potrebbe cavalcare l’onda del corteo per guadagnare più voti negli ambienti clericali. Ma c’è il rischio che l’Hdz si rivolga direttamente a quello stesso elettorato sottraendolo a Most.

Alleati del Movimento 5 Stelle a livello europeo, i militanti di Živi zid (“Barriera umana”) attraversano un simile periodo di flessione elettorale. Nato come movimento anti-sfratti, Živi zid ha vissuto un exploit alle presidenziali del 2014/2015 quando ha raccolto il 15,9% ed è in seguito riuscito ad entrare al Sabor, il parlamento di Zagabria, ma con soltanto 3 seggi su 151. Oggi, naviga attorno all’8% e dovrebbe dunque ottenere un solo eurodeputato. Negli ultimi mesi, Živi zid ha messo da parte la retorica anti-europea e non paventa più l’ipotesi di un’uscita della Croazia dall’Unione europea, poco popolare tra gli elettori dell’ultimo Stato membro dell’Ue.

Infine, c’è fermento anche all’estrema destra del panorama politico croato. Ben due formazioni si contendono i voti dei cittadini più nazionalisti: da un lato i “Suverenisti” guidati da Ruža Tomašić e dal suo partito Hrast, attorno a cui si sono alleati altri gruppi minori (favorevoli ad una “Croxit”); dall’altro, gli Indipendenti per la Croazia (Nhr) di Bruna Esih e dello storico revisionista ed ex ministro della Cultura Zlatko Hasanbegović. Entrambi i partiti sono stimati attorno al 4% e dovrebbero dunque rimanere esclusi dal prossimo europarlamento.

«Smuovere la palude»

A distanza di oltre un mese dal voto, queste sono le formazioni in campo che cominciano a sfidarsi in una campagna elettorale per ora sotto tono. «Non ci sono grandi temi di dibattito - nota Tomislav Klauški - l’opposizione sembra volersi limitare a cavalcare il tema della “lotta all’Hdz”, mentre il partito al potere continua a presentarsi come l’unica scelta ragionevole». La campagna elettorale accelererà con l’avanzare delle settimane, con l’obiettivo primario di incentivare l’affluenza alle urne (all’ultima tornata, nel 2014, appena il 25% degli elettori partecipò al voto).

Secondo Klauški, «il tasso di affluenza aumenterà». Non soltanto perché i nuovi partiti cercheranno di misurarsi col voto, magari approfittando del risveglio della società civile croata, ma anche perché il trascinarsi delle trattative sulla Brexit ha richiamato l’attenzione sull’appartenenza della Croazia all’Ue. La disaffezione per l’Unione ne è risultata in qualche modo mitigata. Il risultato, per dirla con le parole di Klauški, sarà «una smossa nella palude». Forse una buona notizia.


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