abdullatif anis - flickr

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Il governo di Bucarest invita alla prudenza rispetto ad un eventuale intervento militare occidentale nella crisi siriana, anche visti i rapporti economici del paese con paesi dell'area. Per bocca del presidente Traian Băsescu, l'establishment romeno ha però confermato solidarietà con gli alleati della Nato in caso di attacco a Damasco

05/09/2013 -  Mihaela Iordache

“Prudenza”. Questa la parola d’ordine del presidente romeno, Traian Băsescu, rispetto alla crisi in Siria. Durante il recente incontro annuale con i diplomatici romeni, Băsescu ha ricordato che in Siria sono rimasti oltre 10mila cittadini romeni dei 14mila qui residenti in passato.

Inoltre, ha dichiarato il presidente, “abbiamo un milione di parlanti di lingua romena in Israele, abbiamo rapporti economici tradizionali con l’Egitto, la Libia, la Siria e lo Yemen”, aggiungendo poi che in questo quadro la Romania deve restare “coerente”.

Anche la prudenza ha però un limite, ha concluso Băsescu, riferendosi ad un'eventuale richiesta di solidarietà da parte degli alleati della Nato. “In quel caso, la Romania risponderà 'presente' senza riserve se il Consiglio di Sicurezza, la Nato o gli stati occidentali prenderanno una decisione in merito. Saremo solidali con i nostri alleati”.

Ma, almeno per il momento “non abbiamo informazioni. Ci sono nostre analisi sull'utilizzo di gas tossici in Siria, ma non ne abbiamo alcuna certezza”, dichiarava ancora il 27 agosto il presidente romeno, aggiungendo che la Romania potrà definire una sua posizione dopo l'annuncio dei risultati delle analisi portate avanti dagli esperti dell’ONU.

Da parte sua, il consigliere presidenziale per la sicurezza Iulian Fota ritiene che la Romania possa contribuire in Siria sia politicamente che dal punto di vista militare, ma anche umanitario. Fota precisa inoltre che le autorità di Bucarest sono pronte ad effettuare l'evacuazione dei cittadini romeni, se ce ne sarà bisogno. Il consigliere spiega poi che “il dossier Siria è particolarmente complesso. Da qui anche l’appello alla prudenza, fatto dal presidente Băsescu”.

Di un altro parere è invece l’ex ministro della Difesa, Ioan Mircea Pascu. In un'intervista per la sezione romena di Radio France Internationale, Pascu ha dichiarato che la Romania non ha molto da offrire sul piano militare nel caso in cui l’Occidente decidesse a favore di un intervento in Siria. Il senatore social-democratico Mircea Geona (ex ambasciatore negli USA, nonché ex ministro degli Esteri romeno) scrive sul quotidiano Adevarul che l’Europa non puo lasciare gli USA da soli davanti “al tentativo di salvare la regione e il mondo”.

Posizione decisa anche dal parte del presidente del Senato della Romania, il liberale Crin Antonescu che, dopo un incontro nel suo ufficio di Bucarest con il vice ministro israeliano degli Esteri, Zeev Elkin, ha fatto sapere che “la Romania sarà in prima linea in una formula d’intervento in Siria, se questa verrà decisa dagli USA e dagli alleati”.

Pensa ai venti di guerra anche la diplomazia romena. Dal ministero degli Esteri arrivano infatti raccomandazioni ai cittadini romeni di lasciare subito la Siria a causa dell'altissimo rischio. “Le forze armate dell’opposizione sono concentrate nelle aree densamente popolate. Nella loro azione di repressione, le forze governative utilizzano armi pesanti e aviazione militare”, avverte il MAE di Bucarest.

Il ministero degli Esteri romeno ricorda inoltre che, in base alla decisione del Consiglio UE del luglio 2012, la compagna statale Syrian Airlines si trova sulla lista delle sanzioni dell’Unione Europea, perciò le uniche vie di evacuazione dei cittadini romeni restano quelle terrestri verso i paesi vicini, soprattutto Libano, Giordania e Turchia.

A Costanza, città romena sul Mar Nero, la stampa locale nota come sulle strade si vedano sempre più spesso macchine con la targa registrata in Siria. D’altra parte, le autorità precisano che circa 350 cittadini siriani hanno ricevuto il permesso di soggiorno in Romania e soggiornano a Costanza, la città con il piu alto indice di presenza musulmana in un paese dove la popolazione è a larghissima maggioranza cristiano-ortodossa.

La maggior parte dei cittadini siriani (215) ha ricevuto il permesso di soggiorno a breve termine per studio, affari oppure per ricongiunzione familiare. I restanti hanno richiesto un permesso di soggiorno a lungo termine. Il giornali romeni notano che lo stato offre ai rifugiati circa 100 euro al mese a famiglia. La Romania resta però soprattutto un paese di transito verso paesi come la Germania o la Svezia, dove gli aiuti sono più sostanziosi. Altri migranti che hanno bisogno di protezione umanitaria vengono invece ospitati nei centri di Bucarest o di Galati.

Non mancano nemmeno le preoccupazioni in materia di economia. Gli analisti si concentrano sulle eventuali conseguenze che potrebbero derivare dal conflitto in Siria. Gli economisti di ING Bank, citati dalle agenzie di stampa romene, annunciano un possibile forte aumento del prezzo della benzina. A cascata, anche l’inflazione potrebbe aumentare in modo significativo.


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