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Dopo la forte astensione nel referendum, continua la partita a scacchi tra l'opposizione e il governo macedone, che vuole portare avanti l'accordo con la Grecia. In caso di mancato accordo, in arrivo nuove elezioni

03/10/2018 -  Ilija Minovski Skopje

Al referendum consultivo di domenica sulla "questione del nome", il 91,46% dei cittadini della Macedonia ha risposto "sì" alla domanda "Sostieni l'adesione all'UE e alla NATO, accettando l'accordo tra la Repubblica di Macedonia e la Repubblica di Grecia?", mentre solo il 5,65% ha risposto "no". L'affluenza alle urne, come comunicato dalla Commissione elettorale statale, è stata di 666.743 voti, o il 36,91% su 1.806.336 elettori registrati. Perché il referendum fosse valido, tuttavia, serviva un'affluenza del 50% più uno.

Pertanto, il giorno dopo lo "storico voto", la situazione è ancora più caotica di prima. Il governo, a seconda dei punti di vista, ha/non ha un chiaro mandato per i prossimi passi: i cambiamenti costituzionali previsti nell'accordo di Prespa.

Dopo il voto, il primo ministro Zoran Zaev ha affermato che la maggioranza dei cittadini – quelli che hanno effettivamente votato – si è espressa a favore dell'accordo e quindi il governo continuerà a spingere per finalizzare il processo in parlamento. D'altra parte la VMRO-DPMNE, l'unico partito in parlamento contrario all'accordo, ha affermato che la volontà popolare dovrebbe essere rispettata e che la maggioranza ha deciso di boicottare il referendum.

In un'atmosfera cacofonica, in cui entrambe le parti fanno appello alla volontà del popolo, rimangono possibili solo due scenari. Molto probabilmente ci sarà un altro giro di negoziati con i parlamentari della VMRO-DPMNE, accompagnati da forti pressioni da parte della diplomazia internazionale. Se questa strategia non porta i risultati attesi, il governo chiederà le elezioni anticipate.

Il punto di vista del governo

Un'ora dopo la chiusura dei seggi, Zaev si è rivolto alla nazione. Esprimendo gratitudine a tutti coloro che hanno votato, Zaev ha sottolineato che il "sì" ha ottenuto più voti di qualsiasi vincitore di tutte le elezioni tenutesi in Macedonia a partire dalla sua indipendenza. Invitando l'opposizione e tutti i partiti ad unirsi nell'interesse del paese e mettere da parte gli interessi particolaristici, ha annunciato che il processo di ratifica continuerà in parlamento. Se nei prossimi dieci giorni non si troverà la maggioranza dei due terzi per le modifiche costituzionali, seguiranno però elezioni anticipate.

"Io, l'opposizione e tutti i cittadini sappiamo che non ci sarà un accordo migliore con la Grecia. Non c'è alternativa all'adesione all'UE e alla NATO. Non giochiamo con il futuro della Macedonia", ha detto Zaev.

Gli altri partner governativi sono sulla stessa linea. Il leader del DUI Ali Ahmeti ha sottolineato che "i cittadini del paese hanno delegato il processo decisionale al parlamento".

Bujar Osmani, vice ministro degli Affari esteri con delega agli affari europei, ha ribadito che il processo è irreversibile. "Se non raggiungiamo il [supporto necessario] di 80 deputati, il prossimo passo sarà trovare un altro modo per aderire alla NATO. Non esiste un 'piano B'. Dovremo trovare nuovi modi per raggiungere il nostro obiettivo. Non ci sono alternative alla NATO".

Il punto di vista dell'opposizione

Durante la campagna, tutti i partiti politici tranne la VMRO-DPMNE hanno sostenuto l'accordo e promosso attivamente il sì. La VMRO-DPMNE ha ufficialmente lasciato libertà di scelta ai propri sostenitori.

Subito dopo la conferenza stampa di Zaev, il leader della VMRO Hristijan Mickoski ha dichiarato che la Macedonia si è espressa contro l'accordo sul nome con la Grecia. "I macedoni vivono qui, la nostra identità è macedone, la nostra lingua è macedone, i nostri antenati erano macedoni", ha detto, aggiungendo che il referendum è stato "una sconfitta non solo dell'accordo, ma anche del corso criminale del governo".

Alla domanda se appoggerebbe nuove elezioni parlamentari, il leader dell'opposizione ha affermato che Zaev non dovrebbe chiedere consultazioni anticipate, ma preparare "il proprio ritiro dalla scena politica".

Gli unici politici impegnati attivamente a sostenere il boicottaggio sono stati il​​ presidente della Repubblica Gjorge Ivanov, due piccoli partiti extra-parlamentari e una rete informale di cittadini organizzata attraverso i social media nel movimento orizzontale #Bojkotiram. Mentre i due leader dei principali partiti politici tenevano le rispettive conferenze stampa, alcune centinaia di persone si sono radunate davanti al parlamento per celebrare, indossando adesivi con la stella ebraica sulle maniche per suggerire un parallelo tra la sofferenza del popolo macedone e l'Olocausto.

La comunità internazionale

Il giorno dopo, l'Occidente ha sostenuto all'unanimità la decisione di Zaev di insistere con il processo di ratifica. In una dichiarazione scritta, gli Stati Uniti hanno accolto con favore i risultati del referendum, affermando che i cittadini hanno espresso il proprio sostegno alla NATO e all'adesione all'UE accettando l'accordo di Prespa.

"Mentre il parlamento della Macedonia inizia a deliberare sui cambiamenti costituzionali, esortiamo i leader a superare la politica partigiana e ad approfittare di questa storica opportunità per assicurare un futuro più luminoso per il paese come parte delle istituzioni occidentali", si legge nella dichiarazione.

Anche il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha affermato che la porta della NATO rimane aperta, ma prima devono essere completate tutte le procedure a livello nazionale.

Domenica scorsa Johannes Hahn, Commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati sull'allargamento, ha esteso le congratulazioni ai cittadini della Macedonia che hanno votato al referendum. "Mi congratulo con quei cittadini che hanno votato al referendum consultivo di oggi e si sono avvalsi delle proprie libertà democratiche. Il significativo sostegno al 'sì' garantisce ampio sostegno all'accordo di Prespa e al percorso euro-atlantico del Paese", ha twittato Hahn.

Quale voto conta di più?

Considerando le dichiarazioni pre-referendarie dei politici nazionali e internazionali, è ovvio che le principali parti in causa erano consapevoli che la sfida principale fosse assicurare un'alta affluenza alle urne. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato direttamente la gente a non "restare a casa il 30 settembre" e "cogliere l'opportunità e dire chiaramente che tipo di futuro" vogliono avere. Alcuni politici macedoni hanno dichiarato che il processo sarebbe continuato nelle istituzioni anche con un'affluenza di 600.000 persone. In un'altra mossa significativa, il governo ha deciso di cambiare la natura del referendum da vincolante a consultivo.

Ci sono diversi fattori che possono spiegare il fallimento del referendum, ma nessuno di questi solleva il governo dalle sue responsabilità. Uno dei principali ostacoli erano i numeri irreali nelle liste elettorali. Dopo anni di pesante emigrazione, il numero reale degli elettori è drasticamente inferiore a quello ufficiale di 1.806.336. Ad ogni modo, il governo non ha ritenuto necessario rivedere le liste prima del referendum.

Anche il quesito referendario e l'intera procedura erano difettosi. Cercare di mascherare il cambio di nome dietro "l'integrazione UE e NATO" si è rivelata una strategia poco lungimirante. Inoltre, dare per scontato che la stragrande maggioranza dei cittadini che sostengono l'integrazione UE e NATO sarebbe stata disposta a sostenere la modifica del nome si è rivelata una scommessa perduta.

Uno dei principali argomenti tra le persone che sostengono il boicottaggio sui social media è stato il fatto che i macedoni avrebbero pagato un prezzo elevato oggi per qualcosa che potrebbe accadere nel migliore dei casi fra 15-20 anni. Il fatto che l'UE non abbia fornito una data precisa per l'inizio dei negoziati ha sollevato ulteriori dubbi sulla reale volontà della comunità internazionale di far seguire i fatti alle parole.

Quello che seguirà ora è di cruciale importanza. Lo schieramento del "sì" è deciso a completare il processo istituzionale prima di maggio-aprile 2019, in particolare visto il sostegno unanime di UE, NATO e USA. Ma basterà? Zaev ha previsto dieci giorni di negoziati con la VMRO-DPMNE per cercare di convincere gli avversari a sostenere l'accordo, probabilmente con l'aiuto di diplomatici stranieri. Persuadere circa 10 parlamentari della VMRO-DPMNE a votare sì in Parlamento è tutto ciò di cui ha bisogno per raggiungere la maggioranza dei 2/3 necessaria per modificare la costituzione.

La VMRO-DPMNE soccomberà alla pressione, che inevitabilmente finirà per spaccare il partito in due, o seguiranno elezioni anticipate? Il prossimo episodio di questo reality-show politico andrà in onda fra 10 giorni.


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