Un momento delle proteste in Turchia - Fazıla Mat

A Istanbul e nel resto della Turchia le proteste di piazza si sono trasformate in decine di forum di discussione dove i cittadini si ritrovano quotidianamente a parlare di politica, a livello locale e nazionale. E molti parchi sono divenuti Gezi. Un reportage

09/07/2013 -  Alberto Tetta

A più di un mese dall’inizio delle proteste, la magistratura ha confermato a Istanbul lo stop al progetto del comune che prevedeva la demolizione del Parco Gezi, ma la mobilitazione contro il governo Erdoğan continua e sta assumendo nuove forme. Non più solo manifestazioni di piazza, ma anche decine di “forum aperti”, a Istanbul e nel resto del paese, dove centinaia di cittadini discutono elaborando assieme proposte concrete per determinare le scelte politiche a livello sia locale che nazionale.

Aleviti

Il 2 luglio scorso, il prato del piccolo parco di Cihangir nel centro di Istanbul, era ricoperto di candele. Sulla piattaforma al centro dello spazio verde vi erano appese le foto dei ragazzi morti negli scontri di questi giorni e uno striscione con scritto: “Siamo aleviti a Sivas, curdi a Lice e armeni come Hrant Dink”.

Nel ventesimo anniversario della strage di Sivas, quando 35 persone persero la vita dopo che militanti islamisti diedero fuoco all'hotel dove si svolgeva un incontro organizzato dalla comunità alevita, il Forum di Beyoğlu ha organizzato un corteo su via Istiklal e un evento pubblico nel parco, dove hanno preso la parola membri della comunità e testimoni dei fatti.

Nel frattempo a Kadıköy, il più importante quartiere nella parte asiatica della città, circa diecimila persone hanno partecipato a un corteo per ricordare il massacro alevita. Quelle di martedì sono solo alcune delle tante manifestazioni organizzate dai forum che usano i parchi non solo per assemblee politiche, ma anche per eventi culturali e dibattiti.

Forum aperti

L’idea dei “forum aperti” è nata al Parco Gezi durante l’occupazione delle prime settimane di giugno. Ogni giorno decine di persone prendevano la parola, nella piccola piazza al centro del parco, per esprimere liberamente le proprie opinioni, uniche due regole evitare espressioni omofobe e sessiste e non parlare per più di due minuti. Il 14 giugno durante l’incontro con i portavoce di Taksim Solidarietà, il coordinamento degli organizzatori di Occupy Gezi, Erdoğan aveva chiesto agli attivisti di sgomberare il parco ed è stato un forum aperto di migliaia di persone a decidere di rispedire al mittente la richiesta del premier e continuare l’occupazione.

Nonostante lo sgombero della notte successiva e il duro attacco della polizia la mobilitazione è proseguita e pochi giorni dopo sono state organizzate iniziative in molti quartieri della città. I forum aperti, che sono aumentati di settimana in settimana, ora sono circa 80 in tutto il paese. Assemblee pubbliche si tengono quotidianamente a Istanbul, Ankara, Izmir e oltre 10 altre città della Turchia.

“Senza dubbio una delle conseguenze più importanti della rivolta del parco Gezi sono i “forum aperti” – ha scritto Yurdagül Şimşek su Radikal del 27 giugno – dopo il violento intervento della polizia e lo sgombero, ogni spazio verde della città è diventato un Parco Gezi. Qui persone di opinioni diverse che sono scese in strada assieme lottando contro la violenza della polizia senza conoscersi, ora possono incontrarsi, parlarsi e, la cosa più importante di tutte, ascoltarsi”.

A favore del processo di pace

A Istanbul il forum più partecipato fino ad ora è stato quello del Parco Abbasağa nel quartiere di Beşiktaş. L’assemblea il 27 giugno si è espressa a favore del processo di pace in corso tra governo turco e autonomisti del Partito dei lavoratori del Kurdistan iniziato a fine marzo e il due luglio durante il forum due ragazzi, Halil Fırat Yazar e Funda Genç, si sono dichiarati obiettori di coscienza. Una scelta punita duramente in Turchia, paese dove il servizio di leva è obbligatorio e criticare l’esercito un reato penale.

Inoltre la scorsa settimana i forum di Beşiktaş e quello di Maçka hanno organizzato a Istanbul una manifestazione contro il gruppo editoriale Sabah-ATV di cui fa parte il quotidiano Takvim che aveva pubblicato un lungo articolo in cui si definiva Ethem Sarısülük, ucciso da un agente con un colpo di pistola durante una manifestazione pro-Occupy Gezi ad Ankara, un “terrorista”. Secondo il giornale Sarısülük durante la manifestazioni avrebbe, inoltre, dato fuoco a una bandiera turca.

I forum quindi stanno diventando uno spazio di dibattito tra persone che per la maggior parte non hanno mai fatto politica prima, su temi che vanno oltre l’opposizione al governo Erdoğan. Si parla di questione curda, diritti civili, militarismo, diritti delle minoranze, argomenti che per monti cittadini sono rimasti fino ad ora tabu, ma anche di speculazione edilizia, sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente, democrazia dal basso, media e libertà d’espressione.

I parchi, inoltre, sono diventati un punto d’incontro anche per le donne. Il tre luglio a Maçka nella parte europea della città e nel parco Yoğurtçu sulla sponda asiatica si sono tenuti i primi “forum femministi” che si riuniranno di nuovo nei prossimi mesi a cadenza settimanale. Ma i dibattiti non si limitano ai parchi. Gli studenti hanno organizzato, infatti, assemblee in tre dei più importanti atenei del paese, l’Accademia “Mimar Sinan”, l’Università del Bosforo e quella di Galatasaray.

Scendere in politica?

Dopo gli scontri di giugno, ora il movimento Occupy gezi si sta interrogando, anche, su come tradurre a livello elettorale il consenso raccolto in queste settimane di mobilitazione in vista delle amministrative dell’anno prossimo e le politiche del 2015. Uno dei temi più discussi nelle assemblee di questi giorni, infatti, è la legge elettorale. In Turchia un partito politico deve raccogliere più del 10% dei voti per entrare in parlamento, la soglia di gran lunga più alta in Europa.

Il Chp, primo movimento d’opposizione in parlamento e il pro-curdo Partito della democrazia e della pace (Bdp) sono favorevoli a una modifica della legge, ma il governo no. Secondo il premier, infatti, l’attuale legge elettorale garantisce stabilità: “Che si impegnino e superino anche loro lo sbarramento”, ha dichiarato Erdoğan il 26 giugno scorso. Per riuscire a eleggere propri rappresentati nonostante la soglia di sbarramento, i forum pensano quindi di presentare alle elezioni politiche candidati vicini al movimento come indipendenti e c’è chi vorrebbe Sırrı Süreyya Önder, il parlamentare che lo scorso 28 maggio ha bloccato lo sradicamento degli alberi del Parco Gezi mettendosi davanti alle ruspe, come candidato sindaco di Istanbul di tutta l’opposizione anti-Akp.

 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto Racconta l'Europa all'Europa


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