Il confine turco-armeno a Khor Virap (Foto Onnik Krikorian-Oneworld Multimedia, Flickr)

Sabato a Zurigo i ministri degli Esteri di Turchia e Armenia firmeranno un accordo per istituire relazioni diplomatiche dirette. Il 14 ottobre, a Bursa, si svolgerà il ritorno della storica partita di calcio di Erevan. Ma la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi deve passare al vaglio dei rispettivi Parlamenti. Il dibattito in Turchia

05/10/2009 -  Alberto Tetta Ankara

E' passato poco più di un anno dalla visita in Armenia di Abdullah Gül. Il presidente della Repubblica turca, il 6 settembre del 2008, era stato invitato a Erevan dall'omologo armeno, Serzh Sargsyan, per assistere alla partita di calcio tra le nazionali dei due Paesi. In quell'occasione, Gül aveva auspicato che l'incontro potesse significare "un nuovo inizio" nelle relazioni tra Turchia e Armenia. A un anno di distanza, sembra che questo auspicio si stia realizzando.

Negli ultimi mesi i diplomatici dei due Paesi si sono incontrati per concordare un percorso che dovrebbe portare alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche con la firma, il 10 ottobre prossimo, di un protocollo di intesa tra il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoğlu, e quello armeno, Eduard Nalbandyan.

Sebbene in Turchia fosse già da tempo chiaro a tutti che i due Paesi stavano cercando un accordo, la conferma ufficiale è arrivata solo il 31 agosto quando, in un comunicato stampa congiunto, i due storici nemici hanno annunciato di essere giunti a un accordo su una bozza di protocollo di intesa, grazie alla mediazione svizzera. Il documento, dopo essere stato sottoscritto dai due ministri degli Esteri, sarà discusso nei rispettivi parlamenti. Stando alle prese di posizione ufficiali del governo turco, l'approvazione del protocollo è solo una questione di tempo. Guardando però alle questioni che ancora dividono Armenia e Turchia, il successo del processo di normalizzazione appare tutt'altro che scontato.

La normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi comporterà la riapertura del confine chiuso da Ankara nel 1993, in reazione all'occupazione da parte dell'Armenia del Nagorno Karabakh, regione a maggioranza armena in Azerbaijan. La possibilità di far circolare liberamente le merci tra i due Paesi darebbe, inoltre, una boccata d'aria fresca alla debole economia armena. Parallelamente, l'apertura del confine avrebbe ricadute estremamente positive sull'economia di una delle zone più povere dell'Anatolia, l'est della Turchia.

La comunità armena in Turchia ha accolto con entusiasmo l'intenzione delle due diplomazie di trovare un accordo dopo quasi un secolo di conflitto. Il settimanale armeno di Istanbul, Agos, ha dato ampio spazio sull'ultimo numero della rivista alle posizioni dei "cittadini armeni della repubblica Turca". Tabita Toparlak ad esempio, studentessa di diciotto anni, afferma: "Che aprano questo confine, che lo aprano una volta per tutte! Questi due Paesi hanno bisogno di una ventata di aria fresca prima che la situazione si sclerotizzi!". Secondo un altro intervistato, Aykun Kasakyan, "avere relazioni diplomatiche con l'Armenia è incredibilmente importante per la Turchia. Negli ultimi tempi si sono calmati gli animi e c'è spazio per il dialogo, per la comprensione reciproca ... Trovo la posizione dei partiti d'opposizione in Turchia fuori dal tempo, non capisco che cosa vogliano. Sembra che il loro unico obiettivo sia cancellare l'Armenia dalla mappa!"

Non tutti in Turchia, infatti, vogliono la pace. Le maggiori critiche al nuovo approccio del governo sono arrivate dall'opposizione nazionalista, che accusa il Primo ministro Erdoğan di stare abbandonando i "fratelli azeri", privandoli del sostegno necessario a contrastare l'occupazione armena del Nagorno Karabakh. Il leader del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), Deniz Baykal, ha dichiarato invece che fino a quando l'occupazione continuerà e l'Armenia difenderà la tesi del genocidio il confine dovrà rimanere chiuso.

Uno dei più grossi ostacoli al processo di pace rimane quindi la questione del Nagorno Karabakh. Nel protocollo non si parla della repubblica separatista, ma è chiaro che per la Turchia mantenere un buon rapporto con l'Azerbaijan è fondamentale. In primo luogo perché, viste le comuni radici etniche e linguistiche, turchi e azeri si considerano da sempre popoli fratelli. Come recita un famoso slogan nazionalista azero, "iki devlet, bir millet", "due stati, un solo popolo". Inoltre l'Azerbaijan, Paese ricco di risorse naturali, è un partner molto importante per la Turchia e per le sue aspirazioni da potenza regionale sia nel Caucaso che in Medio Oriente. L'Azerbaijan, dal canto suo, ha nelle sue mani un'arma di ricatto che potrebbe usare nel caso l'appoggio turco venisse a mancare, il gas. Nel caso le relazioni tra i due Paesi si incrinassero, la repubblica caucasica potrebbe decidere di modificare il portafoglio dei propri clienti avvantaggiando la Russia a scapito della Turchia.

In queste ultime settimane, Erdoğan e il ministro degli Esteri Davutoğlu stanno cercando in ogni modo di trovare una soluzione che permetta di firmare la pace con l'Armenia evitando, allo stesso tempo, una crisi diplomatica con la repubblica sorella. Mentre si trovava a Washington per partecipare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Primo ministro turco ha invitato sia il presidente Obama che quello russo, Dmitrij Medvedev, a impegnarsi maggiormente nella mediazione tra Armenia e Azerbaijan perché giungano a un accordo sullo status del Nagorno Karabakh. Erdoğan, inoltre, intervistato dall'agenzia azera Trend il 30 settembre, ha dichiarato che "gli interessi dell'Azerbaijan sono di primaria importanza anche per la Turchia. Non tradiremo l'Azerbaijan. In ottobre il parlamento discuterà delle relazioni diplomatiche con l'Armenia. La nostra azione non va contro gli interessi dell'Azerbaijan. Non firmeremo mai nessun accordo che possa in qualche modo danneggiare il nostro vicino."

Se la firma del protocollo di intesa è solo una questione di tempo, la sua approvazione da parte dei parlamenti nazionali armeno e turco, dunque, non è per nulla scontata. I problemi sul campo rimangono ancora molti e la soluzione non è semplice.

Il 14 ottobre, a Bursa, la nazionale turca darà la rivincita all'Armenia dopo il due a zero dell'anno scorso. Abdullah Gül ha invitato il presidente Sargsyan in Turchia. Quest'ultimo ha annunciato che parteciperà al match solo se per quella data saranno stati fatti passi avanti importanti nei colloqui. Se tutto andrà per il verso giusto, e il 14 ottobre Sargsyan siederà in tribuna a fianco di Gül, potremo dire che davvero la pace è a portata di mano.


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