Piani cartesiani e nuvole di punti. E' da un punto di vista particolare che il ricercatore Stefano Braghiroli ha guardato ad anni di votazioni in seno al Parlamento europeo in merito alla Turchia. Con risultati sorprendenti. Una nostra intervista

18/01/2011 -  Roberta Bertoldi

La Turchia è paese candidato all'adesione nell'Ue dal 1999. Da allora il percorso è stato molto accidentato e il suo ingresso nella famiglia europea se non addirittura in dubbio è perlomeno ancora molto lontano. Stefano Braghiroli, ricercatore del CIRCaP dell'Università di Siena, ha guardato a questo processo da un'angolazione del tutto particolare: ha analizzato con metodi statistici le dinamiche di voto sulla Turchia in seno al Parlamento europeo. Con risultati sorprendenti.

Perché ha scelto come oggetto della sua indagine proprio la Turchia?

Da anni mi interesso alle questioni relative al Parlamento europeo. Approfondendo, dal punto di vista dei metodi statistici, la mia indagine sul voto dei membri del parlamento, ho trovato molto interessante l'analisi del “caso Turchia” perché presenta dinamiche sorprendenti. La mia ricerca guarda al modo in cui il dibattito sull'adesione della Turchia si è sviluppato nel Parlamento europeo prendendo in considerazione le votazioni tenutesi tra il 2004 e il 2009 . In primo luogo analizzo l'impatto del dibattito pubblico riguardo l’adesione della Turchia sulle dinamiche di voto in assemblea, e in quale misura questo dibattito abbia il potere di modificare i normali schieramenti di voto. In secondo luogo, valuto come e in quale misura il punto di vista individuale dei membri del Parlamento europeo sulla Turchia e sull'adesione della Turchia influenzi il comportamento di voto.

Il caso turco è molto diverso da altri casi quindi?

Certo. Attraverso la tecnica statistica dell' ”algoritmo Nominate” si ottiene una mappa, una collocazione su piano cartesiano dei diversi gruppi parlamentari in “nuvole di punti”. Per le votazioni generali del Parlamento i gruppi risultano solitamente ben definiti. Nelle votazioni sulla Turchia invece, i punti corrispondenti al voto del singolo parlamentare, distribuiti graficamente, risultano più confusi.

In che termini?

Ad esempio si nota che le posizioni del Partito popolare rispetto alla membership turca, sono spalmate nel grafico comprendendo dal più turcoscettico fino al pro Turchia. La questione dell'adesione della Turchia all'Unione europea divide in seno al Parlamento europeo, ma divide anche all'interno dei singoli gruppi parlamentari.

Prima accennava anche a fattori individuali che condizionano il voto ...

Sì, nella mia ricerca ho analizzato anche fattori quali il genere, l'età, il livello di istruzione. Dall'indagine emerge ad esempio che le donne sono generalmente più favorevoli all'adesione della Turchia mentre per quanto riguarda il grado di istruzione, tendenzialmente chi ha un livello medio o medio-basso di scolarizzazione, sostiene meno la membership rispetto a chi ha una laurea o un percorso post laurea.

Altri elementi rilevanti nel condizionare il voto?

Naturalmente l’affiliazione ideologica ha un peso rilevante ma non solo, anche la visione degli affari internazionali è importante. Ad esempio il sostegno alla leadership americana e alla NATO sono inversamente correlati al sostegno alla membership turca.

Paradossale se si tiene conto che la Turchia è un paese NATO ed è il secondo esercito in termini di grandezza dell’Alleanza atlantica ...

La spiegazione è a mio avviso da trovarsi nei risvolti più recenti della politica estera turca, definita da alcuni “neo-ottomana” e che si sostanzia in relazioni principalmente commerciali ma anche culturali e diplomatiche con Iran, Siria, Russia. Se prima la Turchia era vista come baluardo dell'Occidente in un'area in cui l’Unione Sovietica aveva grande influenza, ora i membri del Parlamento europeo più vicini a NATO e leadership americana tendono a vedere la Turchia più come un problema che un'opportunità.

Come influenza le votazioni l'appartenenza religiosa dei parlamentari?

Quello che emerge dal sondaggio è che un numero rilevante di parlamentari che è contrario all’adesione della Turchia si dichiara anche cristiano. Questo naturalmente non indica che l'essere cristiano mette automaticamente contro l'adesione della Turchia, ma è un fattore che dal punto di vista statistico è risultato rilevante.

Lei ha presentato recentemente la sua ricerca presso un'università di Istanbul, quali le reazioni?

Ciò che ha suscitato più interesse e dibattito sono stati i dati relativi al livello di sostegno alla Turchia in base alle diverse nazionalità dei parlamentari. I parlamentari di Germania e Francia sono quelli più freddi rispetto all'adesione, e molti leggono questo dato in base al fatto che in questi paesi c’è una forte minoranza turca. Però nell’indagine si evidenzia come altri paesi che pure hanno una rilevante minoranza turca, come ad esempio Olanda e Bulgaria, si trovino nel grafico in posizione opposta.

E come risponde la Turchia al turcoscetticismo europeo?

Come reazione alla mia presentazione si è discusso ampiamente del crescente scetticismo dell'opinione pubblica turca verso il percorso di integrazione europea. Molti partecipanti evidenziavano come, se nemmeno i partiti europei hanno una posizione chiara sulla Turchia, e chi ce l’ha è contrario all'adesione, allora esiste un problema di sostenibilità nel lungo termine di questo processo. In generale quello che si risponde in Turchia al crescente scetticismo nei propri confronti suona più o meno così: "Siamo molto più sicuri di noi stessi rispetto a 5-6 anni fa, abbiamo una crescita economica ottima, siamo uno snodo importante per gas e risorse energetiche, abbiamo una popolazione giovane e dinamica e quindi pur continuando a sperare che l’Ue si dimostri “responsabile” nei nostri confronti, non ci stracceremo certo le vesti se questo non avverrà".


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