Busto di Lenin a Tiraspol (foto di Eliseo Bertolasi)

Busto di Lenin a Tiraspol (foto di Eliseo Bertolasi)

Un viaggio nella Transnistria di oggi, tra parole e immagini, raccontata con un occhio attento alla storia di questo territorio conteso della Moldavia. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

03/01/2011 -  Eliseo Bertolasi

La Transnistria (ufficialmente Repubblica Moldava di Pridniestrovie, in russo Pridnestrovskaja Moldavskaja Respublika o più brevemente Pridnestrovie) è uno dei cosiddetti stati de facto; pur non essendo riconosciuta a livello internazionale, in quanto ufficialmente parte della Repubblica di Moldavia, ha in realtà tutte le prerogative di uno stato: una sua frontiera, una sua bandiera, una sua valuta, un suo governo, un suo parlamento, un suo presidente, un suo esercito.

Sono arrivato a Tiraspol, de facto capitale della Transnistria, partendo da Chişinău. Numerosi sono i collegamenti privati e pubblici che giornalmente collegano la capitale della Moldavia a Tiraspol. Il viaggio non dura più di un’ora e mezza (comprese le procedure doganali), la distanza tra le due città è di solo 80 km.

Il punto d’ingresso nella Transnistria, su tale tragitto, è una dogana controllata dai militari, posta qualche chilometro prima della città di Benderi (Tighina in moldavo o Benderi in russo). Da quel momento, l'unica lingua utilizzata è il russo.

È possibile ottenere un’autorizzazione d’ingresso compilando in dogana un apposito modulo sul quale va obbligatoriamente indicato dove e da chi si verrà ospitati.

Poco dopo si arriva a Benderi, la sua imponente fortezza (oggi chiusa per lavori di restauro) testimone di memorabili scontri tra russi e turchi domina davanti al fiume.

La città (la quarta più popolosa della Moldavia) si trova sulla riva destra del fiume Nistru/Dnestr e durante la guerra di secessione è stata teatro di sanguinosi scontri casa per casa ove persero la vita centinaia di persone, anche tra i civili. Su molti dei suoi edifici sono ancora visibili i segni dei colpi delle armi da fuoco. Quei giorni drammatici sono ancora ben vivi nei racconti e nella memoria collettiva della comunità.

Davanti alla fortezza, il ponte sul Nistru/Dnestr conduce direttamente in una decina di minuti a Tiraspol la capitale dell’autoproclamata repubblica.

Visita la galleria fotografica sulla Transnistria di Eliseo Bertolasi

Nel mese di ottobre di ogni anno si festeggia l’anniversario della fondazione della città, il cui nome di origine greche (deriva da: Tiras, antico nome greco del Nistro, polis che sempre in greco significa città) non subisce variazioni tra moldavo russo e ucraino.

Questo nome le venne attribuito nel 1792 dal suo fondatore: il mitico generale russo Alexander Vasilievich Suvorov (considerato uno dei più grandi strateghi militari di tutti i tempi, tra l’altro per aver battuto in battaglia Napoleone Bonaparte). Il suo monumento equestre spicca all'ingresso della città.

La città è famosa per essere una delle poche non ancora visibilmente cambiate dai tempi dell’Unione Sovietica, i simboli sovietici sono infatti dappertutto. Una gigantesca statua di Lenin si erge su una colonna fuori dal Palazzo presidenziale mentre dall’altra parte della strada un carro armato della Guardia con la scritta “za rodinu” (per la patria) fa da vedetta al monumento dei caduti. Un grande busto di Lenin erede del periodo sovietico è tuttora presente davanti alla Casa dei Soviet. Sulla bandiera verde e rossa della Transnistria è ancora visibile la falce e martello dell’Unione Sovietica.

Qui, nel cuore della Transnistria, vi è una base militare russa: la 14° Armata russa, erede della 14° Armata della Guardia, costituita nel 1956 come unità di punta dell'ex Armata Rossa in posizione avanzata all’estremo ovest dell’allora Unione Sovietica. Oggi è custode di una enorme quantità di munizioni e materiale militare sovietico, tanto che la Transnistria può essere considerata come uno dei più grandi depositi d’armi d’Europa.

Durante la guerra civile, la 14° Armata contribuì notevolmente a determinare l’esito degli scontri, come mi ricorda l’amico tassista Sergej, di Benderi, a quei tempi testimone oculare dei fatti: le forze della 14ª armata, agli ordini del generale Lebed, combatterono a fianco dei separatisti della Transnistria. I separatisti, potendosi equipaggiare con gli armamenti della 14ª armata, riuscirono ad ottenere una posizione di superiorità rispetto all’esercito moldavo che fu sconfitto con rilevanti perdite.

Nel giugno 1992 le forze russe attraversarono il fiume e occuparono, dopo sanguinosi combattimenti, la città di Benderi.

Nella città di Benderi un colossale manifesto con ai lati due carri armati e nel centro lo stemma del paese riporta la scritta “eti naši pobedi” (queste sono le nostre vittorie), per indicare il parallelismo tra la Grande Guerra Patriottica, della quale si è festeggiato quest’anno il 65° anniversario e la guerra di secessione transnisitriana che quest’anno ha festeggiato il suo 20° anniversario.

Al di la dei simboli comunisti e del nostalgismo sovietico, in realtà, tutto ruota intorno alla Sheriff, società diretta da Vladimir Smirnov, figlio dell'attuale presidente.

Quest’azienda, l’unica autorizzata ad esportare all’estero, praticamente ha in mano qualsiasi cosa all’interno del paese: la rete dei supermercati, i distributori di carburante e perfino la squadra di calcio della capitale.

Alcuni analisti inoltre ritengono che parte rilevante dell’economia del paese sia frutto del contrabbando e di vari traffici illeciti da parte delle mafie locali, il tutto favorito anche dalla particolare posizione geografica della regione (Tiraspol dista solo 100 km dalla città portuale di Odessa). Questo scenario di diffusa illegalità induce a considerare il paese come a una sorta di “buco nero” d’Europa.

A Tiraspol circolano poche auto, si vedono ancora carretti trainati da cavalli e gli immancabili vecchi trollejbus (filobus) del periodo sovietico. Non mancano le signore anziane che vendono per strada le loro mercanzie, dai soliti prodotti di lavoro a mano fino ai frutti della terra, su improvvisate bancarelle o direttamente per terra.

Nel centro città, pulito e ordinato, la vita sembra scorrere tranquilla, viali alberati, bambini che giocano nei giardini, magari a lato dell’ennesimo monumento patriottico. La periferia, come quella di tante altre città ex-sovietiche, è caratterizzata da file allineate dei classici condomini rettangolari di stile sovietico.

Al di fuori dell’Università, nel centro di Tiraspol, non è difficile soffermarsi per scambiare due chiacchere con gli studenti.

L’opinione diffusa, nonostante la percezione d’isolamento del Paese, viene espressa soprattutto nella volontà di voler rimanere, di voler lottare per i propri interessi, per la Transnistria, per il riconoscimento della propria indipendenza e autonomia. Russi ed ucraini, che uniti rappresentano la maggioranza della popolazione, sono qui accomunati dalla stessa richiesta di distacco definitivo dalla Moldavia. Mi viene suggerito, con molto pragmatismo e non senza un pizzico d’ironia, che dopo il “precedente” del Kosovo, tutto, in futuro potrà essere “riconosciuto”.


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