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La Slovenia e "Il cuore nel pozzo"

Una scena tratta da "Il cuore nel pozzo"

Riportiamo alcune reazioni oltre Adriatico allo sceneggiato "Il cuore nel pozzo" trasmesso in questi giorni dalla RAI. Qui di seguito la traduzione di un articolo pubblicato su Vijesti, uno dei maggiori quotidiani montenegrini. Proprio in Montenegro, tra i vicoli della città di Kotor, è stata girata la fiction.

Dal quotidiano di Podgorica Vijesti, 7 febbraio 2005
Traduzione a cura di Osservatorio sui Balcani

Il film "Il cuore nel pozzo", la cui prima parte è stata trasmessa ieri sera dalla televisione di stato italiana RAI, in Slovenia solleva forti critiche. A queste si è unito il presidente dei veterani antifascisti sloveni ed ex presidente della presidenza repubblicana, quando ancora esisteva la Jugoslavia, Janez Stanovnik. Ieri sera Stanovnik ha dichiarato che il film sulle foibe e sulla pulizia etnica subita dagli Italiani sulla costa slovena, in Istria ed in Dalmazia rappresenta non solo una falsificazione della verità storica, ma anche l'apice di un'operazione di "lavaggio del cervello", che, rispetto a questo tema, si è sviluppata in Italia, e in particolare a Trieste, nel corso degli anni.

Il film "Il cuore nel pozzo" girato l'autunno scorso in Montenegro dal regista Alberto Negrin, parla di una famiglia italiana dell'Istria al tempo della Seconda guerra mondiale che rimane vittima dello scontro etnico al tempo della caduta del fascismo. Il personaggio principale del film è il bambino Francesco, al quale i partigiani hanno ucciso i genitori. Particolarmente crudele nella cacciata degli Italiani si mostra il comandante partigiano Novak, interpretato dall'attore serbo Dragan Bjelogrlic.

In Slovenia negli ultimi mesi ha preso corpo una forte critica al film, con la tesi che già con la scelta del principale personaggio negativo, rappresentato da un partigiano sloveno si mostrano gli Sloveni come un "popolo che attua un genocidio". Si tratta si un sopruso della verità storica che in Italia viene manipolata dalle forze di destra, alle quali negli ultimi anni si è piegata anche la sinistra.

Tra le valutazioni fatte ci sono state anche quelle che affermano che si tratta di una "berlusconiana consacrazione postuma di Tito" e che è una "soap-opera storica", che in modo emotivo tocca un tema sensibile e mostra nuovamente gli Italiani contro gli Sloveni e i Croati, che nel film sono rappresentati come "barbari". Stanovnik, ai partigiani sloveni radunati ad una commemorazione nei pressi di Koper, ha detto che con il film si prosegue con la costruzione di una falsità storica: "Vi ricorderete se abbiamo attaccato noi l'Italia o l'Italia ha attaccato noi. L'Italia attaccò (l'allora) Jugoslavia, e non il contrario", ha detto Stanovnik, aggiungendo che la riconciliazione e le relazioni di buon vicinato vanno edificate sulla verità e bisogna esprimere il dispiacere per gli errori, ma in "modo europeo". Stanovik ha poi concluso affermando che i dati che in Italia vengono posti in relazione col numero degli Italiani uccisi e gettati nelle fosse sarebbero esagerati.

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