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La Slovenia dice no agli USA ita

La Slovenia, di prossimo ingresso nell'Ue, ha rifiutato in prima battuta di firmare l'accordo bilaterale sulla non estradizione dei cittadini americani alla Corte penale internazionale.

Il 2 giugno a Lubiana è giunta una delegazione americana per discutere con un team di giuristi sloveni circa la possibilità di sottoscrivere l'accordo bilaterale sulla non estradizione dei cittadini statunitensi alla Corte penale internazionale (Cpi).

La Slovenia ha risposto alla richiesta americana con un rifiuto, accettando il suggerimento dell'UE di non firmare l'accordo bilaterale con gli USA. Nella comunicazione ufficiale seguita all'incontro di due ore tra le due delegazioni si legge: "la Slovenia accoglie con favore le direttive dell'Unione europea che si riferiscono ad un accordo bilaterale con gli USA e aderirà allo stesso modo degli altri membri dell'UE e degli stati che presto ne faranno parte".

In sostanza la Slovenia rifiuta in prima battuta la richiesta della delegazione statunitense guidata da Patricia McNerney. Secondo le reazioni locali il facile rifiuto sarebbe motivato con il fatto che il team composto da cinque persone si è confrontato con un gruppo di esperti legali solo sugli aspetti legali, appunto, del fatidico accordo. La cosa sarebbe più difficile se e quando l'incontro dovesse tenersi tra i rappresentanti politici dei due paesi.

A quanto pare l'obiettivo della delegazione americana non era tanto quello di intascare la firma dell'accordo sull'immunità, quanto di discutere sugli aspetti legali dell'accordo e verificarne le possibilità di una reciproca soddisfazione dei due paesi. Rimane, quindi, la possibilità che ci possano essere ulteriori pressioni sulla Slovenia per portarla alla firma dell'accordo.

Tra le organizzazioni slovene che hanno reagito ed esortato il governo a non mollare sull'accordo con gli USA, si sono fatte sentire: Amnesty International Slovenia, l'Obudsman sloveno per i diritti umani Matjaz Nazek, il gruppo di intellettuali sloveni riuniti nel "Forum per la sinistra" e alcuni partiti di opposizione.

I paesi dei Balcani sono da tempo sotto pressione a causa dell'accordo bilaterale con gli USA, per ora sottoscritto da 35 paesi. Il Congresso americano ha votato una legge, che entrerà in vigore il mese prossimo, secondo la quale i paesi che non firmeranno tale accordo di non estradizione dei cittadini americani, si vedranno sospeso l'aiuto militare. Nel caso della Slovenia si parla di 4 mln di USD. Suddetta legge non ha vigore per i paesi dell'UE, della NATO e della Partnership for peace.

Anche gli altri paesi dei Balcani occidentali sono presi tra i due fuochi, gli USA che spingono per la firma minacciando di sospendere gli aiuti e l'UE che li invita ad accettare i valori europei e quindi la Cpi. Tra i paesi che hanno già firmato l'accordo sull'immunità, ma non lo hanno ancora ratificato, compaiono: l'Albania, la Bosnia Erzegovina e la Romania. E se la Croazia si affianca alla Slovenia nell'opporre resistenza, la Bulgaria e la Macedonia devono ancora decidere, così come in Serbia e Montenegro dove un'accesa discussione è tuttora in corso.

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