1991, i giorni dell'indipendenza

A Bruxelles la citano spesso come una ''success story''. Ma la Slovenia è in crisi profonda. Il paese è diviso ed anche i suoi rappresentanti. L'ultima della serie è la mancata presenza del Presidente Drnovsek alle celebrazioni per l'indipendenza

26/06/2007 -  Franco Juri

La tradizionale celebrazione della giornata dell'indipendenza che la Slovenia festeggia il 25 giugno, giorno in cui,16 anni fa, venne dichiarata dal parlamento e dal presidente Milan Kučan, si è quest'anno svolta senza il presidente delle repubblica Janez Drnovšek.

Non è stata una questione di salute o di indisposizione; il presidente in verità non si è nemmeno sforzato di nascondere le vere ragioni della sua assenza; il forfait l'ha dato per motivi politici, "per protestare contro lo stato delle cose nel paese" e perché - come dichiarato testualmente dal capo di stato - "non aveva intenzione di presenziarvi in qualità di comparsa protocollare".

Nei giorni scorsi c'era stato un estenuante braccio di ferro tra lui ed il premier su chi avrebbe parlato dal pulpito. Alla fine l'aveva spuntata Janša, il primo ministro. Drnovšek, irritato e convinto di essere in qualche modo censurato, ha deciso così di disertare.

Il plotone della guardia d'onore è stato salutato dal presidente della Camera di stato France Cukjati. E' un precedente clamoroso che sta naturalmente suscitando in tutto il paese molte perplessità e anche accese polemiche.

Grande l'imbarazzo nelle file del protocollo di stato, contenuta invece l'irritazione nel governo che per la diserzione di Drnovšek non si scompone eccessivamente, ma lo stigmatizza politicamente sperando che quanto avvenuto porti ulteriore acque al mulino dell'impeachment.

Il più sarcastico è il ministro degli esteri Dimitrij Rupel: "Credo che il presidente stia veramente male". Sono pochi coloro che difendono la libertà del presidente di decidere in merito. Per i più presenziare alla manifestazione centrale nel giorno dell'indipendenza è per la carica che Drnovšek riveste semplicemente un dovere costituzionale.

Ma c'è anche chi lo giustifica e comprende. Sarebbe una sorta di ipocrisia venire alla celebrazione dopo aver dichiarato pubblicamente a più riprese che la situazione nel paese è grave, dice France Bučar, uno dei padri dell'indipendenza.

Si tratta di un precedente clamoroso e le ragioni addotte dal presidente stridono con quanto detto nel suo discorso celebrativo, davanti a quattromila persone radunate nella piazza della Repubblica antistante la Camera di stato, il premier Janša. Questi ha enfatizzato gli ottimi risultati economici ed internazionali del paese. La Slovenia è membro dell'UE e della Nato, è entrata nella famiglia dell'euro e può esibire degli invidiabili parametri macroeconomici. Nel segno di una celebrazione ispirata ai giovani e al loro presunto ottimismo si è svolto pure programma culturale, fatto di musica, danze , recite e spettacoli multimediali.

Ma l'amaro in bocca rimane; oltre a Drnovšek la festa è stata disertata, senza spiegazioni, anche dall'ex presidente Milan Kučan. Alla seduta solenne del parlamento in cui il discorso è stato affidato all'ultranazionalista vicepresidente della Camera di stato Sašo Peče del Partito nazionale sloveno (SNS), ha presenziato solo la metà dei deputati. E' questo il segno che la Slovenia, spesso indicata dalla Commissione europea di Barroso come una "success story" da imitare , è in verità un paese in crisi profonda.


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