Locandina del film

Locandina del film

Šišanje, si può tradurre con “taglio di capelli” o in questo caso “rasatura”. È il nuovo film di Stevan Filipović dedicato al fenomeno degli hooligans serbi, ai loro collegamenti con il mondo della politica e con le élite nazionaliste. Nostra intervista col regista

15/11/2010 -  Cecilia Ferrara

Ad un mese dalla sua uscita è uno dei film autoctoni più visti in Serbia, con 50.000 spettatori. Si trova ancora in 5 sale a Belgrado e in una a Podgorica e a fine ottobre ha vinto due premi al festival internazionale di cinema di Leskovac “Life”. Si tratta di “Šišanje” (taglio di capelli, rasatura) secondo lungometraggio del regista Stevan Filipović che, senza fondi, ha impiegato 4 anni a realizzare un film sul neonazismo in Serbia e i suoi legami con le tifoserie. Il protagonista è Novica, liceale molto portato per la matematica che da ragazzo tranquillo si avvicina ad una tifoseria nazista del Rad e si trasforma in un violento superando i suoi “maestri”.

Nel film ci sono tutti gli ingredienti di quello che si dice in Serbia riguardo ai tifosi, forse in maniera un po' troppo didascalica: il controllo/protezione dei tifosi da parte della polizia e di élite nazionaliste di alto livello, la violenza contro i rom e contro i gay. Ma “Šišanje” è diventato un “caso” soprattutto perché, presentato il 5 ottobre 2010, è come se i personaggi nei giorni successivi avessero lasciato la pellicola per entrare nella vita reale. Gli skinheads del film sono sbarcati il 10 ottobre a Belgrado per protestare, devastando la città, contro il Gay pride, e li abbiamo visti allo stadio Marassi di Genova con il passamontagna e le cesoie, i tatuaggi “1389”, la bandiera albanese bruciata e i comportamenti da “squadraccia” fascista. Osservatorio Balcani e Caucaso ne ha parlato con il regista Stevan Filipović

Perché hai scelto questo tema?

Il film precedente che abbiamo fatto come gruppo di autori è stato "Il guerriero di Šeitan" (Šeitan Ratnik), il primo fantasy serbo con effetti speciali, storie di teenagers, e ho sempre pensato che il mio secondo film sarebbe stato un altro fantasy. Ma quando vivi in un paese come la Serbia, come artista senti il bisogno di rispondere a quello che sta accadendo alla tua generazione. Quindi in Šišanje abbiamo messo quelli che ci sono sembrati i problemi più grossi per i giovani.

Quand'è che l'”hooliganismo” ha iniziato a diventare un problema?

Gli hooligans sono un problema in molti paesi europei, ognuno ha scelto un modo per trattare con questo fenomeno. Ad esempio gli inglesi hanno un sistema molto repressivo verso i gruppi di hooligans. In Serbia i tifosi sono diventati un problema serio negli ultimi sette anni: sono spesso legati a gruppi criminali e anche ad alcuni partiti politici di destra, e questo li rende differenti. Non sono solo tifosi, diventano una forza d'azione da utilizzare nelle strade per determinati obbiettivi,  una modalità, pericolosa, con la quale la destra politica vorrebbe riportare indietro la Serbia ai tempi di Milošević. 

Per fare questo film esattamente come hai fatto? Hai incontrato tifosi od esponenti dei gruppi estremisti di destra?

Non è difficile avere tutte queste informazioni: sei circondato da questa gente. Io vivo vicino allo stadio e conosco molte persone che vivono in gruppi di quel tipo. Come regista devi essere pronto e aperto per ascoltare le loro storie, poi le metti insieme in un'unica e lunga narrazione e questo diventa la sceneggiatura del film. Molti episodi vengono dalla cronaca. Cerchiamo di lavorare come giornalisti, abbiamo cercato di capire ad esempio quale tipo di partiti ufficialmente o non ufficialmente sostengono questi gruppi, abbiamo lavorato con le forze dell’ordine, che ci hanno spiegato quali sono i problemi della polizia serba di oggi, abbiamo lavorato con i matematici, visto che c'era una parte importante del film dedicata alla matematica. Senza scordarsi di un importante programma cui dobbiamo molto: “Insajder” di B92 , condotto da Brankica Stanković, giornalista di grande coraggio, che ha fatto una ricerca su questi gruppi, sui loro legami politici e i loro obiettivi.

C'è qualcuno che ad esempio si è lamentato dell'immagine che il tuo film può dare della Serbia?

Tutti gli eventi del film sono basati su fatti veramente accaduti, non stiamo creando un mondo fantastico o qualcosa del genere. Ogni cosa che noi mostriamo è venuta fuori nella realtà in un modo o nell'altro. Questo film è come uno specchio che mostra le immagini dei nostri problemi. Non so quanto la gente davvero abbia voglia di guardarli negli occhi e farci i conti, ma penso che parlarne sia sempre il primo passo.

Nel film il tuo assunto è che la polizia ha in mano i gruppi di tifosi. Li ricatta o li paga in un modo o in un altro o per tenere basso il livello di danni che gli stessi gruppi di tifosi/nazisti possono fare, o per averli pronti in caso di bisogno di violenza per le strade. E una delle scene finali è quella dell'attacco all'ambasciata americana durante la manifestazione del 21 febbraio 2008 contro la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo. Questa è un'insinuazione forte. Hai avuto problemi per questa scena?

Intanto bisogna ricordarsi che non è un documentario. È fiction. Non si può essere condannati per un film. Comunque molti membri della polizia hanno visto il film e ne sono rimasti soddisfatti. Sanno benissimo che la corruzione fa parte della nostra società mentre ci sono giovani e bravi poliziotti, come la poliziotta del film Livia, che provano a combatterla. Ed è bene che qualcuno ne parli. Chiunque al governo sa bene che c'è un problema con la corruzione in Serbia: non dovrebbero preoccuparsi del film, dovrebbero preoccuparsi del problema.

Qual è stata la tua impressione della guerriglia urbana del giorno del Gay pride? C'erano, si dice, 6.000 violenti, molto giovani, che sono arrivati da tutta la Serbia. Anche dietro questo sembra che ci sia una grossa organizzazione...

Certo che c'è organizzazione. Alcuni giornalisti ora li giustificano dicendo che “sono ragazzi”. Ma non sono “solo ragazzi” che si organizzano, attaccano al polizia e provocano caos nella tua città. Non è una rivolta spontanea, questi erano gruppi di hooligans organizzati. Qualcuno di loro andrà in prigione ma il problema è con il sistema che ha creato l'atmosfera di odio e ci sono un sacco di colpevoli nei media, nella chiesa, nella politica che hanno fatto credere a quei ragazzi che sarebbero dovuti scendere in strada a fare qualcosa. E ovviamente è un lavoro per la polizia e per chi è deputato ad investigare gli avvenimenti del Gay pride, capire chi c'è dietro l'organizzazione.

E quando hai visto gli eventi di Genova?

È stato come se gli eventi del Gay pride continuassero a ripetersi. I politici ora dicono che risponderanno con durezza, ma abbiamo già altre situazioni in cui non è stato così. Ad esempio poco tempo fa un altro grande giornalista, Teofil Pančić (giornalista del settimanale Vreme , di Peščanik ed altri ndr), è stato picchiato da ultrà e questi hanno avuto solo tre mesi di condanna. Non è un buon messaggio.


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