Una decisione presa dalla Corte costituzionale della Serbia blocca momentaneamente la controversa legge sugli aiuti agli imputati dell'Aia e alle rispettive famiglie. La legge mal accolta da molti cittadini sarà sospesa per 30 giorni

16/04/2004 -  Luka Zanoni

A sole due settimane dall'entrata in vigore della legge sugli aiuti agli imputati del Tribunale dell'Aia e alle rispettive famiglie, la Corte costituzionale della Serbia ha deciso ieri di sospenderla per 30 giorni. La legge in questione, piuttosto controversa sin dall'inizio, ha suscitato parecchi malumori tra l'opinione pubblica, a causa sopratutto dei privilegi concessi agli imputati del tribunale internazionale. Un minatore di Bor ha addirittura pensato di auto denunciarsi, di farsi carico di qualsiasi crimine che lo possa condurre fino all'Aia, in modo da poter disporre dei 200 euro al mese che sarebbe previsti per la sua famiglia. Superiori al misero stipendio di 120 euro che gli passa mensilmente la miniera. "Sono solo uno dei 5.000 lavoratori di Bor pronti ad autodenunciarsi", ha affermato per il settimanale montenegrino "Monitor" (9 aprile).
La Corte costituzionale serba ha rilevato, alcuni affermano per motivi più che altro politici, l'esistenza di discriminazioni tra i cittadini, mettendo in discussione alcuni dei principi costituzionali relativi ai cittadini. Il presidente della Corte costituzionale, Slobodan Vucetic, ha dichiarato che, in particolare, si tratta dell'articolo 13 della Costituzione e dell'articolo 22, entrambi riguardanti l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e la difesa degli stessi davanti a tribunali ed altri organi statali.

La sospensione temporanea, valida per 30 giorni necessari al parlamento per chiarire gli intenti della nuova legge, è giunta in seguito a numerose proteste dei cittadini e dopo la dichiarazione del ministro delle finanze Mladjan Dinkic della scorsa settimana riguardante l'applicazione della legge. Dinkic ha cercato di mostrare come la legge non riguardasse affatto imputati eccellenti e ricchi, come Milosevic, ma quegli imputati che hanno stipendi minimi e che necessitano dell'aiuto dello stato.
Il Partito democratico (DS) all'opposizione e il Partito per il rinnovamento serbo (SPO) nella coalizione di governo hanno salutato con favore la decisione della Corte costituzionale. I primi hanno sin dall'inizio accolto la legge come qualcosa di immorale e vergognoso, mentre i secondi non la hanno votata affatto.

Non dello stesso parere sono ovviamente i partiti che invece hanno promosso e votato la legge: il Partito democratico della Serbia (DSS), il Partito socialista serbo (SPS) e il Partito radicale serbo (SRS).
Tuttavia mentre il DSS ha dichiarato di rispettare la decisione della Corte, l'SPS e l'SRS hanno dichiarato che la decisione è politica e danneggerà la Serbia. Nonostante ciò il deputato del DSS, Djordje Mamula ha affermato che si tratta di una decisione astratta, nella quale si citano solo delle indicazioni della costituzione, ma non sono stati addotti i motivi concreti della controversia sulla legge. Secondo l'SPS si tratta di forti pressioni del precedente governo sul Tribunale costituzionale, mentre il leader dei Radicali, Tomislav Nikolic, ha dichiarato che la Corte costituzionale è composta dai rappresentanti dell'ex governo.

L'attuale presidente del parlamento, Predrag Markovic, membro del G17 plus, partito di governo, ha preferito non commentare la decisione della Corte costituzionale, affermando che tali decisioni, si applicano ma non si commentano, aggiungendo inoltre che "anche quando le altre istituzioni della Serbia ancora non erano formate, la Corte costituzionale è stata una delle istituzioni che ha continuato a funzionare e questo conferma che è un'istituzione che efficacemente e velocemente funziona secondo la legge, e soprattutto che tiene conto sia della legge che delle idee dei cittadini".
Anche la Commissione europea ha accolto con favore la sospensione temporanea della legge sugli aiuti agli imputati dell'Aia. Secondo il portavoce della delegazione della Commissione europea in Serbia e Montenegro, Aleksandar Djordjevic, si tratta di una "buona e chiara decisione" della Corte costituzionale. Djordjevic ha ricordato che sin dall'introduzione di detta legge, la Commissione europea aveva espresso una profonda preoccupazione a causa della possibile discriminazione dei cittadini di fronte alla legge.

Secondo Djordjevic "la Legge nel modo in cui è stata formulata ha posto in una posizione di privilegio gli accusati dal tribunale internazionale di pesanti crimini penali, rispetto agli accusati dai tribunali locali di pesanti crimini penali quali omicidio, rapina, stupro e simili".

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