Gendarmeria

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La recente rimozione del comandante della Gendarmeria serba Bratislav Dikić, in seguito all’omicidio di due persone compiuto da un membro di questa unità, ha riportato a galla il supposto legame degli apparati di sicurezza col sottobosco criminale

23/07/2013 -  Dragan Janjić Belgrado

Nei giorni scorsi il comandante della Gendarmeria serba, il generale di polizia Bratislav Dikić, è stato rimosso in fretta e furia dopo che un membro della Gendarmeria ha ucciso due persone e ne ha incendiato l’auto con i due cadaveri a bordo, per evitare la restituzione del denaro di cui era debitore. Nessun rapporto ufficiale testimonia dell’avvenuta indagine con cui si sarebbe determinato se, oltre alla responsabilità di comando, esiste anche qualche altra responsabilità. Invece di essere sottoposto ad inchiesta, Dikić è nominato aiutante di Milorad Veljović, il direttore della polizia.

Già il modo stesso in cui Dikić è stato rimosso risulta decisamente insolito. Appena l’indagine ha confermato che il membro della Gendarmeria ha ucciso e incendiato due persone, il direttore della polizia Veljović si è rivolto ai media dicendo di aver inoltrato al ministro degli Interni Ivica Dačić la richiesta per la destituzione di Dikić. Dačić ha reagito immediatamente, comunicando ai media la firma della richiesta. L’intera procedura, dunque, si è articolata come una sorta di spettacolo per il pubblico, cosa piuttosto insolita per questo tipo di questioni.

Nella “procedura” architettata si è immischiato subito Dikić, il quale si è rivolto direttamente all’opinione pubblica. “Cittadini della Serbia, fratelli e sorelle, è evidente che a qualcuno dà fastidio il mio atteggiamento alla vecchia maniera e le mie dichiarazioni da serbo nella sua e nostra terra Serbia. Arriverà il giorno in cui anche questo cambierà”, ha detto Dikić. Negando che il motivo della sua rimozione sia legato all’uccisione di due persone da parte di un membro della Gendarmeria, Dikić ha sottolineato che già un anno fa aveva chiesto la sostituzione del comandante dell’unità di Kraljevo (Serbia centrale), da dove proviene il gendarme-assassino, ma il direttore della polizia Veljović aveva respinto la richiesta.

Né Veljović né Dačić hanno reagito alla dichiarazione fortemente nazionalista di Dikić, interpretabile anche come ingerenza politica e persino come una velata minaccia. In qualsiasi società democratica, un atteggiamento del genere, assunto da chi comanda una forza armata, dovrebbe suscitare una seria interrogazione ma, almeno per ora, in Serbia questo non accade.

La Gendarmeria, dopo l’Esercito, è la più forte formazione militare del paese, con oltre tremila membri ben addestrati e armati. Ecco perché il debole atteggiamento mantenuto dal governo sull’intero caso, suscita inevitabili speculazioni sullo scarso controllo civile delle formazioni armate.

Politica

Lo scontro politico su Dikić è in corso sin dall’insediamento del governo in carica, cioè da più di un anno. Dačić, che non ha più una grande influenza sulla polizia, ha voluto sostituire Dikić, probabilmente allo scopo di mettere al suo posto qualcuno che gli fosse più fedele. Veljović, che era direttore della polizia anche nel governo precedente, quando Dačić era il ministro degli Interni, ha impedito la sostituzione di Dikić perché nel frattempo è riuscito a instaurare buoni rapporti con i vertici del nuovo partito di governo, il Partito progressista serbo (SNS) di Aleksandar Vučić. 

Dikić ha attirato l’attenzione del pubblico facendo sapere che considera la Gendarmeria una forza che soprattutto deve difendere la nazione serba. Nel giuramento che viene fatto dai membri di questa unità si insiste  in modo evidente sulla loro prontezza nel dare la vita per difendere il Kosovo. Ma tutto ciò ha poco a che vedere col nuovo corso della politica di Belgrado, il cui scopo principale è rendere operativo, entro la fine dell’anno, l’accordo firmato con Pristina e aprire così la strada ai negoziati con l’Unione europea (EU).

Dikić, inoltre, nelle sue dichiarazioni  pubbliche, si è presentato come un inflessibile nazionalista serbo, sottolineando che la Serbia è “protetta  da Dio e dalla Gendarmeria”. Una definizione che è piuttosto lontana dal modello comportamentale che si vorrebbe da una potente unità armata in un paese democratico fondato sui principi dello stato civile. Ma nessuno al governo, né in questa né in altre occasioni simili, ha mai espresso critiche al riguardo. Anzi, la Gendarmeria e Dikić in persona hanno sempre ricevuto elogi ufficiali e i più alti meriti.

La priorità di Vučić è l’inizio dei negoziati di adesione con l’UE, e non gli giova affatto che una potente unità come la Gendarmeria nel testo del giuramento, scritto dal suo comandante, metta al primo posto la difesa del Kosovo, con il quale la Serbia deve normalizzare i rapporti e non combattere. Forse anche il direttore della polizia Veljović ha iniziato a capire che Dikić inizia ad essere un problema, e ha sfruttato il crimine mostruoso compiuto da un membro dell’unità per sostituirlo.

Per Veljović Dikić non è più così importante, dal momento che  il nuovo comandante della Gendarmeria non sarà nominato da Ivica Dačić ma da Aleksandar Vučić, che nel frattempo ha rafforzato e reso più stabile la sua posizione, diventando incontestabilmente il più forte personaggio politico in Serbia [ministro della Difesa e vicepremier, a capo dei servizi di sicurezza del paese]. Nominandolo suo aiutante, Veljović evita che Dikić possa compiere reazioni imprevedibili. Inoltre all’interno del suo ufficio potrà controllarlo più efficacemente di prima, quando era comandante della Gendarmeria.

Criminalità

Spesso nell’opinione pubblica Dikić è stato definito “piccolo Legija”, l’allusione è a Milorad Ulemek "Legija", l’ex comandante della disciolta Unità per le operazioni speciali (JSO) i cui  membri nel 2003 uccisero il premier riformista Zoran Đinđić. Appena è stata comunicata la decisione di rimuovere Dikić, sul sito della JSO è comparso un messaggio in suo sostegno. Nel testo si ribadisce che  Dikić è stato rimosso perché non voleva accettare le richieste del governo di arrestare i serbi del nord del Kosovo che si oppongono all’accordo con Pristina.

La JSO ufficialmente non esiste più, ma nella Gendarmeria ci sono molti ex membri di questa unità, motivo per cui il messaggio politico del sito merita comunque attenzione. La JSO si è sempre nascosta dietro la politica e i politici, ma i suoi membri in realtà avevano a che fare con la criminalità. Da oltre un anno i media mettono la Gendarmeria in relazione con la criminalità, facendo speculazioni sul fratello di Dikić, Dragan Dikić, capo del servizio informativo della Gendarmeria di Niš (Serbia centrale), che avrebbe stretti legami col sottobosco criminale e sarebbe dedito a racket ed estorsioni.

Anche quest’anno, in diverse occasioni, i media hanno riportato che la Sezione di controllo interno del ministero degli Interni ha redatto alcuni rapporti sulle presunte attività criminali dei due Dikić e di altri quindici gendarmi, rapporti che sono stati consegnati al ministro Dačić. L’indagine sugli abusi dei membri della Gendarmeria  è stata aperta nel settembre 2012, ed è ha subito un’accelerazione dopo il 27 gennaio, quando a Niš è stato ucciso Đorđe Stojanović, figlio del proprietario di un negozio di cambiavalute. Alcuni giorni prima di morire, Stojanović aveva rilasciato agli investigatori una dichiarazione e le prove con le quali diceva di essere vittima di ricatti provenienti dalla Gendarmeria.

Secondo informazioni non ufficiali riportate dai media, il Controllo interno ha scoperto che “Dragan Dikić a Niš, Vranje, Kruševac e Prokuplje ha organizzato il servizio di sicurezza nei locali di controversi businessman e criminali”, servizi per cui ha “impiegato i membri della Gendarmeria”, che ne hanno tratto un “buon profitto”. Nell’indagine sono  state “raccolte prove sul coinvolgimento della Gendarmeria nel racket e nelle estorsioni”, e si sospetta anche che alcuni potrebbero aver partecipato al traffico illegale di narcotici.

Dikić ha negato tutte queste indiscrezioni, mentre per i vertici statali non sono state motivo sufficiente per fare i conti in tempo e seriamente con questo problema. Il fatto che Dikić adesso sia stato rimosso a causa del brutale omicidio commesso da un membro della Gendarmeria collegato col sottobosco criminale, praticamente conferma le precedenti indiscrezioni riportate dai media. Manca ancora, però, un rapporto ufficiale sulla verifica di tali notizie.

 

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