Una vignetta di Corax in prima pagina sul quotidiano

Tra pochi giorni la Serbia andrà al voto per le elezioni presidenziali, pubblichiamo un commento dagli accenti ironici sui candidati in lizza per il posto di presidente.

25/09/2002 -  Luka Zanoni

Dopo ripetuti annunci e una campagna elettorale quasi nauseante, la Serbia si appresta alla prima tornata elettorale senza Milosevic. Non che il vecchio Slobo abbia mancato di farsi sentire dal suo "alloggio" olandese, tanto è che aveva perfino suggerito al partito, ormai frantumato in tre correnti, di votare per l'ultranazionalista Vojislav Seselj, leader dei Radicali. La cosa non è riuscita e una parte del suo partito ha optato per la candidatura di Bata Zivojinovic, attore cinematografico che più volte nella sua carriera ha interpretato il ruolo del partigiano difensore degli ideali jugoslavi. A questo proposito un ironico commento è stato offerto dall'editorialista Petar Lukovic per il settimanale di Sarajevo DANI, il quale ripercorre le gesta cinematografiche di uno degli attori più cari a Tito. Ricorda come un giovane Zivojinovic, in un film, interpreta Walter, partigiano che difende Sarajevo dagli attacchi tedeschi, ma - fa notare Lukovic - quando nel '92 Sarajevo era sotto assedio il prode Bata ha difeso solo la schiena di Milosevic, sul quale dopo oltre dieci anni non ha ancora cambiato opinione.

Secondo Lukovic, le probabilità che Zivojinovic possa diventare presidente della Serbia sono pari a quelle che avrebbe Alija Izetbegovic di diventare presidente della Republika Srpska, insomma: "Velimir Zivoijnovic per presidente? Non prendiamoci per il culo!" (P. Lukovic, Zivotinju za predsjednika, "Dani" 13 settembre 2002).

Da circa un mese i quotidiani non fanno altro che riportare le dichiarazioni dei vari candidati, dei partiti e dei relativi colpi di gomito che si danno vicendevolmente. La cosa più curiosa riguarda proprio i candidati. Si tratta di undici uomini per la presidenza della Serbia, tuttora retta dall'indiziato dal TPI de L'Aja, Milan Milutinovic, personaggio politico di lunga data e da tempo al potere in Serbia.

A parte la parentesi cinematografica di Bata Zivojinovic, non sono mancati i candidati come il generale Pavkovic, spinto - come egli stesso ha dichiarato - più dagli amici che da un vero interesse per la politica. Sarà, ma tutto il polverone che ha sollevato qualche mese fa coinvolgendo il presidente federale Kostunica, forse lo ha preparato alla candidatura. Anche perché a ben guardare del caso Pavkovic non se ne è più parlato, salvo qualche brevissima agenzia che ha riportato il fallimento della seduta della commissione incaricata delle indagini sul caso.

Colpi bassi - come abbiamo detto - non sono mancati affatto. Forse chi si è distinto di più è stato proprio il moderato nazionalista Kostunica. Dopo aver pensato a lungo se candidarsi o meno, alla fine è sceso in lizza per la presidenza. Posizione piuttosto ambita considerato che la Federazione è ormai sulla via del tramonto e con essa probabilmente anche il peso politico del suo futuro presidente.

Parte della DOS, in questi giorni ha dichiarato la propria adesione anziché al candidato Labus (che se ne sta sotto l'ombrello del premier Djindjic) al candidato dei DSS Vojislav Kostunica.

Certo Vojo, come viene soprannominato il presidente federale, non ha mancato di offrire colpi di scena, come ad esempio la dichiarazione sul "legame" con la RS, cosa che ha destato parecchio stupore nei rappresentanti bosniaci ed allo stesso tempo è stata letta come una svista o un misunderstanding da parte dell'Alto commissario per la BiH, Paddy Ashdown.

Ciò nonostante Kostunica ha spesso usato i toni nazional-populitisti dell'amico Velja Ilic, già sindaco di Cacak e leader del partito Nuova Serbia. Cosa che non è sfuggita alla penna del fumettista Corax che li ha ritratti insieme: un piccolo Ilic che svuota l'immondizia dalla bocca di Kostunica, come una sorta di uccellino dell'orologio a cucù. Un'altra vignetta meritevole, sempre di Corax, ha ripreso Kostunica impegnato in un discorso davanti ad una folla di uomini, tutti cloni di Milosevic (vedi foto).

Labus si è invece impegnato in giornate di incontro promovendo le riforme economiche, forte dell'appoggio del G17 (di cui è membro) e dei riformisti Dinkic e Djelic, rispettivamente il governatore della Banca centrale e il ministro delle finanze. Cosa questa che manca un po' al candidato Kostunica. Quest'ultimo gode di un buon consenso popolare, grazie al suo spirito nazionalista, ma manca di uomini validi per le riforme. D'altro canto non stupisce più di tanto, se si pensa che i più grossi ostacoli alle riforme, così come alla collaborazione con gli organismi internazionali come il TPI, da tempo provengono dalle fila del suo partito.

È evidente che ormai la DOS si è disgregata e che nel paese si inizia a fare i conti con l'eredità di Milosevic. Tra i vari colpi bassi che i candidati si sono rifilati l'un l'altro, c'è appunto l'accusa di assumere le movenze e le sembianze politico ideologiche del passato regime. Già dallo scorso anno gli attivisti di Otpor se ne andavano in giro con cartelloni con scritto "siete troppo uguali agli altri" o qualcosa di simile.

Che la Serbia debba confrontarsi con l'eredità del passato regime sembra proprio certo. Molti dei suoi cittadini non hanno certo abbandonato il nazionalismo grandeserbo degli ultimi anni. Basti vedere il consenso che potrebbe ricevere Vojislav Seselj, siamo circa al 15 percento. Non poco per un candidato che potrebbe stare in coppia con il francese Le Pen. Non a caso alcuni temono che in Serbia ci possa essere un confronto "alla francese" al secondo turno con Kostunica e Seselj al posto di Chirac e Le Pen. Ma anche le statistiche e le indagini sull'opinione pubblica, piuttosto costose e non sempre affidabili, ogni giorno ne dicono una diversa: Kostunica è il favorito, Labus guadagna punti, ecc.

Miroljub Labus, che dovrebbe essere il favorito della comunità internazionale e degli analisti, sicuramente avanza buoni propositi e un curriculum invidiabile. Professore alla facoltà di economia di Belgrado, membro del gruppo di economisti riformisti, si direbbe una personalità al di sopra di ogni sospetto. Tuttavia non uomo carismatico e difficilmente un catalizzatore dell'opinione pubblica, di recente è stato addirittura preso a uova in faccia durante un comizio a Cacak (Cfr., Labusa u Cacku gadjali jajima, B92, 24 settembre 2002). I lanciatori erano ovviamente degli schieramenti opposti, SPO (Draskovic) e SPS (Milosevic). I suoi elettori invece pare che siano in prevalenza i giovani, desiderosi di uscire dal buio e dall'isolamento degli anni passati.

Il candidato Labus, nei giorni scorsi, è stato persino accusato di non essere serbo, con quel nome ha detto il sindaco di Cacak, Velja Ilic. Si tratta di un ebreo e non di un serbo, grida la gente nelle interviste fatte per la strada (trasmissione "Kaziprst", di radio B92, 24 settembre 2002).

Suona un po' anomalo preoccuparsi del cognome di un candidato, quando uno dei candidati è invece in lista per il Tribunale de L'Aja. Vojislav Seselj che di recente si è messo a gridare alle cospirazioni mafiose e agli intrecci tra politica e mafia, facendosi portavoce di una moralità da difendere, ritiene di non aver nulla da dire sul suo passato di "patriota". Forse non ci si ricorda degli slogan del passato, come "Là dove ci sono i radicali serbi - là ci sono le terre serbe!", oppure "le armi dei cetnici hanno trionfato il 2 maggio 1991 a Borovo Selo. Nemmeno 15 ustascia sono sufficienti per sconfiggere un cetnico serbo". Così Seselj durante gli anni della guerra nella ex Jugoslavia.

Ma in tempi più recenti, ossia poco prima dell'intervento della NATO sulla Federazione di Jugoslavia nel '99, Seselj dichiarava: "Forse non possiamo catturare ogni aereo della NATO, ma potremo agguantare quelli che sono a portata di mano, gli appartenenti di diverse organizzazioni traditrici, come il Circolo di Belgrado, Le Donne in nero, l'Unione civile. Se si arrivasse ai bombardamenti, i serbi saranno in molti a perire, ma di albanesi in Kosovo e Metohija non ce ne saranno più" (le citazioni sono tratte da: Bojan Toncic, Vojislav Šešelj, predsjednicki kandidat i haški osumnjicenik, "Dani", 20 settembre 2002).

Ancora più di recente, ovvero durante l'attuale campagna elettorale, il candidato dei Radicali, già vicepresidente della repubblica e sindaco di Zemun, ha dichiarato che se verrà eletto la prima cosa che farà sarà mettere in carcere il premier Djindjic e il suo concorrente Miroljub Labus perché implicati in affari criminali ("Blic", Intervista con Seselj, 13 settembre 2002).

In realtà c'è più di un sospetto sulle relazioni tra Djindjic e la criminalità organizzata, ma è anche vero che sono indiscrezioni vecchie di un anno, sollevate dalla stampa (quella croata in testa) mentre è noto che tra coloro che più di tutti hanno cercato di ostruire il processo di riforme c'è ancora Seselj ed il partito di Kostunica.

Kostunica, come abbiamo visto, certo non si è risparmiato in questa campagna elettorale, usando parole e tattiche degne del suo predecessore. Retorica nazionalista e aggressiva, del tipo: tutti i ministri che fanno parte del governo Djindjic e che provengono dall'estero, devono tornarsene là dove erano.

Tra gli altri candidati noti è rimasto il vecchio "Lupo" Draskovic. Dopo anni passati all'opposizione e qualche strizzatina d'occhio a Milosevic, sembra non mollare affatto. Sempre convinto che il suo ardore monarchico lo porterà lontano.

Insomma, per la prima volta dal dopo Tito la Serbia andrà alle elezioni senza il suo tiranno Slobodan, eppure come abbiamo rapidamente mostrato il retaggio del passato è tutt'altro che svanito. Alcuni analisti hanno dichiarato che questa campagna elettorale è una delle peggiori, dal punto di vista del fair play, che si sia mai vista. Forse non è così, ma sta di fatto che il clima, l'atmosfera e i discorsi accesi di parecchi candidati mostrano come lo spirito di chiusura nazionalistica, che Milosevic ha prima sfruttato e poi manipolato e coltivato con cura, sia tuttora vivo e vegeto e ammanti le coscienze di una parte della società serba e dei suoi leader, forse convinti di abitare ancora il mito celeste.

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