Vere e proprie ‘Fattorie di charme’, che tracciano un nuovo itinerario all’interno della Vojvodina rurale e multiculturale. B&B dove il tempo si ferma e ristorazione dai migliori sapori tradizionali. Alle spalle, un progetto turistico innovativo ed ecocompatibile, realizzato fin nei dettagli. E in grado di valorizzare l’intera regione

09/02/2012 -  Laura Delsere

Una fattoria-albergo immersa nella pianura della Pannonia, in Vojvodina. Nei suoi casali bianchi e rossi, 14 stanze riscaldate in inverno da stube enormi e l'estate profumate d’erba. Tutte arredate con mobili originali della tradizione contadina, provenienti da famiglie serbe, tedesche, magiare, croate e russe della zona. Perché il centro storico della multiculturale Novi Sad è a pochi minuti d’auto. Oltre il confine, l’Ungheria.

Il ‘Salaš 137’ non è solo esemplare di un nuovo stile di turismo rurale, porta d’ingresso sulla provincia serba della Vojvodina. Né solo il laboratorio dell’ospitalità del futuro prossimo, con servizi di qualità economicamente accessibili (per i fuori porta dei serbi, come per il turismo internazionale). Ma grazie all’atmosfera unica - libertà dei grandi spazi e cene con musica locale - sta diventando un indirizzo da non perdere, anche per il jet set.

“Sono venuti qui a organizzare la loro festa di nozze durata 3 giorni la top model Adriana Lima e il marito, il cestista serbo Marko Jarić. Poi il regista Wim Wenders, Sting con il suo clan e in avanscoperta il padre di ‘Nole’ Đjoković, il nuovo n.1 del tennis mondiale, oltre ai più noti dj passati da Novi Sad per il festival internazionale di musica ‘Exit’. Poi musicisti e scrittori” riferisce Alexandar Samardžija, dalmata, che ha rilanciato questo ranch, come lui ama chiamarlo. E che ora lavora con le fattorie vicine per ‘fare cartello’, spronarle a moltiplicare l’offerta di B&B rurali in zona. “Oggi siamo almeno 20 fattorie, e alcune funzionano ancora giorno per giorno, ossia bisogna chiamarle al telefono prima perché aprano. Ma possiamo diventare un itinerario turistico tipico, che offre un’accoglienza da ricordare. Sia per il Bed&Breakfast, sia per la sola ristorazione”.

Alexandar, 40 anni, ha molte vite alle spalle. Quella croata in fuga dalla guerra, neppure ventenne, una follia a cui non voleva partecipare. Poi quella italiana, di venditore di pellami in Valdarno, anche per il marchio Prada. Infine, con il piccolo capitale di partenza accumulato in Toscana, il ritorno nei Balcani del post-conflitto e la scoperta -per lui, croato- di una regione della Serbia “che era una miscela incredibile di nazionalità, una Babilonia dove si può ancora vivere insieme. E che oggi per me è il posto giusto dove riunire gli amici e la famiglia”.

Nel rilancio del territorio è stato un precursore. “Qui, tra le fattorie alle porte di Novi Sad, non esisteva questo tipo di turismo. Con la mia famiglia, abbiamo reinventato tutto, restituendo con la cura dei dettagli, un tocco di romanticismo. Quando ho comprato il terreno 16 anni fa, c’era solo il rumore delle fronde degli alberi, e anche ora è rimasto dominante”. Ristorante all’aperto e bassi casali sono circondati per 11 ettari da decine di noci, un ettaro è coltivato a meli cotogni, un altro con peri william. I loro frutti oggi aromatizzano anche la grappa che invecchia nelle cantine. Poi 26 cavalli per il maneggio e la scuola di equitazione, oltre a tiro con l’arco, degustazione dei vini e parco giochi per i più piccoli.

L’arredamento delle stanze l’hanno voluto aderente alla storia dei luoghi e della Vojvodina, “che conta tuttora 26 gruppi etnici, tra cui serbi e ungheresi, rumeni e sloveni, rom, tedeschi e russi. E con almeno 6 lingue parlate” ricorda Alexandar. Ognuno aveva i suoi stili di vita e il suo artigianato. Così ogni stanza oggi parla di questo passato, di famiglie di diversa origine che avevano intagliato i mobili per sé un secolo fa.

”I guadagni non sono arrivati subito e nel frattempo abbiamo anche chiesto il sostegno dei fondi Ue” aggiunge. A deluderlo per ora l’indifferenza degli amministratori responsabili del turismo a Novi Sad, che non fanno sistema, mentre sono arrivati direttamente al ‘Salaš 137’, per studiarne il modello di ospitalità, i manager della Horvath Consulting di New York, la società Usa che si è aggiudicata il tender internazionale per la strategia di sviluppo del turismo serbo.

“La gestione è familiare, ma d’estate il Salaš dà lavoro a 150 stagionali, tra cuochi, musicisti, personale ai tavoli e in reception, che restano 80 in inverno”, quando per 4 mesi il ristorante si trasferisce nella sede ‘bianca’ di Kopaonik, con vista sulle piste innevate, in Serbia centrale. Per Alexandar, la stagione del ‘Salaš 137’ – che ha chiamato così dal numero civico della fattoria- potrebbe essere un business diverso da quelli del suo passato. “La mia vita sarà qui – dice - ho viaggiato in tutta Europa, ma i Balcani ti offrono sempre più di quello che ti aspettavi”.


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