Cimitero - foto di Davide Sighele

Cimitero - foto di Davide Sighele

Il fenomeno dei senzatetto in Serbia è un problema sociale fortemente presente fin dalle guerre degli anni ’90, che hanno causato migliaia di sfollati e rifugiati. Si stima che siano circa 30mila i senzatetto della Serbia, tra questi c'è Bratislav Stojanović che ha scelto di vivere in un cimitero

24/10/2013 -  Luca BettarelliFrancesco Santoro

Il cimitero è considerato per molte religioni “la casa eterna”, il luogo dove trovare finalmente riposo. Vi è però chi, nei moderni anni ’10, il riposo ve lo ritrova ogni sera. Tra questi Bratislav Stojanović, uno dei tanti “abitanti” del cimitero di Niš, terza città della Serbia. Lui, rispetto agli altri, ha una caratteristica tutta peculiare: è l’unico in vita. Bratislav è un senzatetto che da circa quindici anni ha stabilito la propria dimora nella tomba di un cimitero, in stato di semi-abbandono, della città situata a sud di Belgrado.

Vittima della transizione

“All’inizio mi faceva paura, ma poi col tempo, mi ci sono abituato. Ho più paura dei vivi che dei morti”. “Almeno loro sono inoffensivi”, chiosa. Guerre, sanzioni, crisi economica e sociale. Bratislav viveva con l'anziano padre, con cui non andava d'accordo e, senza lavoro, ha iniziato a ritrovarsi sempre più in strada, sino a questa sua scelta estrema. Una tomba che chiama casa, e riempie di tutte le cianfrusaglie che trova nelle sue peregrinazioni. Ormai quarantatré anni alle spalle, ex muratore, ha smesso di lottare. Si nutre di ciò che trova nei cassonetti o grazie alla misericordia delle persone. “Come tutti gli altri senzatetto sono stato spesso derubato in passato, così alla fine ho deciso di rifugiarmi dove nessuno poteva disturbarmi, nemmeno la polizia”, ha spiegato Bratislav alla Reuters. “Una vita tranquilla, indisturbata”.

Visite

“Non ho mai rubato nulla, non ho dissacrato la tomba dove vivo, era già aperta e il nome purtroppo è stato eroso dal tempo, non posso nemmeno ringraziare chi mi dà ospitalità”. Usa i bagni pubblici per lavarsi, Bratislav, quando può, quando trova come pagare i pochi dinari per il trasporto pubblico. D’inverno sono infatti troppe le due ore di cammino per raggiungerli. E passa il tempo osservando quelle poche persone che ancora vengono in visita ai propri cari.

Deve ringraziare anche loro, i parenti dei compianti, che gli lasciano le candele e con le loro candele può illuminare la sua casa. Almeno per un po’. Perché i visitatori sono sempre meno e “prima le visite duravano anche mezz’ora, ora si sono ridotte a dieci minuti ed è sempre più raro che ci si rechi sulle tombe dei propri cari.”

30.000

Il fenomeno dei senzatetto in Serbia è un problema sociale fortemente presente fin dalle guerre degli anni ’90, che hanno causato il movimento di migliaia di sfollati e rifugiati. La Serbia si è ritrovata ad essere è il paese con il maggior numero di rifugiati in Europa, provenienti prima dalla Bosnia, poi dalla Croazia e infine dal Kosovo.

La crisi economica mondiale, impattando fortemente sul potere d’acquisto della popolazione, ha poi contribuito a peggiorare ulteriormente la situazione. Secondo le statistiche ufficiali, ad oggi, ci sono oltre 600mila persone che vivono al di sotto della linea di povertà e che rappresentano poco meno del 10% della popolazione.

Essere senzatetto è una delle peggiori forme di esclusione sociale, in quanto racchiude diverse dimensioni: da quella abitativa a quella lavorativa, da quella relazionale fino a quella sociale. Spesso con l’abitazione si perde anche l’identità, ed il diritto di accedere ai servizi sociali di base.

Uno studio del 2012 (Homelessness and housing exclusion in Serbia), portato avanti dall’organizzazione “Housing Development Center for Socially Vulnerable Groups”, su finanziamento dell’Unione Europea, ha cercato di dare un volto al fenomeno, definito come “nascosto: senza una definizione ufficiale, visibile nelle strade quanto invisibile nei discorsi politici”.

Secondo la ricerca, le principali cause del problema dei senzatetto in Serbia includono: povertà, perdita del lavoro, immigrazione e rifugiati, politiche di social housing inadeguate, carenza di servizi sociali unita ad una drastica diminuzione della capacità delle famiglie di agire come reti di sicurezza.

Nonostante la mancanza di statistiche ufficiali, si stima che siano oltre 30mila i senzatetto che vivono per le strade della Serbia.

La ricerca di “Housing Development Center for Socially Vulnerable Groups”, si sofferma lungamente sull'attuale mercato immobiliare, sempre più deregolamentato e con prezzi al di sopra del potere d’acquisto della media della popolazione. Questo, unitamente ad un carente mercato del credito, alla disoccupazione molto diffusa e alla mancanza di ammortizzatori sociali causerebbe la situazione attuale.

Le persone quando lavorano non guadagnano infatti abbastanza per potersi permettere di comprare una casa e rimangono così in affitto. Nel momento in cui perdono il lavoro si ritrovano per strada nel giro di pochi giorni, senza nessun tipo di assistenza. E lì rimangono.

I centri di accoglienza sono 60 nel paese ed ospitano circa 4mila persone. Non abbastanza per impattare in maniera significativa sul fenomeno. Il governo, sotto la pressione delle associazioni locali e della comunità internazionale, e in linea con le direttive europee, ha messo in atto una prima serie di misure per contrastare il fenomeno dei senzatetto: dalla legge che dà diritto alle persone senza fissa dimora di ottenere i documenti personali, così da poter accedere ai servizi assistenziali, fino alla costruzione di unità abitative specificamente adibite alle persone in difficoltà economiche. Dal 2010 ad oggi, sono state costruite oltre 3mila unità. Non abbastanza comunque, anche in virtù della forte privatizzazione di abitazioni di proprietà statale avvenuta dal 2000 ad aggi, che ha visto la vendita del 90% delle proprietà pubbliche (vd nota 1).

La Serbia ha bisogno di implementare un’adeguata politica di housing sociale a favore del diritto alla casa, visto come componente essenziale per contrastare l’esclusione sociale di gruppi vulnerabili e per migliorare le condizioni di vita della propria popolazione. Ma sino ad oggi non si è ancora arrivati ad una chiara definizione del problema dei senzatetto, così da delineare i criteri legali di accesso alle strutture abitative a disposizione.

Inoltre per contrastare il fenomeno dei senzatetto le politiche proposte dovrebbero anche includere quelle che sono le dimensioni correlate, ed in particolare: disoccupazione, istruzione e sanità.

Intanto Bratislav, ogni sera, continua a coricarsi nella sua tomba. Diceva Bukowski che solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare. Bratislav ha sicuramente avuto modo di farsi un quadro chiaro della situazione attuale.

 

Note:

Cirkovic, I., Terzic, B., (2012), Recongnising homelessness in the Republic of Serbia, Peer Review.

 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto Racconta l'Europa all'Europa


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