(flickr/H si for Home)

Come hanno votato le minoranze nella tornata elettorale del 6 maggio? Dal fantomatico partito dei valacchi al mufti che voleva diventare presidente. Sino a migliaia di voti di cui gli ungheresi denunciano la scomparsa. Una rassegna

( tratto da Le Courrier des Balkans, pubblicato originariamente il 15 maggio 2012)

Tra le sorprese delle elezioni parlamentari di domenica 6 maggio vi è stata l'elezione di un deputato da parte della lista “Nessuna delle altre scelte” (NOPO), ufficialmente partito della minoranza valacca.

Secondo la legge elettorale vigente i partiti che rappresentano le minoranze nazionali non sono obbligati, per entrare in Parlamento, a superare lo sbarramento del 5%. Al contrario – è ovvio - tutti gli elettori possono votarli e non solo gli appartenenti alle minoranze. Ma l'NOPO ha un proprio programma di riforme politiche che nulla ha a che vedere con la minoranza valacca e qualcuno ha sottolineato anche il fatto che non vi è alcun appartenente a questa minoranza che faccia parte della struttura del partito...

Manipolazioni simili della legge elettorale sono state segnalate anche nelle elezioni amministrative. Così, a Novi Sad, un misterioso Partito democratico rom (RDS) è riuscito ad eleggere in consiglio comunale sei consiglieri, di cui nessuno appartiene alla minoranza rom. Dal partito ci si giustifica chiarendo che “vi sono poche persone istruite tra i rom”. Il presidente del partito, Tomislav Bokan, di origine croate, ha a lungo militato nel Partito democratico della Serbia (DSS) e nel Partito radicale serbo (SRS). E' stato eletto assieme ad altri tre membri della sua famiglia.

Il presidente della Lega ungherese della Vojvodina (SVM), Ištvan Pastor, tra i candidati per le presidenziali, si è invece indignato perché a suo avviso 30.000 voti sarebbero stati sottratti al suo partito. “Secondo i primi risultati avevo ottenuto 91.401 di voti alle presidenziali e la nostra lista 95.365 voti alle elezioni politiche. Ma il giorno dopo, la Commissione elettorale ha rispettivamente ridotto le cifre a 63.262 e 67.841 voti. Questo tipo di pratica ricorda terribilmente gli anni '90”. Per questa ragione Ištvan Pastor ha ritirato il sostegno che aveva inizialmente accordato a favore di Boris Tadić nel secondo turno delle presidenziali.

La strana alleanza del Sangiaccato

Il mufti di Novi Pazar Muamer Zukorlić figura invece tra i grandi perdenti: la lista che lo sosteneva ha raccolto meno del 19% alle amministrative, ben lontana dalla coalizione “Per una Novi Pazar europea” sostenuta da Rasim Ljajić, ministro del governo uscente, e dal Partito democratico, che ha ottenuto il 32,66% dei voti. La lista del Partito d'azione democratica (SDA) di Sulejman Ugljanin ha ottenuto il secondo risultato con il 26%.

Alle presidenziali il mufti ha raccolto meno dell'1% dei voti. Il sostegno che gli era stato dichiarato da parte della Coalizione albanese della Valle di Preševo (KSHLP) non gli ha garantito voti supplementari.

E' anche vero che il mufti Zukorlić, il primo esponente religioso nella storia della Serbia e candidarsi per la sua presidenza, ha scelto di posizionarsi politicamente in modo molto curioso: ha criticato in modo veemente il governo centrale guidato dai DS ed ha palesato la sua amicizia con Tomislav Nikolić, a capo del Partito progressista serbo (SNS, destra nazionalista). Ciononostante il mufti ha evitato di invitare a votare, al secondo turno delle presidenziali, per l'”amico”. Tale invito al voto sarebbe stato in ogni caso poco rispettato dai bosgnacchi del Sangiaccato.

Primato all'estremismo nella Valle di Preševo

Nella Valle di Preševo i partiti albanesi che hanno invitato al boicottaggio delle elezioni parlamentari e presidenziali hanno largamente dominato la tornata elettorale. Nellea amministrative il Partito democratico albanese (PDSH) del sindaco uscente di Preševo, Ragmi Mustafa, ha superato ampiamente il Partito per l'azione democratica (PVD) di Riza Halimi.

Il PDSH ha ottenuto 17 consiglieri comunali e il PVD 10, su un totale di 38. Ragmi Mustafa dovrà riuscire a trovare ora degli alleati per ottenere una nuova maggioranza locale, che sarà in ogni caso debole, quale conseguenza dell'esplosione politica legata alla nascita di una pletora di piccoli partiti locali.

A Bujanovac, il Partito democratico (PD) dell'ex sindaco della città Nagip Arifi ha sorpreso tutti battendo il sindaco uscente Shaip Kamberi (PVD). Il PD ha ottenuto 12 consiglieri contro i 9 del PVD. Ciononostante la creazione di una nuova maggioranza rimane incerta e dipenderà dalle scelte del Movimento per il progresso democratico (LPD) dell'antico capo della guerriglia dell’UÇPMB, Jonuz Musliu, che di fatto diviene arbitro del campo albanese, con i suoi 6 consiglieri comunali. Nel corso degli ultimi 4 anni il LPD è stato in coalizione con il PVD di Shaip Kamberi ed è tutt'ora alleato con quest'ultimo a livello statale ma la sua scelta locale è ancora incerta.

Il PVD di Riza Halimi evita sul filo di lana una sconfitta totale: la Coalizione degli albanesi della Valle di Preševo (KSHLP) ha ottenuto in extremis un seggio presso l'Assemblea nazionale della Serbia. Ciononostante, secondo i primi risultati comunicati dopo lo spoglio, la Coalizione sembrava ben lontana dall'aver ottenuto voti a sufficienza. La questione dell'elezione all'ultimo minuto di un deputato albanese resta un mistero tutt'ora dibattuto sia dalla politica di Belgrado che nella Vallata di Preševo...

Ciononostante è dal punto di vista dei serbi di Preševo e Bujanovac che i risultati sono deludenti. A Bujanovac, dove i serbi ufficialmente rappresentano più del 30% della popolazione, si tratta di una sconfitta storica. Per la prima volta si ritrovano in grande minoranza, con solo 11 consiglieri contro i 30 dei partiti albanesi.

I partiti serbi più radicali hanno denunciato frodi elettorali e richiesto l'intervento di Belgrado. Sarà invece il gruppo “moderato” dell'ex sindaco Stojanča Arsić a rappresentare i serbi in seno alla nuova maggioranza. Quest'ultimo perlomeno potrà giocare un ruolo determinante sfruttando l'accesa rivalità tra i due principali partiti albanesi, il PD di Nagip Arifi e il PVD di Shaip Kamberi.

Quanto ai rom di Bujanovac, che rappresentano meno del 10% della popolazione, i loro voti si sono nuovamente divisi tra i loro “partiti nazionali” e i partiti albanesi e serbi. Hanno così perso il loro unico consigliere comunale.

Stessa cosa è avvenuta per i serbi di Preševo. In forte minoranza, hanno perso i due consiglieri che avevano ottenuto nella precedente tornata elettorale: divisi in due liste concorrenti, non sono riusciti a superare la soglia necessaria. Il futuro consiglio comunale di Preševo sarà quindi totalmente albanese.

Mentre i partiti locali rimangono concentrati sui loro piccoli calcoli di posizionamento la questione principale nel sud della Serbia riguarda il futuro del processo politico che si è avviato a partire dal 2001. Con il dominio dei partiti politici albanesi che boicottano la partecipazione a tutte le elezioni politiche di livello nazionale e con un governo centrale che sarà probabilmente guidato dal socialista Ivica Dačić, conosciuto per la sua retorica anti-albanese, le relazioni tra la Vallata di Preševo e Belgrado hanno poche chance di migliorare.


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