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Commenti

x Casimiro

Casimiro, ma che "sei o ci fai". Ti avevo definito "il primo della classe" ora aggiungo: Sei da metterti in ginnocchio sul grano turco!
"Nazicomunismo inventato da qualche genio di Belgrado"!!! Ma che dici imbecillità, come un "papagallo magna risi quel che senti tutto dixi". Non è partito questo slogan dai radicali guerrafondai italiani, e la intelettualborghesuccia!
"I cetnici legalizzati sin dal 1990" SI SA DA CHI?!
Ma rilegiti un pò la storia, ma prima la tua italiana! Ora sono legalizzati, nel dopo Milosevic, i cetnizi in Serbia, con il governo "democratico" filo USA! Ma sempre dopo che sono innalzati a gli altari gli ustascia in Croazia - con la benedizione del Vaticano, gli islamisti in Bosnia ed Erzegovina, e qui in Italia i nazisti con il beneplacito della cosiddetta sinistra e "comunisti"!
E risparmiaci altre cazzatte! (Meno male che non ti si vede! Chissa come è lungo il tuo naso
- da Pinocchio!

mezzi e fini 2

"Contraddizione? cosa volete dire voi occidentali con la parola "contraddizione"? In Oriente
questa parola non esiste. Dobrica Cosic, nostro grande pensatore, ci insegna che la menzogna è un'arte...ogni mezzo vale se il fine vale." Certo, se non che le bugie hanno le gambe corte. L'importante è che non si scoprano, l'importante è il controllo dei media.
Sfuggito per l'intromissione dell'"ebreo" Soros.
Nazicomunismo? L'ha inventato qualche genio di Belgrado, non saprei chi, ma Milosevic , comunista, era alleato a Seselj nazista, o no?
Ed i cetnici non sono stati legalizzati da Milosevic sin dal 1990?

il mezzo ed il fine

"succhiare il latte dalle due mammelle". Ecco l'insegnamento di Stefano Nemanja ai Serbi del 1200.
Sfruttare sia Roma che Bisanzio. Mihajlovic lo ha applicato venendo contemporaneamente aiutato sia dagli
Alleati in funzione della resistenza anti nazifascista che dai nazifascisti in funzione
antiresistenza. Funzionò per due anni, poi venne scoperto e passò definitivamente coi nazisti.
Poi Tito, inventore dei non allineati, che venne aiutato sia dai Russi che dagli Americani.
Milosevic infine che ricorse ai militari con la stella rossa per "salvare" la Jugoslavia
e contemporaneamente dai cetnici neonazisti di Seselj per fare la "pulizia etnica" per realizzare
la Grande Serbia.......Il principio di contraddizione, appartenendo alla logica aristotelica riscoperta
da Tommaso d'Aquino (non di Francesco) non appartiene alla teologia ortodossa......
Oggi Ivan cita contemporaneamente Tommaso Di Francesco, orfanello comunista de Il Manifesto, e
Caracciolo, liberale direttore di Limes -appartenente alla famiglia Agnelli -a riprova della congiura
di Al Qaeda contro la Jugoslavia. L'intento è di sedurre l'amministrazione Bush che vede Al Qaeda
come Mac Carty vedeva comunisti anche sotto il letto. Ma Al Qaeda , secondo Ivan, si aggiunge ai già citati
Vaticano e Germania - tout court ustascia e nazista - che avrebbero scatenata la guerra contro la
Jugoslavia "per vendetta" della sconfitta subita nel 1945...
Contraddizione? Ivan risponerebbe" ma cosa volete dire voi o

x Casimiro

"nazicomunismo", una frase tanto cara ai "NE - NE"... Dove vedi un comunista?
Come si può liquidare così un approccio Milosevic - Seselj, in un contesto per la salvaguardia nazionale?!
I cetnici sono innalzati al rango dei combattenti antifascisti con questo governo serbo, monarchico-reazionario (V. Draskovic, Kostunica and Co., tanto agognato dall' Occidente "democratico". Ivan

Autore "sveglia"

Buon giorno "sveglia"! Mi sono fatto una risata stamattina.
Lobby ebraico, lobby ebraico nei media, non ebrei, signor "sveglia"!
Leggiti le dichiarazioni di un certo Mr James Harf, direttore della Global Ruder Finn in "Les vérités yougoslaves ne sont pas toutes bonnes à dire" di Jacques Merlino, riportate in un capitolo nel libricino "Sotto la notizia niente" di C. Fracassi (Ed. Avvenimenti).
Anche se buffo, volto pagina... Ivan

x Ivan il Terribile

dimenticavo giusto gli Ebrei. La congiura antiserba universale allora è plutogiudaicomassonicaislamicavaticanaturcatedescaamericana e ...marziana di destra! o manca qualcosa?

autore del "Sveglia"

Mentre scrivevo, vedo, signor anonimo, che mi hai preseduto. inviato il tuo messaggino.
Quante cazzate, ma veramente cazzate hai detto! Ma se l'ha detto anche Di Francesco....allora si che "è vero". Quante ne potrei dire, avendo la fortuna/sfortuna di conoscerlo.
Poi, del cinismo, è facile a farlo!
"Ma chi è sta Al Queda"? E uno dei suoi principali lider anche un certo Bin Laden, il quale quando i suoi mujahedini combattevano contro i serbi di Bosnia e poi con l'UCK nel Kosovo e Metohija, era "bravo ragazzo" per l'America di Clinton! Chiedilo al direttore di "Limes" se non è vero che il Bin - Bil ha ottenuto il passaporto della Bosnia ed Erzegovina all'Ambasciata a Vienna! E la moschea dedicata a lui nel Kosovo (e Metohija) non è forse innalzata per i suoi servizi resi ai terroristi dell'UCK?! Passo e chiudo! Ivan

si, antisemitismo nazicomunista

caro ivan, leggo sul sito ------------http://www.stormfront.org/-------------
il sito web della lega della difesa di Serbian (SDL) , razzista antisemita , sin dal 2000 , quando erano in corso le manifestazioni di OTPOR "...dei Serbi agli ordini dai loro padroni ebrei ancora una volta stanno dimostrando.
I servi dell'ebreo stanno ingannando la gioventù nell'unire l'opposizione contro Milosevic ."
Il website di SDL inoltre promuove la negazione di Olocausto ed accusa gli ebrei
"di demonizzare i serbi." Quindi c'è una convergenza allarmante fra ex comunisti sostenitori di Milosevic ed antisemiti dichiaratamente nazisti. A riprova dell'inedita alleanza Milosevic Seselj , nazi-comunista.
Il peggio del XX secolo. (Ivan, google non sono io! Ti sei guardato Nedic-Ljotic?)

antisemitismo...

Ma che "bravi", gl autori di questo articolo!
Chi sono tutti queste eccellenti figure, Sonja Licht e compagnia?! Non è forse la Licht presidentessa dell' Organizzazione Soros della R.A. della Vojvodina?! Come anche tanti altri finanziati da quel trafficante!
Antisemitismo di Stato? Siete veramente "matti da legare". Non vedete che state a prendere "fischi per fiaschi"! Sono delle fazioni, dei gruppi, si antisemiti!
Richiamate un pò varie figure di spicco ebree oppure di origini ebraiche, sul loro "riconoscimento" al popolo e governo serbo. In primis alla Signora Albright, i genitori della quale si sono rifugiati di fronte al nazismo a Belgrado. Suo padre poi, dopo la guerra diventò diplomatico a Belgrado. Oppure un Havel, che mentre stava nelle patrie galere, sua moglie e lui sopravvissero dai diritti d'autore che il teatro d'avanguardia "Atelje 212" di Belgrado. E non che sia un grande scrittore!
Il popolo serbo non ha mai aspettato nessun riconoscimento, ma neanche di essere pugnalato allo stomaco! "Cori 'ngrati"! Ivan

povero Ivan, crede ancora al diavolo!

Ivan Ivan... ma credi ancora al diavolo? Sarà stato lui! Mi pare l'ipotesi più seria.
Comunque a Belgrado per corteggiare Bush ultimamente dicono che è stata Al Qaeda. Notoriamente i croati sono mussulmani travestiti da cattolici e nemici degli ortodossi che stanno difendendo l'Occidente dai turchi e perciò sono ustascia che volevano sgozzare tutti i serboortodossi che sono biologicamente comunisti ed antifascisti....
poi i Mig erano pilotati da preti vaticani, come i carri armati che si facevano fotografare con la stella rossa per dar la colpa agli innocenti cetnici, ecc.ecc.ecc..
parola di Tommaso De Francesco del Manifesto. Zivio Tito smrt fasismu a svoboda narodu! (povero Tito che casino ha lasciato dietro)

B-92 Bombardatela!

Invece è tutto vero sul loro conto:venduti e desestabilizzatori.

x Casimiro

Ma come, Casimiro? Io pensavo che sei "il primo della classe". Si vede che ti è sfuggita anche la foto, degli aerei con la croce celtica, all'epoca della Bosnia ed Erzegovina.
Sto vedendo ogni tanto questa corrispondenza su "Osservatorio"! "Ammazza bubù...", trovi "za svaki lonac poklopac"! Ivan

ancora antisemitismo in Serbia

SERBIA: MANIFESTI ANTISEMITI IN CENTRO BELGRADO
(ANSA) - BELGRADO, 23 MAR - Un sedicente gruppo 'Forza nazionalista serba' ha tappezzato la scorsa notte il centro di Belgrado con manifesti antisemiti e rivolti anche contro una emittente storica dell'opposizione democratica al regime di Slobodan Milosevic, radio B-92. Nei manifesti, si invita la gente a non ascoltare la radio perche' ''E' antiserba, vuole l'indipendenza del Kosovo, appoggia i narcotrafficanti e gli omosessuali ed e' dominata da ebrei parassiti. Gli ebrei - si legge ancora - devono andarsene dalla Serbia''. Alcuni di quei manifesti sono stati anche affissi nel cimitero ebraico di Belgrado............ (ANSA). OT
22/03/2005 18:09

x casimiro

Casimiro, la prego di non rispondere alle offese e alle provocazioni. Alla lunga si stancheranno e sarà un forum dove ci si confronta pacatamente tra persone ragionevoli e dove porteremo e condivideremo le nostre conoscenze anche se non saranno condivise da una parte o l'altra. Giorni fa ho spedito ad un mio amico serbo il link della testata e degli interventi. Pur non condividendo molte cose mi ha ringraziato e detto che stava imparando diverse cose sulla storia serba delle quali ignorava l'esistenza.

Casimiro ballista albanese

pinocchio!!

x filip

Non ricordo . Ma ne hanno dette tante i nosrti telegiornali... Non ho trocato nel libro LE GUERRE JUGOSLAVE di Joze Pirjevec alcun accenno a quel presunto golpe. Ben diverso fu invece lo stretto rapporto di Milosevic coi golpisti sovietici. Il generale
Kadijevic incontrò segretamente il 13 marzo 1991 il generale golpista Jazov che accondiscese alla vendita di armi all'armata jugoslava. Scoperto, Jazov venne arrestato e la cosa restò lì.
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ma certo le armi non mancavano alla JLA!
inquietanti furono i tanti tentativi di Milosevic di tirare nel gorgo i "fratelli russi", a rischio di un conflitto molto più vasto. Ricordo molto bene l'offerta di federare la "sua" Jugoslavia (mascheratura della tentata Grande Serbia)
con la Russia o con l'Ucraina...

orrori serbi 2

Per Istrijan di nuovo
"Sterminio, emigrazione, assimilazione": "Per quanto riguarda (gli atti commessi dai) serbi, possediamo prove autentiche nella forma di una lettera di un membro dell'esercito serbo, pubblicata nel giornale socialista serbo Radnicke Novine (Notizie operaie) del 9/22 ottobre (1912)... 'Miei cari amici,' scrive il soldato, 'non ho il tempo di scrivervi diffusamente, ma vi posso riferire cose agghiaccianti che stanno accadendo qui. Ne sono terrificato e mi chiedo incessantemente come degli uomini possano essere così barbari da commettere tali crudeltà. E' orribile. Non oso (nemmeno se ne avessi il tempo, che non ho) dirvi di più, ma posso diervi che Lume (la regione albanese lungo l'omonimo fiume), non esiste più. Non ci sono che cadaveri, polvere, ceneri. Ci sono villaggi di 100, 150, 200 case, dove non vi è più un singolo uomo, letteralmente neanche uno. Li abbiamo raccolti in gruppi da quaranta a cinquanta e poi li abbiamo fatti a pezzi con le nostre baionette fino all'ultimo uomo. Sono in corso saccheggi ovunque. Gli ufficiali dicono di andare a Prizren e di vendere le cose che hanno rubato'". Il giornale che ha pubblicato questa lettera aggiunge:"Il nostro amico ci ha raccontato cose ancora più terrificanti di queste (!), ma sono così orribili e così offensive della dignità che preferiamo non pubblicarle" (1). Il soldato che scriveva non era altri che Tucovic, socialista serbo, ancor oggi stimato e rispettato nel Kosovo dagli albanesi.

orrori serbi

Da Lev Trockij
"Gli orrori sono cominciati non appena abbiamo attraversato la vecchia frontiera. Il sole era tramontato, stava cominciando a diventare buio. Ma pi diventava buio il cielo, pi aumentava il fulgore con cui la terrificante illuminazione degli incendi risaltava contro di esso. Intorno a noi tutto bruciava. Interi villaggi albanesi erano stati trasformati in roghi - lontano e vicino, fino alla linea ferroviaria... Abitazioni, proprietà accumulate da padri, nonni e bisavoli, andavano in fiamme. In tutta la sua monotonia questo quadro si ripeteva lungo tutto il tragitto fino a Skopje".

per casimiro

nuove domande:propio all' inizio, quando ci furono le scaramucce fra jna e guardia territoriale slovena per il controllo del confine,fu trasmesso da tutte le televisioni il proclama del generale Adzic che sembrava un colpo di stato.Anche i telegiornali italiani ripesero questa tesi,definita poi nei giorni succesivi in "golpe balcanico"So che venne considerata questa ipotesi da parte dei militari,poi accantonata.Una soluzione tipo cile o golpe del agosto 1991 in urss. le risulta questa cosa?Grazie e tanti saluti

grazie

Grazie casimiro per aver voluto rispondere alle mie domande .Ne sto organizzando comunque delle altre.A presto! filip

17 righe, ho capito!

Ringrazio comunque OB per la grande opportunità che sta dando al dialogo.
continuo
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...Tutta l'abilità dei propagandisti , collaudata da mezzo secolo di grande esperienza, venne impiegata per presentare la guerra come un'aggressione al popolo serbo.
I fatti reali vennero manipolati. I croati vennero dipinti come aggressori ustascia nel momento che la città multietnica amministrata dai socialisti, Vukovar, veniva rasa al suolo dalle artiglierie dell'Armata "Popolare" Jugoslava in due mesi di bombardamento che precedette l'assalto dei cetnici che uccisero i feriti dell'Ospedale. Gli aggressori erano gli abitanti, gli aggrediti i serbi. L'Armata era intervenuta "per separare", "ko uvek" (come sempre), diceva Kadijevic...
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Tu dici che l'odio non c'era PRIMA. Infatti è venuto DOPO. E' stata non un'esplosione inconsulta di odii tribali, come presentato dai media anche in Occidente, ma una lurida guerra pianificata dall'alto, per salvare la classe dirigente dominante. L a BORGHESIA ROSSA, come la chiamava Djilas sin dal 1952, credo.
Questo vale come risposta alla tua ultima osservazione sulla gattopardesca rivoluzione che hai osservato a Fiume . (Processo simmetrico, ma di riflesso, si è sviluppato anche in Croazia. Ciao

x filip continua

(ma che succede?)

... Milosevic liquidò
Stambolic e prese il suo posto grazie alla marea montante nazionalista che aveva scatenato. Stambolic
sparì dalla circolazione per tutti gli anni della carneficina. A Milosevic si opposero i migliori
intellettuali belgradesi del "Circolo di Belgrado", le Donne in Nero e pochi altri. Anche le manifesta-
zioni contro Milosevic erano promosse da una opposizione ancora più nazionalista...
I comunisti delle altre repubbliche criticarono Milosevic, ma inutilmente. Soprattutto gli sloveni.
Milosevic rispose coll'oceanica adunata di due milioni di persone trasportate dall'apparato
turistico di partito sulla piana di Kosovo Polje per celebrare con una scenografia da III Reich
il 700 anniversario della battaglia (persa!). Per l'occasione fece disseppellire le ossa di Lazar
che girarono fra pope incensanti, militari con la stella rossa e labari cetnici: un colpo allo
stomaco per tutto il resto della Jugoslavia. Il messaggio era: noi serbi siamo ancora quelli
dell'impero di Duscian! Una minaccia per tutti i non serbi. Gli sloveni presero le misure per
tagliare la corda e lo fecero con decisione. Il resto lo sai. In Serbia riapparvero i cetnici con una
miriade di gruppi e due partiti . Si preparava la mattanza ed occorreva ricorrere ad esperti
macellai. I giovani di leva non erano all'altezza del compito.
Tutta l'abilità dei propagandisti , collaudata da mezzo secolo di grande esperienza, venne impiegata
per presentare la tra

x filip

a qualcuno non piacciono i miei interventi, forse per la mancanza di insulti che DOVREBBE secondo loro caratterizzare un forum, e infastidisce che si citino fonti d'informazione non di regime... residui stalinisti o titoisti? bah, vado avanti. Ti ringrazio per la tua fiducia, Filip.
Il mio pensiero sulla tua domanda non facile :

"... perchè non c'è una stata una spaccatura all' indomani dei fatti dell' 89 nella lega fra
innovatori e reazionari -conservatori?..."
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R- disquisire su chi fossero costoro, e cosa fosse divenuta la Lega dopo le ripetute epurazioni di Tito.
Ti rimando al libro di Ante Ciliga CRISI DI STATO DELLA YUGOSLAVIA DI TITO, scritto in anni non sospetti , nel 1973.
Milosevic si presentò come "innovatore". Laureato con master in economia ad
Harvard (con Kissinger!), sosteneva il mercato libero, la sburocratizzazione, il liberalismo e la
rivalutazione del sentimento nazionale dei serbi contrapposto al "falso patriottismo jugoslavista" .(però poi , dopo l'iniziale delirio serbista , si corresse è tornò allo jugoslavismo nominale, conservando la sostanza serbista ( o grande serbista).
Lo aveva portato in alto, condividendo il
segretario della lega dei comunisti di Serbia Ivan Stambolic, che però si oppose alla sua svolta
nazionalista nel 1987 , dopo il suo primo comizio a Kosovo Polje. Milosevic liquidò
Stambolic e prese il suo posto grazie alla marea montante nazionalista che

per casimiro

grazie per le spiegazioni,sono molto illuminanti.
Altre cose: perchè non c'è una stata una spaccatura all' indomani dei fatti dell' 89 nella lega fra innovatori e reazionari -conservatori?
Conosco un pò la realtà di fiume:i dirigenti delle fabbriche più importanti erano nominati dal partito.Si diceva che erano corrotti e incapaci,ma malgrado gli sforzi prima sono stati cacciati ma poi sono quasi tutti tornati al loro posto,perche?
facevo le vacanze in dalmazia circa vemt'anni fa',zona di zara, spalato,erzegovina.Si vedeva certo un paese in difficoltà(file al mercato,file al distributore,poche merci)più povero dell' italia ,ma tutto sommato dignitoso e con un futuro.Anche nella zona dell' entroterra la gente aveva una sua armonia,anche fra etnie diverse.Dove era l'odio che è venuto fuori dopo?
grazie per la sua cortesia.

lavaggio del cervello intensivo!


certo che fra indottrinamento titino e indottrinamento nazionalista ormai il cervello se n'è andato...

altra scemenza....


....non solo "Deutschland über alles" caro Ivan: ricordare quello Statino ,Piccolino Piccolino,molto pacifista,(a parole),chiamato Vaticano......poi gli Usa sono intervenuti per altri, (altresì criminali), motivi. Altro che vaneggiare Knazimir: continui a SStufare!

Ivan , vaneggi tu !

"...( La Germania unita, storico nemico della Jugoslavia, frustrata di aver firmato la resa dopo la II Guerra mondiale e che mai avrebbe più avuto la sua arma per attaccare gli altri stati, si addoperò per la prima volta dopo 50 anni, sotto il velo delle organizzazioni internazionali e con la "benedizione" degli USA, ad attaccare i Serbi di Bosnia ed Erzegovina). ..."

Ma dove le hai sentite queste scemenze?

Antisemitismo e non solo


Mi sembra, Casimiro, "sta cercando il pelo nell' uovo"!
Per quanto riguarda le altre osservazioni, voglio ricordare che:
I cittadini di Belgrado non accettarono il Patto con l'Asse. Uscirono in piazza e scandirono: "Bolje rat nego pakt, bolje grob nego rob!", perciò Hitler ha dovuto rimandere l' attacco contro la Russia (trovandosi poi nel pieno inverno....).
RicordateVi che Belgrado è stata bombardata per ben 4 volte negli ultimi cent' anni. Nella I guerra mondiale e nel 1941 dai tedeschi. Nel 1944, 7/8 Aprile (o 6/7?) pasqua ortodossa, dai nostri alleati anglo-americani (!!!). Si contavano il giorno dopo oltre 2.000 civili morti. Ospedali, asili nido, case distrutte! A che prò? Per dire che ci hanno liberato....!
"L'assassino torna sempre sul luogo del delitto"! Nel 1941 i tedeschi, 1944 gli alleati. nel 1991 insieme! ( La Germania unita, storico nemico della Jugoslavia, frustrata di aver firmato la resa dopo la II Guerra mondiale e che mai avrebbe più avuto la sua arma per attaccare gli altri stati, si addoperò per la prima volta dopo 50 anni, sotto il velo delle organizzazioni internazionali e con la "benedizione" degli USA, ad attaccare i Serbi di Bosnia ed Erzegovina).
"I vigliacchi bombardano sempre di notte!", parole di un ragazzetto della cittadina rurale di Aleksinac, aprile 1999,davanti la casa distrutta di un suo amico.
Dedico questo piccolo contributo alla memoria di quel popolo ribelle che ha sempre combatutto alla propria difesa della libertà! Nel 6. anniversario della barbara aggressione.
Passo e chiudo (definitivamente) allegato a questo articolo. Ivan

knazimir


.....hai propio SStufato

ecco quel che so


"...LO dico con la massima circospezione(non sono un" tifoso") e rispetto:A zagabria e lubiana
l'arrivo dei nazisti fu salutato con gioia dalla popolazione locale,come a vienna per
l'anschuluss fra austria e germania."pare " che Belgrado fosse deserta all' arrivo dei tedeschi
e fu anche pesantemente bombardata e mi risultava che la resistenza scattò immediatamente.
Ricordo durante la guerra in kosovo il giornalista rai Canciani (penso persona degna )che
commentando il primo bombardamento nato su belgrado disse che fu un fatto molto sorpendente per
la popolazione che riandò immediatamente al bombardamento del 1941..."
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Rispondo cercando di non spammare anch'io, per poter esser sintetico al massimo.
Certo! Belgrado non poteva accogliere bene i tedeschi, se non altro per il ricordo dell'invasione
del 1914! La maggior parte della popolazione serba aveva parenti ammazzati da loro.
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Il bombardamento di Belgrado, il 6 aprile 1941 fu deciso da Hitler in risposta al colpo di Stato
con cui il governo Cvetkovic- Macek, il primo governo non serbo della Jugoslavia ed in quanto
tale osteggiato dai partiti nazionalisti serbi - era stato deposto dopo la firma di un trattato
con il quale si permetteva ai Tedeschi il transito del loro esercito attraverso la Jugoslavia per
soccorrere gli Italiani in difficoltà nella loro fallita invasione della Grecia.In cambio il
Regno di Jugoslavia avrebbe ottenuta Salonicco.
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(Se non ci fosse stata la richiesta d'aiuto di Mussolini, Hitler avrebbe anticipato di due mesi
l'Operazione Barbarossa (invasione dell'URSS) ed avrebbe bellamente ignorati i Balcani che non
rientravano nel suo progetto di Grande Germania.)
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Contro quel Patto insorsero militari e popolazione, ed il reggente Paolo si dimise e proclamato
re il diciottenne Pietro II.
L'invasione fu massiccia, 56 divisioni, perchè Hitler ne approffittò per dislocare mezzo milione
di soldati poi in Romania senza che Stalin si allarmasse.
Si fece aiutare da Italia, Ungheria, Romania e Bulgaria, tutti regimi di destra estrema.
Una tale massiccia invasione permise la conquista della Jugoslavia in 12 giorni. Il governo fuggì
presso gli Inglesi. Vennero catturati 350.000 prigionieri.
Il generale Nedic, che aveva raccolto la resa dei Tedeschi nel '18, firmò la resa incondizionata
e viene lasciato al suo posto per organizzare uno stato , come Quisling, come Pavelic in Croazia,
come Petain in Francia.
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Ma anche in Serbia esisteva un piccolo partito nazista, Zbor (Adunata),
con un suo leader, Dimitrije Ljotic, che accolse calorosamente i tedeschi e si mise subito con
zelo a loro disposizione. Ma rappresentava meno dell'1% dei voti ed i Tedeschi non lo
considerarono capace di governare ma gli dettero compiti ausiliari di milizia.
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Un gruppo di ufficiali leali al re, con alcune decine di migliaia di soldati, erano riusciti a
raggiungere i boschi al comando del gen. Draza Mihajlovic .Presero il nome di "cetnici" (da "ceta", banda, schiera.
Ma non attaccarono gli occupatori, aspettando aiuto esterno.
Gli Inglesi li considerarono subito "resistenti" e promisero di aiutarli.
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I cetnici di Mihajlovic, mentre aspettavano, vennero sorpresi dall'insurrezione comunista,
scattata poco dopo l'invasione dell'URSS, e da quel momento iniziarono anch'essi una collaborazione con gli
occupatori per distruggere i comunisti. Tito con 12.000 giovani comunisti ed un gruppo di veterani della guerra di Spagna era
riuscito a sorprendere la guarnigione tedesca ed ad occupare la cittadina di Uzice dove s'installò,
proclamando la Repubblica Sovietica di Uzice.
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Gli Inglesi, che non avevano ancora osservatori sul territorio, credettero che l'insurrezione fosse
opera dei cetnici di Mihajlovic, e la BBC iniziò da allora ad attribuire tutti gli atti di guerrriglia
ai cetnici. Il che sollecitò il Mihajlovic a prestarsi all'equivoco, che si chiarì appena quando
una missione venne paracadutata fra i comunisti di Tito. nell'inizio del '43.
L'apparizione dei partigiani comunisti allarmò la borghesia serba e la Chiesa ortodossa che videro
nei tedeschi da quel momento dei protettori.

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Mi chiedi poi:
"...Gradirei sapere notizie sulla vicenda dello srem.Grazie, saluti..."

Lo Srem. Dopo la liberazione di Belgrado ad opera dell'Armata Rossa Tito vi installò il suo
governo ed arruolò in breve quasi tutti i cetnici che godettero di un'ampia amnistia. Ma , dicono
Serbi di oggi, vennero mandati ad inseguire i Tedeschi in ritirata morendo inutilmente nello Srem.

Questo è ciò che ti posso dire.
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Quanto alla festa che fecero Sloveni e Croati: questa si che è propaganda e manipolazione recente.
Nel Regno di Jugoslavia viveva allora mezzo milione di Volkdeutschen, fra Slovenia, Croazia e Serbia
che accolsero con gioia i loro connazionali, arruolandosi in massa .
La divisione SS Printz Eugen, la più terribile, era formata da questi, soprattutto della Vojvodina.
Poi certo, i sentimenti di molti Croati e Sloveni nei confronti dei tedeschi erano diversi da
quelli dei Serbi: erano stati loro sudditi sino al 1918, godendo di diritti che l'arretrato
Regno di Serbia aveva loro tolti. Ma la resistenza scoppiò ben presto, monopolizzata dai partigiani,
che ebbero proprio nella Bosnia ed in Dalmazia i loro massimi punti di forza. Basta leggersi
LA MONTAGNA PIU'ALTA di Deakin, inviato di Churchill, che contrapponeva la "tranquillità" della
Serbia alla devastante guerriglia della Croazia.
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spero di aver soddisfatto la tua gentile richiesta. Ciao

per casimiro

LO dico con la massima circospezione(non sono un" tifoso") e rispetto:A zagabria e lubiana l'arrivo dei nazisti fu salutato con gioia dalla popolazione locale,come a vienna per l'anschuluss fra austria e germania."pare " che belgrado fosse deserta all' arrivo dei tedeschi e fu anche pesantemente bombardata e mi risultava che la resistenza scattò immediatamente.Ricordo durante la guerra in kosovo il giornalista rai Canciani (penso persona degna )che commentando il primo bombardamento nato su belgrado disse che fu un fatto molto sorpendente per la popolazione che riandò immediatamente al bombardamento del 1941.Tutta propaganda? non lo so ,certo è anche vero che la pagina sui fascisti serbi o sull' antisemitismo non e cosi conosciuta come altre.Gradirei sapere notizie sulla vicenda dello srem.Grazie, saluti.



ha ragione casimiro!


ho trovata la voce Nedic-Ljotic. Grazie Casimiro! A Belgrado la conoscono solo i neonazisti che scrivono:
"...Zar vam nije cudno:
Da su Pavelic,Luburic,Sakic i ostali njihovi pobijegli.A nasi Nedic,Djurisic,Pecanac,Mihajlovic svi bili pobijeni...Vojvoda Momcilo Djuic i ostali officiri i nekoliko vojnika Dinarske Divizije,su uspeli uz pomoc fasisticke Italije da izadju iz Srbije i da idu prema Americi.A ostali Cetnici su svi bili nalicu mijesta streljani..."

link-------http://www.stormfront.org/archive/t-67244

brava UDBA Rovinj


hai avuto un buon punteggio al corso di informatica psicodistruttiva dell'UDBA (non sono aggiornato, come vi chiamano a Belgrado oggi?)

Google:sei famoso Casimiro!


Prova a digitare questa:http://www.google.com/

usa google allora!


Ivan Istrijan, capisco che cadi dalle nuvole:

"...Mi sembra che Casimiro e Marko (mi sono soffermato aoltanto su questi due nomi) stanno vanneggiando!..." a proposito
dell'antisemitismo serbo.

Certo, i serbi hanno ben nascosto i loro trascorsi collaborazionisti.
Ma allora se vanneggio io vanneggia anche google? Prova a digitare NEDIC-LJOTIC.

antisemitismo


Aggiungo; Intendete "antisemitismo" come idea conduttrice del governo al potere o "sparuti gruppi"?!. Per quanto riguarda Vukovar, qualcosa ne potevate vedere, a suo tempo, nel filmato della M. Gabanelli (denominata con appellativi vergognosi). Certo, la questione di Vukovar poteva risolversi meno peggio..." innazitutto arrestare Spegelj e altri compari, alla loro riunione segreta!). Quanto riguarda "il bombardamento della città vecchia, ripeto vecchia, di Dubrovnik, è stata una farsa. Chiedete un pò al presidente Mesic o alla Signora Boniver chi hanno caricato sulla nave e portato fuori le mura. Ivan

Antisemitismo serbo???


Cercando, cercando, ho ritrovato il tema del cosidetto "antisemitismo in Serbia". Mi sembra che Casimiro e Marko (mi sono soffermato aoltanto su questi due nomi) stanno vanneggiando!
Riguardo le vittime, tutte le vittime della guerra in Bosnia ed Erzegovina, ho citato riguardo l'articolo delle Vittime... "Ognuno tira fuori i propri dati sui crimini. L'ONU i suoi, l'Amnesty pure, figurati(m.o.) il Trbunale della Del Ponte! Tutte le tre etnie (nazionalità!) in Bosnia ed Erzegovina i propri. Sicuramente i musulmani bosniaci alias bosgnacchi, ne hanno subito più di tutti, perché combattevano contro i serbi, i croati e contro se stessi(!!!)"
Ivan Istrijan (il mio pseudonimo e la definizione anagrafica).

Vesna, e le domande?


ti avevo invitato a dire dove erano le mie bugie. O non erano proprio bugie? Stai studiando,lo spero almeno, la storia non manipolata? In Italia abbiamo tante biblioteche universitarie, ed anche a Rimini puoi trovare libri interessanti...

Guerrieri in gonnella....

....sì, con anonimi vigliacchi come te!

peccato

Il risultato di quel 24 marzo 1999 e d'avanti agli occhi di tutti. Gli alleati dovevano giungere a Belgrado e denazificare quel paese come fecero a Berlino nel 1944.

24 Marzo 1999 - 24 Marzo 2005


Non dimentichiamo!A sei anni dalla vile e vergognosa aggressione alla Repubblica Federale Jugoslava, oggi la verità e le loro menzogne di guerra sono sotto gli occhi di tutti. Hanno bombardato, distrutto, devastato, avvelenato e annichilito un paese e un popolo, solo per i loro interessi economici, politici e militari. I risultati sono scolpiti nella tremenda realtà del popolo serbo e jugoslavo.

X Vesna

Vesna, attenta che Casimiro è una persona di grande coraggio ma anche prudente.Dalle mie parti li chiamano
così: KUKAVICE
pozdrav

GRAZIE CASIMIRO !


GRAZIE CASIMIRO DI AVERCI POSTATO LA PROPRIA VERITA' !

Conosco molto bene la storia dell'ex Jugoslavia , e posso dire solo che Casimiro ci ha postato la propria verita'.I Cetnichi serbi avevano collaborato coi fascisti italiani e nazisti tedeschi.Anche avevano fatto molti crimini di guerra nel territorio dell'ex Jugoslavia.E non lo facevano solo durante la Seconda Guerra , anche lo facevano negli anni novanta del secolo scorso durante l'aggressione serba in Croazia.Ricordiamoci solo di Vukovar e delle altre citta' croate distrutte dei cetnichi serbi.A Kragujevac in Serbia erano rastrellati molti allievi serbi dai nazisti tedeschi accanto all'aiuto dei cetnichi serbi.A Jasenovac in Croazia erano uccisi molti serbi , ebrei , zingari , croati comunisti, etc , dagli ustascia croati , anche collaboratori di Hitler che erano uguali criminali ai cetnichi serbi.

Comunque non e' vero che dice "clear".
La Serbia non aveva grande ruolo nella liberazione del Paese dal nazifascismo,
siccome il grande movimento antifascista era proprio in Croazia.Allora , cetnichi e ustascia collaboravano coi nazisti e fascisti , e la satanizzazione della Serbia e' veramente cominciata negli anni novanta del secolo scorso , grazie a criminale di guerra di milosevic , il quale insieme ai suoi cetnichi serbi ha fatto aggressione in Slovenia, Croazia e Bosnia , facendo molti crimini della guerra , contro l'umanita',
anche in Kossovo.Dunque , La Serbia , facendo i crimini della guerra e occupando i territori altrui ha meritato di essere satanizzata.

x Vesna


Smentisci , o almeno leggi e rifletti, e che t'importa d'altro di me? Vorrei che tutti qui dichiarassero nome e cognome e indirizzo. Ma proprio per sicurezza, anche personale , vista la violenza- per fortuna solo elettronica - delle offese, è meglio restare ancora anonimi...
Gli assassini non sono ancora contenti... manca molto all'eliminazione di ogni testimone scomodo della realtà storica. Certo, se la gente invece di cercare la verità va allo stadio, il lavoro dei falsificatori è più leggero! La VERITA' pare sia sempre la prima vittima delle guerre. Comunque la verità la possiamo vedere meglio noi dall'Italia- nel quieto tepore delle biblioteche - che non voi presi dal fuoco incrociato degli insulti più sanguinosi... Almeno che non si sia accecati da pregiudizi, come il Tommaso Di Francesco del Manifesto, che con paraocchi da cavallo per cui i cetnici o sono partigiani o non esistono...Forse sei tu pure una sua vittima ?
Questa guerra jugoslava ha avuto negli intellettuali "organici" della defunta Grande Menzogna i suoi artefici. Deridda ha filosofato che la verità non esiste, (sarebbe solo una questione linguistica); e questa sua scoperta - già fatta però secoli addietro da Guicciardini e Machiavelli, che in cuor loro sapevano che invece esiste- ha trovato piena applicazione proprio sin dall'inizio della guerra. La falsificazione continua sistematica dei fatti , presenti e passati, è la condizione neccessaria per scatenare gli odii più insensati.
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Mi accusi di inventare. Dimmi cosa, almeno!
la Mostra Antimassonica o che altro? Il lagher di sajmiste? Il governo collaborazionista Nedic Ljotic? L'operazione congiunta Weiss dove i cetnici vennero sbaragliati dai partigiani?
L'amnistia generosa concessa da Tito ai cetncici dopo la liberazione di Belgrado da parte dell'Armata Rossa? Chiedi e ti darò i dati.
Ed impara a rispettare l'altro, se vuoi rispetto.

Nebulose Balcaniche


Casimiro, ti potrei domandare di dove cavolo sei? Se nel tuo paese tutti la pensano come te allora sì che siamo messi bene... Cerca di dire la verità ...almeno per una volta.
Saluti/Pozdrav

x Ivan istrianin


magari le cose fossero così!Purtroppo anche in Serbia c'era l'antisemitismo ed il collaborazionismo. Basti pensare alla grande Esposizione Antimassonica del 1941; ne ho scritto proprio nei miei interventi precedenti che ti inviterei a leggere (il primo in particolare).

Antisemitismo

Ha ragione il lettore Casimiro che si chiede a chi è rivolto l'appello! Faziosi e imbroglioni!
Certo che "starvi drio" a tutte le faziosità che scrivete. Spero che qualche soldino l'ho date a questi che Vi parlano di antisemitismo in Serbia.
Ma quando mai i serbi sono stati antisemiti!!!
Anzi quanti si sono rifuggiati in Serbia durante la II Guerra mondiale! Il popolo serbo non si aspettava mai di essere ripagato! Ma nemmeno un pugno (anzi coltello) nello stomaco! Che razza di gente è questa?! Come, per esempio, la Signora Albright, i genitori della quale si erano rifuggiati a Belgrado. Suo padre dopo la guerra diventò poi diplomatico all'Ambasciata cecoslovacca.
Il Havel, la moglie (la prima) del quale, mentre stava nelle patrie galere sopravviveva grazie ai diritti d'autore del marito che il teatro d'avanguardia di Belgrado, "Atelje 212" versava, mentre la gente comune raccoglieva i soldi per suo marito! "Cori 'ngrati"!
Allargate un pò gli orizzonti Voi di questo "Osservatorio"... Ivan

obbedisco!

Rispondo all'anonimo:
sono un po' depresso per l'esito della situazione che si è creata in Croazia, quindi e confuso e ripetitivo, incapace di innalzare il livello della discussione. Ritengo comunque di aver sempre cercato di essere sintetico, con esiti altalenanti.
Concordo sul valore di interventi come quelli di Dalmata che però se mancano, mancano.
Per Casimiro. Concordo sulla maggior parte delle tue valutazioni, apprezzo grandemente la competenza che hai negli argomenti che tratti. Devo aggiungere che in risposta alle tue argomentazioni arrivano a volte informazioni altrettanto ben documentate. Anch'io, per un certo periodo della mia vita, mi sono sforzato di documentarmi quanto più possibile sulla storia dei Balcani e questi post mi aiutano a riprendere il filo della memoria.
Il mio dissenso nei tuoi confronti si limita alla considerazione che se si vuole evitare di cadere in preda alla "sindrome dei Balcani" occorre portare il cuore davanti al braccio e alla mente. Mi esprimo male o sono considerazioni non pertinenti?
Pensa se domani, dinnanzi alla fine dell'impero FIAT, i siciliani trapiantati da decenni in Piemonte reagissero ricordando le infamie di Bronte e l'immiserimento del Regno delle due Sicilie che seguì l'unità d'Italia.
Di cosa sarebbe supporto il Balcanico pensiero?

Croazia ieri ed oggi: stessi difettucci....


..altro che consolazioni vaticane e barche in alto mare. Ma non fate ridere i polli.!
Tralasciando le varie distorte"verità" storiche , eccovi un bell'articoletto,(parte 1):SUL CONNUBIO NAZISTI-CIA: GLI USTASCIA CROATI
di Petar Makara e Jared Israel


"NIENTE SERBI, NE' EBREI, NE' NOMADI 'Zingari' E NE' CANI"

Testo di testimonianza sul governo della Croazia secessionista nel giugno 1941.



Nell'articolo "I peggiori segreti dell'orso impacciato" abbiamo parlato del 'salvataggio' USA/Vaticano dei nazisti dell'Europa Orientale e dei Balcani alla fine della seconda guerra mondiale. (1)

Parecchie di tali persone, con i loro figli, furono rispediti in Europa, alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90, al fine di aiutare l'instaurazione di regimi filo-occidentali.

Per dare una visione migliore di cosa ciò significa, dobbiamo vedere più da vicino chi, il vaticano e il governo degli Stati Uniti, salvarono.

Il seguente testo è una tesi sul cosiddetto Stato indipendente di Croazia, comprendente la Croazia e parte della Bosnia-Herzegovina.

La Croazia era uno stato clerical-fascista, installatosi dopo l'invasione nazista della Jugoslavia, durante la primavera del 1941.

Balzando agli anni '90, vi è un luogo comune nei media occidentali, nell'accusare i serbi di paranoia nel resistere alla secessione croata. Sono paranoici? O hanno qualche motivo per preoccuparsi di ciò?

Durante gli anni '90, la stampa jugoslava si riferiva ai secessionisti croati come 'Ustashi.' Permettetemi di spiegarvi.

Jared Israel

SGUARDO SULL'OLOCAUSTO
di Petar Makara

Parte 1 - MACELLO ETNICO

ESTRATTO "Il più grande massacro etnico si compì in Jugoslavia, poco dopo l'invasione tedesca dell'Aprile 1941.

La creazione dello stato separatista di Croazia ... controllato dai fascisti,

Cattolici, dal movimento estremista Ustasha che preparava la tragedia... Adesso, la Croazia storica si era espansa fino a includere la Bosnia-Herzegovina e altri territori, e gli Ustasha furono messi al governo di una popolazione di circa 7 milioni di persone, di cui la metà Croata, altri 2 milioni erano serbi, e circa 750.000 Mussulmani, e piccole comunità di protestanti e ebrei.... Il Ministro dell'Educazione, Mile Budak, chiarì il proclama degli Ustasha: 'la nostra nuova Croazia si sbarazzerà dei serbi tra di noi, allo scopo di avere il cento per cento di cattolici tra dieci anni.'

Professore Clive Ponting, "Armageddon," Random House, Inc., New

York, 1995, pagg. 231-232.

PARTE 2 - EFFERATEZZA INSUPERATA

Estratto "In Bosnia... i fascisti croati iniziarono il massacro dei serbi che , in tutto il periodo della seconda guerra mondiale, fu sorpassato in ferocia solo dallo sterminio degli ebrei polacchi.

Le citazioni di sopra è stata ripetuta diverse volte da tute le versioni dell'Encyclopedia Britannica dal 1971 al 1987. Si può trovare, per esempio, nell'Encyclopedia Britannica Edizione 1971, Volume 23, pag. 922 o nell'Encyclopedia Britannica, Edizione 1987, Volume 29, pag. 1054.

(Capitolo intitolato: "Jugoslavia, 2° G.M."). Non si trovano più nelle edizioni seguenti. Molti dei dati precedenti divennero politicamente scorretti, fin d a quando gli USA e la Germania iniziarono a sponsorizzare la nuova Croazia indipendente, alla fine degli anni '80.

PARTE 3 - METODI DI STERMINIO DEGLI 'ELEMETI ESTRANEI'

Estratto "La Croazia sotto il controllo fascista, si chiamava 'Stato indipendente di Croazia' o 'Nazavisna Drzava Hrvatska,' da cui le iniziali NDH) ... Instaurato durante la 2° G.M., esistette dall'Aprile 1941 al Maggio 1945. La sua area occupava quello che oggi è la Repubblica Federativa di Croazia e la Repubblica Federativa di Bosnia e Herzegovina... la sua capitale era Zagabria. Aveva una popolazione di 6.3 milioni di persone, di cui 3.3 milioni croati cattolici, 1.9 milioni di serbi, 700.000 Mussulmani... 40.000 ebrei e 30,000 Zingari...

" ... Poco dopo la presa del potere , gli Ustasha, con l'aiuto di molti croati , iniziarono la cosiddetta ' Purga della Croazia dagli elementi esteri' il cui scopo principale era lo sterminio della minoranza serba.

"In una brutale campagna terroristica, più di mezzo milione di serbi venne uccisa, circa 250.000 furono espulsi, e 200.000 forzati alla conversione al cattolicesimo.

"Il regime Ustasha in Croazia, che guidò, nell'estate 1941 lo sterminio e la cacciata dei serbi, fu uno degli episodi più orrendi della seconda guerra mondiale.

"gli assassini in massa attuati dagli ustasha erano straordinariamente primitivi e sadici: migliaia vennero gettati dalle cime montane, altri bastonati a morte, o ebbero le gole tagliate, interi villaggi furono bruciati, le donne violentate, le popolazioni sottoposte alle marce della morte in pieno inverno, e molti altri sfruttati a morte."

'Encyclopedia of the Holocaust,' Vol. 1, pag. 323, capitolo: 'Croatia.'


La Chiesa cattolica, in Croazia, e non solo, ha approvato (e vi ha anche partecipato) lo sterminio di ebrei, serbi ortodossi, zingari e comunisti. Ancora oggi la chiesa sostiene quelle scelte, Stepinac, primate della Croazia fascista, è stato di recente beatificato da Karol Woitjla.
PARTE 4 - STERMINIO DI SERBI E EBREI

Estratto "Nell'Aprile 1941 i separatisti croati dell'organizzazione fascista croata 'Ustasha' installarono a Zagabria un regime indipendentista croato, con Ante Pavelic quale fuehrer, o "Poglavnik," e con il maresciallo Slavko Kvaternik come ministro della guerra.

"Il nuovo stato, organizzato su linee strettamente fasciste e autoritarie, eccelse subito, per ferocia e crudeltà, nella persecuzione, e parziale sterminio, della grande minoranza serba e della piccola popolazione ebrea,..."

"Encyclopedia Britannica, 1943 - Book of the year," pag. 215, Capitolo: 'Croatia'

PARTE 5 - SCIOCCARE I TEDESCHI

Estratto "Slavko Kvaternik spiegava in un programma della radio il 10 Aprile 1941, il giorno della nascita dello 'Stato indipendente di Croazia' come una Croazia pura sarebbe stata costruita - forzando un terzo dei serbi a lasciare la Croazia, un altro terzo a convertirsi al cattolicesimo, e un altro terzo ancora sarebbe stato sterminato. Subito le bande di ustasha iniziarono un'orgia di sangue, con l'assassinio in massa di serbi, sfortunatamente troppi per essere convertiti o scacciati in tempo dalla Croazia.

"L'enormità di questo crimine scioccò persino la coscienza dei comandanti tedeschi, ma Pavelic aveva il supporto personale di Hitler per questa azione, che provocò centinaia di migliaia di morti tra i serbi in Croazia e Bosnia-Herzegovina."

'Worldmark Encyclopedia of the Nations,' Europa, edizione 1995, pag. 91, capitolo: 'Croatia.'

PARTE 6 - UCCISE 'SOLO' 750.000 PERSONE

Estratto "La ricetta ortodossa di Ante Pavelic, capo degli Ustashi e Fuehrer croato, ricorda una guerra religiosa nei suoi aspetti più sanguinari: un terzo doveva divenire cattolico, un terzo doveva lasciare il paese, e un terzo doveva morire. L'ultimo punto venne eseguito. Quando i dirigenti del movimento Ustashi dichiaravano che avrebbero massacrato un milione di serbi (incluso neonati, bambini, donne e vecchi), questa è la mia opinione, è una esagerata vanteria. Secondo i documenti che possiedo, la mia stima del numero di indifesi massacrati è circa di 750.000 persone"

Herman Naubacher, "Sonderauftrag Sudosten 1940-1945. Bericht eines fliegenden Diplomate," Gottingen, 1956, pag.31. Naubacher era un assistente personale di Hitler's per gli affari dell'Europa del Sud-est e dei Balcani.

PARTE 7 - BESTIALITA' INDESCRIVIBILE

Estratto "Gli Ustashi uccisero e torturarono ebrei e serbi in modo indescrivibilmente bestiale. Uno dei più famosi campi dell'Europa di Hitler: Jasenovac, era in Croazia. Qui gli Ustashi usavano strumenti primitivi per mettere a morte le loro vittime: coltelli, asce, e altri strumenti simili. Un modo caratteristico era legare una coppia di prigionieri, schiena a schiena, e gettarli sul fiume Sava . una fonte stima che 770.000 serbi, 40.000 zingari e 20.000 ebrei furono assassinati nel campo di Jasenovac."

Dr. Nora Levin, "The Holocaust - The destruction of European Jewry 1933 - 1945," Schocken Books, New York, Edizione 1973, pag. 515

PARTE 8 - SUPERARE I NAZISTI

Estratto "In Croazia i fascisti del regime locale intrapresero una politica di 'purificazione razziale' che superò persino i metodi dei nazisti.

Minoranze come ebrei o zingari furono eliminate, così come i serbi: venne dichiarato che un terzo dei serbi sarebbe stato deportato, un terzo convertito al cattolicesimo, un terzo liquidato... le bande Ustasha terrorizzavano la campagna. La parziale collaborazione del clero cattolico in tali azioni, continua a essere elemento dei sospetti dei serbi di Croazia."

'Encyclopaedia Britannica,' Edizione 1991, Macropedia, Vol. 29, pag. 1111

PARTE 9 - SPONSOR CLERICALI

Estratto "Le fonti imparziali sono d'accordo nel fatto che il genocidio venne autorizzato dallo stato di Croazia. Concorse nell'istigare, pianificare e eseguire assassini di massa contro la minoranza serba ortodossa... e che il clero cattolico approvasse, conducesse o non denunciasse i massacri. L'odio collettivo croato verso i serbi ortodossi era esplicito nelle gente, come dimostra il detto: "serbi ai pioppi (impiccare i serbi)."

Nel giugno 1941 "NIENTE SERBI, EBREI, NOMADI 'Zingari' E CANI" -

Testo di testimonianza sul governo della Croazia secessionista nel giugno 1941.

Professor Helen Fein, "Accounting for Genocide - Victims and Survivors of the Holocaust," The Free Press, New York, Edizione 1979, pagg. 102-103.

PARTE 10 - IL CLERO CATTOLICO PARTECIPO' CON FIEREZZA

Estratto "i monaci cattolici e altri preti erano fieri di aver preso parte a questa lotta per la 'purezza' della terra croata.

'The New Encyclopedia Britannica,' edizione 1986, Macropedia (studiare a fondo), Volume 27, page 467, capitolo: 'Fascism in the Balkans (1930's).'

PARTE 11 - IL PIU' GRANDE GENOCIDIO IN RAPPORTO ALLA POPOLAZIONE

Estratto "il più grande genocidio durante la seconda guerra mondiale, in proporzione alla popolazione di una nazione, attuata, non nella Germania nazista, ma dello stato fantoccio filo-nazista di Croazia. Qui, negli anni 1941-1945, circa 750.000 serbi, 60.000 ebrei e 26.000 zingari, uomini, donne, bambini, morirono in un gigantesco olocausto. Questa è la espressione usata da parecchi autori stranieri, soprattutto tedeschi, che erano nella posizione migliore per sapere...

"...La gravità e la natura bestiale di tali atrocità rendono difficile credere che ciò possa essere accaduto in una parte evidentemente civilizzata del mondo. Persino un libro come questo può tentare di dirci una parte soltanto della verità."

Professore Edmond Paris, 'Genocide in Satellite Croatia, 1941-1945,' Novembre, 1961, The American Institute for Balkan Affairs, dall'introduzione.

PARTE 12 - FIUME INCUBO

Etsratto "Persino uno dei più grandi massacri dell'era oscura della storia non avrebbe sporcato il suo nome, Croazia... uccidi, uccidi, gridavano gli Ustashi contro i serbi. E tagliavano le loro teste e gettavano i loro corpi sul fiume Sava che scorreva lentamente e tranquillamente in direzione di Belgrado...

"Torna nella tua patria, Torna nella tua patria".

"Né i fascisti, né i nazisti avevano la minima somiglianza con gli Ustashi, erano una fauna assolutamente strana e straordinaria..."

Alfio Russo, "Rivoluzione in Jugoslavia," Roma 1944

PARTE 13 - ANTE PAVELIC, IL FUEHRER CROATO

Estratto "il vero dominatore della Croazia della 2° G.M. era Ante Pavelic, un nazionalista croato zelante e fanatico nemico dei serbi... Pavelic guidava un gruppo terrorista chiamato gli Ustashi... 'un buon Ustasha,' diceva, 'è colui che puà usare il suo coltello per strappare un neonato dal ventre della madre.'

"Partisans and Guerillas, W.W.II," Time-Life books, pag. 87.

PARTE 14 - ATROCITA' INENARRABILI

Estratto "ho iniziato ad avere notizie dalla Croazia che parlano di una montante marea di assassini, di atrocità inenarrabili, di massacri di serbi inermi da parte di croati pazzi furiosi e di mussulmani fascisti nella Croazia bosniaca. Nei piccoli retrobottega di uomini di fiducia, le storie vengono diffuse. Io non posso credere a un quarto di esse. Sfortunatamente, sono presto venuto a sapere che erano una pallida conoscenza della realtà. Uomini che erano giunti a Dubrovnik si recavano con strisce di lingue di serbi e con cesti di occhi serbi da vendere.

Ruth Mitchell, "The Serbs Choose War," Doubleday, Doran, 1943,

pag. 148. La signora Mitchell, sorella del fondatore U.S. Air Force, Generale Bill Mitchell, era a Dubrovnik, in Croazia, nell'Aprile 1941, quando la Jugoslavia venne occupata dai nazisti e gli Ustashi salirono al potere.

PARTE 15 - IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI JASENOVAC

Estratto "Jasenovac era il più grande campo di concentramento in Croazia. Jasenovac era in effetti un complesso di parecchi subcampi, assai vicini tra loro, presso le rive del Sava... istituito nell'Agosto 1941 e smantellato solo nell'Aprile 1945...

"Circa 600.000 persone vennero massacrate a Jasenovac, soprattutto serbi, ebrei, zingari e oppositori degli Ustasha... la condizioni di vita nel campo erano estremamente severe... Un regime particolarmente crudele, e dal comportamento incredibilmente crudele delle guardie Ustashe...

"Gli assassini e gli atti di crudeltà nel campo raggiunsero il culmine nella tarda estate del 1942, quando decine di migliaia si contadini serbi furono deportati a Jasenovac dall'area di combattimento contro i partigiani, nelle montagne Kozara."

'Encyclopedia of the Holocaust,' Vol. 2, pag. 739.

PARTE 16 -SE HAI DELLE LACRIME, PREPARATI A PIANGERE

Estratto "...è stato stimato che un totale di 200.000 persone morirono a Jasenovac durante solo il 1941-1942! Folle di bambini serbi vennero bruciati vivi in vecchi forni per mattoni, trasformati in forni crematori.

"Vjekoslav Luburic, comandante in capo di tutti i campi croati, annunciò la grande efficienza di questo massacro, in una cerimonia del 9 Ottobre 1942... durante il banchetto seguente, riportò con orgoglio: "abbiamo sterminato qui a Jasenovac più persone di quanto fosse capace l'Impero Ottomano durante l'occupazione dell'Europa.'"

Professor Edmond Paris, "Genocide in Satellite Croatia 1941-1945," The American Institute for Balkan Affairs, edizione 1961, pag. 132

PARTE 16 - UNA NOTTE

Estratto "Nei campi di concentramento di Jasenovac, nella notte del 29 Agosto 1942, furono emanati gli ordini di esecuzione. Scommesse furono fatte su quanto grande sarebbe stato il numero di giustiziati. Peter Brzica sgozzò 1.360 prigionieri con uno speciale coltello da macellaio. Avendosi proclamato vincitore della competizione, venne eletto Re dei tagliagola. Un orologio d'oro, un servizio di posate d'argento e un maiale arrosto con vino furono i suoi premi..."

Avro Manhattan, "The Vatican's Holocaust," 1986, pag. 48. Durante la seconda guerra mondiale, il sig. Manhattan era operatore radio presso "Radio Freedom" che era rivolto all'Europa occupata.

PARTE 17 - IL PASSATO RITORNA...

Estratto "Non vi sarà ritorno al passato, al tempo in cui i serbi costituivano il cancro nel cuore della Croazia, cancro che distruggeva la nazione croata e che non permetteva al popolo croato di regnare a casa sua, di portare la Croazia a una vita indipendente e sovrana, sotto questo grande, azzurro cielo tra la comunità di stati sovrani... essi (i rifugiati serbi cacciati dalle loro case dall'esercito croato) non hanno avuto il tempo di prendere con sé la loro sudicia moneta straniera e le loro cianfrusaglie. " Radio croata, trascritta dalla BBC Summary of World Broadcasts, 28 Agosto 1995

Tale estratto proviene da Tudjman, Presidente dello stato indipendente di Croazia. Questo stato è modellato su suoi predecessori nazisti.

È stato creato quando la Croazia è violentemente separata dalla Jugoslavia nel Giugno 1991, come diretto risultato della strategia USA-Germania di impiego delle forze terroriste per spezzare la Jugoslavia. Tudjman parlava durante un viaggio in treno in ciò che era la Krajina serba, in Croazia nell'agosto 1995. Addestrate delle forze armate USA, armate dai tedeschi, con l'appoggio aereo dei caccia-bombardieri statunitensi, l'esercito croato aveva cacciato circa 250.000 serbi dalle loro terre natie.

I contadini serbi che avevano vissuto e coltivato la terra nella Krajina per più di 400 anni, ma che il 'New York Times' chiama 'ribelli', dando legittimità a quest'incubo. Il 'New York Times', titolava le foto, che mostravano i rifugiati serbi cacciati dall'offensiva neo-Ustashi: "Migliaia di serbi sono stati scacciati dall'offensiva croata che rioccupava i tre quarti del territorio occupato dalle forze serbe nel 1991."

('The New York Times,' 10 Agosto, 1995)

Nella seconda parte parleremo del supporto dei governi e dei media occidentali al rinato fascismo croato.

A CHI L'APPELLO?

non capisco l'appello a chi sia rivolto. Qui quei nomi non sono mai apparsi. Qui appare solo lo spamming di chi cerca di coprire il dibattito .
Io cerco di essere sintetico il massimo, ma temo anche di essere lacunoso o frainteso.
Attendo un qualche commento sulla denuncia delle ommissioni di fatti storici rilevanti per capire la storia della Croazia, come l'assassinio di RADIC, che è un crinale storico nelle relazioni serbo-croate, e la data di nascita dell'estremismo ustascia.
Anche se il tema iniziale era ANTISEMITISMO IN SERBIA", la meraviglia suscitata dai documenti esposti ci ha allontanato da quello per giungere alla radice. Radic', appunto!
Gli ustascia erano qualche centinaio di terroristi, e senza l'appoggio ricevuto dai regimi
tedesco,italiano,ungherese,e dal vaticano purtroppo, mai e poi mai avrebbero potuto compiere tanti crimini. Ma il popolo croato alimentò coi suoi migliori figli una durissima resistenza contro gli occupatori ed i loro fantocci.
Purtroppo Tudjman compì delle gaffes nei confronti delle vittime del fascismo-il cambio del nome della piazza- cadendo nella trappola della facile identificazione con simili predecessori, che egli peraltro aveva combattuto come partigiano assieme a Tito.-------------------------------------------------------------
La Croazia soffre da sempre di una sindrome di nazione negata! Ma bisogna capire che nè l'Italia di Cavour nè l'Ungheria di Kossuth la vollero riconoscere come nazione emergente nel 1848, per cui Jelacic uscì dalla Massoneria trascinando i patrioti croati sotto la protezione della Chiesa, nemica naturale della Massoneria. E Jelacic puntò, sbagliando per la causa della nazione croata, su Francesco Giuseppe. E' da allora che l'intellighenzia politica croata è filotedesca e etero diretta dalla Chiesa.
Da questa regola uscì solo la sinistra croata. Ma puntando sulla Russia sovietica ha egualmente puntato male...
Tolto il momento magico ma tragico della Resistenza, che saldò il sentimento nazionale con quello sociale e cancellò la vergogna dei crimini ustascia, la liberazione di Belgrado e le amnestie di Tito ai cetnici che si erano metamorfizzati in partigiani, mise nuovamente in ombra la Croazia progressista.
Che nel '48 , a cominciare da Hebrang, venne da Tito nuovamente liquidata (nella lotta contro Stalin gli vennero utili i suoi fedelissimi neopartigiani ex cetnici amnistiati)...

Oggi alla Croazia, respinta dalla UE, le resta solo la consolazione della Chiesa?
Con una Serbia sempre più cupa e disperata che è caduta in mani di estremisti che, come puoi vedere, puntano ormai sui neocon di Washinghton...

La pace viene solo dalla giustizia e dalla verità.

Caro Bastoni: siamo purtroppo ancora in alto mare!

appello ehm

Marca male anonimo,
non ho postato nemmeno un commento qui e dove li ho postati solo commenti brevi...
quanto al livello, evito con cura di scadere.
Ciao

appello

Un appello ai vari hase manlio radovan e magari le donne del forum:la discussione sta precipitando,urge alzare il livello.Non si può "contingentare " lo spazio degli interventi?
Perchè ci sono interventi lunghi videate intere?La sintesi è un dono?
ho nostalgia di dalmata e amici vari..Grazie


è arrivato lo spammaer!

ci risiamo con lo spam! A quando lo spam cirillico?

Serbi come gli Ebrei ?


By Julia Gorin
FrontPageMagazine.com | March 16, 2005

Imagine that a country is fighting domestic terrorism by Muslim militants who are carrying out attacks against police, government officials and citizens in a bid to carve out their own state, hoping to provoke a response from the government that will alarm the international community. Imagine that the world duly intervenes, and a peacekeeping force is sent in, paralyzing the nation's ability to defend itself, and effectively doing the militants' bidding even as attacks against the non-Muslim population continue. Finally, imagine the intervening internationals severing this nation's Jerusalem from it and handing it to the provocateurs.

It sounds like a worst-case scenario for the Israeli people, but it is a fate that actually befell the Serbian people, who this year may lose Kosovo as the deadline approaches for determining the status of the province, where Christian churches, monasteries and homes were burned to the ground in pogroms in March of last year. They will lose Kosovo to Albanian Muslims, whose fates are now entirely in the hands of the international Islamist factions with whom they, and we, cast their lot.

As a reprisal of last March looms on the horizon (Kosovo Prime Minister Ramush Haradinaj stepped down when he was indicted for war crimes last week, and the UN Mission in Kosovo was promptly bombed), the reticence about butchered Serbian octogenarians, children and other civilians--alternating with dismissal of these atrocities, even six years later, as "revenge killings"--intimates that terrorized Serbs are an even bigger yawn than terrorized Israelis. That's why I am calling upon my fellow Jews to break their own conspicuous silence.


In the six years since our bizarre bombing of Belgrade to prevent a genocide that forensics turned up empty (a memo that apparently made it only to European and Canadian presses, leaving a gaping hole in our national dialogue), the sense of something not being said grows palpable. With every explosive report coming from the Balkans--Islamic charities getting busted as terror-funding fronts, terrorist cells being uncovered in Bosnia and Kosovo, explosions on Pristina's Bill Clinton Avenue, then last year's coordinated Albanian riots that injured 900, killed 19 Serbs and tried to drive out what was left of Kosovo's non-Albanian population--more and more people have started to think it, but who has the poor taste to say it?


After all, we were told that a genocide was in progress. We were told of mass graves. A hundred thousand killed and 800,000 displaced, Bill Clinton said.


Soon after the U.S.-led NATO invasion, the 100,000 figure turned out to be closer to 2,000 and included armed Albanian and Serb fighters. "No Bodies at Rumored Grave Site in Kosovo," read a Reuters headline as early as October '99, above an article reporting the results of an excavation by international war crimes investigators to check the rumors that Serbs had hidden up to 700 Albanian bodies in a lead and zinc mine. Other "mass graves" turned up empty or hardly massive, and the Racak massacre, the feather that was used to break the NATO camel's back, turned out to have been staged, according to three forensics teams sent in to investigate--but only after the first team, headed by Finland's Helena Ranta, initially gave a thumbs-up to "massacre" so that the bombing campaign could commence. (Two years and thousands of lives later, Ranta's final report confirmed the opposite conclusion.)


Sold on a Holocaust scenario, the American people couldn't have known what sinister deal they'd signed on to. But my fellow Jews should have smelled a rat. And to my profound disappointment, in the face of a stunning parallel to the Palestinian propaganda war that Jews themselves struggle with, for the most part they have been silent since.


As journalists fanned the early flames of Serb demonization in Bosnia, starting with a widely circulated 1992 photo of a Serb-run "death camp" for Bosnian Muslims that turned out to have been taken from the inside of a fenced storage area, and showed refugees who had escaped the fighting and were free to go at any time, it should have raised some red flags among my tribe--even if only after the fact. After all, what Jew can forget the NY Times photo from a 2000 riot in Jerusalem, showing an Israeli soldier standing over a bloody young man—the caption identifying the scene as an Israeli policeman and a Palestinian? It subsequently came to bear that the bloody "Palestinian" was a Chicago Yeshiva student who had just been beaten by Palestinians. One need only say the word "Jenin" to a Jew for him to recall the vision of Palestinians digging up old graves to increase the body count there.


But just as Palestinians have been a step ahead of Israelis when it comes to PR, so were Balkan Muslims a step ahead of Serb Christians. Such that when, early on, it came to winning American-Jewish empathy, the Albanian Kosovars were victorious over the Serbs.


A 1994 article in a monthly Jewish publication called "Midstream," which caught on early, cites an interview between a French journalist named Jacques Merlino and James Harff, of the D.C.-based PR firm Ruder e Finn, which was representing Croatia, Bosnia and the Kosovo Liberation Army. After boasting about having set up meetings between Bosnian officials and Al Gore, George Mitchell, Bob Dole and other politicians, Harff described the achievement he was most proud of: "To have managed to put Jewish opinion on our side...At the beginning of August 1992, 'New York Newsday' came out with the affair of Serb concentration camps. We jumped at the opportunity immediately. We outwitted three big Jewish organizations--B'nai B'rith, Anti-Defamation League, the American Jewish Committee, and the American Jewish Congress. We suggested to them to publish an advertisement in the 'New York Times' and to organize demonstrations outside the United Nations. That was a tremendous coup. When the Jewish organizations entered the game on the side of the Bosnians, we could promptly equate the Serbs with the Nazis in the public mind."


It was a sneak PR attack, and the Serbs were out-sassed. If anyone should have looked deeper into the story being peddled, it was the Jewish community—who ask that people do their homework before making rash judgments about Israeli operations in the Palestinian territories and siding with the visibly more pathetic side. But the magic "genocide" wand was waved, and organized Jewry fell into its autopilot never-again trance.


It's all the more tragic considering the historical relationship between Jews and Serbs, both of whom were persecuted by the Nazis' Croatian, Bosnian and Albanian brigades during WWII. In 1999, under pressure from the U.S. and amid protest from Israelis who knew better, Israel joined NATO's war against Yugoslavia, leaving Serbs stunned and angry in an era when most of Europe was already being engulfed by a new wave anti-Semitism. Today, whatever Jews remained in Kosovo before our intervention have been cleansed right along with the Serbs.


And yet last March 18th, the second day of renewed Serb cleansing, the House of Representatives was treated to the following resolution on Kosovo by Congressman Eliot Engel (D, NY), who chairs the Albanian Issues Caucus: "When there is no resolution of the final status, the people in a country become restless...Right now there is rampant unemployment. Right now there is very little hope for a future...Self-determination and, ultimately, independence for the people of Kosovo is the only solution...What we have seen...is this ridiculous plan called standards before status...We put forward benchmarks and we tell the people of Kosovo they have to achieve these benchmarks before we can even look at a resolution and at self-determination."


The speech easily could be mistaken for one that makes the case for immediate Palestinian statehood as a way to end "understandable" violence against Israelis. The irony of it coming from a pro-Israel Jewish congressman is too thick for comment, and yet it got thicker when in his closing thoughts Engel employed the penultimate moral-equivalence phrase that Jews find so maddening in reference to Israel: "The ethnic violence which happened yesterday is a tragic undertaking, a tragic tragedy, and I must call on both sides to stop the violence."


Especially in light of the millions of Christians who today stand with Israel as it fights for the right to defend itself, too few Jews have stood up for the Serb Christians. No, the Serbs are not the Jews. Not every nation, when provoked, plays as tenderly as Israel, whose teen soldiers risk their lives going door to door to pluck the one or two actual terrorists out of a household of complicit family members.


A 2000 documentary on England's BBC2 showed an interview with KLA leader Hashim Thaci, in which he admitted, "We knew full well that any armed action we undertook would trigger a ruthless retaliation by Serbs against our people. We knew we were endangering civilian lives, too, a great number of lives." There was also a sound bite from a Kosovo Albanian negotiator named Doug Gorani: "The more civilians were killed, the chances of international intervention became bigger, and the KLA of course realized that."


Had we not been looking for mini Holocausts under every bed, had we not responded like Pavlovian dogs when hearing that a modern-day Holocaust was under way in Europe's underbelly, we could have seen through the hoax, as well as what it portended for Israel.


Instead, cover articles ran in Jewish newspapers across America, such as the one in the Jewish Journal of Greater Los Angeles that began, "With echoes of the Holocaust and pogroms haunting a collective conscience, the Jewish community in Los Angeles has mobilized forces to come to the aid of Kosovar refugees left homeless and hungry by Serbian President Slobodan Milosevic." A full-page ad read: "OUR HELPING HAND EXTENDS ALL THE WAY TO KOSOVO," and the small print informed readers that the Jewish Federation of Los Angeles had made a donation of $50,000 to the Kosovo Refugee Relief Fund of the American Jewish Joint Distribution Committee.


Only when turning to the letters page did one encounter a dissenting voice. It belonged to self-described researcher and writer Paul Stonehill, who compared the one-sided press coverage to that directed against Israel: "I am sad that because of our misguided policy yet another radical Moslem state will appear in Europe. I am sad that the Serbs, who stood up to the Nazis like very few other people did during the war are bombed by the grandchildren of the Allies. And I am ashamed that some Jews have such selective memory."


In 1999 this selective memory afflicted both the ADL's Abe Foxman ("We're glad that we're doing now what we weren't doing then WWII"), and Elie Wiesel, who approved of bombing Yugoslavia when instead the 1941 words of Adolf Hitler should have been echoing through his head: "As soon as sufficient forces are available and the weather allows, the ground installations of the Yugoslav Air Force and the City of Belgrade will be destroyed from the air by continual day and night bombardment. When that is completed we will subdue Yugoslavia."


Sure enough, within weeks of our offensive, Prince Khaled Bin Sultan, commander of the allied Saudi troops during the first Gulf War, called on NATO and the U.S. to extend its "honorable actions" in Kosovo to Palestine. A few years later, when Kofi Annan sent Helena Ranta to look for evidence of massacre in Jenin, karma came calling. Israel's external adviser on the Jenin inquiry, Cambridge University international legal expert Daniel Bethlehem, warned then, "If the committee's findings uphold the allegations against Israel--even on poor reasoning--this...may make it impossible for Israel to resist calls for an international force, the immediate establishment of a Palestinian state and the prosecution of individuals said to have committed the alleged acts."


When, during Wesley Clark's clumsy yet merciless 78-day bombardment of the Orthodox Christian Serbs, which didn't break even for Easter (the way our other bombardments have for Ramadan), the possibility of a precedent for Israel was made clear to then Foreign Minister Ariel Sharon by an Italian ambassador, he asked American Jewish leaders to call for an end to the bombardment against Yugoslavia, citing that the KLA was backed by Iran-backed terror outfits and that an independent Kosovo would be a gateway for the spread of terror throughout Europe.


Whether such an organized Jewish voice emerged is unclear; if it did, it was done quietly, to save face. What has begun to take form since is a humanitarian concern for the remaining Serbs of Kosovo. But its language has been meticulously woven, so as not to backpedal too obviously on our overzealous enforcement of a cheap morality.


But we Jews at least should be trying to set the record straight. Though they were late in coming, entire organizations are devoted to debunking the Muslim-spun mythology against Israel that so many in the media dutifully report. The Serbs have no such face to the outside world, and so they do not get their slice of human sympathy. Nor did the Serbs think to buy clout in the halls of power via lobbyists in the U.S. Congress, where the Albanians, Croatians and Bosnians have been buying influence for decades, from the likes of Bob Dole, John McCain, Joe Lieberman, Tom Lantos, Joe Biden, Jesse Helms and Benjamin Gillman, to name just a few. Like the Israelis had for a long time, the Serbs--busy fighting radicals--assumed the ability of the world to see right from wrong, up from down, truth from lie, and didn't realize they were supposed to be fighting a simultaneous image war. Today, amid a sustained media blackout on the subject of our little 1999 war that has been quietly backfiring and still offers no hint of an exit strategy, Serbian-Americans and others who understand our miscalculation are left feverishly writing letters to editors in response to the many articles that get the Balkans wrong, in a futile attempt to inform the public.


Today, Serbia is the only remaining pocket of multi-ethnicity in the Balkans--where Serbs, gypsies, Jews, Albanian and other Muslims, along with 22 other nationalities still coexist. In fact, when trouble started, many Albanians fled to Belgrade--just as Bosnian Muslims had before them. It's not unlike the situation of that "racist" state of the Middle East, Israel, with its one million Arab citizens standing in contrast to the surrounding Jew-cleansed Arab lands.


The trial of Slobodan Milosevic at the Hague, meanwhile, was billed as no less than Nuremberg 2. Yet we hear virtually nothing about it. Where are the day-to-day reports of this momentous historical event, dispatches from which should have Americans lining up at the newsstands and scouring their papers for the latest developments? And wouldn't the biggest trial since Nuremberg at least warrant some punditry?


When one considers also that, more than a year into the trial, the court finally relented from its own one-sidedness and decided it would start trying non-Serbs for war crimes against Serbs as well, the Nuremberg analogy falls apart like a bad joke. How many Jews do we recall being prosecuted at the Nuremberg Trials? And as the Chicago Tribune pointed out on the first anniversary of Milosevic's trial, Nuremberg took only 11 months "to try, convict, sentence and hang 10 of Adolf Hitler's top lieutenants." The Milosevic trial is now in its fourth year.


If, as we were told, there was systematic rape by Serbs, where are the resulting children? Or evidence of mass abortions? Jewish women had Nazi babies, and at Nuremberg there was plenty of testimony and plenty of evidence. So far at the Hague, there has been only testimony (much of which falls apart under cross-examination), and virtually no evidence. Such that the court has had to redefine the very word "genocide"--to at least make it fit what happened in Bosnia after it was unable to make it fit Kosovo. ("War crimes case widens 'genocide,'" BBC.com, April 19, 2004). Hence we arrive at a state of affairs wherein the UN declares 70,000 dead men, women and children in Darfur to not be genocide, but 7,000 dead Bosnian males in the UN "safe haven" Srebrenica--used as a staging ground for attacks on Serbs--is.


While Byzantine art exhibits at New York museums were humming last year, 900-year-old Serb churches, cathedrals and monasteries in Kosovo were being systematically bombed, burned, looted, and urinated on in a single week. The pogroms had been set off by a rumor, later confirmed false by NATO, that Serbs had drowned some Albanian youths. By the end of March, 366 homes and 41 churches were destroyed, according to an AP report, which quoted 23 year-old Ruzhdi Krasniqi, who "smoked a cigarette as he assessed the damage and said he felt 'OK' about it. 'I don't want the Serbs to return here,' he said. 'They've got no place here.'"


In response to the violence, Kosovo President Ibrahim Rugova told an Italian newspaper, "Everyone realizes by now that it is clear that independence from Serbia is vital for Kosovo and its inhabitants."


Though he is a moderate and has had at least two attempts on his life because of it, Rugova seems to have followed the Arafat model: Accept the infidel's (the West's) help for as long as it moves you closer to your goal. When you hit the inevitable brick wall with the infidel and he ceases to further your agenda, revert to traditional methods and allow violence to engulf the region, turning your guns against the helpful infidel if necessary. Then propose independence as the only possible solution.


Independence, of course, would mean withdrawing UN peacekeepers. As Balkan-based journalist Chris Deliso wrote last year for BalkanAnalysis.com, "Even though they are inept...the UN contingents cannot be replaced by local enforcers without serious repercussions for Europe and America. With no foreign eyes and ears on the ground, pretty much anything can happen....terrorists abroad look for safe havens in states with little or no central control...Kosovo--with its porous borders, fundamentalist minority, criminal underbelly and proximity to the rest of Europe--is a perfect hiding place." He concludes, "With successes like that, who needs failures?"


But Americans don't see how Kosovo relates to them. Until 1999, who had ever even heard of a Serb? It was neither an enemy nor a significant international player. So this people and what happened to their country do not occupy any coherent place in the American psyche.


Without being innocent, a people can still be scapegoated and a falsified history go down in the books. Serbs have apologized repeatedly for the heavy hand that Belgrade wielded in responding to the ethnic cleansing of Serbs in Kosovo and Bosnia. They have admitted they are not innocent, while the instigators themselves admit nothing, continue crying out against past Serb crimes, and kill with abandon.


That the Serbs haven't been innocent cannot continue to be used to mischaracterize the Balkan conflicts and our actions there. Starting with a mistaken premise and working backwards to prove it, then devolving into moral equivalence when it doesn't work must stop. A reevaluation must begin. Whether it does or not, history's reckoning will come, such that after an air war against a fictitious enemy, we may have to fight a ground war against the real one.


The world stood by while one-third of its Jews were exterminated last century. This century, the Jews stand by idly with the world as a people's history is erased. Serbia is reviled, for like Israel, it had the poor taste to not wait for 9/11 to start the resistance against a common enemy.


That's why, in sounding the call for Serb rehabilitation, I apply a double standard to my fellow Jews. They should be used to it. The Serbs are.


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Julia Gorin is a New York-based writer and contributing editor to JewishWorldReview.com

x jebemustase


x jebemustase.
strano modo di raccontare la storia, non in ordine cronologico ma in modo... fazioso.
Esempio:-------------"(...)Il 7 gennaio 1929, un giorno dopo la proclamazione della dittatura regia di
Alessandro I, Pavelic ... ed altri ustascia fondarono la lega per la lotta
nazionalrivoluzionaria. ..."--------------------------
Si omette semplicemente di dire che il 20 giugno 1928, in pieno Parlamento, mentre parlava,
il leader del Partito Contadino Croato, Stepan Radic, era stato assassinato...con lui morivano
pure i deputati dello stesso partito Pavel Radic e Djure Basarick e venivano feriti altri tre.
Si omette pure di dire che l'assassino, un militare in uniforme membro della " Bela Roka"
(servizio segreto del re), deputato del Partito Radicale Serbo, già comandante dei
cetnici , Punisa Racic, ricevette sonori applausi e subì solo gli arresti domiciliari per questo
suo atto "eroico"...E verrà escluso dal Partito Radicale appena due mesi dopo!
Si omette di dire che Vlatko Macek, successore di Stepan Radic, venne invece incarcerato per aver
osato chiedere giustizia...
Si omette di dire che la Croazia fu scossa da violente manifestazioni di protesta, cui parteciparono
anche i comunisti, che finirono in carcere (fra questi Jozip Broz, futuro Tito, ed Andrija Hebrang, entrambi
sorpresi con bombe in casa) assieme a tanti altri insorti .
Con queste omissioni non si capisce come mai "... la proclamazione della dittatura
regia nel '29 e l'attentato che lo tolse di mezzo nel '34.
Che Mussolini ne abbia approffittato è comprensibile, visto che in Italia la Jugoslavia non era
nemmeno stata prevista e si voleva semplicemente cancellarla (la vittoria mutilata ecc.ecc.)...
--------------------------
Prosegue il manipolatore:----------------------
"..rendeva noti i suoi piani gloriosi al mondo di volta in volta, attraverso l'esplosione di
bombe sui treni Vienna-Belgrado, con un più rilevante tentativo -subito sedato- di rivolta nelle
montagne del Velebit (1932), e con una serie di attentati particolari. Tra le prime azioni
degne di nota ci furono l'eliminazione del direttore del foglio filojugoslavo zagrebino
"Jedinstvo" (l'Unità), Ristovic, freddato nell'agosto 1928 in pieno giorno in un caffè di
Zagabria, e l'assassinio del redattore capo del giornale di Zagabria "Novosti", Slegl, il 22
marzo 1929..."-----------------
Al solito "il prima" viene "il dopo", il '32, poi il 28, e poi il 29 in una confusione di cause ed
effetti tanto per confondere le idee, soprattutto agli Italiani di oggi che di storia ne sanno
poca anche della propria. ----------------------
Cercherò di mettere ordine: l'agosto '28, due mesi dopo la strage del parlamento, furono mesi di
sconcerto e di reazioni. La reazione non violenta, fu l'invito da parte di intellettuali croati
al boicottaggio delle merci serbe in Croazia .Ma non tutti furono così moderati.
La notte della notizia a Zagabria ci furono sanguinosi incidenti.
Il Movimento "ustascia", negando ogni fiducia allo Stato dei Karageorgevic, scelse l'arma del terrorismo.
Il Partito Comunista Jugoslavo fu spinto all'insurrezione invece per altre motivazioni.Più assurde!
Da precise direttive del Comintern, diretto all'epoca da Bucharin, sottoposto ad aspra critica
di "socialdemocrazia" da Stalin, che proclamò quell'anno " anno della rivoluzione proletaria"
e finendo la sua carriera politica con l'inevitabile catastrofe. Da allora Stalin fu il padrone del
Comintern.
In questa situazione i comunisti fecero attentati assieme agli ustascia. Caddero sotto i loro colpi
il capo della polizia di Zagabria, Ziko Lazic, ed il capo redattore di "Jedinstvo" Ristovic.
Nel processo a Tito ed Hebrang, arrestati solo perchè trovati in possesso di armi in casa,
al primo vennero inflitti 4 anni di prigione ed al secondo 8. La motivazione di questa
differenza fu che Tito non mise nelle sue motivazioni l'assassinio Radic, mentre il secondo
le mise. Un'aggravante per il Tribunale, ovviamente ligio alla monarchia, che all'epoca considerava
non i comunisti ma i nazionalisti croati i principali nemici del regno.
(tradotto da "RAZGOVORI S DOKT.ANTOM CILIGOM") (per inciso: Hebrang nel '48 era stato designato da
Stalin a sostituire Tito, il che gli costò la vita in un carcere titino).
Il fallimento della "rivoluzione proletaria" in Jugoslavia costerà alla direzione del PCJ la
sconfessione come "socialdemocratica", Sima Markovic fu rimosso e sostituito da Gorkic Cizinski.

Per Silvana

Silvana, scusa mi racconteresti secondo te quali sono i tratti di un ustascia tipo e quelli di un cetnico tipo?
Grazie. Così riusciamo anche a capire se esiste una differenza tra Dio e Diavolo...

l'idolo nella realtà


Il 5 dicembre del '41 l'insurrezione antinazista guidata dai Partigiani in Serbia fu schiacciata dalle operazioni militari congiunte di molte formazioni serbe (i Cetnici di Kosta Pecanac, i Cetnici di Draza Mihajlovich, i volontari di Dimitrije Ljotich, e speciali distaccamenti leali al presidente Milan Nedich), assieme al corpo russo (composto da espatriati antibolscevichi e filonazisti), a truppe tedesche ed a forze ungheresi.
Malgrado le relazioni cetnico-germaniche fossero talvolta tese, le due parti collaborarono largamente per la maggior parte della guerra. Da metà novembre del '43 sino al '44 , cioè sino al ritiro tedesco dalla Serbia, su metà del territorio della Serbia vigeva un accordo d' armistizio cetnico-germanico. xii
Durante l'agosto del '44 in un incontro segreto , Nedich accordò a Mihajlovich 100 milioni di dinari per le paghe ed appoggiò la sua richiesta ai tedeschi di armi e munizioni , che furono tosto fornite. xiii
Il 6 settembre del '44 Nedich e Mihajlovich formalizzavano l'unificazione del comando di tutti i Cetnici , della Guardia Serba di Stato, dei Corpi Volontari Serbi di Ljotich, e della Guardia Confinaria serba. xivDurante la ritirata nell'ottobre del '44 dalla Serbia i tedeschi presero con sè i serbi leali a Nedich,Ljotich e Mihajlovich secondo i piani stabiliti già da mesi. xv xvi
La legazione tedesca in Belgrado riforni' i passaporti ai Cetnici di Mihajlovich. xvii xviii. I sostenitori di Mihajlovich hanno sempre giustificato la passività dei Cetnici e i loro accomodamenti con i tedeschi come un tentativo di salvare i serbi dalle rappresaglie tedesche. Ma la collaborazione dei Cetnici coll'Asse avvenne anche quando le vite dei serbi non erano in pericolo.Per esempio nel Montenegro occupato dagli italiani dove non c'era persecuzione etnica contro i serbi, i Cetnici collaborarono ampiamente cogli italiani col proposito primario di integrare il Montenegro come parte di una Grande Serbia. xix -----------------------------------------------
NOTE-------------------------------------------

xii Tomasevich (1975),pagg.323-325. -----
xiii Archivi del Ministero dell' Interno della Serbia a Belgrado , non catalogato , minute dell' interrogatorio di Milan Nedich datato 3 febbraio 1946 ed Archivi dell' Istituto Storico Militare di Belgrado ,numero 19 , fascicolo 7 ,box 1 , dichiarazione di Dragi Jovanovich durante l'audizione , come citato dal Borkovich (1979), vol.2, pag . 332 ---------------------------
xiv Kostich (1949) pag.164 ;Petar Martinovich-Bajica in Milan Nedich ( Chicago :The first American Serbian Corporation ,1956 ),pag. 367 ---------------------------------
xv Archivi del Vojnoistoriski Institut Beograda (VIB) ( Istituto Storico Militare di Belgrado) , archivio Nedich ,(AISMB), doc. n.2/2,fascicolo 2 , bow 164 , come citato in Borkovich (1979),vol.2 pag.347 --------------------------------xvi Il 17 agosto 1944 il Comandante Supremo del SudEst ed il governo Nedich discussero sui preparativi per l'eventuale ritirata dei tedeschi e dei collaborazionisti serbi .Vedere N.A. di Washington, microcopia T-312,roll 780, frames 371746, 371754. ---------------------------------
xvii Voinoistoriski Institut Beograda (VIB) doc.n.2/2,fascicolo 2, box 164,come citato in Borkovich (1979),vol 2 pag.347. ---------------------xviii Il 17 agosto 1944 il Comandante Supremo del Sud Est ed il governo Nedich discussero sui preparativi per l'eventuale ritirata dei tedeschi e dei collaborazionisti serbi. Vedere N.A. di Washington , microcopia T-312, roll 780, frames 371746, 371754 ------------------------------------
xix Per le relazioni fra italiani e cetnici vedere Milazzo (1975), pagg.42-69.

x Silvana di Romini

da quando in qua Mihajlovic è Dio?
Che fosse paragonato a S.Sava l'avevo già sentita, ma ora da Rimini giunge la rivelazione: è un Dio!
(consiglio di leggere almeno i post precedenti ed ARGOMENTARE, cara cetnica riminese )

Basta!!!


COMPARARE GLI USTASCIA AI CETNICI E COME COMPARARE IL DIAVOLO AL BUON DIO......

gli ustascia? certo, ma anche i cetnici! o no?

sugli ustascia ci sono libri e informazione.
Sui cetnici no.
Ma entrambi furono collaborazionisti.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sostennero i Cetnici di Drazha Mihajlovich dall'estate del '41 alla fine del '43 , quando gli Alleati preferirono loro i partigiani di Tito. E' da allora che continua il dibattito se questa commutazione dell'appoggio alleato da Mihajlovich a Tito sia stata una decisione politicamente saggia. I difensori del movimento monarchico di Mihajlovich sostengono che Cetnici hanno rappresentato un movimento di resistenza antinazista di stretta obbedienza alle democrazie occidentali. Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che il cambiamento di sostegno dai Cetnici ai partigiani sia stato il risultato di una cospirazione comunista che ha mal consigliato quella decisione strategica facendo compiere un grossolano errore morale agli alleati. 1

Durante la guerra i Cetnici ed i Partigiani furono in competizione per la successione al potere nel dopoguerra in Jugoslavia. Principale obiettivo dei Cetnici era di mantenere al potere il re serbo e imporre la dominazione serba. I Partigiani di Tito miravano a stabilire invece uno stato comunista con eguale partecipazione delle nazionalità riconosciute . Nel tentativo di guadagnare il sostegno alleato, ciascuna parte conduceva una propaganda sfavorevole all'altra. I Cetnici accusavano i Partigiani di essere comunisti , lunga mano di una potenza straniera, l'Unione Sovietica (che era sostanzialmente vero per i dirigenti e parzialmente vero per i ranghi inferiori). I Partigiani accusavano a loro volta i Cetnici di collaborare con l'Asse (e ciò era sostanzialmente vero).

Recentemente, in connessione con gli sforzi di guerra di Belgrado, è stata data un'immagine storicamente revisionista di Mihajlovich e dei Cetnici, i quali sono stati di glorificati da politici, intellettuali, da membri della chiesa ortodossa serba, e da un largo pubblico. 2

Nell'89 Vojslav Sheshelj e stato promosso al rango di vojvoda (duca o condottiero cetnico) dal pope Momcilo Djuich 3 ,vojvoda durante la seconda guerra mondiale, impunito criminale di guerra, che lo ha incitato " ad espellere tutti i croati, gli albanesi e gli altri elementi stranieri dal sacro suolo serbo " promettendo di ritornare in patria dal suo rifugio negli Stati Uniti solo se Sheshelj riuscirà " a ripulire la Serbia dagli ultimi ebrei, albanesi e croati ". 4
------------------------------
1 - David Martin in "Ally betrayed-The uncensured story of Tito and Mihajlovich " (New York :Prentice Hall , 1946 ) ;
- Michael Lees , "The rape of Serbia : the British role in Tito's grab for power,1943-1944 " ( New York : Harcourt Brace Jovanovich,1990) .

2 Per il sostegno ai Cetnici della Chiesa Ortodossa Serba ed il suo ruolo nella riabilitazione di Mihajlovich vedere :
- Vladimir Paunovich in "Cekajoci novog Cicha "(aspettando il nuovo Zio -cioè un nuovo duce ) su Sumadja (Kragujevac) del 20 maggio 92 a pag.5
-Z.T.Mirkovich in "Pogabno izjednacavanje" (Eguagliamento fatale) su Evropske novosti (Notizie europee) del 5 maggio 93 a pag 10
-Ruzica Ranitovich Jovich in"Morali smo malo plakati" (Abbiamo dovuto gridare un po') su Srpska rech (La parola serba- pubblicazione ufficiale del Movimento di rinnovamento serbo di Vuk Drashkovich) del 22 maggio 95 pag.18.
-J.T. in "Patriarh Pavle sluzhio parastos Drazhi Mihajlovichu" (Il patriarca Pavle ha celebrato la Messa per Drazha Mihajlovich) su Nasha Borba (La nostra lotta) di Belgrado il 15 luglio 1996.
-Bertrand Kaplan in "Church's stand spurred by nationalism" (La posizione della Chiesa incita al nazionalismo ) su The Globe and Mail di Toronto del 7 gennaio 1997,pag. 13.
-Chris Hedges in "Student foes of Belgrade leader embrace fierce nationalism" (Leader degli studenti oppositori di Belgrado adotta il nazionalismo violento) sul New York Times del 10 dicembre 96 a pag. A1.

3 - Mark Champion in "Duke of Chetniks opts for amputation" ( Il duca dei cetnici opta per l'amputazione) su The Indipendent di Londra il 30 luglio 91
-Milan Radovich in "Vojvoda Sheshelj, ujedinitelj vaskolikog Srpstva "(Il duca cetnico Sheshelj unificatore di tutti i Serbi) su Nasha Rech (La nostra parola) Middlesex (Inghilterra) numero 411 del gennaio 1990,a pag.22

4 Roland Hofwiler in "Tudjman und seine Irrwege in Richtung Auschwitzluege"
in Die Presse di Vienna il 28 gennaio 1992 a pag.4 citato pure da Mirko Grmek,Mark Gjidara e Neven Shimac in "Le nettoyage ethnique:documents historiques sur une ideologie serbe" (La pulizia etnica : documenti storici su un'ideologia serba),(Parigi ed.Fayard 1993) a pag. 307.


Tiè, pooooorco ustascia!!!!!

Ante Pavelic
Detto "il poglavnik" (il duce). Durante la guerra fu leader dello "Stato Croato Indipendente" ustascia, nel quale mezzo milione di serbi, ebrei e zingari furono trucidati per suo ordine personale (80). Dopo la guerra si impegnò nella costituzione del movimento dei krizari, prima di fuggire in Sudamerica.
Su Ante Pavelic si confronti anche La politica dei papi nel XX secolo:
``Nato nel 1889 in Erzegovina, laureatosi in legge nel 1915'', avvocato a Zagabria successivamente. ``Il 7 gennaio 1929, un giorno dopo la proclamazione della dittatura regia di Alessandro I, Pavelic ... ed altri ustascia fondarono la lega per la lotta nazionalrivoluzionaria. ... Ogni membro doveva giurare ubbidienza attraverso un pronunciamento al cospetto di Dio onnipotente e di tutto ciò che è sacro.''
(Si veda anche la descrizione del giuramento fatta da padre Cecelja.)
``Il loro precursore spirituale, il politico e pubblicista Ante Starcevic, moto nel 1896, capo del Partito della Destra Croata, sosteneva la tesi che ... "i Serbi sono lavoro per il macello", idea che gli valse il titolo di Padre della Patria e maggiore ideologo politico croato.'' ``Ciò che si preparava era una guerra santa, una guerra di religione, che ammetteva qualunque Terrore ed includeva "la Bibbia e la Bomba l'una di fianco all'altra come distintivo e mezzo di lotta".

Neanche ebbe fondato il suo partito di ribelli, che Pavelic ... con i suoi compari più prossimi si rifugiò a Vienna, poi in Bulgaria, ed infine il regime fascista italiano gli assicurò ricovero ed alimenti. Mentre un tribunale serbo lo condannava già a morte in contumacia, Mussolini metteva a disposizione della famiglia Pavelic una casa a Bologna, la quale servì poi per anni come quartier generale degli ustascia. Con l'aiuto del capo della polizia segreta Ercole Conti e del Ministro di Polizia Bocchini, il boss dei congiurati fece poi addestrare in Toscana e sulle isole Lipari gli emigranti croati ed i seguaci ustascia transfughi, per gli assassinii a venire. Egli disponeva di alcune trasmissioni di Radio Bari, pubblicava il giornale "Ustasa" in lingua croata, teneva contatti con centrali di propaganda nazional-croata a Vienna, Berlino, negli USA ed in Argentina, e rendeva noti i suoi piani gloriosi al mondo di volta in volta, attraverso l'esplosione di bombe sui treni Vienna-Belgrado, con un più rilevante tentativo -subito sedato- di rivolta nelle montagne del Velebit (1932), e con una serie di attentati particolari.

Tra le prime azioni degne di nota ci furono l'eliminazione del direttore del foglio filojugoslavo zagrebino "Jedinstvo" (l'Unità), Ristovic, freddato nell'agosto 1928 in pieno giorno in un caffè di Zagabria, e l'assassinio del redattore capo del giornale di Zagabria "Novosti", Slegl, il 22 marzo 1929. Pavelic lasciò che la polizia rinchiudesse il suo più stretto collaboratore, Gustav Percec, in una prigione di Arezzo, e lì gli sparò di propria mano, dopo un interrogatorio con sevizie.

Ma la sua vittima certo più eminente fu il Re di Jugoslavia Alessandro. Un primo attentato al regnante, uomo gradito in effetti a tanti croati, fu sventato nell'autunno 1933 a Zagabria dal servizio segreto jugoslavo. Tuttavia, quando un anno più tardi il monarca giunse a Marsiglia dagli alleati francesi, il 9 ottobre 1934, fu assassinato mentre era ancora nella zona del porto, assieme al Ministro degli Esteri francese Louis Barthou, da un emissario di Pavelic -subito sottoposto a linciaggio dalla folla. Di nuovo Pavelic fu condannato a morte in contumacia da Francia e Jugoslavia -ed era la seconda volta. Ebbene, i fascisti italiani, dopo una custodia preventiva, gli assegnarono una nuova residenza a Siena ed una pensione di stato di 5.000 lire al mese.''

In Ratlines troviamo che oltre agli italiani, ``prima della guerra anche i servizi segreti britannici mantennero stretti rapporti con la sua rete terroristica clandestina, anche dopo l'assassinio ... del Re jugoslavo'' (80-81).


Continuiamo a leggere su La Politica dei papi nel XX secolo:
``Uno scritto autografo, redatto da Pavelic nel 1936 e riguardante la causa croata, giunse al Ministero degli Esteri tedesco solo nell'aprile 1941, mentre erano in atto i preparativi della campagna di Jugoslavia. Il documento di 30 pagine ... celebra Hitler come "maggiore e miglior figlio della Germania", loda la Germania hitleriana quale "potentissima combattente per il diritto vitale, la vera cultura e la più alta civiltà". ... Il 6 aprile 1941, mentre Belgrado sottoposta al terrore incessante delle bombe tedesche cominciava a bruciare e la Dodicesima Armata del Feldmaresciallo Generale List attaccava il sud della Serbia dalla Bulgaria, Pavelic incitava le truppe croate per mezzo di un'emittente clandestina, acché puntassero le armi contro i serbi. "D'ora in poi combatteremo fianco a fianco con i nostri nuovi alleati, i Tedeschi e gli Italiani". ... La Wehrmacht di Hitler era salutata in Slovenia e in Croazia amichevolmente ed anche con entusiasmo.

Il 10 aprile, ... mentre i tedeschi occupavano Zagabria, capitale del vecchio Banato, avveniva la proclamazione della "Croazia Indipendente", sempre in assenza di Pavelic: ... "Dio è con i Croati! Pronti per la Patria!". La proclamazione era stata firmata dall'ex-... colonnello Slavko Kvaternik, rappresentante del poglavnik e Comandante Supremo delle Forze Armate ....

Il poglavnik fece tenere ancora una parata alla sua truppa di circa 300 uomini, lo stesso 10 aprile a Pistoia; la sera fu convocato a Roma da Mussolini; l'11 aprile assicurò a Hitler gratitudine e sottomissione con un telegramma; durante la notte del 13 oltrepassò il confine jugoslavo presso Fiume, giunse a Zagabria nella notte del 15, ed il 17 nominò il suo primo Gabinetto. Era adesso Capo dello Stato, del Governo e del Partito, nonché Comandante in Capo delle truppe, e governava da dittatore -certo con sudditanza rispetto ai suoi grandi alleati, dai cui regimi copiò ampiamente- alla testa di 3 milioni di Croati cattolici, 2 milioni di Serbi ortodossi, mezzo milione di Musulmani bosniaci e parecchi altri gruppi etnici minori, tra i quali 40.000 Ebrei.

Il 18 aprile l'esercito jugoslavo capitolava senza condizioni. La Serbia fu sottoposta all'occupazione militare tedesca, e quasi due quinti del Regno di Jugoslavia andarono a formare lo Stato Indipendente di Croazia, che si componeva del nucleo di Croazia e Slavonia insieme alla Sirmia, a tutta la Bosnia (fino alla Drina) e all'Erzegovina, con una parte del litorale dalmatino; in tutto quasi 102.000 km quadrati.

Però nel maggio seguente Pavelic regalò in tutti i modi quasi la metà della Jugoslavia ai paesi limitrofi: nel Nord ai Tedeschi, per cui i confini del Reich arrivavano a soli 20 km da Zagabria, nel Nordest all'Ungheria, nel sud alla Bulgaria e all'Albania, ed infine il Sudovest, l'Ovest (dove la popolazione croata era la stragrande maggioranza) ed il Nordovest all'Italia. Qui giunse Pavelic il 7 maggio con ministri e membri del clero, tra i quali il vicario generale dell'arcivescovo Stepinàc, vescovo di Salis-Sewis, ed offrì al Re Vittorio Emanuele III la cosiddetta corona di Zvonimiro (ultimo re indipendente della Croazia nell'XI secolo), destinata al meno significativo Conte Aimone di Spoleto, il quale in effetti non venne mai incoronato, non apparve mai nel suo regno, e tuttavia parlò in Vaticano già il 17 maggio quale re designato della Croazia (con l'appellativo di Tomislao II).

E lì, in Vaticano, il giorno seguente si presentò il poglavnik, colui il quale era stato ripetutamente condannato a morte a causa di svariati omicidi, accompagnato da una delegazione numerosa -Pavelic "circondato dai suoi banditi", annotava lo stesso Ministro degli Esteri Ciano nel suo diario solo poche settimane prima. Le concessioni territoriali del poglavnik all'Italia, che laggiù conduceva con brutalità la sua politica del "mare nostro", causarono sconforto in tutta la Croazia, come riferì il 21 maggio il generale Glaise von Horstenau. "Dovunque si vada si ascoltano minacce contro gli Italiani". Eppure la stampa cattolica del paese era molto commossa per l'attenzione e la cordialità di papa Pio XII, che salutò Pavelic ed i suoi gangsters durante un'udienza privata particolarmente festosa -un grande ricevimento- e si accomiatò da loro in modo amichevole, con i migliori auguri di buon proseguimento.''


Anche Ratlines si sofferma sui rapporti fra il poglavnik e la Chiesa:
``Le atrocità erano già in corso nel momento stesso in cui Pio XII ricevette il poglavnik in un'udienza privata alla fine di aprile 1941'' (80). ``Pio XII e i suoi consiglieri più anziani nutrivano opinioni estremamente benevole nei confronti del suo cattolicesimo militante. Durante la guerra Pavelic aveva convertito con la forza decine di migliaia di ortodossi serbi sotto la minaccia della pena capitale'' (80). In virtù di ciò ``agli occhi del Vaticano Pavelic rappresentava un militante cattolico, un uomo che ha peccato, ma che l'ha fatto per lottare a favore del cattolicesimo'' (92).

Il papa riceveva regolarmente gli emissari di Pavelic, ai quali forniva ogni volta ``delle assicurazioni relative al fatto che il Santo Padre avrebbe aiutato la Croazia cattolica'' (82-83). A Branko Bokun, giovane jugoslavo che tentò di segnalare alle autorità vaticane i misfatti del regime croato, non fu invece accordata l'udienza richiesta. ``Bokun era stato mandato a Roma da uno dei capi dei servizi segreti jugoslavi a chiedere l'intervento del Vaticano per fermare il massacro in Croazia. Egli era armato di un voluminoso fascio di documenti, di resoconti e di testimoni oculari, e persino di fotografie dei massacri. ... Voleva consegnare il suo incartamento a monsignor Giovanni Montini, sottosegretario di Stato per gli Affari Correnti, ma non riuscì a ottenere udienza'' (81-82). ``A Bokun venne semplicemente detto che le atrocità descritte nell'incartamento erano opera dei comunisti, ma che erano state attribuite in mala fede ai cattolici'' (82).

``Allo stato di Pavelic fu negato il riconoscimento ufficiale da parte del Vaticano'' (82), ma ``quando Pavelic chiese un'altra udienza con il Santo Padre nel maggio del 1943, il Segretario di Stato Maglione gli assicurò che non c'erano difficoltà connesse con la visita del poglavnik al Santo Padre, se non per il fatto che non lo si sarebbe potuto ricevere come un Capo di Stato. Lo stesso Pio XII promise di dare nuovamente a Pavelic la sua benedizione personale, malgrado il fatto che in quel periodo la Santa Sede possedesse già abbondanti prove delle atrocità commesse dal suo regime'' (82).

Pavelic amava vantarsi dei suoi crimini, e si dice che esibiva sul suo tavolo una grossa coppa contenente ``circa venti chili di occhi di serbi inviatigli dai suoi fedeli ustascia'' (83).


Al termine della guerra Pavelic scomparve (83). ``Mentre i suoi uomini combattevano ancora, il poglavnik era scappato con il suo seguito di comprimari, tra cui circa 500 padri cattolici, a capo dei quali erano il vescovo di Banja Luka, Jozo Gavic, e l'arcivescovo di Sarajevo, Ivan Saric (morto poi a Madrid nel 1960). Fu accolto nel convento di San Gilgen, presso Salisburgo, insieme a quintali d'oro rubato'' (da La politica dei papi). Nel maggio 1945, Pavelic fu arrestato dagli agenti del SIS (133). Più che di un arresto, bisogna parlare però di una protezione. Infatti fu proprio il SIS ad aiutarlo a fuggire (129), nascondendolo ``a Klagenfurt, dove possedeva un appartamento e una villa'' (86). Il vescovo di Klagenfurt era un membro dell'Intermarium (136). Klagenfurt si trovava nella zona occupata dagli inglesi.

``Nel luglio del 1945 l'ambasciatore jugoslavo a Londra disse agli inglesi che Pavelic ... era stato fatto prigioniero a Celovac (Klagenfurt) da truppe inglesi. Il Foreign Office si mostrò inflessibile nel sostenere che Pavelic non era mai stato in mano loro'' (83). Anche i ``serbi cetnici sostenevano che Pavelic era travestito da monaco in un monastero a Klagenfurt'' (84).

Londra negava, ma secondo rapporti statunitensi del 1947 gli ``alleati inglesi avevano sempre mentito. ... Il servizio segreto jugoslavo aveva sempre avuto ragione. Secondo fonti attendibili, Pavelic era davvero riuscito a superare la frontiera austriaca e a raggiungere i confini inglesi, dove venne protetto dagli inglesi, nei settori sorvegliati e requisiti dagli inglesi, per un periodo di due settimane, ... restò nella zona di occupazione inglese per almeno due o tre mesi, rimanendo in contatto con il SIS'' (86).

``Nell'aprile del 1946, Pavelic lasciò l'Austria e giunse a Roma, accompagnato soltanto da un tenente di nome Dochsen. Entrambi gli uomini erano vestiti da preti della Chiesa cattolica romana. Trovarono rifugio in un collegio situato in via Gioacchino Belli 3. Il compagno di viaggio di Pavelic era, in realtà, Dragutin Dosen, un ex-alto ufficiale della guardia del corpo del poglavnik'' (86). ``Subito dopo essere arrivato ... a Roma, il poglavnik ... aveva trovato rifugio presso Castelgandolfo, residenza estiva del papa'', dove aveva spesso l'occasione di incontrarsi in segreto con monsignor Montini'' (87). ``Sembra che molti nazisti gravitassero intorno a Castelgandolfo, e che Pavelic alloggiasse con un ex-ministro del governo nazista rumeno'' (87).

``Pavelic aveva ottenuto un passaporto spagnolo sotto il nome di Don Pedro Gonner, in previsione della sua fuga definitiva, probabilmente alla volta della Spagna o del Sudamerica'' (87). ``I gesuiti furono tra gli ecclesiastici che maggiormente l'aiutarono e appoggiarono i suoi piani per lasciare l'Italia organizzando il suo viaggio verso la Spagna sotto il falso nome di padre Gomez'' (89). ``Tuttavia, verso la metà del 1946 Pavelic temette di trovarsi troppo strettamente sotto controllo e ... ritornò in Austria'' (87), e ritornò nuovamente a Roma alla fine dell'anno.

Sin dal momento in cui era fuggito, il poglavnik era rimasto in stretto contatto con padre Draganovic, segretario della Confraternita di San Girolamo dei Croati a Roma (88,94), il quale ``sin dal mese di agosto del 1943 ... si era trovato a Roma a negoziare per Pavelic in Vaticano'' (98). L'agente segreto del CIC Robert Mudd, nel febbraio 1947, scrisse il seguente rapporto sull'istituto di San Girolamo:

``Per poter entrare in questo monastero, bisogna sottoporsi ad una perquisizione personale per verificare se si è in possesso di armi o di documenti, si deve rispondere a domande sulla propria provenienza, sulla propria identità, su chi si conosce, su quale sia lo scopo della propria visita e come si sia venuti a sapere della presenza di croati all'interno del monastero. Tutte le porte che mettono in comunicazione stanze diverse sono chiuse e quelle che non lo sono hanno di fronte una guardia armata e c'è bisogno di una parola d'ordine per andare da una stanza all'altra. Tutta la zona è sorvegliata da giovani ustascia armati in abiti civili e ci si scambia continuamente il saluto ustascia'' (110).


``In un'intervista registrata, Simcic ammise l'esistenza, all'epoca, di una strettissima sorveglianza all'interno dell'istituto ... necessaria a causa della minaccia, sempre presente, di attacco da parte dei comunisti'' (110).
Il motivo di tante precauzioni era molto semplice. Fra l'Istituto di San Girolamo e ``quella che si riteneva fosse una delle biblioteche vaticane, in via Giacomo Venezian 17-C'' si trovavano nel 1947 numerosi ustascia ricercati. Si trattava del poglavnik Ante Pavelic e di membri del suo governo (111):


Ivan Devcic, tenente colonnello
Vjekoslav Vrancic, vice ministro
Dragutin Toth, ministro
Lovro Susic, ministro
Mile Starcevic, ministro
Dragutin Rupcic, generale
Vilko Pecnikar, generale
Josip Markovic, ministro
Vladimir Kren, generale




Alcuni di questi assassini risiedevano in Vaticano:
``Gli ustascia che risiedevano in Vaticano facevano la spola tra i loro alloggi e la Confraternita andando avanti e indietro dal Vaticano varie volte la settimana, a bordo di un'automobile con autista la cui targa recava le iniziali CD, Corpo Diplomatico. ... A causa dell'immunità diplomatica, era impossibile fermare l'automobile'' (113).

La realtà è che ``il Vaticano stava nascondendo il poglavnik, con la connivenza del SIS'' (132). Ovviamente, ``il SIS non aveva aiutato il Vaticano a salvare Ante Pavelic per malintesi concetti di benevolenza e carità. Voleva molto in cambio. Voleva degli agenti per infiltrarsi nella Jugoslavia comunista, per ottenere informazioni segrete e per colpire con azioni terroristiche bersagli strategici e uomini al servizio dei comunisti, soprattutto gli agenti della temuta polizia segreta'' (129). Fu solo 18 mesi dopo la scomparsa di Pavelic che gli inglesi ufficialmente "scoprirono" che costui si trovava in Vaticano. A quel punto scaricarono la responsabilità dichiarando che era fuori dalla loro giurisdizione (85).

All'inizio del 1947 Pavelic si trovava ``in un complesso extraterritoriale cinto da mura che si trova in cima al colle Aventino e che secondo l'opinione generale è crivellato di tunnel sotterranei che uniscono tra loro i singoli edifici.'' Tale complesso ospita varie organizzazioni della Chiesa, fra cui il Monastero di Santa Sabina, nel quale l'agente americano Gowen riteneva a quei tempi che avesse trovato ospitalità il poglavnik, e l'Ordine Militare Sovrano dei Cavalieri di Malta (87-88). Secondo l'autore de Il Secolo Corto, l'Ordine di Malta aveva anch'esso una sua rete per la fuga dei criminali di guerra. Ne faceva parte William J. Casey, che divenne capo della CIA negli anni ottanta.

Gli ustascia godevano di ottimi contatti con la polizia italiana (89). Un'altra delle loro basi si trovava in Via Cavour 210 (88).

In agosto Pavelic ``si nascondeva come ex-generale ungherese sotto il nome di Giuseppe ... e viveva in una proprietà della Chiesa sotto la protezione del Vaticano, a Via Giacomo Venezian, ... insieme al famoso terrorista bulgaro Vancia Mikoiloff (sic) e ad altre due persone. Nell'edificio vivevano circa altri dodici uomini. Erano tutti ustascia e costituivano la guardia del corpo di Pavelic. Quando Pavelic usciva, si serviva di un'automobile con la targa del Vaticano (SCV)'' (90-91). ``Andava regolarmente in giro a bordo delle auto ufficiali vaticane che, recando le speciali targhe dei corpi diplomatici, non potevano essere fermate dalle autorità occidentali, neppure quando Pavelic lasciava il territorio vaticano'' (91).

I servizi segreti inglesi e americani conoscevano i movimenti di Pavelic ed avevano ricevuto l'ordine di arrestarlo. Tuttavia, dopo un continuo scarica-barile fra i due servizi segreti, l'operazione fu ``lasciata morire'' (89-91). ``La posizione degli inglesi era cinica e disonesta; mentre il SIS proteggeva Pavelic, il Foreign Office protestava perché gli Stati Uniti si sforzavano di sabotare il piano per arrestare il poglavnik'' (89). ``Il motivo ... era davvero molto semplice. Gli alti ufficiali statunitensi stavano formando, all'epoca, la loro rete di ex-nazisti, e cominciavano a coordinare le proprie attività con quelle del Vaticano e di Londra'' (92).


Alla fine Pavelic riparò in Argentina: ``salpò dall'Italia il 13 settembre del 1947, viaggiando a bordo del piroscafo italiano Sestriere sotto il nome di Pablo Aranyos, un presunto profugo ungherese, e giunse a Buenos Aires il 16 novembre'' (95). ``Pavelic si servì dei suoi contatti molto influenti all'interno dei servizi segreti italiani per attuare il suo piano di fuga'' (96). ``Padre Draganovic ... fornì il passaporto della Croce Rossa di cui si servì Pavelic e organizzò i dettagli del viaggio in nave'' (95). Sembra addirittura che Draganovic ``accompagnò personalmente il criminale di guerra a Buenos Aires, dove rimase con lui per dodici mesi'' (95). Secondo un'altra versione dei fatti, tuttavia, la persona che accompagnò l'ex-poglavnik era ``un altro sacerdote croato, un certo padre Jole, che era in realtà padre Josip Bujanovic'' (95).

Quando ``riapparve in Argentina, ... il dittatore Juan Perón lo assunse come consulente per la sicurezza'' (95). ``Un certo Daniel Crljen mandato in Argentina da Draganovic per trovare una sistemazione a Pavelic era giunto in aereo a Buenos Aires, grazie all'assistenza del Vaticano, per conferire con il generale Perón a proposito dell'organizzazione in Argentina di un movimento ustascia chiamato "Élite". Crljen era uno dei principali ideologi e propagandisti del movimento, dato che durante la guerra aveva incitato al massacro dei Serbi. La missione di Crljen ebbe certamente successo; l'arrivo di Pavelic servì solamente a completare il trasferimento in Argentina di quasi tutto il suo governo. Tra i veterani che l'attendevano per dargli il benvenuto c'erano quasi tutti i ministri del gabinetto sopravvissuti, come pure molti funzionari municipali, capi militari e della polizia. Erano per la maggior parte criminali di guerra ricercati'' (96).

Per il seguito della storia di Pavelic, leggiamo La Storia dei Papi del XX secolo:
``Dopo la caduta di Perón, Pavelic sfuggì nel 1957 ad un attentato così come riuscì a sottrarsi alla polizia argentina; di nuovo finì in un convento, stavolta presso i Francescani di Madrid, e morì settantenne (alla fine del 1959) nell'ospedale tedesco (sic!) della capitale spagnola.''




Vladimir Kren
Durante la guerra fu generale e comandante in capo dell'aviazione dello "Stato Croato Indipendente": ``il generale Vladimir Kren, l'ex-ufficiale dell'aviazione jugoslava che, nell'aprile del 1941, aveva organizzato il passaggio ai tedeschi di molti dei suoi militari, era stato ricompensato con la carica di comandante dell'aviazione di Pavelic'' (118).
Vladimir Kren fu uno dei pochi amici di Pavelic che fu preso:
Nell'indagare sulla presenza di criminali croati a San Girolamo, l'agente americano ``Gowen organizzò un audace furto con scasso nell'ufficio di Draganovic. ... Uno dei documenti più importanti era una lista di nomi di croati che venivano nutriti, vestiti, alloggiati e provvisti di ogni altra cosa nel monastero di San Girolamo. ... In tale elenco erano inclusi anche i nomi di diversi criminali di guerra jugoslavi ricercati da tempo, dei quali Draganovic aveva continuamente negato la presenza: ... almeno una ventina delle persone alloggiate all'interno dell'istituto si trovavano nelle liste nere occidentali'' (112-113).

In questo modo, i servizi occidentali avevano saputo che ``un gruppo di criminali di guerra ricercati ... si era imbarcato sulla "Philippa" il 4 marzo 1947'' e che fra loro si trovava Vladimir Kren, che viaggiava sotto il falso nome di Marko Rubini (118-119). Kren fu arrestato dal maggiore Clissold, della British Special Screening Mission, la squadra alla ricerca dei nazisti. ``Questa fu una delle pochissime occasioni in cui lo spionaggio occidentale trionfò. ... Qualche settimana più tardi, gli inglesi prepararono un'imboscata nello stesso istituto di San Girolamo, arrestando circa un centinaio di uomini che stavano andandosene al termine di un incontro'' (118). Alla fine, Kren fu consegnato al governo jugoslavo (118).




Vjekoslav Vrancic
Fu sottosegretario del Ministero degli Interni di Ante Pavelic. ``Tale ministero ... era direttamente responsabile dei campi di concentramento nonché dell'apparato poliziesco particolarmente repressivo'' (112). Divenne poi il contatto radio in Austria per le missioni dei krizari (133).
Nel 1947, ``Vrancic doveva essere consegnato agli jugoslavi ma, tre giorni dopo questa decisione, egli sfuggì misteriosamente alla custodia degli inglesi. Riuscì quindi a mettersi al sicuro all'interno della Confraternita di San Girolamo, prima che padre Draganovic lo facesse espatriare attraverso la sua ratline. Nel novembre del 1947 arrivò in Argentina sotto il nome di Ivo Rajicevic; in quel paese Vrancic divenne una figura di primo piano nella rinascita dell'apparato terroristico ustascia'' (112).




Vilko Pecnikar
Genero di Ante Pavelic (134), Pecnikar era un ``veterano del movimento e organizzatore dei gruppi terroristici di Pavelic prima della guerra. Durante il conflitto raggiunse il grado di generale nella guardia del corpo personale di Pavelic e fu capo anche della brutale gendarmeria che operava in stretta collaborazione con la Gestapo'' (112).
Dopo la fine del conflitto ``Draganovic e Pecnikar lavorarono a stretto contatto per riorganizzare il movimento ustascia'' (112) ed entrambi gestirono insieme il tesoro degli ustascia (134). ``Manteneva contatti con diverse organizzazioni naziste clandestine e gestiva un sofisticato servizio segreto che collegava i gruppi italiani con quelli austriaci'' (134).




Ivo Omrcanin
Durante il breve periodo di vita della Croazia Indipendente, fu ``un funzionario del Ministero degli Esteri ustascia'' (127).
Successivamente, ``Lavorò a stretto contatto con Draganovic per dare una mano nelle vicende relative all'emigrazione dei profughi croati. ... Lavorò direttamente sotto la guida di Draganovic nel Pontificio Comitato Croato di Assistenza tra il 1948 e il 1953, girando per i campi di profughi e inviando migliaia di fuggiaschi attraverso la ratline. ... Si vanta anche di aver inviato attraverso la ratline 30.000 persone, tra cui molti scienziati e tecnici tedeschi'' (127).

``Omrcanin .... vive oggi a Washington, da dove pubblica una serie di trattati di propaganda pro-ustascia'' (127).




Ljubo Milos
``Fu un alto ufficiale nel campo di concentramento di Jasenovac. Uno dei suoi atti esemplari fu l'uccisione rituale degli ebrei. Dopo l'arrivo al campo di un mezzo di trasporto, Milos indossava un camice da medico, ordinava alla guardia di portargli tutti coloro che avevano richiesto un ospedale, li conduceva all'ambulanza, li metteva lungo il muro e, con un colpo di coltello, tagliava la gola delle vittime, spezzava loro le costole e le sventrava.
Milos diresse anche altri brutali metodi di sterminio. Prigionieri nudi venivano gettati vivi nella fornace accesa della fabbrica di mattoni annessa al campo, mentre altri venivano percossi a morte con mazze e martelli. Decisamente, Milos non era un innocente patriota croato che si era limitato a prestar servizio nel governo di Pavelic per senso del dovere nei confronti della propria nazione. Era un volgare e sadico assassino, colpevole proprio di quel tipo di crimini che Draganovic riteneva meritassero una punizione. Eppure Draganovic estese anche a lui la sua carità cristiana.'' (120).

Il prete croato, infatti, fece fuggire Milos, e gli diede anche molti soldi (120). Milos scampò ``all'arresto da parte degli alleati proprio grazie a padre Draganovic, nonostante i suoi sanguinosi precedenti'' (132). ``Milos viveva in un campo italiano e stavano per arrestarlo. Draganovic fu avvertito segretamente da qualche agente dei servizi segreti inglesi e usò la sua sofisticata organizzazione per far sparire Milos, portandolo in salvo'' (121).

In seguito fu catturato in Jugoslavia nel corso di una missione terroristica (121): nel 1948 figurò come imputato al processo dei krizari (132).




Lovro Susic
Ministro dell'economia di Ante Pavelic (111), ``collaborò strettamente coi nazisti alla deportazione di lavoratori croati per lavori forzati in Germania, prestando servizio, in seguito, presso la sanguinaria divisione delle SS denominata Principe Eugenio'' (111).
Nel 1945 si trovava a Wolfsber, dove custodiva gran parte del tesoro ustascia, prima di affidare tale tesoro a Draganovic, Hefer, e Pecnikar (133-134). Nel 1947 si rifugiò nell'istituto di San Girolamo (111), e poi divenne uno dei comandanti delle operazioni dei krizari (134).




Dragutin Toth
Durante il conflitto il dottor Dragutin Toth fu Ministro del Commercio di Ante Pavelic, presidente della Banca Nazionale Croata e, infine, Ministro delle Finanze (111). ``Riuscì ad arrivare alla ratline di Draganovic e a raggiungere l'Argentina verso la metà del 1947'', e ciò malgrado il fatto che Londra e Washington avessero già raggiunto un accordo per consegnarlo a Tito (111).



Bozidar Kavran
``Prima della guerra aveva fatto parte, insieme a Rover, del movimento clandestino ustascia in Bosnia, ed entrambi furono coinvolti in un complotto per assassinare Re Pietro'' (146). ``In tempo di guerra fu il comandante del quartier generale ustascia'' (146).
``Dopo la fine del conflitto gli fu affidata la responsabilità della base austriaca dei krizari a Trofaiach. Lavorò direttamente agli ordini di Pavelic e Draganovic nelle operazioni terroristiche e spionistiche dei krizari'' (146). Finì imputato al "processo pilotato" del 1948 (146).




Srecko Rover
Ustascia sin da prima della guerra, i suoi camerati lo soprannominavano affettuosamente "piccolo lupo" (147). Fece parte, insieme a Kavran, di un complotto per assassinare Re Pietro (146). ``Quando nel 1941 arrivarono i nazisti, Rover entrò a far parte di una delle micidiali corti marziali itineranti di Pavelic, che giustiziavano in maniera sommaria i nemici razziali e politici degli ustascia. Dopo aver prestato servizio in questa squadra di sterminio itinerante, Rover fu inviato in Austria per essere addestrato come agente speciale e quindi promosso a prestar servizio nella guardia del corpo personale di Pavelic, un'unità di polizia repressiva simile alla Gestapo'' (146).
Divenne il contatto degli americani nei krizari: ``Dopo la guerra, Rover si unì alla moltitudine di criminali di guerra latitanti, dandosi alla macchia nella campagna italiana, e presto si arruolò nel movimento clandestino dei krizari. Alla Confraternita di San Girolamo, ottenne da Draganovic i documenti d'identità falsi che gli permisero di procurarsi dei certificati ufficiali, soprattutto quelli di residenza italiana.

Rover lavorò a stretto contatto con Draganovic, intraprendendo numerose missioni per conto dell'eminenza grigia degli ustascia, ossia Draganovic, e riuscendo ad arrivare, alla fine, ai vertici del comando dei krizari. All'inizio del 1946, Rover fu mandato a Trieste per lavorare nella rete spionistica di Draganovic. Contattò il colonnello Perry e stabilì stretti rapporti di lavoro con l'ufficiale dei servizi segreti americani. ... Perry rimase impressionato dai progetti di Rover, dato che reclutò il capitano dei krizari e gli fornì documenti di viaggio e d'identità. L'americano lo inviò in Jugoslavia per creare un percorso clandestino attraverso cui si potessero far penetrare degli agenti all'interno di quel paese.

... Quasi ogni volta che Rover si trovava nei guai con le autorità occidentali, Perry veniva in suo aiuto. I reparti alleati specializzati nella caccia ai nazisti arrestarono Rover in varie occasioni, ma gli interventi di Perry ne garantivano sempre il rilascio. Il rapporto con gli americani permise anche al "piccolo lupo" di avere accesso a risorse e informazioni grazie alle quali fece rapidamente carriera tra le file dei krizari, fino a diventare, alla fine, comandante in seconda di Kavran della base di Trofaiach, in Austria.

... Da principio faceva il corriere e consegnava istruzioni top secret ai capi krizari. Divenne anche abile nel procurarsi e falsificare sofisticati documenti d'identità e di viaggio, permettendo a se stesso e ai suoi compagni di viaggiare liberamente persino all'interno della Jugoslavia comunista. Poi reclutò volontari per le missioni terroristiche e di spionaggio.

... Si recò a Roma per incontrarsi con Draganovic e riferirgli di persona i suoi ultimi successi. Cominciò presto a lavorare a stretto contatto con altri importanti membri della rete di Draganovic. ... Fin dall'inizio del suo rapporto con Perry, sembrò che le cose andassero storte. Per esempio, la prima missione per conto dell'americano aveva condotto Rover a Rijeka e Zagabria. Questi tornò indietro senza correre rischi, ma la persona che percorse dopo di lui lo stesso itinerario venne immediatamente catturata.

... Quasi tutte le operazioni dei krizari in cui ci fu lo zampino di Rover si rivelarono un completo disastro. Lo stesso Pavelic arrivò a sospettare che Rover fosse un agente comunista che faceva il doppio gioco, o almeno una specie di agente provocatore. Tra i principali leader dei krizari, Rover sembra sia stato uno dei pochi a entrare più volte in Jugoslavia senza essere scoperto e arrestato dalla polizia segreta di Tito.

... Quando, verso la metà del 1948, furono varate le ultime disastrose operazioni, a Rover fu affidata la responsabilità di guidare i gruppi terroristici all'interno del paese. Per coincidenza, tutti gli uomini da lui portati oltre il confine furono uccisi o catturati, la maggior parte nel giro di poche ore, i dispersi entro pochi giorni. Nello stesso anno, i sopravvissuti si trovarono di fronte al tribunale di Tito a Zagabria. Sembra che Srecko Rover sia stato uno dei pochi tra i più importanti krizari a non trovarsi tra le loro fila. In seguito Rover riportò fiaschi simili anche in Australia'' (146-148).




Miha Krek
Presidente di Intermarium e amico intimo di Vajta (67). ``Capo del Partito Popolare Cattolico della Slovenia, ... Krek lavorava per i servizi segreti inglesi'' (67,137). Lavorava in stretta collaborazione con monsignor Anton Preseren, ``assistente generale del potente ordine dei gesuiti'' (137).

L'agente statunitense William Gowen
Fu incaricato dal CIC per indagare sulla rete clandestina istituita per permettere ai nazisti di fuggire ed arrestare i criminali ricercati presenti a Roma (57). Fu tuttavia convinto da Ferenc Vajta a premere sugli USA affinché collaborassero con Intermarium (73). Vajta gli aveva anche rivelato l'appoggio del SIS ai krizari (132).
Fu l'arteficie della scelta americana di coprire i criminali in fuga. Consigliò ``all'America di chiudere un occhio sul fatto che il Vaticano proteggesse un nazista'', e cioè Vajta, giustificando la cosa ``in considerazione del contributo della Santa Sede alla causa anticomunista'' (78). Il 6 luglio 1947, Gowen ``suggerì che i servizi segreti americani assumessero il controllo dell'Intermarium'' (92).



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Le sigle
Servizi segreti americani
OSS = Office of Strategic Service
CIC = Counter Intelligence Corps (militare)
Servizi segreti inglesi
SIS = Secret Intelligence Service
SOE = Special Operations Executive (militare)
Servizi di sicurezza della Germania hitleriana
SS = Schutz Staffel (braccio armato del partito nazista)
Ge.sta.po = Geheime Staatspolizei

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Bibliografia
Ratlines
di Mark Aarons e John Loftus
edizione inglese: 1991
L'edizione da me usata è quella italiana, edita da Newton Compton nel 1993.

Il Secolo Corto. La Filosofia del Bombardamento. La Storia da Riscrivere.
di Filippo Gaja
Maquis editore, 1994.

Die Politik der Päpste im 20. Jahrhundert (La Politica dei papi nel XX secolo)
di Karlheinz Deschner
Rowohlt, 1991
I brani qui riportati sono stati scelti e tradotti da Andrea Martocchia.

Storia illustrata, supplemento al n.186, intitolato "La caccia ai criminali nazisti", 1973
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pardon!

ho inviato ad un altro articolo! Riposto quindi:

Qualcuno, IN QUANTO SERBO, non vuole che si "sputi" sui cetnici. La loro riabilitazione in Serbia
infatti è spudorata. Non meraviglia quindi tanta stupita indignazione. Per fare un paragone
è come se in Italia la resistenza fosse attribuita non ai partigiani ma ai ...fascisti!
(ci stanno provando però, vedi la famigerata "fiction" sulle foibe)
Io invece, in quanto Italiano, sputo sui nostri fascisti per tutto ciò che hanno fatto.
Grazie al mentore che ha dato loro la Mondadori, ci provano anch'essi a riscrivere la storia.
Come quel Ajmone Finestra, che ho malauguratamente citato. In poche righe ha accumulato due immense falsificazioni: oltre a dire il falso su un paradossale "collaborazionismo" di Tito coi nazifascisti, a giustificazione
della disfatta italiano-cetnica nella Weiss 2, della quale ho scritto, arriva ad addebitare ai
partigiani la distruzione della divisione Murge nel passo citato:

"...Per lo sfondamento lo stato maggiore partigiano scelse il settore presidiato e difeso dai fanti della divisione « Murge ». Piegata la debole resistenza del presidio di Prosor, tenuto dal III battaglione della divisione, le formazioni partigiane puntarono su Jablanica, piccolo centro protetto sulla destra dal fiume Neretva e da militari italiani e cetnici ben armati e fortificati. La guarnigione italiana attese l'attacco sistemata a difesa nei punti strategici dell'abitato. La resistenza era imperniata su di un'ampia costruzione a forma di castello posta in un pianoro nei pressi della Neretva. Questa fortificazione, sebbene fosse munita di feritoie, si prestava, per la sua posizione scoperta, a divenire facile bersaglio ai tiri incrociati degli attaccanti. La posizione, circondata e assaltata con impeto dai reparti proletari comunisti, dopo breve combattimento capitolò. ...Nelle vicinanze di Dreinica, sulla strada Mostar-Jablanica, il I battaglione del 260" reggimento della «Murge», inviato di rinforzo, fu massacrato in un agguato. A loro volta i cetnici, arroccati sulla riva del fiume Narenta (Neretva), a sbarramento della via della ritirata alle colonne comuniste, furono sloggiati dai loro apprestamenti difensivi dal fuoco micidiale dei partigiani..."

Fortunatamente esistono ancora Italiani onesti, come quel Gino Bambara, allora ufficiale in Jugoslavia,
che ha scritto NON SOLO ARMISTIZIO. Sulla fine della Murge, alla quale peraltro apparteneva, ecco cosa scrive:
settembre '43

pag.121 op.cit.

"Immeritata fine della "Murge"

A Fiume si diffuse subito la notizia che era arrivata una divisione "badogliana", come si diceva allora per esprimere in forma sintetica l'atteggiamento di ostilità verso i tedeschi, tanto che il giorno stesso, il 14, questi effettuarono azioni aeree di bombardamento e mitragliamento.
Dei reparti appena giunti alcuni vennero accantonati, altri rimasero ammassati tra i giardini pubblici e il viale della stazione ferroviaria; il Quartier generale prese posto nel Liceo classico. Si rimase in attesa di ordini per schierarci sui rilievi circostanti. Intanto si intaccavano le razioni dì riserva e si mangiava quanto veniva offerto dalla popolazione.
Fu commovente l'assistenza dei fiumani alle nostre truppe: era un via vai di donne che recavano cibo cotto, quel poco di cui potevano disporre, donato con affetto ai soldati, a quelli che ritenevano i "loro" soldati.
Il pomeriggio mi trovavo in visita da un'amica durante una pausa del servizio, quando, verso le 16, avvertii un rombo crescente: erano i carri armati "Tigre" tedeschi giunti per bloccare l'unità italiana considerata ostile. Vidi che, nel frattempo, avevano preso posizione nei crocicchi le "camicie nere" con le mitragliatrici puntate verso la zona ove stazionava la Murge.
La divisione, sorpresa in crisi di schieramento, venne catturata; gli ufficiali furono concentrati nella caserma Savoia, i soldati in altri edifici militari. Gli incaricati del comando tedesco e della federazione fascista subito ricostituita proposero loro di rientrare in Jugoslavia per combattere contro i partigiani o almeno per collaborare con i tedeschi in altra forma. Dopo qualche esitazione, quasi tutti rifiutarono.
Commenta il generale Quarra Sito: «L'immeritata sorte che è toccata, suo malgrado, alla divisione riempie i cuori di tutti di amarezza: riaffiora il fondato dubbio che fra l'ecc. Gambara e le autorità tedesche siano intervenute intese precedenti; un senso di disorientamento e di vivo risentimento è negli animi di tutti i componenti della Murge che in blocco compatto aveva per più giorni marciato fra insidie e pericoli animata da intento di servire in perfetta lealtà gli ordini del suo Re»(`1.
Nel frattempo, il 17 settembre, le kune in possesso dei militari appartenenti alla divisione Murge erano state scambiate in lire (complessivamente 129.722 kune pari a lire 94.267: una somma ingente a quel tempo). I conti si chiusero in ordine, insomma, sia a Fiume che ad Ancona. (Doc. n. 24).
Il 30 settembre gli ufficiali furono condotti al porto e imbarcati sull'Eridania. Dopo due giorni di navigazione, giunsero a Venezia verso le 17 del 2 ottobre; qui vennero caricati su carri bestiame e inviati ai campi di concentramento della Germania e della Polonia. Uguale sorte toccò ai soldati: trasferiti a Trieste, partirono in vagoni bestiame e pervennero a destinazione dopo cinque giorni. Li attendeva il Lager Stal. III/A Luckenwalde del 111 Wéhrkreis di Berlino, centro di smistamento per altri campi.
Pochi riuscirono a mettersi in salvo, tra cui l'autore di questo libro per l'ospitalità che gli diede a Fiume quella persona amica(18).

17) E. Quarra Sito, Cronístoria degli avvenimenti, cit.
18) C. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Iugoslavia, Mursia, Milano, 1988, cap. XXV; ib., Iugoslavia settebandiere, Vannini, Brescia, 1988, parte V, cap. XII; A. Bistarelli, La resistenza, cit., cap. 1, Un caso particolare: il caso Murge.
..."

basta!


dosta ste, bre, vise pljuvali po Srbima, kako mrtvima, tako i zivima. dosta!

lecchista studia la storia

Durante la seconda guerra mondiale i collaborazionisti c'erano da tutte le parti e anche in Europa. Vedi Francia. Ci furono perfino ebrei collaborazionisti. Vedi Ezra Pound. Quello serbo fu tra i più feroci. Come tra i più rilevanti e forti movimenti partigiani fu quello Jugoslavo. Anche tra gli albanesi il collaborazionismo fu forte (in quanto videro finalmente realizzato il sogno della unificazione dei territori albanesi) ma a differenza di quello serbo IMPOSE a fascisti e nazisti la NON DEPORTAZIONE degli ebrei. Non un solo ebreo fu deportato dagli albanesi. L'Albania fu una sorte di salvezza per tutti gli ebrei balcanici e non solo. Perfino Einstein per raggiungere gli Stati Uniti si servi di un passaporto albanese e uso l'Albania come paese di transito.

allora Nedic Ljotic Mihajlovic ecc.ecc.?

clear sei in crisi? e queste sarebbero le tue obbiezioni? Il rispetto dei morti serbi?
E' come dire che siccome i Tedeschi in Italia hanno effettuato stragi...la RSI non è mai esistita! "per rispetto ai morti"!
A Kragujevac le vittime civili erano state rastrellate da Tedeschi e collaborazionisti serbi, tanto per intenderci.
Secondo te sono "mie" fantasie e "buffonate" il governo collaborazionista Nedic-Ljotic, i cetnici collaborazionisti, l'antisemitismo serbo-ortodosso ...
Spero che non negherai che Mihailovic è esistito e che gli Alleati lo hanno abbandonato per il suo smaccato collaborazionismo...
ma perdo tempo con un ignorante CHE NON VUOL SAPERE.

x casimiro

Non so se tu sia scemo, se lo fai apposti o se fai uso di determinate sostanze, questo a me non interessa. Ricordo solo cosa hanno fatto i Tedeschi in Serbia durante la seconda guerra mondiale e per rispetto dei morti che ci sono stati, non c'e' certo bisogno di scrivere buffonate. Basta aver un minimo di cognizione storica, per sapere cosa sia successo a Kragujevac e Jasenovac.

la commedia cetnica della resistenza

neccessita di un momento chiarificatore il passaggio dell'autore fascista Ajmone Finestra che
dice:
"...L'operazione Weiss, una volta sgominati i partigiani comunisti, prevedeva, su proposta
germanica e croata, il disarmo di tutte le unità cetniche operanti in Croazia.
Tale decisione, ostacolata fin dall'inizio dal generale Mario Roatta, comandante del Supersloda,
non ebbe applicazione da parte italiana.
L'azione, subdola e provocatoria, contro i cetnici, collaboratori degli italiani, mise in risalto
gli intendimenti contraddittori e il comportamento equivoco dei tedeschi allarmati, per motivi
politici e militari, dalla stretta amicizia degli italiani con i serbi nazionalisti.
I tedeschi smentirono cosí, ancora una volta, la ripetuta affermazione di non volersi ingerire in
problemi relativi alla Croazia, ritenuta area di esclusiva competenza dell'Italia..."

Questa la giustificazione a posteriori di Mihajlovic per mascherare la disfatta subita
esclusivamente ad opera dei partigiani di Tito, e per gettare sui partigiani discredito come fossero
essi i "collaborazionisti"! Giustificazione prontamente accettata dall'autore fascista del libro,
il quale vorrebbe anche dimostrare che fra Tedeschi ed Italiani c'era contrasto sull'uso dei
cetnici, e che i partigiani erano in combutta coi Tedeschi ed ustascia contro...l'Italia!
Egli non cita però alcuna prova alle sue affermazioni, che rimangono nell'alveo della fantastoria
fascista oggi di moda.

Ecco cosa scrive a proposito delle relazioni fra Tedeschi e cetnici Filip Cohen nel suo
SERBIA'S SECRET WARS (anch'esso mai pubblicato in italiano...)

"... Non più tardi del febbraio '43 Mihajlovich fu così impudente da dichiarare ad un colonnello
britannico che i nemici principali dei Cetnici erano nell'ordine: Tito, gli ustasci , i musulmani,
i croati, e per ultimo i tedeschi e gli italiani.
In verità, dopo che il sostegno Alleato venne deviato da Mihajlovich a Tito nel tardo 1943,
i Cetnici di Mihajlovich fecero grandi sforzi per dimostrare la loro volontà di assistere gli
Alleati. Durante il tardo '43 e il 1944, dopo che gli Alleati avevano preferito sostenere Tito,
i Cetnici fecero finta di attaccare apertamente le forze dell'Asse in presenza di osservatori
militari britannici e americani.
Talvolta è stata citata come prova delle forti simpatie pro Alleati dei Cetnici il salvataggio
di 417 aviatori Alleati, inclusi 343 americani, nei territori occupati dai Cetnici durante
l'ultima metà del '44.
Però nessuna di queste fonti menziona che i Cetnici misero in salvo anche aviatori tedeschi,
come indicato nel rapporto governativo di Nedich del febbraio '44; come pure che in altre
occasioni gli uomini di Mihajlovich diedero la caccia agli aviatori alleati per conto dei tedeschi.

Ma si deve annotare che l'11 ottobre '44, Hitler decorò con la croce di ferro Pavle
Djurisich, uno dei più fidati e quotati comandanti cetnici di Mihajlovich!

...Il seguente esempio illustra una delle ragioni che rendono difficile ottenere una valutazione
storica onesta dei Cetnici della seconda guerra mondiale, specialmente dagli stessi Cetnici.
Durante i giorni finali della ritirata tedesca dalla Serbia nell' ottobre del '44, i dirigenti
di due Quartieri Generali della Gioventù Cetnica di Mihajlovich di Belgrado (designati con i
numeri in codice Quartiere 501 e Quartiere 502) scapparono nel territorio del Terzo Reich assieme
ai tedeschi in ritirata.
Nel settembre del '44, 5 membri della Gioventù Cetnica dei suddeti Quartieri avvicinarono
Dragi Jovanovich, agente nazista d'anteguerra e maggiore dell'esercito collaborazionista di
Nedic, chiedendogli di intervenire per ottenere protezione dalle autorità naziste.
I tedeschi stavano cominciando la ritirata dalla Serbia e si stavano preparando a portare con sé
l'intero Governo collaborazionista, incluse le formazioni armate .
Jovanovich provvide personalmente affinchè 11 dirigenti della Gioventù Cetnica venissero
trasportati a Vienna dai tedeschi in ritirata.
Ai primi di ottobre del 44 il Consolato Germanico rilasciò passaporti a ufficiali collaborazionisti
serbi ed a formazioni armate, inclusi i cetnici di Mihajlovich.
Circa nello stesso periodo una ventina di membri della Gioventù Cetnica si presentò al sig.Brandt,
capo della Gestapo di Belgrado , offrendo i loro servizi in cambio di un salvacondotto per
Vienna. Brandt accettò e Ferdinand Franzesi , Sonderfurer della Gestapo in Belgrado , venne
assegnato al collegamento. Insieme orchestrarono un piano di finto arresto di questi dirigenti
della Gioventù Cetnica durante una riunione " illegale " per poterli trasportare in treno
"come prigionieri" a Vienna. Alcune ore prima del loro "arresto" i capi della gioventù cetnica
distribuirono in Belgrado un volantino intitolato " l'ultimo crimine della Germania in Belgrado",
in cui si denunciavano i tedeschi per "l'arresto e l'imprigionamento dei capi patriottici
della Gioventù Cetnica." Tennero quindi la "riunione segreta " alla quale portarono i bagagli.
Come pianificato, la Gestapo entrò nella stanza e scortò i Cetnici direttamente alla stazione
ferroviaria, dove le loro famiglie aspettavano, esse pure con il bagaglio.
Partecipò alla commedia il ministro Milan Acimovich (già agente nazista anteguerra che guidò poi
il regime fantoccio in Belgrado dall'aprile all'agosto del '41) . Era pure presente l'agente
della Gestapo Franzesi, che supervisionò personalmente l'operazione.
I giovani cetnici, le loro famiglie e Franzosi salirono sul treno che li portò a Vienna.
Infine i giovani cetnici vennero alloggiati nella città di Semmering, la residenza dell'elite
nazista di Hitler...

La metamorfosi dei cetnici in partigiani

Il movimento partigiano in Serbia rimase statico e passivo durante la gran parte dell'occupazione
tedesca. Infine negli ultimi mesi del '44 il numero di partigiani della Serbia crebbe dai 22
mila alla fine del primo anno ai 204 mila degli ultimi mesi del '44 , e nell'intera repubblica di
Serbia questa cifra raggiunse i 264 mila.
Tito sollecitò pubblicamente l'adesione dei Cetnici offrendo loro l' amnistia il 17 agosto del
'44 , e, nel settembre del '44 re Pietro secondo, dietro pressione britannica, ordinò ai suoi
seguaci di unirsi ai partigiani. In risposta decine di migliaia di Cetnici passarono nelle file
partigiane.

Però il catalizzatore della crescita abnorme del movimento partigiano in Serbia fu la conquista
sovietica di Belgrado nell' ottobre del '44 che permise la vittoria partigiana.
Per evitare le rappresaglie contro i collaborazionisti, molti Cetnici, sia individui che
intere unità militari , si unirono ai partigiani vittoriosi.
Tra il 21 novembre '44 ed il 15 gennaio '45 Tito offrì un' ulteriore amnistia di cui
beneficiarono soprattutto i Cetnici.

In questo modo il movimento partigiano serbo ebbe una pseudo crescita durante gli ultimi mesi
della guerra, quando non c'era più in Serbia una forza d'occupazione a cui resistere.

E' da notare che, diversamente dalla Serbia , in Croazia ed in Bosnia-Erzegovina il movimento
partigiano ebbe una crescita costante nelle condizioni di occupazione dell'Asse durante
tutto il corso della guerra, lasciando un patrimonio resistenziale ben più credibile.
La ritirata parziale dei tedeschi dai Balcani nel '44 mise fine alla guerra in Serbia sei mesi
prima che in Croazia e in Bosnia-Erzegovina.
Questo sviluppo ebbe un impatto sostanziale nella formazione del panorama politico della
Jugoslavia del dopoguerra: attraverso l'incorporazione dei Cetnici e di altri elementi sostenitori
della Grande Serbia nell'amministrazione statale emergente comunista in Belgrado, l'ideologia
grande serba si radicò e mantenne la sua continuità attraverso il nuovo veicolo del comunismo
jugoslavo. (...)

...Nell'odierna Serbia la riabilitazione dei Cetnici e di Drazha Mihajlovich è ormai amplissima, e
sono risorti partiti cetnici con relative milizie .
Figure come Vuk Drashkovich , Vojslav Sheshelj, vari leaders serbo-bosniaci , molti intellettuali
serbi e dignitari della chiesa serbo-ortodossa hanno riproposto Drazha Mihajlovich in termini
quasi religiosi, quasi un santo guerriero !
Un vescovo serbo-ortodosso ha paragonato Mihajlovich a S.Sava, il fondatore della chiesa
serbo-ortodossa!
Reinventando un simile Mihajlovich , idealizzandolo come democratico , filoalleato , patriottico
martire-eroe , si cerca di conferire legittimità ai cetnici ignorando il quadro d'insieme del
loro operato ...
..............................................................................................

se a qualcuno interessa posso mandare le note documentali e la bibliografia, ommesse per non
appesantire la lettura .
x quelli che insultano:
capisco il vostro stupore.
scopo di questi miei interventi è spiegare come il nazismo ed il collaborazionismo siano stati
presenti anche in Serbia, e non solo in Croazia, essendo i media italiani pressocchè
unanimi nell'occultamento.
Nel '90 in Serbia è stato eretto un monumento a Mihajlovic senza che nessuno in Occidente avesse
nulla da obbiettare (meno che mai in Italia). Ed il partito neocetnico di Seselj è al 31 %.
(Alla Croazia, di solito definita ustascia, si rimprovera lo 0,5 per cento di voti del partito
neoustascia!)

.-.-.-.-

seconda guerra mondiale--> scontri su piu fronti nei balcani:
slovenia: sloveni nazisti che abbracciano le idee nazi/fasciste e sloveni comunisti (guerra interna)
croazia: ustasa di pavelic e comunisti di tito scontri fra di l'oro + scontro con i Cetnici
Bosnia ( comunisti di tutte le etnie contro ustasa e cetnici ...evvai scanniamoci tutti contro tutti..)
Serbia ( comunisti..e cetnici sia liberatori che collaborazionisti come gli faceva piu comodo)
musulmani in generale ( collaborazionisti, sterminati da tutte le parti,piu liberatori)
Mi chiedo come abbia fatto quella gente a venir fuori da quel bel casino...e mi ritengo ancora molto fortunato se sono ancora qui a scrivere sapendo le mie origini( mio nonno paterno era monarchico serbo, mentre mio nonno materno era partigiano)....cioè nn so voi ma io la trovo una situazione abbastanza incasinata....cmq senza equivoci il mio cuore batte per il generale Draza.... cccc IC XC

X CASIMIRO


CASIMIRO.......Ma sei scemo di natura o lo fai apposta??Ringrazia tua madre che quando sei nato ha guardato nel cesso prima di tirare l'acqua.

testimonianze sul collaborazionismo serbo


scriveva Deakin, inviato inglese nella regione liberata dai partigiani all'inizio del '43, e
testimone della terribile offensiva "Weiss" scatenata da tedeschi, italiani, ustascia e cetnici
nel suo libro "La montagna piú alta" a proposito del collaborazionismo dei cetnici,
spacciati sino allora come "resistenti" in Inghilterra e Stati Uniti.
Ma sin dall'inizio degli anni '90, i cetnici sono stati riabilitati in Serbia come "resistenti"!
Utilizzati nelle guerre contro i non serbi per le pulizie etniche, dall'ultimo governo, nel
2005, sono stati riconosciuti anche legalmente...
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a pag.120
"...La prima richiesta che Tito rivolse a Benson fu che venissero organizzate delle trasmissioni di
propaganda nei confronti di questi americani di origine jugoslava, per contrastare i potenti
gruppi panserbi che dominavano la stampa in lingua jugoslava che si pubblicava negli Stati Uniti.
In stretta connessione con questa campagna (di importanza vitale per il comando partigiano), era
necessario esprimere un giudizio sulla collaborazione dei cetnici con l'Asse, trasmettendo le
prove di tale collaborazione raccolte dalla missione britannica (che furono passate interamente a
Benson). Questa «battaglia delle antenne » fu parallela a quella condotta all'interno della BBC;
negli Stati Uniti, tuttavia, essa ebbe un'importanza di gran lunga maggiore e si tradusse in
un'abile contropropaganda indirizzata verso i molti circoli americani di origine jugoslava,
potentemente sostenuti al Congresso e al Senato.

Come scrisse Benson nel suo rapporto finale:

"Nei quattro mesi della mia permanenza presso i partigiani, una continua fonte di fastidio e di
imbarazzo fu la falsa rappresentazione della situazione jugoslava che davano le trasmissioni
radio da New York e da Londra. L'attribuzione ai cetnici delle vittorie partigiane e il
riferimento ai primi come « patrioti» (nel tentativo di metterli tutti in un sacco con i
partigiani), era qualcosa che non potevamo in nessun modo spiegare."
...
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a pag. 195 e successive il Deakin scriveva:
-------------------------------------------------
"...Il movimento partigiano, nonostante la durissima pressione a cui era sottoposto da parte
tedesca e italiana, si era ormai radicato in alcune zone chiave al di fuori della Serbia; i
ricordi della « pugnalata nella schiena» dei cetnici in Serbia nel novembre 1941, e la crescente
partecipazione alla lotta antipartigiana - in Bosnia, Croazia e Dalmazia di bande cetniche
armate dagli italiani e, in certi casi, anche dai tedeschi, rendevano ugualmente impossibile ogni
volontà di compromesso anche da parte partigiana.
Entrambi i movimenti erano ormai tragicamente votati a una politica di mutua distruzione.
Le proposte di Bailey (per quanto eccellenti potessero essere nel 1941) erano impraticabili nella
situazione del 1943..."

"...Alla fine di gennaio (1943) il SOE del Cairo aveva già fatto sapere a Bailey,senza consultarsi con
Londra, che il quartier generale britannico per il Medio Oriente era incline ad appoggiare i
« guerriglieri croati», per evitare che questi si volgessero automaticamente in favore della
Russia; il Cairo aveva intenzione di aiutare i partigiani croati anche come mezzo di pressione
su Mihailovic'."

"...attraverso Bailey, cominciarono a filtrare al Cairo e a Londra alcune frammentarie
notizie sul crollo dell'organizzazione dei cetnici, compromessi fino al collo - come alleati e
satelliti dell'Asse - nelle manovre che (col nome convenzionale di « operazione Weiss») il nemico
aveva da poco intrapreso contro i partigiani di Tito in Croazia e in Bosnia. "

"...La dipendenza di Bailey da Mihailovic' e dal suo stato maggiore rendeva inevitabilmente oscuro il
quadro complessivo delle informazioni da lui fornite alle autorità britanniche sulle gravi
conseguenze dell'offensiva che in quel momento le forze dell'Asse stavano sviluppando su larga
scala, dai confini della Croazia e della Bosnia fino alla linea della Neretva, che controllava
l'accesso alle principali basi cetniche in Erzegovina e nel Montenegro.
Con dichiarazioni evasive, si cercava di nascondere alla missione britannica il fatto che i
principali reparti di Mihailovic' erano interamente mobilitati - con l'aiuto diretto degli
italiani - per fronteggiare la penetrazione in quelle regioni del nucleo centrale delle forze
partigiane, che tornavano ad occuparle...In un messaggio del 14 marzo, Bailey avvertí il Cairo in
questi termini: "I combattimenti sulla Neretva continuano..."

"...Il 12 maggio il governo britannico inviò a Mihailovic' un ultimatum che metteva
in evidenza per la prima volta il cambiamento di politica nei confronti del movimento cetnico.
Gli inglesi sarebbero stati costretti a togliere a Mihailovic' ogni ulteriore appoggio, se egli
non si fosse attenuto alle seguenti prescrizioni: suo unico obiettivo doveva essere la resistenza
contro le forze dell'Asse; doveva accettare le direttive strategiche del comando supremo per il
Medio Oriente e lavorare a stretto contatto con i nostri ufficiali di collegamento; ogni forma
di collaborazione con gli italiani e con Nedic' doveva cessare, « salvi i casi espressamente
approvati dal governo inglese e dal governo jugoslavo »; infine, egli doveva fare ogni sforzo per
collaborare con gli altri movimenti guerriglieri e cessare ogni attacco contro i partigiani."
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Il Deakin cita poi il rapporto che Hudson, capo delegazione alleata succeduto a Deakin, aveva
inviato a Londra:

"Hudson dice di avere «un'alta opinione di Tito, Arso Jovanovic e Djilas. Sono combattenti risoluti, che
lottano per una profonda rivoluzione sociale, di cui vogliono mettersi alla testa. Mosha Pijade
l'ho incontrato solo per pochi minuti». Nelle file partigiane militano giovani entusiasti e
contadini, i cui ideali erano in aperto conflitto con i tradizionali valori religiosi e nazionali"
..."Agli inizi del 1942 « il movimento di Ravna Gora si mimetizzò nelle file della milizia
di Nedic, per poi riapparire, scoraggiato e depresso, nel Montenegro.
Se non fosse stato per la spedizione punitiva tedesca, i comunisti avrebbero liquidato sia Nedic
che Mihailovic'.
Al di fuori della Serbia, Hudson aveva potuto osservare realisticamente alcuni fatti:
-Nel Montenegro i partigiani avevano sostenuto una politica di riconciliazione fin dall'autunno
del 1941. ...
-Mihailovic collaborava ancora con l'Asse nel Montenegro e nel Sangiaccato; in Serbia la sua
politica era l'immobilismo.
-In Dalmazia, i cetnici di Trifunovic' costituivano un movimento «legale», che, ispirato dagli
italiani, sognava uno stato «serbo-sloveno e dalmata».
-La divisione cetnica Dinara, operante in Croazia, aveva ucciso settecento partigiani e ne aveva
ferito mille.
-In Bosnia, i partigiani occupavano una « zona libera », che non doveva essere attaccata da
Mihailovic.
...Il movimento cetnico esisteva per salvaguardare l'avvenire dei serbi e distruggere i loro
principali rivali, i croati. «Zagabria dev'essere distrutta; quanto a Macek, lo vorrei impiccare»
(da un discorso di Mihailovic a una delegazione di giovani serbi).
La soluzione partigiana è l'«internazionalizzazione» sic della Jugoslavia".
(voleva dire federalizzazione, evidentemente-ndr)
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Gli inglesi Deakin e Hudson sono testimoni oggettivi del collaborazionismo cetnico.
Ma chi più di noi Italiani possiamo testimoniarlo? Escono addirittura libri recenti che reduci
fascisti scrivono in esaltazione di quel collaborazionismo, come quello di Ajmone Finestra pubblicato
da Mursia DAL FRONTE JUGOSLAVO ALLA VAL D'OSSOLA!
a PAG 54 l'autore, comandante di un'unità cetnica italo serba, scrive:

"Una successiva offensiva in grande stile, predisposta dall'OKW germanico con il consenso del
comando della 2" armata italiana, ebbe inizio a metà del febbraio 1943 con l'impiego di reparti
italiani, germanici, ustascia e cetnici. L'operazione, prevista in due tempi e nota con il nome
di Weiss I e Weiss II, scattò, dalle basi di partenza della Croazia settentrionale, investendo
Slunj e Bruvno, con obiettivo Bihac' e Bosanski Petrovac. I combattimenti che si svilupparono
furono violentissimi. Nella Weiss 1, gravi perdite subirono le unità italiane sottoposte a
logoranti combattimenti. Tutti gli obiettivi assegnati furono raggiunti manovrando con perizia
in un terreno pieno di insidie. I tedeschi schierarono, per l'offensiva, le loro migliori
divisioni; tra queste la 7a SS e la 714" e aliquote di carri armati. Collaborarono
nell'operazione ustascia e domobranci ben armati e addestrati dai tedeschi.
Nel settore operativo, affidato agli italiani, affluirono vari reggimenti di cetnici indipendenti.
L'operazione Weiss, una volta sgominati i partigiani comunisti, prevedeva, su proposta germanica
e croata, il disarmo di tutte le unità cetniche operanti in Croazia. Tale decisione, ostacolata
fin dall'inizio dal generale Mario Roatta, comandante del Supersloda, non ebbe applicazione da
parte italiana. L'azione, subdola e provocatoria, contro i cetnici, collaboratori degli italiani,
mise in risalto gli intendimenti contraddittori e il comportamento equivoco dei tedeschi
allarmati, per motivi politici e militari, dalla stretta amicizia degli italiani con i serbi
nazionalisti. I tedeschi smentirono cosí, ancora una volta, la ripetuta affermazione di non
volersi ingerire in problemi relativi alla Croazia, ritenuta area di esclusiva competenza
dell'Italia.
L'offensiva Weiss si sviluppò con una manovra a tenaglia tesa a circondare e distruggere le
formazioni partigiane in ripiegamento in Erzegovina, sotto l'incalzare delle forze dell'Asse e
dei suoi alleati. Nell'offensiva le unità dell'esercito italiano furono affiancate dai cetnici
montenegrini dei colonnello Stanizic' e da quelli erzegovinesi alle dipendenze del capitano
Radulovic' che aveva preso il posto del maggiore Todorovic', caduto in un agguato e passato per
le armi dai comunisti.
Mihajlovic', nell'intento di assestare un colpo mortale al rivale Tito, ordinò, nella sua piena
autonomia, di passare il confine serbo-montenegrino ad agguerriti reparti d'assalto cetnici agli
ordini del maggiore Ostoijc'.
Premuti e tallonati dall'avanzata italo-tedesca che sviluppava un preciso piano per tagliare la
via della ritirata all'esercito di Tito, le divisioni proletarie e le brigate partigiane, nel
tentativo di sfuggire all'accerchiamento e alla distruzione, cercarono di aprirsi la strada
attraverso l'Erzegovina orientale e penetrare poi nel Montenegro.
Per lo sfondamento lo stato maggiore partigiano scelse il settore presidiato e difeso dai fanti
della divisione « Murge ». Piegata la debole resistenza del presidio di Prosor, tenuto dal III
battaglione della divisione, le formazioni partigiane puntarono su Jablanica, piccolo centro
protetto sulla destra dal fiume Neretva e da militari italiani e cetnici ben armati e fortificati.
La guarnigione italiana attese l'attacco sistemata a difesa nei punti strategici dell'abitato.
La resistenza era imperniata su di un'ampia costruzione a forma di castello posta in un pianoro
nei pressi della Neretva. Questa fortificazione, sebbene fosse munita di feritoie, si prestava,
per la sua posizione scoperta, a divenire facile bersaglio ai tiri incrociati degli attaccanti.
La posizione, circondata e assaltata con impeto dai reparti proletari comunisti, dopo breve
combattimento capitolò.
...Nelle vicinanze di Dreinica, sulla strada Mostar-Jablanica, il I battaglione del 260"
reggimento della «Murge», inviato di rinforzo, fu massacrato in un agguato.
A loro volta i cetnici, arroccati sulla riva del fiume Narenta (Neretva), a sbarramento della
via della ritirata alle colonne comuniste, furono sloggiati dai loro apprestamenti difensivi
dal fuoco micidiale dei partigiani. Gettato un ponte di fortuna accanto a quello in ferro,
fatto saltare dai guastatori comunisti per ingannare i comandi italo-tedeschi sulla direzione
della ritirata, le forze di Tito, con al seguito migliaia di feriti e di malati si aprirono la
strada verso il Montenegro. Sul monte Prenj, si affrontarono, in una battaglia campale, cetnici
e partigiani. Lo scontro, sanguinoso e accanito, non fu favorevole alle armi cetniche...
I tedeschi, nemici dei cetnici, per i quali
avevano proposto a disarmo, colsero il momento opportuno, senza alcun rispetto per i comandi
italiani, dai quali i nazionalisti serbi prendevano ordini, per liberarsi dal pericolo del
movimento cetnico, considerato nemico alla stregua dei partigiani comunisti.
Con questa azione i tedeschi anticiparono il previsto disarmo dei nazionalisti serbi.
I cetnici, sostenitori della politica anticomunista degli italiani, presi tra due fuochi, si
sbandarono ritirandosi in disordine. Il rovescio, o meglio la disfatta militare, causa di
sensibili perdite di vite umane da parte nazionalista, influí sul corso della guerra nei Balcani
avvantaggiando l'esercito di Tito. Il varco aperto sul monte Prenj dai partigiani comunisti,
favoriti dal proditorio attacco germanico, offrí la possibilità, alle forze comuniste, di
sfuggire all'accerchiamento e successivamente di riorganizzarsi nelle impervie e inospitali cime
del Montenegro. L'obiettivo della Weiss II, mirante alla completa distruzione delle formazioni
comuniste, non fu raggiunto nonostante i primi successi militari delle forze dell'Asse.
La riuscita manovra d'accerchiamento fallí all'ultimo momento per un'insensata decisione tedesca.
L'attacco della Wehrmacht, a tergo dello schieramento cetnico, rese vano il piano operativo
finale dell'offensiva italo-tedesca.
Il comportamento contraddittorio nella fase ultima della Weiss II ingenerò, nell'alleato italiano,
il sospetto dell'ambivalenza della politica germanica nei Balcani.
Tale politica evidentemente perseguiva il fine di circoscrivere l'espansione italiana in Croazia
e nel contempo mirava a indebolire la collaborazione italo-cetnica sul fronte anticomunista.
Risale a quei drammatici giorni l'iniziativa di Tito tesa a trattare con i tedeschi la
sospensione delle attività belliche...
...I nemici principali di Tito e delle formazioni partigiane comuniste, furono i cetnici e gli
ustascia. I cetnici rappresentavano la borghesia serba con gli ufficiali, gli intellettuali, i
conservatori. A questo schieramento nazionalista monarchico avevano aderito elementi di tutti i
ceti sociali. Numerosi i piccoli proprietari terrieri, i sottufficiali, i gendarmi, gli
artigiani, i contadini.
Gli ustascia annoverarono nelle proprie file, oltre agli oltranzisti nazionalisti croati di
spiccata tendenza nazional-socialista e fascista, i moderati sostenitori dell'indipendenza
della Croazia dalla Serbia. Molti aderenti al partito dei contadini di Vladko Macek si erano
schierati con il fronte anticomunista croato di Pavelic... "

casimiro=anonimo scemo


Casimiro/Anonimo scemo: ma che sono questi giochetti da bambini, prima usi un nik dopo un'altro.....sei propio credibile!!

gli ultras sono dappertutto eguali

l'imbecillità degli ultras croati è simile a quella di tanti altri ultras. Fenomeno adolescenziale della società dello spettacolo (calcistico).

Ma che c'entra con il documento storico presentato dal Casimiro?

Forse si vuol dire che i Serbi sono immuni da fanatismi calcistici? ma qui il lale dimostra invece che lo stadio è un approccio alla politica, con le Tigri di Arkan e roba simile! Attendo anch'io con clear smentite alle affermazioni dettagliate sul nazismo serbo...
Al lale, nazionalista senza nazione, razzista senza razza, la storia VERA certo non interessa...
A meno che il suo datore di lavoro non gli fornisca il file da inviare per spammare quanto dettagliatamente esposto dal Casimiro.
Come vedete penso che lale sia un agente pagato...

Zagreb: Molotovljevim koktelom na autobus srpskih novinara


Dobro došli u srednji vek! Novinari iz Beograda, koji su došli da izveštavaju sa rukometne revanš utakmice četvrtfinala Kupa kupova između Zagreba i Partizana, doživeli su u nedelju u glavnom gradu Hrvatske da ih navijači Dinama, uz maltene blagoslov policije (sve je ličilo na dogovoreni scenario), zaspu kamenjem i zaprete linčom. Prštalo je staklo po autobusu, deo pripadnika "sedme sile" polegao između sedišta, drugi deo požurio da fotografiše "doček", a neverovatno mali broj čuvara reda zbunjeno je gledao kako horda zapenelih "bed-blu-bojsa" pokušava da razvali autobus.
Posle pet minuta, dugih kao večnost, policajci su nekako, uz pomoć suzavca, uspeli da odbiju napad navijača i novinare sprovedu do pet metara udaljenog ulaza u hotel. Dva džipa čuvara reda sprovela su autobus sa srpskim izveštačima do hotela "Panorama", gde su bili smešteni rukometaši Partizana, preko puta "Ledene dvorane", a potom ga nasred raskrsnice - blokirali, na "izvolite" okupljenim navijačima! Sve je izgledalo na klasičnu nameštaljku, jer je bilo zapanjujuće malo čuvara reda na ulici (niko nije izbrojao više od 20). Štaviše, to uopšte nisu bile, kao kod nas, uobičajene specijalne snage, a isto tako, da li je moguće da Hrvati nisu znali da će na utakmicu doći beogradski novinari? Potpuno opkoljen autobus stajao je nasred ulice, dok su sa prednje i desne strane pucali prozori od kamenica, flaša, čak skija, a sa leve i zadnje strane posmatrači su razdragano aplaudirali huliganima i pokazivali slikovito šta bi uradili i šta žele gostima iz Srbije.

NAVIJAČI VRAĆENI
KATASTROFALNO pripremljena ili namerno nezainteresovana hrvatska policija nije dozvolila navijačima Partizana da dođu do hale, zadržala ih je u Policijskoj akademiji, gde ih je "pospremila" kad su stigli vozom i odatle sprovela nazad za Beograd. Večernji list prenosi da je autobus u Dubravi bio zasut "zapaljivim bocama".

x casimiro Megarissa fra Serbi e Croati a fine partita, feri

Basta leggere il succitato articolo sul sito www.ansa.it/balcani, per capire al di la' della disinformazione, chi siano i neonazisti tra Serbi e Croati.

Pagliacci Scriventi


Amico CLEAR: se fossi in te non gli darei tanta importanza, figurati se si dovesse rispondere ad ogni cretinata dei tanti trogloditi che ci sono in giro,ultimo dei quali,(in tutti sensi), questo tal casimiro. Non dare retta al burattinaio, non ne vale la pena.......

Chiedo aiuto

Cari amici Serbi, aiutatemi a contrastare le fandonie di Casimiro, che invece di parlare di tutte le nefandezze compiute dai Nazisti in Jugoslavia , con l'aiuto degli Ustascia e Domobranci, distorce completamente la realta', con tesi prive di qualsiasi veridicita' storica, con il chiaro intento di screditare la Serbia. Non servono barzellette, ma documentazioni precise e sono sicuro che tanti amici Serbi le invieranno in redazione, per controbilanciare quelle menzogne, che sono poi alla base della satanizzazione della Serbia, cominciata agli inizi degli anni novanta.

Ancora Cazzimiro!


CAZZIMIRO, per favore basta con questa torura cinese, sappiamo che sei bravissimo a scopiazzare fregnacce varie,(ma dove ne trovi tante?).Dai, fà il bravo, se smetti per premio ti manderemo come omaggio un biglietto aereo,(solo andata), per Tel Aviv, con scalo a Tirana.

clear. il disinformato sei te

spiacente, clear. Le tue informazioni sono troppo lacunose. Non è colpa tua: in Italia da destra a sinistra , passando per il centro, prevale la censura sulla realtà .
Non hai qualche nonno militare in Jugoslavia durante l'invasione '42-43? Probabilmente no, perchè altrimenti avresti saputo quanto forte fosse la Resistenza nella Sloveniae nella Croazia occupate.
In libreria poi non trovi i testi che ti consiglio, perchè sono o in inglese o in francese.
Ti regalo perciò un altro pezzo di traduzione.
Ho omesso i riferimenti bibliografici e d'archivio
per rendere più scorrevole la lettura.
......................................................

Il governo collaborazionista in Serbia-

Prima dell'invasione i comandanti delle divisioni tedesche non avevano ricevuto istruzioni su come amministrare i territori conquistati in Jugoslavia. I piani vennero sviluppati nel corso della guerra dei dodici giorni.
I Tedeschi considerarono la possibilità di utilizzare lo stesso premier defenestrato dai golpisti- il clericale sloveno Dragiša Cvetkovich, che aveva firmato l'accordo di marzo, per formare un governo collaborazionista pan-Jugoslavo. Lo avevano già convocato a Belgrado coi due reggenti Radenko Stankovich e Ivan Perovich, quando arrivò l'ordine di Hitler di smembrare la Jugoslavia.
Lo stesso giorno che Cvetkovich offrì i suoi servigi ai nazisti, arrivarono altri personaggi di spicco ad offrire ai nuovi padroni la loro collaborazione.
Dal 17 aprile sino al 30, giorno dell'instaurazione del governo collaborazionista serbo, i politici serbi filonazisti, con Ljotich in testa, tennero riunioni quotidiane sotto controllo tedesco. Ma i Tedeschi pensarono che Ljotich si era screditato troppo con la sua lunga polemica contro Stojadinovich, e che un suo governo sarebbe stato un fallimento.
Il 22 aprile il gen. Helmuth Föster divenne comandante militare della Serbia. Egli incaricò Milan Acimovich , già capo della polizia di Belgrado e Ministro degli Interni di Stojadinovich, di formare un governo di commissari, comprendente Ljotich, che però rifiutò lasciando al suo posto due suoi uomini, Stevan Ivanich e Miloslav Vasiljevich , membri di Zbor.
Hitler approvò la decisione ed il 30 aprile entrò in carica il governo Acimovich nel quale erano rappresentati tutti i partiti serbi, esclusi il comunista e l'agrario filo-inglese.
Per i primi tre mesi dell'occupazione tedesca la Gendarmeria Reale continuò le sue funzioni col nome di Gendarmeria Serba, come pure la Polizia.

La vastità dell'insurrezione colse di sorpresa il comando tedesco. Seguirono sanguinose rappresaglie: il 22 luglio vennero fucilate 111 persone, ebrei compresi, ed alla fine di agosto i fucilati eran già più di mille. I comunisti in Serbia all'epoca non raggiungevano i 2000 aderenti.(da Serbia's secret war)

4- L'appello nazionale in Serbia contro la Resistenza

L'insurrezione, alla quale non presero parte i Cetnici, non solo colse di sorpresa i Tedeschi, ma spaventò anche la classe dirigente serba. Le feroci rappresaglie portarono ad un effetto contrario di quello sperato dai Tedeschi: la forza di attrazione della Resistenza comunista aumentò. Ciò spaventò gli ambienti borghesi serbi, la Chiesa Ortodossa e gli intellettuali, che sotto la guida di Velibor Jonich lanciarono un appello alla Nazione Serba.
Sottoscrissero 546 personalità serbe, fra le quali troviamo ministri in carica ed ex, generali, colonelli, senatori, 81 docenti dell'Università di Belgrado con in testa il rettore, industriali, direttori di banche e di società, pittori, scrittori, giornalisti, scultori, cantanti d'opera, musicisti ed attori, membri di Zbor, 3 vescovi , 4 canonici e molti pope ortodossi.
L'appello poneva in primaria importanza la conservazione della pace e dell'ordine ed attaccava i comunisti come mercenari, alieni, sabotatori, bolscevichi insensati al servizio di padroni stranieri che mettono in pericolo le nostre donne ed i bambini. Esso chiamava i Serbi alla difesa contro questi mostri aiutando le Autorità (di occupazione) ad estirpare il male con ogni mezzo.
Due settimane dopo questo appello l'insurrezione continuava ed aumentava di intensità, con gran disappunto dei Tedeschi e della borghesia serba. Allora in un incontro di 75 personalità eminenti della Serbia, in rappresentanza di tutti i partiti serbi - ovviamente escluso il Comunista e l'Agrario - venne decisa la formazione di un governo di salvezza nazionale comandato dal gen. Nedich.
Era presente la metà dei commissari di Acimov, incluso Acimov stesso. Venne decisa la più stretta collaborazione con le forze naziste di occupazione.
Il 29 agosto 1941, due giorni dopo quell'incontro, le autorità tedesche installarono il governo di Salvezza Nazionale (Narodnog Spasa) sotto la guida del gen Nedich. Sette degli undici ministri avevano partecipato all'incontro dei 75, fra i quali tre generali dell'armata reale.
Milan Nedich, già eroe della I° Guerra Mondiale, nel '39 aveva ricoperto l'incarico di Ministro dell'Esercito e della Marina nel governo Stojadinovich, e per le sue posizioni filotedesche aveva dovuto rassegnare le dimissioni durante il governo Cvetkovich nel '40.
I Tedeschi diedero a Nedich due mesi di tempo per creare un esercito antipartigiano. Nedich prese subito il comando dei Gendarmi Serbi, del corpo paramilitare di Zbor e dei Cetnici di Kosta Pecianac che gli avevano giurato fedeltà. Con queste truppe collaborazioniste il compito delle truppe tedesche veniva alleggerito.
Il 1°settembre 1941, Nedich inviava un comunicato al col. Jovan Tršich, comandante dei Gendarmi Serbi, in cui diceva che
"...le azioni sul terreno per sedare la ribellione comunista, d'ora in poi saranno compiute in esclusiva dalla gendarmeria serba, senza interferenza delle autorità tedesche..."
Il 5 settembre il ministro dell'Interno ordinò la creazione di 9 nuovi distaccamenti armati, di circa mille uomini ciascuno, armati ed equipaggiati dai Tedeschi, sotto diretto comando di Nedich.
Ma queste forze, che si aggiungevano ai Gendarmi Serbi, ai cetnici di Kosta Pecanac ed ai 120 uomini di Ljotich del 1°distaccamento di Volontari Serbi, non bastarono da soli a soffocare la ribellione, costringendo Nedich a richiedere l'intervento delle truppe tedesche.
La Germania tolse allora dalla Francia la 342° Divisione e l'inviò in Serbia assieme al 125° reggimento tolto dalla Grecia, e il gen. Frantz Böhme venne nominato comandante militare della Serbia.
Il 18 settembre il gen. Böhme arrivò a Belgrado con l'intenzione di soppiantare le truppe collaborazioniste con quelle tedesche, ma dopo un incontro con Nedich cambiò idea e decise di aumentarle invece considerevolmente. Il 13 dicembre 1941 circa 18.000 serbi erano già in armi sotto Nedich.
(da Serbia's secret war)

x casimiro La disinformazione continua.

Sono tutte fandonie, la Serbia e' stata aggredita dalla Germania nazista, ha subito un bombardamento su Belgrado nell'aprile 1941 (ed anche 58 anni dopo), da altre potenze non molto dissimili da quella precedente, massacri orribili sui suoi cittadini, vedi Kragujevac, Jasenovac e tanti altri. Inoltre la Serbia ha avuto un ruolo determinante nella liberazione del Paese dal nazifascismo, tutto il contrario della Croazia ,collaborazionista e filoustascia di Ante Pavelic, che ha ancora a distanza di tanti anni molti proselati, anche ai vertici della politica.


x cazzimiro

Ma allora è vero che i marziani esistono ?
E anche i lunatici !!??

è nell'ideologia cetnica

chi ha letto "Le nettoyage ethnique" non si meraviglia certo . Mai pubblicato in Italia, però.

ecco un brano che ho tradotto:

"....L'antisemitismo serbo-

Il movimento filonazista Zbor si distinse nella caccia all'ebreo. Inquadrati nei Volontari Serbi di Ljotich, questi nazisti serbi guidarono la Gestapo.
Il 27 luglio 1941 1200 Ebrei di Belgrado si consegnarono ai Tedeschi, e vennero presi in consegna dai Volontari Serbi. 120 vennero ammazzati dopo pochi giorni come ostaggi in rappresaglia ad un'azione partigiana. Gli altri 1080 inviati ai lavori forzati. I giorni successivi i Volontari Serbi assieme ai volkdeutsche rastrellarono le vie di Belgrado e catturarono altri Ebrei che inviarono ai lavori forzati. Assieme volkdeutschen e Volontari Serbi distrussero sinagoghe e dissacrarono i cimiteri ebraici. Nel '42 catturarono 7 Ebrei camuffati da serbi e vennero per ciò elogiati come eroi sul giornale Obnova, organo dello Zbor.
Alcuni Ebrei raggiunsero i cetnici, credendoli resistenti; ma quando si accorsero del loro collaborazionismo era ormai troppo tardi. Vennero torturati, sgozzati e squartati. Altri vennero venduti ai Tedeschi. Altri, soprattutto coloro che raggiunsero i cetnici di Mihajlovich, vennero sgozzati come i maiali, secondo la tecnica cetnica.
Nella Belgrado occupata i Serbi filonazisti organizzarono il 22 ottobre 1941 la Grande Esibizione Anti Massonica. L'iniziativa partì da Giorge Perich, capo della sezione propaganda di Stato del gen. Nedich, già agente dei servizi tedeschi prima dell'invasione. I direttori della esibizione furono Lazar Prokich e Stevan Klujich, entrambi membri influenti di Zbor. Klujich era anche editore dell'edizione serba del giornale nazista Signal.
La sezione giudaica era curata dal prof. Momcilo Balich.
Decine di migliaia di persone accorsero a visitare, pagando, questa esibizione. I temi razzisti antisemiti vennero amplificati dalla stampa serba.
Dopo pochi mesi il camion-camera-a-gas iniziò il suo quotidiano viaggio di disgraziati che venivano asfissiati coi gas di scarico. 7000 ebrei morirono così, attraversando in mezzo all'indifferenza generale le strade della periferia di Belgrado insensibili alle loro urla disperate. I loro abiti vennero acquistati da una ditta serba, con regolare contratto firmato negli uffici della Gestapo di Belgrado.
Nell'agosto del '42 non c'erano più Ebrei in Serbia, ed il governo Nedich confiscò tutte le loro proprietà. E con il 60 % di quei fondi, un miliardo di dinari, pagò i danni all'Esercito Tedesco. La Serbia di Nedich ricevette l'elogio del fuerher come il primo paese d'Europa Judenfrei (libero da Ebrei). ...

Il collaborazionismo del clero serbo ortodosso-

Importanti dignitari della chiesa serbo -ortodossa appoggiarono apertamente i nazisti e condivisero con giustificazioni teologiche il loro sterminio. Già il 7 luglio 1941, il giorno dell'inizio dell'insurrezione partigiana, un sinodo della chiesa serbo ortodossa dichiarò che era neccessario essere leali verso le autorità di occupazione e che era compito della chiesa il mantenimento dell'ordine e della sottomissione.
Alla fine dell'ottobre '41 ci fu un incontro molto pubblicizzato fra Milan Nedich ed il metropolita Josif, capo del sinodo, nel quale la chiesa confermò il pieno sostegno al governo. Nel novembre, mentre si era intensificata la caccia all'Ebreo, il pope Dušan Popovich condannò gli Ebrei dal pulpito della cattedrale di Belgrado con queste parole "...ci hanno tradito e venduto! Il verme del tradimento e della corruzione è penetrato nel nucleo della Jugoslavia, portato dal Giudaismo e dalla Massoneria...". Il 30 gennaio 1942 il Metropolita Josif proibì la conversione degli Ebrei all'ortodossia, chiudendo così una potenziale via di salvezza dallo sterminio sicuro, già iniziato a Sajmište. Mentre era in corso lo sterminio degli Ebrei, abbondantemente preannunciato e ormai ben noto, il Ministro Serbo dell'economia Mihajlo Olcian veniva benedetto dal reverendo Nikolaj Velimirovich, vescovo serbo ortodosso entusiasta del nuovo ordine. Questa benedizione venne impartita dopo che Olcian aveva pronunciato un violento discorso antisemita, definendo gli Ebrei causa dei loro mali, principale nemico della Serbia , scusandosi con i Tedeschi per il ruolo dirigente che avevano gli Ebrei prima del loro arrivo salvifico e ringraziando i Tedeschi per aver liberato la Serbia dal dominio ebraico.

I Serbi di oggi, grazie ad una grande campagna di revisionismo storico, hanno elevato Velimirovich a profeta, e lo considerano addirittura il più grande teologo dopo S.Sava. E' stato fatto credere loro che egli sia un martire, torturato dai nazisti nel campo di Dachau.
Effettivamente egli venne internato per due mesi a Dachau alla fine di settembre 1944, come molti altri religiosi, ma venne trattato come prigioniero d'onore (Ehrenhaftling), in un appartamento privato, nutrito col rancio degli ufficiali tedeschi, e poteva andare in città con una scorta di soldati tedeschi. Venne poi ricoverato nell'ospedale del campo e infine, agli inizi di dicembre, liberato per l'intervento di Ljotich. Quindi venne alloggiato prima in un albergo turistico e poi in un albergo di Vienna, dove ricevette cure mediche.
Nemmeno dopo aver constatato le sofferenze terribili degli Ebrei a Dachau egli ebbe parole di solidarietà, ma solo di condanna nei loro confronti come assassini di Cristo.
Ispirandosi ai Protocolli dei saggi di Sion, a Dachau scrisse un libello antisemita indicando negli ebrei i figli di Satana, inventori della democrazia, degli scioperi, del socialismo, dell'ateismo, della tolleranza per tutte le fedi, del pacifismo, della rivoluzione universale, del capitalismo e del comunismo...
Egli venne liberato da Dachau assieme al Patriarca della chiesa serbo ortodossa Gavrilo Dozhich, il quale però si rifiutò di riconoscere la Serbia di Nedich perché da essa erano escluse le regioni annesse alla Croazia, all'Ungheria, alla Bulgaria ed al Montenegro, territori soggetti al suo patriarcato (ma altrettanto alleati ai nazisti).

In definitiva quasi tutti gli ebrei della Serbia, circa 15.000, vennero soppressi entro la metà del 1942. Harald Turner proclamò che, primo stato in Europa, la Serbia era Judenfrei. Ciò sarebbe stato impossibile senza la grande collaborazione delle autorità serbe , dei cetnici e della chiesa serbo ortodossa.

allarme

Ohibò, mi sono spariti tutti i commenti!

La Mucca Pazza


Altra "desinformacija" occidentale, congratulations!
Per me una delle più grandi atrocità commesse dai serbi già prima, nella WW2, fu questa:Signora Madeleine Albright,(http://www.zpub.com/un/un-ma.html), nata a Praga ed ebrea, fu salvata dai nazisti a Belgrado propio da loro (i serbi). Sappiamo tutti come poi ne fu riconoscente.....

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