In Serbia grande preoccupazione per la continua discesa della moneta nazionale rispetto all'euro. Il governo insiste per la difesa del dinaro ma la Banca centrale sostiene non ci si possa opporre alla ricerca di nuovi equilibri da parte del mercato. Nostra traduzione

05/02/2009 -  Anonymous User

David Galic, Birn , 29 gennaio 2009, (tit.orig. Serbia Dinar Slide Worries Consumers)

Con gli investitori in fuga dai mercati emergenti a seguito del crollo globale del credito, e con poca luce in fondo al tunnel politico in Serbia, il dinaro è slitatto questa settimana ad un nuovo record negativo rispetto all'euro: 97.50, perdendo più di un quarto del suo valore negli ultimi quattro mesi.

Molti serbi, che ricevono i loro salari in dinari, sono attoniti dal crollo di una valuta ritenuta stabile solo fino a qualche mese fa. Il loro potere d'acquisto scende costantemente dato che molti beni di largo consumo sono importati e si preoccupano di non riuscire più a pagare mutui o crediti al consumo, spesso in euro.

"Il mio stipendio è in dinari, e questo mi sta uccidendo", ha dichiarato a Balkan Insight Tomislav Tomasevic, vent'anni, grafico pubblicitario. "Di fatto ho perso più del 10% del mio stipendio da quando ho iniziato a lavorare, un paio di mesi fa".

Nella sua politica anti-inflazionistica che prevede una regolazione delle fluttuazioni del dinaro la Banca centrale serba è intervenuta in modo contenuto ma quasi quotidianamante. Con pochi risultati. Ha speso quasi 300 milioni di euro per sostenere il dinaro nel solo ultimo mese, una politica che ha avuto come conseguenza una dura contrapposizione tra economisti e governo.

"Non esiste una cifra di denaro in grado di garantire la stabilità del tasso di cambio perché ce ne occorrerebbe una quantità illimitata derivante dalla vendita di proprietà pubbliche e dall'indebitamento", afferma l'economista Ljubomir Madzar. "Tutto ha la sua data di scadenza. L'export dove aumentare e questa è responsabilità del governo. Ritengo che la Banca nazionale non possa limitare la caduta del dinaro, anche se investisse tutte le sue riserve in valuta estera. Può solo contenere le fluttuazioni".

Milan Kanjevac dell'Istituto per le ricerche di mercato afferma che "l'attuale tasso di cambio non è realistico". "Il cambio realistico si attesta sui 150 dinari per un euro, e lo stato e la Banca nazionale stanno combattendo per diminuirlo", sottolinea Kanjevac. "Ritengo che il dinaro non debba essere difeso perché questo danneggia gli esportatori e favorisce gli importatori, e questo danneggia la nostra industria locale".

Nonostante sia solitamente riluttante nell'intervenire nelle questioni che riguardano la Banca centrale il governo ha spinto nella direzione opposta, ritenendo che la Banca centrale potrebbe opporsi con più convinzione all'affondamento del dinaro.

"Se fossi il governatore sarei intervenuto maggiormente utilizzando le nostre riserve invece di aspettare l'ingresso di nuovi capitali in valuta estera", ha dichiarato il vice-primo ministro Mladjan Dinkic, predecessore dell'attuale governatore della Banca centrale Radovan Jelasic.

"Il governatore si è dimostrato riluttante nel spenderle, ma le riserve servono proprio per essere utilizzate in momenti di crisi. E' importante che il dinaro sia stabile, le riserve verranno poi ricostituite".

Jelasic ha rimandato al mittente le critiche, sostenendo che la Banca centrale continuerà nella sua politica di limitazione delle fluttuazioni quotidiane, ma che questo è tutto quanto è in grado di fare. "Chiaramente il mercato è alla ricerca di nuovi equilibri" ha affermato al quotidiano Blic "e la Banca centrale deve soppesare sia la questione del tasso di cambio che il volume delle riserve in valuta estera".

Dopo che Dinkic aveva affermato che la difesa di un tasso di cambio fisso sarebbe costato "al massimo 1.3 miliardi di dinari in molti hanno ipotizzato da dove recuperare risorse per risolvere la crisi.

Un aiuto potrebbe arrivare dall'arrivo dei 400 milioni di euro che la Gazprom deve a Belgrado dalla russa Gazpromet per l'acquisto della quota di maggioranza dell'industria monopolista di stato Nis, una somma che il ministro dell'Energia Petar Skundric ha affermato sarà pagata questa settimana, invece che più tardi nel corso dell'anno.

Il ministro delle Finanze Diana Dragutinovic ha invece in mente un prestito "cuscino" del Fondo monetario internazionale ed ha affermato che nel caso il dinaro continuasse la sua discesa Belgrado dovrebbe considerare di utilizzare parte di un prestito di 402.5 milioni di euro approvato dal Fondo all'inizo di gennaio, un prestito che la Serbia aveva definito allora solo "precauzionale".

Il vice primo ministro Bozidar Djelic è andato oltre, affermando che il governo dovrebbe ampliare se necessario la sua cooperazione con il Fondo monetario internazionale per aumentare le sue riserve in valuta estera.

"Voglio informarvi di aver avviato negoziazioni con i nostri partner europei, la Commissione europea, per ricevere sostegno finanziario, 400 milioni di euro che potranno essere utilizzati anche per il nostro budget" ha afferamto Djelic. "Questi fondi saranno a disposizione agli inizi di febbraio, e gli esportatori potranno contare su di essi in questa situazione economica complessa".

Gli analisti però ritengono che né l'Fmi né il pagamento della quota della Nis saranno sufficienti per invertire l'attuale trend, non senza perlomeno stabili e regolari entrate di capitali nel paese.

"Se l'offerta di valuta estera sul mercato interno aumenterà il dinaro sarà stabile, ma solo per tre-cinque mesi" ricorda Aleksandar Stevanovic del Centro per il libero mercato. "Nel lungo periodo abbiamo però bisogno di investimenti esteri diretti e migliorare le condizioni economiche generali in modo che gli stranieri portino i loro soldi qui".

Difficile i tempi possano però essere peggiori, dato che la crisi finanziaria globale implica più dure condizioni di credito il che limita i piani di investimento e di espansione di molte aziende. In linea con il ridimensionamento delle stime di crescita di tutti i paesi dell'est Europa la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha fissato la crescita della Serbia nel 2009 al 2 per cento, rispetto al 3 per cento del suo precedente rapporto.

"Sono preoccupata perché non so quanto durerà questa situazione e mi chiedo se stiamo entrando in un altro lungo periodo di insicurezza" afferma Ivana Hercigonja, psicologa a Belgrado. "La cosa peggiore è che non sappiamo quando finirà. Non dipende solo dalla situazione in Serbia, come accadeva negli anni '90, ma è l'intero globo ad essere in crisi".


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