Miroljub Labus e Mladjan Dinkic

A seguito della sospensione dei negoziati tra la Serbia e l'UE, dovuti alla mancata consegna del supertlatitante Ratko Mladic, in Serbia si sono susseguiti degli scossoni politici, soprattutto tra le fila del partito G17 plus

18/05/2006 -  Danijela Nenadić Belgrado

La decisione dell'Unione europea sulla sospensione dei negoziati per la firma dell'Accordo di associazione e stabilizzazione, formalizzata tempo fa ai funzionari belgradesi dal commissario europeo per l'allargamento Olli Rehn, ha suscitato una valanga di reazioni nella scena della politica interna serba. Il governo che già da tempo si regge su un piedistallo di vetro, almeno per ora, sembra reggere il colpo, ma allo stesso tempo a tutti gli analisti politici è sempre più chiaro che le elezioni politiche anticipate si stanno avvicinando. Oltre alla preoccupazione per la divisione del G17 plus, Vojislav Kostunica deve preoccuparsi anche di ciò che succede all'interno del Movimento per il rinnovamento serbo (SPO), che ieri l'altro ha espresso una profonda insoddisfazione per come sta andando il processo per l'omicidio sulla statale di Ibar, durante il quale nel 1999 rimasero uccisi quattro membri di questo partito, e ha annunciato una possibile uscita dal governo.

Tutto è iniziato con la mancata consegna di Ratko Mladic all'Aja, cioè facendo scadere l'ultimo termine che l'Unione europea aveva imposto alla Serbia per consegnare Mladic. Il più ricercato accusato dall'Aja si trova ancora in libertà, ma in Serbia questo fatto per il momento è stato cacciato sotto il tappeto. Gli scossoni politici, l'incertezza sulla permanenza del governo, l'assunzione dei mandati, la rottura del G17 plus, le dimissioni di Miroljub Labus e dei suoi più stretti collaboratori, le relazioni serbo-montenegrine e l'imminente referendum del Montenegro occupano tutta l'attenzione dell'opinione pubblica locale in misura tale che nessuno nomina più Mladic e la notizia che la Serbia è di nuovo un passo indietro dall'avvicinamento all'integrazione europea.

Miroljub Labus, fino a poco fa vice premier del governo serbo e presidente del partito G17 plus, ha dato le dimissioni subito dopo la sospensione dei negoziati con l'UE e ha invitato il partito ad appoggiare la sua decisione, e ha invitato pure i ministri che appartengono al suo partito a dimettersi. La spiegazione di una tale presa di posizione, secondo le parole dello stesso Labus, va cercata nel fatto che il G17 plus ha costruito la sua immagine presso l'opinione pubblica serba proprio sulla riuscita del piano di integrazione europea, sicché la decisione di sospendere i negoziati significa che nella coalizione di governo, e soprattutto all'interno del partito guida, il DSS del premier Kostunica, non esiste un sufficiente interesse affinché la Serbia si unisca velocemente all'Europa.

Dall'altra parte, Mladjan Dinkic, ministro serbo per le finanze e vice presidente del G17 plus, ha assunto una posizione del tutto differente, affermando che sarebbe politicamente avventato abbandonare il governo, e che lo scenario migliore sarebbe quello in cui si fissa un nuovo termine per l'adempimento degli obblighi rispetto al Tribunale dell'Aja. Entrambi, Labus e Dinkic, due leader di un piccolo partito, hanno reso noto ciò che nei corridoi si vocifera da tempo, che il G17 plus è preso da un'ondata di scissione, e che ormai non si possono più nascondere le animosità interne ala partito. "Caspita, siamo finiti", sono le parole di Nikola Novakovic, deputato del G17 plus in Vojvodina, riportate dal settimanale NIN, che meglio sintetizzano lo scisma interno a questo partito.

La bufera che è partita con le dimissioni di Labus e l'invito al G17 plus di abbandonare il governo non accenna a placarsi. Per primo, la scorsa settimana il gruppo parlamentare, durante una seduta che è durata circa sette ore, ha cercato di calmare gli animi e di trovare un modus vivendi per le future attività del partito. Tuttavia, nonostante i deputati siano usciti dall'incontro sorridendo e dichiarando a tutti i giornali che non esistono conflitti interni, e che il partito è più forte che mai, un compromesso non è stato raggiunto, e rimandando alla veloce convocazione del Comitato centrale del partito la decisione su chi appoggiare: Labus o Dinkic .

Predrag Markovic

In tutta questa storia ci si aspettava di vedere da che parte sta Predrag Markovic, presidente del parlamento serbo, e il più misterioso di tutti i membri del G17 plus.

E si è tenuta pure la seduta del Comitato centrale del partito. Durante una maratona durata più di nove ore, si è discusso di due differenti concetti. Dinkic ha presentato ai membri del Comitato centrale un piano in cui il G17 plus continua ad appoggiare il governo, ponendo come condizione il proseguimento dei negoziati con l'UE entro il 30 settembre, ossia che la Serbia entro tale data arresti Mladic e porti a termine tutti gli altri impegni. Se ciò non dovesse accadere, i parlamentari di questo partito, così come tutti i relativi ministri, daranno le dimissioni ad eccezione di Markovic che manterrà la funzione di presidente del parlamento, così da poter indire le elezioni anticipate.

Dall'altra parte, secondo la proposta di Labus, tre ministri delle file del G 17 plus, Tomica Milosaljevic, Ivana Dulic Markovic e Mladjan Dinkic avrebbero dovuto dare le dimissioni, e con ciò il partito avrebbe continuato a garantire la maggioranza in parlamento al governo di Vojislav Kostunica fino alla fine dei negoziati sul futuro status del Kosovo. Ma alla fine, la vittoria è andata al pugno di ferro di Mladjan Dinkic. Per la proposta di Dinkic hanno votato 209 membri, mentre per quella di Labus in tutto 44 membri. Subito dopo il termine della seduta del Comitato centrale, Miroljub Labus ha dato le dimissioni dal posto di presidente del partito, dicendo che è stata presa proprio la decisione sbagliata e contraria ai principi del G 17 plus.

Tuttavia i problemi di questo partito, ma anche del governo, non terminano con la vittoria della linea dura. Il passo successivo è stata la battaglia per i mandati perché Labus ha dichiarato che solo lui può disporre dei mandati dei deputati del G17 plus, avendo in mente il fatto che il suo nome compariva in cima alla lista elettorale di questo partito.

Goran Punovic, fino a poco fa presidente del club parlamentare, e Ksenija Milivojevic, la sua vice, sono in linea con Labus. Paunovic in un'intervista rilasciata al quotidiano "Politika", ha dichiarato che il G17 plus assomiglia sempre più allo JUL (partito della moglie di Milosevic, Mira Markovic), e ha dichiarato che non restituirà il suo mandato, ma che passerà ai deputati indipendenti. Tre giorni fa hanno dato le dimissioni anche le deputate del G17 plus Branka Bosnjak e Vesna Obradovic. La decisione finale sui mandati è stata presa dal Comitato amministrativo del parlamento serbo che ha attribuito i mandati di Paunovic e di Milivojevic agli altri candidati proposti dal G17 plus, e una decisione simile è attesa per gli altri due mandati di cui sopra. Una tale decisione è stata presa sulla base del numero di rappresentanti del DSS, SPS e SRS nel Comitato amministrativo.

Il più interessante è il "caso" Markovic. Perché Markovic ha dato le dimissioni dal partito, ed anche da membro del G17 plus, ma non dalla funzione di presidente del parlamento. In una dichiarazione scritta che ha inviato ai media, Markovic ha riferito che i motivi della sua permanenza al posto di presidente vanno trovati soprattutto nel sentimento di obbligo e di responsabilità di fronte allo Stato. I deputati del G17 plus hanno dichiarato che appoggeranno la decisione di Markovic, nonostante non sia più membro del partito e per il fatto che lo ritengono uno dei "migliori presidenti del parlamento che la Serbia abbia mai avuto".

Nel Paese passano molte spiegazioni, e così i cittadini ingoieranno anche queste. D'altro canto hanno preoccupazioni più importanti, e sono da tempo abituati ai sotterfugi politici e alla lotta per il potere. Ciò che invece ancor non si sa è quando si riunirà il parlamento, chi lo boicotta, a chi appartengono i mandati, sulla base di quali principi lavora e... quando si terranno le nuove elezioni.


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