Dal diritto alla procreazione alla partecipazione alla vita politica e sociale. Uno spaccato delle posizioni dominanti in Serbia concernenti diritti e ruoli della donna, la loro presenza nella vita politica e le conquiste fatte dal dopoguerra ad oggi

10/06/2005 -  Jelena Bjelica Belgrado

In Serbia la questione femminile è condotta su due posizioni politiche dominanti: la prima raccomandata dalla chiesa e dai circoli politici dichiaratamente conservatori, riguarda la funzione biologica della donna, ossia il suo ruolo di madre, colei che dà la nascita ad un nuovo essere umano. L'altra, sostenuta dai circoli politici liberali, riguarda la funzione sociale della donna, in cui essa compare anche nella realtà politica, ma dove purtroppo è vista più come una semplice figura che non come una vera funzionaria.

Il diritto alla procreazione

Per quanto riguarda il diritto alla procreazione, esso è fondato per legge sulla decisione della donna. È lei infatti che deve essere in grado di decidere se partorire oppure no, secondo la sua propria coscienza. La legge del 1977 prescrive che se la donna desidera abortire, lo deve fare entro la decima settimana della gravidanza, e solo in casi eccezionali, quando è in gioco la vita stessa della donna o del bambino, l'aborto è consentito all'ultimo stadio della gravidanza.

Nel codice penale del 1951, così come nel precedente codice prima della guerra, ogni procedura di aborto, eccetto quella eseguita per salvare la vita delle donne incinte, era un'azione delittuosa. Secondo la legge sulla gravidanza, in vigore prima della guerra, per la donna che abortiva era prevista una pena fino a cinque anni di reclusione, e fino a dieci anni per chi materialmente eseguiva l'aborto. La modifica del Codice penale, approvata nel 1951 cancellò la pena per la donna incinta. Già nel 1952 secondo la Norma in vigore, era previsto che l'aborto venisse fatto secondo determinate condizioni mediche e determinate condizioni di salute e sociali. Però anche questa non era una buona soluzione, perché in diversi luoghi del Paese quella norma era interpretata e accolta, sulla base di motivazioni di principio, mediche, religiose e lucrative, in modo molto restrittivo. E ciò fino al 1963, anno in cui la prassi e le condizioni dell'aborto furono legalizzate, ossia fino al 1977 quando l'aborto fu pienamente legalizzato.

La posizione della chiesa

La Chiesa serba ortodossa intende in modo molto esplicito il ruolo della donna nella società: prima di tutto come madre. "Le donne madri possono servire questo mondo come un uomo non potrà mai fare, e cioè: mettere al mondo un futuro cristiano", afferma la professoressa Jasmina Rakic nell'introduzione al libro "Femminismo e cristianità: la donna nelle sacre scritture, la posizione ortodossa", pubblicato di recente in lingua serba.

"Se la madre è una cristiana che collabora con Dio alla creazione di esseri celesti e al loro ingresso nel regno dei cieli attraverso la Chiesa, allora non c'è maggiore rispetto ed onore. Le donne godono degli stessi diritti di tutti - però la loro specificità e il loro compito oltrepassano qualsiasi formulazione legislativa " conclude la professoressa Rakic.

Rimanendo nello stesso contesto, è del tutto evidente che la Chiesa, se ne avesse la possibilità, proibirebbe l'aborto ed ogni decisione delle donne sulla nascita. Alcune organizzazioni, tra le quali "Opstanak" (Sopravvivenza) che appoggia una politica decisamente radicale, sono a favore di una tassa suppletiva per le coppie senza figli, mentre sulla libertà di scelta delle donne incinte, sono favorevoli al divieto dell'aborto. Questa organizzazione, come molte altre, si richiama spesso al pensiero della chiesa sul ruolo delle donne nella società.

Nonostante l'evidente calo di nascite in Serbia, i circoli femministi ritengono che questo fatto non possa essere una giustificazione per introdurre una radicalizzazione della politica, che andrebbe a svantaggio delle donne, e sarebbe di principio contraria alla parità dei sessi. Ecco perché le attiviste delle Donne in nero, rete pacifista internazionale, recentemente hanno realizzato una manifestazione pubblica nel centro di Belgrado con l'intento di porre in chiaro che le donne non possono essere private del diritto alla procreazione, e che quest'ultimo non possa essere nemmeno istituzionalizzato.

Le donne in politica

Recentemente al parlamento della Serbia si è discusso sulle modifiche alla legge sulla famiglia, ed è accaduto che nel testo di legge venisse "infilata" la seguente frase: "ognuno ha il diritto di decidere sulla nascita o la non nascita". Su iniziativa di due deputate Natasa Micic, presidentessa dell'Alleanza civica della Serbia (GSS) nonché ex presidente del parlamento nel 2002, e Gordana Comic, deputata del Partito democratico (DS), è stato adottato un emendamento alla legge in cui la frase contestata è stata modificata in "ogni donna ha il diritto di decidere sulla nascita o la non nascita".

Tuttavia, ci sono poche donne sulla scena politica serba, e i tentativi di una loro marginalizzazione sociale e giuridica sono frequenti. Natasa Micic è una delle rare donne che in Serbia ha occupato un'alta carica statale.

"Certamente è stato significativo che una donna abbia occupato una carica così alta. Ma va detto che la Micic è stata delegata a quella posizione, ma non è stata eletta. Dobbiamo creare un'atmosfera in cui la gente sia pronta a dare il proprio voto alle donne in politica. Senza dubbio il ruolo della Micic in questo senso è stato molto importante. Purtroppo però, era più una figura che una funzionaria", afferma Marija Lukic dell'Organizzazione non governativa "Glas razlike" (La voce della differenza), che si occupa della promozione dei diritti politici delle donne.

Sin dal 1945 in Serbia, dopo la guerra di liberazione, le donne hanno lottato per i propri diritti politici. Fino ad allora erano considerate proprietà del marito, così come tutti i loro beni mobili e immobili. Tra le due guerre, in caso di morte del marito non avevano diritto alla proprietà, ed erano escluse anche da tutti gli altri aspetti dell'eredità. La donna non godeva di pari diritto, rispetto all'uomo, nel diritto processuale, o per godere di certi diritti doveva, nel caso in cui fosse sposata, avere il consenso del marito. E per quanto concerne la tutela dei figli, in caso di divorzio, non se parlava nemmeno.

"Le figlie dei nostri popoli... che erano in prima linea nell'Esercito popolare di liberazione e tra le file dei partigiani della Jugoslavia hanno mostrato di essere consapevoli di questo storico momento in cui si decide il destino dell'intera umanità, il destino delle donne...", così dirà Josip Borz Tito, nel suo consueto stile pomposo, durante la Prima conferenza della Jugoslavia antifascista tenutasi nel 1942. Dopo di che, tutti i diritti che le donne sono riuscite a conquistare, in primis quelli politici, economici e individuali, ma soprattutto il diritto alla parità, sono rimasti inviolabili.

Così secondo i dati statistici raccolti e messi a disposizione da Neda Bozinovic, uno dei nomi più noti del movimento femminista serbo, nel 1958 al parlamento federale sul totale dei deputati, solo il sette percento erano donne. Questa percentuale è aumentata col passare degli anni, nel 1967 era pari al 13.3%, nel 1978 raggiunse il 17.2%, poi ci fu un calo nel 1986 col 16.2%. Negli anni novanta la partecipazione delle donne al parlamento federale diminuì drasticamente. Sicché dopo le elezioni federali del dicembre 1992, su un totale di 178 deputati c'erano solo 5 donne, ossia il 2.8%.

Nel parlamento della repubblica della Serbia la situazione era pressoché simile, la più ampia partecipazione delle donne al parlamento si registra negli anni settanta e all'inizio degli ottanta - tra il 25 e il 28 percento di deputati donne. All'inizio degli anni novanta il numero scende significativamente: su 250 deputati, solo 16 erano donne, pari al 6.4% percento.

Dopo i cambiamenti del 5 ottobre 2000, la situazione in Serbia non è cambiata di molto. Al parlamento federale, su 178 deputati c'erano otto deputate (5.8%), mentre nel parlamento della repubblica la presenza delle donne era pari all'11.31% del numero complessivo di deputati. Alle elezioni del 24 settembre 2000, sulle liste dell'Opposizione democratica della Serbia (DOS) c'erano 35 donne su 250 candidati, sulle liste del Partito per l'unità serba (SSJ) il 29.61% erano donne, mentre sulla lista del Partito socialista della Serbia (SPS) la presenza femminile era del 5.2%. Oggi, due donne occupano cariche ministeriali nel governo serbo, mentre addirittura il 52% del corpo elettorale della Serbia è composto da donne.

"Il numero delle donne nelle funzioni politiche è molto basso, mentre le mie aspettative erano decisamente superiori. Tuttavia dobbiamo notare che le donne, nella vita politica della Serbia dopo il 5 ottobre, sono più presenti e più in vista, e ciò rappresenta per noi un processo politico molto importante", conclude Marija Lukic.


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