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Ho sfogliato questa serie degli articoli,data la caratteristica del mezzo mediatico. Non l'ho letto in maniere esaustiva, non ne avevo bisogno.Leggendo nella sua totalita, lo stesso articolo nel supplemento di "Repubblica"-Venerdì, noto che un cinismo nei confronti: del direttore di Zastava, che, nell'articolo, è fiero del suo nuovo telefonino, come se fosse questo elemento cruciale per l'immagine che si vuole avere del direttore che si è scolarizzato nei tempi del socialismo. Sulla ragazza che descrive i contenuti della produzione: armi, altro, ecc. Come se le armi fossero qualcosa di inconsueto in questo mondo. La minimisazzione riguardo le possibilità delle officine che,secondo l'autore, sfornavano le auto nei colori primari, di base.Il che non era assolutamente vero, è vero soltanto che la 2. verniciatura nei anni recenti, come per le piccole fiat 600, avveniva con dei colori di base.L'esportazione dei piccoli "Yugo" nei Stati Uniti, veniva dopo una intensiva preparazione, che includeva anche la preparazione psicologica, e tecnica.Fu un enorme avvenimento, a parte che oggi lo vogliono considerare un evento bizzaro.In fine, la parte più cruciale di tutto: nell'articolo nella Repubblica, l'autore, naturalmente, non spende una parola su perché e quando, in via definitiva, la industria automobilistica e generale di "Crvena Zastava" abbia crollato. E' crollata, perché distrutta nei bombardamenti nel 1999. L'unico reparto intatto era la divisione con capitale Fiat-Iveco

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