Catena di montaggio - Gughi Fassino

30 ettari di capannoni ed una produzione a singhiozzo. La Zastava oramai produce ben poco anche se al suo orizzonte è riapparsa la FIAT. La terza puntata del reportage di OB sulla grande fabbrica e la sua città, Kragujevac

28/09/2005 -  Davide Sighele

Reportage: Pianeta Zastava - I
Reportage: Pianeta Zastava - II

La fine della produzione ed il ritorno della FIAT

Sotto i 30 ettari di tetti dei capannoni della Zastava Automobili lavorano ancora 4300 operai. Le loro sono paghe misere, attorno ai 150 euro. In uno dei capannoni principali pendono dal soffitto grandi braccia meccaniche per le saldature. Inermi arti di un millepiedi stanco. In altre zone però la produzione continua. Con la lentezza di chi sa che di anni se ne sono persi ormai troppi.

La produzione è un omaggio al fordismo. Carrozzerie del modello Skala, per tutto identico alla FIAT 128 se non per un portellone posteriore leggermente modificato, procedono lente su di una catena di montaggio. Un panorama che ha dell'irreale, quasi ci si fosse intestarditi a non seguire i dettati della moda e del consumo. Ovviamente non è così. E' la tecnologia che è vecchia di trent'anni e sono gli investimenti ad essere mancati.

Vladeta Kostic, marketing Automobili, ci accoglie in un ufficio dalle ampie vetrate e dagli arredi testimonianza di un benessere passato. Prima di iniziare a parlare il direttore del marketing si alza e va a prendere alcuni modellini della Fića, piccola FIAT, un tenero vezzeggiativo per un modello che ha fatto la storia della Zastava. Una macchina della polizia, un'autoambulanza ed alcuni modelli "tradizionali". Vengono commercializzati da una ditta slovena e prodotti in Cina, solo la licenza è Zastava. Il primo pensiero è che a Kragujevac non si producano più nemmeno i giocattoli.

Eppure non è proprio così. "Nel 2005 arriveremo a produrre 14.000 veicoli" ricorda Kostic "certo è poco se si ricorda che abbiamo il potenziale per produrne 60.000. Di più no, perché molti macchinari e strutture non sono più stati ricostruiti dopo i bombardamenti del 1999". Poi un elenco di vantaggi che potrebbero convincere un acquirente ad acquistare una Zastava. "I prezzi sono molto bassi, vanno dai 3100 ai 5300 euro, abbiamo reti di vendita e d'assistenza capillari in tutta la Serbia ed infine i pezzi di ricambio sono a buon prezzo".

Catena di montaggio - Gughi Fassino

Poi il rammarico per gli ultimi 15 anni. "Eravamo una delle principali aziende automobilistiche dell'est Europa. Ora la Dacia rumena ha una partnership con la Renault, la Skoda con la Volksvagen e noi siamo rimasti a piedi. Non siamo riusciti ad entrare nel processo della globalizzazione". "E la FIAT? Stiamo a vedere, si sta decidendo tutto a Belgrado".

In queste settimane in Serbia si è molto parlato di un ritorno della FIAT. Ne hanno parlato i quotidiani, sono arrivate conferme dal governo. Infatti lo scorso 20 settembre è stata annunciata la firma tra l'azienda piemontese e quella serba. A Kragujevac, a partire dal primo trimestre 2007, si monteranno 16.000 vecchie Punto all'anno che verranno commercializzate con marchio Zastava nell'est Europa. Ed il governo serbo dovrebbe ripagare dal suo budget parte dei crediti che la FIAT vantava nei confronti della Zastava. Si parla di circa 11 milioni di euro.

Come si fa però ad aspettarsi che una rinascita della Zastava possa arrivare dalla FIAT, multinazionale che certo non sta attraversando un periodo facile, soprattutto nel settore auto?

Qui a Kragujevac lo sguardo non è ingenuo. E di FIAT sanno dire qualcosa tutti. "Certo sappiamo che la FIAT non è in ottime condizioni ma per noi resta fondamentale che si vitalizzino nuovamente vecchi legami. Serve per procurarci nuove commesse, serve dal punto di vista psicologico" commenta Kostic.

Catena di montaggio - Gughi Fassino

La pensa così anche qualche altro dirigente. "La FIAT? Lo so che sta andando male ma noi andiamo molto peggio quindi un contatto con loro può sempre aiutare". Alcuni operai invece fanno emergere l'orgoglio di chi non è pronto a farsi immolare seguendo il miraggio di un partner straniero, deus ex machina che interviene risolvendo tutti i problemi. "Ben venga la FIAT" afferma un operaio, tono della voce alto per sovrastare il rumore dei macchinari "basta che sia un rapporto alla pari".

L'ipotesi più verosimile resta comunque quella di una drastica riduzione delle dimensioni di questa azienda ed un suo ulteriore smembramento. E l'atteggiamento della FIAT sembra quello di chi mette in vendita la sua vecchia macchina pur di non doverne pagare la rottamazione.

Intanto dalla catena di montaggio continuano ad uscire 128 rosse fiammanti. Anche parte delle verniciature vengono fatte ancora a mano, con nebulizzatori. Una tuta bianca a coprire i vestiti, nessuna mascherina a proteggere i polmoni. Tutt'attorno appiccicoso. La scarsa tutela dei lavoratori emerge in questa lentezza in modo ancor più drammatico ed i Balcani sembrano sempre più - esclusivamente - un grande mercato.

continua ...


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