Un ennesimo caso di pressione politica sui media. Il settimanale "Blic News" si trova ancora una volta a dover lottare contro le pressioni del potere. Reagiscono le associazioni dei media indipendenti.

30/05/2003 -  Luka Zanoni

I media in Serbia si trovano ancora sotto pressione. Lo stato di emergenza è ormai finito da tempo, tuttavia le condizioni che riguardano il rapporto tra media e potere sembrano non essere cambiate affatto. Sotto il tiro del governo si trova, ancora una volta, il caporedattore del settimanale serbo "Blic News", Zeljko Cvijanovic, il quale potrebbe decidere di rassegnare le dimissioni.

Il 26 maggio il ministero dell'interno ha denunciato Cvijanovic per un testo pubblicato dal suo settimanale il 21 maggio, riguardante l'omicidio del generale Bosko Buha (per saperne di più su Buha rimandiamo ad un nostro precedente articolo). Il testo incriminato è stato firmato con uno pseudonimo, il che non viola alcuna legge, mentre l'autore è il giornalista Jovica Krtinic, collaboratore occasionale di "Blic News" e del quotidiano "Kurir". Sia Cvijanovic che Krtinic sono stati denunciati per diffamazione secondo l'art. 92 del Codice penale della Repubblica della Serbia.

Secondo il comunicato diffuso dal Ministero dell'interno (MUP) serbo, il testo incriminato "abbonda di falsi dati in relazione con, il già risolto, omicidio del generale della polizia Bosko Buha, con la chiara intenzione di discreditare il lavoro di molti mesi di un gran numero di membri della polizia" (B92, 29 maggio '03). Inoltre sempre il comunicato del MUP sostiene che Krtinic già da due anni nei suoi testi (quando era giornalista di "Reporter") "critica in modo non argomentato il lavoro della polizia con l'intento di provocare conflitti del governo serbo con i membri del MUP e dell'esercito della Serbia e Montenegro" (B92, 28 maggio '03).

Il testo oggetto di discussione specula sulla possibilità che la polizia abbia commesso delle mancanze nella risoluzione del caso dell'omicidio del generale Bosko Buha. Secondo l'autore dell'articolo, l'accusa rivolta a Nikola Maljkovic e Zeljko Maksimovic per l'omicidio di Buha sarebbe una falsa pista messa in atto da l'ex membro della polizia Slobodan Pazin, insieme con Dusan Spasojevic Siptar e Milorad Lukovic Legija (ritenuti entrambi responsabili dell'omicidio di Djindjic, il primo defunto in un'azione della polizia il secondo ancora latitante). Ne risulterebbe che i responsabili dell'omicidio del generale sarebbero gli appartenenti al clan di Zemun e non i due accusati dalla polizia.

Dopo l'omicidio del premier di governo Zoran Djindjic il settimanale "Blic News" si era trovato sulla lista dei media proibiti, insieme a "Nacional" e "Identit". Inoltre sempre durante lo stato di emergenza il MUP serbo aveva sostenuto che alcuni redattori, tra cui Zeljko Cvijanovic, avrebbero formato un gruppo per esercitare la pressione dei media nei confronti di Djindjic, "con l'intento di presentare ai media Djindjic nella veste di un criminale, e il governo come traditore, il che sarebbe servito durante la presa del potere dopo l'omicidio del premier, che lo si doveva attribuire ai suoi legami con i criminali" ("Blic News", 17 aprile '03).

In risposta a questa accusa, poco prima della fine ufficiale dello stato di emergenza, Zeljko Cvijanovic aveva indirizzato al governo una coraggiosa lettera aperta, pubblicata sul suo settimanale, dal titolo "O vi scusate o mi arrestate". Nella lettera indirizzata al governo, Cvijanovic, oltre a smentire una serie di dichiarazioni del ministero, conferma di aver scritto a proposito delle relazioni del defunto premier e degli uomini a lui vicini con gruppi criminali, cosa che aveva in altre occasioni confermato lo stesso Djindjic, ed inoltre aveva tenuto a precisare di non soffrire affatto di depressione, di non avere manie suicide, di stare bene di salute, con chiaro riferimento al fatto che se dovesse per qualche motivo "sparire dalla scena" non sarebbe certo per volere suo.

Alla nuova accusa proveniente dal MUP serbo, il caporedattore del settimanale belgradese risponde in questo modo: "Credo che con questo comunicato della polizia abbia definitivamente vinto il linguaggio dello stato di emergenza, la vittoria del vocabolario dei briefing per i caporedattori di quel periodo, il quale conferma la mia tesi che questo governo vuole arrivare alle prossime elezioni attraverso lo stato di emergenza. Questa è la vittoria del linguaggio della repressione sul linguaggio della democrazia (...) Questo è il culmine delle pressioni che contro di me e altri giornalisti durano da oltre un anno e non vedo fin dove questo possa arrivare e fin dove possa condurre" ("Blic", 29 maggio '03).

Il 29 maggio su richiesta del MUP serbo si è tenuta una seduta straordinaria dell'Ufficio della cultura e l'informazione del parlamento serbo. Nella seduta è stata fatta richiesta affinché si rendano pubblici i finanziatori dei media privati serbi. Secondo il ministro della cultura Branislav Lecic "forze retrograde nei media non abbandonano l'idea di creare di nuovo un'atmosfera di sfiducia verso gli organi dello stato".

A queste dichiarazioni hanno reagito anche due associazioni dei media indipendenti, ANEM e NUNS. La prima con più vigore della seconda ha fatto richiesta immediata al governo di de-criminalizzare l'accusa per diffamazione e offesa, ribadendo la libertà di stampa e della ricerca delle informazioni. L'ANEM (Associazione dei media elettronici) ritiene per niente piacevole il fatto che la polizia o qualsiasi altro organo dello stato, si difenda dall'interrogazione e dal giudizio pubblico con le denunce per diffamazione. L'ANEM sostiene infine che questo nuovo caso dimostra ancora una volta l'anacronistico codice penale in vigore in Serbia, che non fa altro che rappresentare una minaccia al lavoro dei media.

Articoli precedenti sui media in Serbia:

- Alcuni aggiornamenti sul fronte dell'informazione in Serbia

- In Serbia arrestati due giornalisti del quotidiano 'Dan'

- Stato d'emergenza in Serbia: cosa dicono i giornalisti indipendenti

- Human Rights Watch scrive al premier serbo Zivkovic

- IPI e SEEMO contro la pressione sui media durante lo stato di emergenza in Serbia

- Omicidio Djindjic: le reazioni della stampa serba

-Belgrado: un altro omicidio eccellente

-Blic News