Copertina del libro di J. Byford

Anche dopo la morte di Milosevic la teoria della cospirazione rimarrà parte integrante della politica conservatrice serba. È la tesi di Jovan Byford, docente di Psicologia sociale all'Università di Nottingham. In questo suo articolo anticipa la pubblicazione di un suo saggio dedicato a questo tema. Nostra traduzione

30/03/2006 -  Anonymous User

Di Jovan Byford, B92, 21 marzo 2006 (tit. orig. Teorija zavere - nas saputnik)
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Ivana Telebak

Le speculazioni sulle cause della morte di Milosevic, circolate tra l'opinione pubblica, hanno dimostrato come in Serbia esista davvero la convinzione che dietro ai drammatici avvenimenti politici - in particolare quelli che si riferiscono ai rapporti fra la Serbia e la comunità internazionale - vi siano forze oscure che minacciano l'esistenza della Serbia. Lo stesso Milosevic nel suo "testamento", la lettera che prima di morire ha inviato al ministero degli Esteri russo, ha lasciato in eredità al suo pubblico la teoria della cospirazione. Nella lettera vi è scritto infatti che lo stavano avvelenando: "Coloro dai quali ho difeso il paese in guerra e che hanno interesse nel mettermi a tacere". E' certo che Milosevic non aveva in mente né la NATO dalla quale nel 1999 "difendeva il paese", né Carla del Ponte con la quale per quattro anni "ha fatto la guerra" all'Aia, e nemmeno le Nazioni Unite sotto la cui egida opera il Tribunale dell'Aia. "Loro" in questo caso sono l'"Occidente", "i potenti del mondo", e tutte quelle strutture e misteriose organizzazioni segrete e mezze segrete che fanno parte del termine "nuovo sistema mondiale".

La guerra di Milosevic contro il "nuovo sistema mondiale" è durata più di un decennio e mezzo. Già nella campagna elettorale per le prime elezioni multipartitiche, nel dicembre 1990, Milosevic nei suoi discorsi faceva riferimento all'esistenza di una " premeditata politica" di rottura della Serbia e agli "interessi dei potenti" che cercano di mettere alla Serbia "un cappio attorno al collo". Esattamente quindici anni fa, mentre sulle strade di Belgrado si svolgevano le dimostrazioni del 9 marzo, Milosevic, alla riunione con un gruppo di funzionari locali, rivelò ai suoi interlocutori di possedere "informazioni, e si trattava di informazioni molto serie" sul "rinnovo della monarchia Austroungarica", sui "calcoli" che bisogna riunire il Kosovo all'Albania" e ridurre la Serbia "all'ex pascialato belgradese". Sicché Milosevic - ispirato dai toni che provenivano dalla SANU (Accademia serba per le arti e le scienze, ndt.) e di alcune altre istituzioni - al principio del suo governo "fornì il tema" che i media di regime e individui orientati in modo "patriottico" nei successivi dieci anni hanno elaborato in modo scrupoloso, in armonia con le proprie tendenze ideologiche e con il proprio stato mentale. In Serbia alla fine del XX secolo, persino sui media seri venivano stampati articoli che non solo svelavano le macchinazioni del gruppo di Bilderberg, ma indicavano anche gli aspetti parapsicologici dell'aggressione della NATO, come pure l'esistenza di una segreta cospirazione ebrea contro tutte le nazioni amanti della libertà.

I teorici serbi della cospirazione hanno accolto preparati la morte di Milosevic. Essa, fra l'altro, non ha potuto sorprenderli perché è noto il fatto che le "menti oscure" del nuovo sistema mondiale ammazzano tutti i loro avversari. Sette anni fa Goran Matic, l'allora il ministro per l'Informazione proveniente dalle file dello JUL, avvertì il pubblico serbo che, siccome "verità, giustizia e legge" non possono essere uccise, quelli che "alzano la voce contro il nuovo totalitarismo" saranno sempre esposti ad attacchi. Nell'estate del 2001, subito dopo la partenza di Milosevic per l'Aia, ebbi occasione, nell'ambito delle ricerche sulla teoria della cospirazione, di parlare con la rispettabile professoressa Smilja Avramov. Irremovibile nelle sue convinzioni, già allora mi "rivelò" che a Scheveningen al suo ex studente i potenti del mondo attraverso il sistema di ventilazione fanno passare dei gas misteriosi coi quali disturbano le sue funzioni mentali. Il successo con il quale Milosevic nei successivi quattro anni ha gareggiato in astuzia con Carla del Ponte ha mostrato in modo ovvio quanto fosse immune a queste manipolazioni chimico-parapsicologiche (guerra neo corticale?) e che al "trust dei cervelli malati di Bruxelles e di Washington" l'unica cosa rimasta da fare era di togliere "l'ultimo bastione di resistenza al nuovo sistema mondiale" con misteriose medicine per la lebbra, contro le quali nemmeno il più sincero patriottismo serbo sarebbe potuto servire da antidoto.

Se fossimo convinti di questo non potremmo neppure escludere che al Tribunale dell'Aia negli ultimi anni regnasse una sincera paura di Milosevic. Secondo le affermazioni del colonnello Svetozar Radisic, la Serbia ha "un clima geneticamente ideale per energie paranormali e comportamenti extra sensitivi", che lui e i suoi compagni di lotta del gruppo 69 hanno accertato quando nella metà degli anni novanta con la forza del pensiero uccisero l'allora segretario generale della NATO Manfred Werner e il presidente turco Turgut Ozala. Quando due anni fa è morto il giudice dell'Aia Richard Mey, probabilmente in Tribunale a tutti fu chiaro che non bisogna scherzare con un accusato-extra sensitivo.

Sia come sia, nell'edizione successiva del libro La commissione trilaterale di Smilja Avramov, a Milosevic sicuramente spetterà il posto d'onore sulla lista degli uomini di stato-vittime del nuovo sistema mondiale, sulla quale compaiono già John Kennedy, Olof Palme e Aldo Moro.

I difensori della teoria della cospirazione non si dispereranno per la morte di Milosevic. Anzi, in questo avvenimento cercheranno ispirazione e stimolo. Le spiegazioni cospirative spesso hanno un tono apocalittico potenzialmente deprimente, perché partono dalla supposizione che le cattive intenzioni dei potenti cospiratori si sono quasi realizzate (la Serbia di Milosevic è stata sempre l'ultima isola dell'indipendenza). Nonostante ciò, le teorie della cospirazione non sono disperatamente pessimiste. Un po' paradossalmente, più il nemico si fa forte e senza scrupoli, più si pensa che si avvicini la sua sconfitta finale. I comportamenti che indicano la disumanità e l'assurdità dei "creatori del nuovo sistema mondiale" vengono spiegati come "mosse di capitolazione" provanti che il nemico sia stato scosso e che la lotta debba continuare perché la vittoria del bene sul male è a portata di mano.

Dunque, una volta convinti che Milosevic sia stato ucciso perché "diceva la verità" e con grande successo è riuscito a smascherare e a disturbare i piani anti-serbi dei folli potenti del mondo, la sua morte diventa non solo la prova inconfutabile della sua innocenza, ma anche la conferma che i teorici della cospirazione per tutto il tempo erano sulla buona strada. Adesso devono solo mettersi al lavoro, con parole e atti mettere a nudo i motivi anti serbi dei governatori dell'ombra. Con ciò, impediranno che, con l'aiuto delle organizzazioni (non governative) mondiali e altri traditori locali, che stanno realizzando i loro piani, la Serbia sia ridotta all'"ex pascialato belgradese".

Le teorie della cospirazione che hanno segnato il governo di Slobodan Milosevic sicuramente non se ne andranno con lui sotto il tiglio di Pozarevac. La cospirazione anti occidentale era e rimarrà in Serbia un segno permanente dell'ideologia politica conservatrice e della cultura politica populista, le cui radici arrivano più profondamente del regime di Milosevic, durato dodici anni. Il conflitto con la comunità internazionale negli anni novanta del secolo scorso ha soltanto posto in primo piano la teoria della cospirazione e l'ha promossa a cardine della retorica serba nazionalista dove essa, in qualche modo, ancora si trova. Oggi le spiegazioni cospirative della realtà non sono limitate solo alle pagine della Grande Serbia o alla teoria di Kosta Cavoski, anche se forse là sono più espressive. Anche fra le forze politiche che affermano che presto introdurranno la Serbia in Europa ci sono quelli convinti che sulla relazione Serbia-Occidente non è proprio tutto come sembra a prima vista e che qualcuno di là lavora in modo meditato alla sovversione dell'integrità territoriale e spirituale della Serbia e del popolo serbo ortodosso.

Il Partito democratico della Serbia, sette anni fa, parlava dell'Europa come di un "satellite di William Jefferson Clinton" che vuole fare della Serbia una "mezza colonia incapace di qualsiasi ruolo attivo sulla scena internazionale", e di Bruxelles di un luogo dove si "inventano le persecuzioni, le esecuzioni di massa e le fosse comuni" degli albanesi kosovari, per riconoscere due anni dopo, nel documentario della BBC sul "così detto crimine" di Srebrenica, un'altra inaccettabile menzogna anti serba, vera e propria propaganda e manipolazione. Proprio come Milosevic prima di loro, parte dell'establishment politico attuale vede in George Soros il gigante-nemico e nelle organizzazioni non governative le spie e i traditori, abbastanza potenti da minacciare la Serbia con le loro attività sovversive per conto dell'Occidente. Il clima di una confusa ambivalenza verso l'Europa e l'Occidente, che comprende la simultaneità del sentimento della paura e della speranza, del sospetto e delle aspettative, rappresenta un importante legame simbolico fra la Serbia odierna e l'ambiente ideologico degli anni novanta e crea "un terreno fertile per le teorie della cospirazione" dove c'è sempre un pubblico grato per le spiegazioni cospirative.

Al tempo di Milosevic, il discorso cospirativo serbo non aveva lo spirito sovversivo caratteristico della cospirazione di oggi nel mondo occidentale. Era perché, a differenza dai suoi colleghi in Occidente, i teorici serbi della cospirazione non si sentivano minacciati nel loro ambiente. La Serbia di Milosevic si è nominata da sola come ultimo bastione della resistenza alla cospirazione mondiale e al nuovo sistema mondiale, e per ciò era un'ideale dimora per i teorici della cospirazione di tutti i tipi. Finché al potere c'è stato Milosevic e sosteneva il "no" al nuovo sistema mondiale, i teorici della cospirazione erano a casa. Perciò la loro attenzione poteva concentrarsi sulla macchinazione del nemico esterno: il gruppo di Bilderber, i "giudei" o semplicemente l'"Occidente". Nonostante gli oppositori politici del regime serbo venissero considerati la "quinta colonna" e una potenziale minaccia, questo aspetto della teoria della cospirazione rimaneva all'ombra della dominante ossessione di una "minaccia esterna".

La permanente presenza della sfiducia verso l'Occidente fra i politici conservatori e il loro sottolineare i valori del tradizionalismo e del nazionalismo - che continuano ad essere l'ambito naturale della teoria della cospirazione - presenta il legame simbolico della Serbia odierna all'ambiente ideologico della fine degli anni novanta. Anzi, i rappresentanti dell'orientamento politico conservatore della politica serba certamente riconoscono il potenziale della teoria della cospirazione nella lotta contro i loro avversari liberali. E per questi motivi non li disturba affatto avere legami con coloro i quali sviluppano questa teoria.

Se si dovesse prevedere il futuro della teoria della cospirazione probabilmente una previsione azzeccata sarebbe dire che quest'ultima sopravviverà. È improbabile che l'incubo notturno della cospirazione degli anni di Milosevic si ripeta di nuovo, ma la teoria della cospirazione rimarrà parte integrante della politica conservatrice e sarà un'arma nella lotta contro i valori liberali e le influenze occidentali.


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