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Sono rimaste senza lavoro e abitano in zone marginali della Serbia. Ma non si sono date per vinte e grazie al loro spirito d'iniziativa e ad un progetto sostenuto dall'Unione europea hanno avviato un'attività in proprio, nel campo dello sviluppo rurale

27/06/2012 -  M.P.

(Un articolo tratto da Euractiv.rs, riduzione e traduzione a cura di OBC)

Le donne possono essere un elemento importante nello sviluppo delle zone rurali, in particolare attraverso il collegamento con il settore dei servizi, che in Serbia non è stato ancora sfruttato. E' quanto è stato espresso il 18 giugno scorso in occasione della presentazione di un progetto di sostegno all'occupazione di giovani donne nei comuni meno sviluppati della Serbia.

Lo sviluppo del terziario e il sostegno al lavoro autonomo darebbero la possibilità alle giovani donne che vivono in zone rurali di svolgere lavori nuovi e sicuramente più attraenti rispetto a quelli tradizionali, trattenendole nel settore.

Il progetto ha permesso il lancio di otto aziende. Alcune donne che erano state licenziate e non erano riuscite a rientrare nel mercato del lavoro hanno trovato così una via d'uscita da una situazione che sembrava senza speranza o hanno cominciato a occuparsi di ciò che è sempre stato nel loro interesse.

La coltivazione di erbe aromatiche e prodotti biologici, la produzione di marmellate per diabetici, la produzione di formaggio di capra, oppure la produzione di orecchini realizzati all'uncinetto e sviluppo dell'etno-turismo sono solo alcune delle idee pensate concretamente da queste donne.

Il progetto

La Presidente dell'Associazione delle donne d'affari serbe e coordinatrice del progetto, Sanja Popović Pantić, presentando il progetto ha sottolineato che le attività di formazione delle donne coinvolte sono durate dieci mesi.

Il progetto ha visto la partecipazione di 23 donne provenienti da zone periferiche o comuni rurali di Belgrado, Valjevo, Kraljevo, Cačak e Šabac. Sono state avviate attività di turismo rurale, produzione di cibo biologico e tradizionale, allevamento e commercio di piante medicinali, realizzazione di souvenir, "wellness" nel turismo rurale e sviluppo di siti internet.

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“Ciò che caratterizza queste donne è che hanno preso la situazione nelle proprie mani e hanno risposto alla crisi nel migliore dei modi: con il lavoro e la creatività”, ha dichiarato Sanja Popović Pantić.

Il progetto è stato finanziato dall'Unione europea e rientra in un programma di sostegno alla società civile condotto dall'Associazione delle donne d'affari serbe e i partner sono stati la Camera regionale di commercio di Valjevo e Kraljevo, con il coinvolgimento di alcuni enti per lo sviluppo del turismo in Serbia.

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La vicepresidente dellAssociazione donne d'affari serbe e coordinatrice delle attività di tutoraggio Olivera Popović ha dichiarato che vi sono state in totale venti coppie di tutor e che le partecipanti sono state aiutate e consigliate da donne con esperienza negli affari, con le quali si sono incontrate almeno una volta al mese.

Così è stato per Tatiana Jevđović Ruzić che ha aperto nella proprietà di famiglia il centro etno-turistico “Raj na Moravi” (Paradiso sul fiume Morava). Per l'arredamento delle camere è stata aiutata dalla curatrice del museo nazionale di Čačak, Snežana Ašanin Šaponjić.

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Il potenziale delle aree rurali

Il segretario di Stato per il turismo presso il ministero dell'Economia e dello sviluppo regionale Goran Petković ha sottolineato che il progetto è complementare a un programma gestito dal suo ministero per conto di cinque agenzie delle Nazioni Unite per lo sviluppo del turismo rurale. Ha poi ricordato che il governo nel novembre dello scorso anno ha adottato una strategia per lo sviluppo del turismo rurale, affermando che proprio le donne sono uno dei cardini della messa in atto della strategia delle istituzioni.

Stando alle sue parole, nelle zone rurali c'è un'offerta insufficiente di posti di lavoro, specialmente per le donne. “Il lavoro forse non manca, ciò che manca assolutamente è la possibilità di fare buoni affari”. Gli uomini sono impegnati nella produzione agricola primaria ma lo sviluppo dell'economia rurale, ora che vi sono tecnologie più moderne, consente alle donne di assumere un nuovo ruolo".

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“La Serbia non ci è ancora arrivata perché non ha un buon collegamento con il settore dei servizi, il quale ora è più ricettivo e adatto all'impegno delle donne e il turismo è un anello di questa catena” ha dichiarato Petković.

Con lo sviluppo del turismo cresce anche “l'attrazione sociale” nei confronti delle aree rurali e sempre più spesso giovani donne decidono di rimanere in campagna per occuparsi di attività che non si limitano solo al duro lavoro fisico.

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Combattere la paura

Sanja Jovanović, grazie al progetto, tre mesi fa ha lanciato un'agenzia internet, marketing e comunicazione on-line.. (...) A suo avviso l'importante è sconfiggere la paura e unire le forze in modo che le possibilità di successo siano maggiori.

Marta Jaćimović di Pančevo dopo 27 anni di lavoro è rimasta disoccupata. Ha riflettuto a lungo su cosa fare per ripartire. Il progetto le ha permesso di realizzare il suo sogno e occuparsi di turismo gestendo un agriturismo sul lago di Palić. Marta sottolinea che c'è ancora molto da fare per sviluppare appieno la sua attività, la struttura non manca ma i suoi obiettivi sono molto ambiziosi. Tra l'altro, grazie alla sua iniziativa anche il figlio ha ora un lavoro.

Nataša Basarić e Dejana Zarić, professoresse di geografia di Čačak, non riuscivano a trovare lavoro e hanno deciso di avviare un'agenzia di viaggi con l'idea di promuovere l'etno-turismo nella regione della Morava.

Nataša Basarić ha saputo del progetto grazie a una sua amica che si è ritrovata a navigare sul sito dell'Associazione delle donne d'affari serbe. “È da tempo che volevamo aprire un'agenzia turistica. Quando abbiamo letto del progetto abbiamo capito che questa era l'opportunità per trovare la nostra strada”, ricorda.

“Siamo partite con l'idea di creare un'associazione dedita all'ospitalità tradizionale nella regione della Morava, pubblicizzando la nostra attività e cercando ospiti stranieri e locali. Ma grazie all'aiuto delle tutor e dell'Associazione abbiamo capito che sarebbe stato meglio mettere in piedi una vera e propria agenzia di viaggio, ed occuparci di turismo rurale ma non solo”, aggiunge Nataša.

“La cosa più difficile è stata scrivere il business plan. Finché si tratta di idee va tutto bene ma quando si tratta di numeri la cosa diventa complicata. Per fortuna la tutor ci ha aiutate a portarlo fino alla fine e a concorrere per il finanziamento”..

Dopo tre mesi lei si dice soddisfatta, anche se il lavoro non è ancora del tutto avviato in molti si stanno interessando al turismo rurale. E manca ancora l'appuntamento annuale con il festival delle trombe, in occasione del quale qualcuno sarà sicuramente interessato anche al pernottamento.


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