BusPlus Belgrado (foto F. Sicurella)

BusPlus Belgrado (foto F. Sicurella)

Da qualche mese a Belgrado è attivo il sistema BusPlus, che avrebbe dovuto rivoluzionare il trasporto pubblico cittadino. Ma le novità tecnologiche hanno solo mascherato il cattivo stato dei mezzi pubblici e i disservizi. E poi sono sempre più frequenti le vessazioni e i casi di maltrattamento contro chi non paga il biglietto

04/10/2012 -  Federico Sicurella Belgrado

I cittadini e le cittadine di Belgrado da qualche mese a questa parte si trovano ad affrontare disagi, inefficienze e sempre più frequenti casi di abuso connessi al nuovo sistema di trasporto pubblico cittadino, il BusPlus.
 
Entrato a pieno regime a febbraio di quest’anno, il sistema BusPlus prevede che ogni passeggero/a si doti di una smart card magnetica ricaricabile, che al momento di salire a bordo va ‘passata’ sui display elettronici installati in ogni autobus e filobus di Belgrado. L’automatizzazione non finisce qui: inviando un sms a pagamento è possibile conoscere gli orari di arrivo a ogni fermata, e chi possiede uno smartphone può scaricare l’immancabile app dall’apposito sito.
 
Allo scopo di ridurre le code e agevolare la procedura di pagamento via smart card, i passeggeri sono tenuti ad entrare solo dalla porta anteriore e ad uscire solo da quella centrale o posteriore. Glielo ricordano le scritte cubitali che campeggiano sulle porte dei veicoli, colorate di verde o di rosso a seconda che servano a entrare oppure a uscire. Su molti mezzi viaggia anche un addetto del personale che ha il compito di ‘coadiuvare’ il flusso dei passeggeri e verificare che tutti siano in possesso di un titolo di viaggio valido.
 
A parole il BusPlus sembra un sistema di gestione del trasporto pubblico evoluto e in linea con le soluzioni adottate nelle principali città europee. Ma dietro allo sfavillio dei dispositivi elettronici e dei ‘servizi integrati’ si cela una serie di problemi irrisolti che spesso rendono l’esperienza dell’utilizzo dei mezzi pubblici a dir poco sgradevole. Per cominciare, molti autobus e filobus - specialmente sulle linee periferiche ed extra-urbane - versano in cattive condizioni di manutenzione. Mezzi obsoleti, sedili divelti, vetri rotti e sporcizia sono all’ordine del giorno, tant’è che il sito satirico Njuz.net spaccia per fotogrammi di un presunto documentario sul BusPlus alcune immagini ritoccate della corriera sgangherata del leggendario film Ko To Tamo Peva?  .
 
Inoltre, pur essendo passati più di sei mesi dalla sua introduzione, il sistema elettronico non funziona ancora come dovrebbe. I display di bordo tacciono (non essendo ancora stati messi in rete non offrono nessuna informazione ai passeggeri), si vocifera che esauriscano in fretta le batterie dei veicoli, e non si capisce perché siano stati installati anche presso le porte di uscita, dal momento che la smart card va ‘strisciata’ all’entrata. Infine, è notizia di qualche giorno fa che la società (Apex) che raccoglie i dati personali degli utenti del servizio ne ha fatto un uso improprio, costringendo il Commissario per la protezione dei dati personali Rodoljub Šabić a intervenire.

Il ‘terrore BusPlus’: chi controlla i controllori?

 

BusPlus a Belgrado (foto F. Sicurella)

Cattiva manutenzione, disguidi tecnici e uso improprio dei dati degli utenti, purtroppo, sono solo una piccola parte del problema. Ciò che più preoccupa chi utilizza il trasporto pubblico a Belgrado è la violenza quotidiana generata dal sistema, la quale gli è valsa l’appellativo BusPlus teror, il ‘terrore BusPlus’.
 
La forma di violenza più comune, ma anche la più lieve, sono i diverbi e le scaramucce tra gli addetti al controllo delle porte e i passeggeri che, non vedendo l’utilità della norma, si ostinano a salire dalla porta centrale o da quella posteriore invece che da quella anteriore. Ben più intimidatori, però, sono i controlli dei biglietti (ovvero delle smart card) ad opera della polizia municipale (komunalna policija). In determinate stazioni ubicate sulle principali vie d’accesso al centro città, manipoli di ufficiali in uniforme blu fermano gli autobus in transito per effettuare controlli a tappeto sui passeggeri. La procedura si svolge con modalità inquisitorie, e non è infrequente che i poliziotti municipali si rendano colpevoli di abusi, sia verbali che fisici, a danno dei passeggeri non in regola. Le vessazioni e i casi di maltrattamento sono anzi in aumento, come testimonia il numero crescente di filmati incriminanti girati con i telefoni cellulari e diffusi sui media online.
 
Uno degli ultimi episodi riguarda uno studente che, rifiutatosi di uscire dall’autobus, viene malmenato da due poliziotti mentre gli altri passeggeri assistono impauriti e impotenti alla scena. Un’altra testimonianza scioccante è quella del giornalista di e-Novine Ištvan Kaić , che qualche settimana fa è stato arrestato e trattenuto per ore in una stazione di polizia per essere stato trovato senza biglietto. Questi fatti sono resi ancora più gravi dal fatto che, nonostante il nome, la polizia municipale non è una forza di polizia vera e propria, e non ha quindi l’autorità di perquisire o usare violenza sui cittadini, come ricorda Stefan Aleksić sul portale Peščanik .
 

Mobilità ed esclusione sociale

Non è difficile mettere in relazione questi episodi di violenza con il problema dell’esclusione sociale. In un paese dove la povertà è diffusa e la disoccupazione ha raggiunto livelli preoccupanti, il non pagare il biglietto (free-riding) è più spesso una necessità che una scelta di comodo. Ed è inevitabile che l’introduzione di ferree misure disciplinari sia percepita come un affronto e un’ingiustizia. Il fatto stesso che i controlli avvengano quasi esclusivamente alle porte della città, per di più con modalità da posto di blocco, significa che ad essere colpiti sono soprattutto i pendolari che vivono nelle periferie e che si recano in centro ogni mattina per lavorare. Si accresce così il divario tra il centro città, ricco e praticamente esente da controlli, e i quartieri periferici, degradati e pattugliati con intransigenza.

Quasi a voler rincarare la dose, la società che gestisce BusPlus ha di recente lanciato una campagna dai toni ricattatori. Sugli autobus è apparso l’annuncio che la frequenza delle corse, nonché l’esistenza stessa di certe linee, verrà fatta dipendere dal numero di biglietti timbrati a fronte del numero totale dei passeggeri. Come a dire: solo le linee utilizzate da utenti benestanti saranno mantenute in piena efficienza, mentre quelle usate in prevalenza da chi non può permettersi di pagare regolarmente il servizio verranno depotenziate o addirittura sospese. Una campagna resa ancora più indegna dal fatto che BusPlus non ha nemmeno l’autorità di prendere questo tipo di decisioni, che invece spettano di diritto alla Direzione per il trasporto pubblico di Belgrado.
 
Di fronte a queste intimidazioni la cittadinanza non è rimasta a guardare. Già a luglio si erano tenute delle proteste pubbliche sotto l’insegna Narod protiv BusPlus-a (‘il popolo contro BusPlus’), e i media, soprattutto quelli online, hanno dato ampio risalto ai numerosi soprusi accaduti negli ultimi mesi. Purtroppo l’indignazione e la protesta non sembrano ancora aver sortito effetti tangibili. Ma una cosa è certa: se nella Jugoslavia relativamente prospera degli anni ‘80 le angherie perpetrate dai controllori erano occasione di ilarità (come nel celebre spezzone del film Kako Je Propao Rokenrol  in cui l’inflessibile controllore Super Ridja viene ridicolizzato dal supereroe urbano Zeleni Zub), nella Serbia di oggi esse sono sintomo di conflitto sociale ed emarginazione. E non fanno ridere.


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