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A tutta Fiat

Mladjan Dinkic e Sergio Marchionne

Siglato l'accordo di investimento congiunto tra Belgrado e l'italiana Fiat. Con un valore di 950 milioni di euro è il più grande investimento mai fatto finora in Serbia. Previsti quasi 5000 nuovi posti di lavoro e il rafforzamento dei rapporti economici e politici tra Italia e Serbia

Da tempo in Serbia non si vedeva una tale solennità come quella che ha accompagnato la firma dell'Accordo di investimento congiunto nello stabilimento "Zastava" di Kragujevac tra i rappresentanti del governo serbo e l'italiana Fiat. Siglando il documento, il ministro dell'Economia e dello Sviluppo regionale Mlađan Dinkić, uno dei protagonisti della trattativa, ha valutato che il contratto con il partner italiano, del valore di 950 milioni di euro, costituisce il più grande investimento mai fatto finora in Serbia; mentre l'altro firmatario, il presidente del gruppo Fiat Sergio Marchionne, ha dichiarato che si tratta di un vero e proprio esempio di collaborazione tra un'impresa privata e un'istituzione statale.

 

I piani di Dinkić

A Kragujevac e in Šumadija verranno investiti da 1,3 a 1,5 miliardi di euro, ha dichiarato il ministro per l'Economia e lo Sviluppo regionale Mlađan Dinkić dopo la sigla dell'accordo tra il Governo serbo e la Fiat. Questo, ha detto, lo si poteva solo sognare. Stando alle sue parole, tra 15-16 mesi dovrebbe iniziare la produzione del nuovo modello di automobile che sarà più bello e più moderno della famosa 500 (nella fase iniziale 200.000 mezzi, poi tra un anno altri 100.000), e il 95% della produzione sarà piazzato sul mercato dei paesi dell'UE. Questi affari d'esportazione dovrebbero portare un guadagno di un miliardo di euro.
Entro la fine del 2010 si attende anche l'inizio della produzione del nuovissimo modello classe A, il cui aspetto è per ora un affare segreto della Fiat, le cui foto pubblicate in questi giorni dai media locali e stranieri sono false, ha dichiarato Dinkić.

Non sorprende quindi che all'evento abbiano partecipato i più alti funzionari statali, in primis il presidente serbo Boris Tadić e il premier Mirko Cvetković, e per la firma è arrivato a Belgrado anche il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.

Dopo la fastosa cerimonia al Palazzo "Serbia" (un tempo Palazzo della Federazione) a Belgrado, Frattini ha sottolineato che il contratto sull'investimento congiunto di due stati è significativo perché rafforza le relazioni dal punto di vista economico e politico e, ha aggiunto, l'Italia è interessata anche ad effettuare altri investimenti nell'"amica Serbia", che considera partner strategico sia in politica che in economia. "La Serbia riottiene un posto prioritario per gli investimenti italiani", ha aggiunto Frattini.

Il presidente Tadić ha espresso la sua soddisfazione per l'accordo con la Fiat, in quanto la vicinanza della Serbia all'Italia e la sua disposizione a sostenere l'integrazione europea del paese ora sono confermate anche dalla sfera economica. "Questo è un grande giorno per il nostro paese, per la Fiat e per l'industria italiana. Dopo 55 anni, questo è un nuovo inizio economico per la Šumadija regione della Serbia meridionale, ndr e per la Serbia, per questo condivido l'orgoglio dei cittadini serbi che una delle più grandi compagnie al mondo e principale compagnia italiana sia di nuovo nel nostro paese", ha affermato Tadić. Oltre all'offerta di 5000 nuovi posti di lavoro, da questo affare, dunque, ci si aspetta un rafforzamento dell'occupazione anche in altri settori dell'economia serba. Tadić, invece, ha notato che gli operai della Zastava ora avranno una concorrenza molto più forte nel settore automobilistico rispetto a mezzo secolo fa, quando il gigante di Torino cominciò a collaborare con la fabbrica di Kragujevac.

"Coloro che 10-15 giorni fa non credevano che la Fiat sarebbe arrivata in Serbia, che non credono che otterremo lo status di paese candidato e che entreremo nella lista bianca di Schengen, devono sapere che riusciremo a fare tutto questo!", ha dichiarato con ottimismo il presidente serbo, mentre nel cielo sopra al Palazzo "Serbia" volavano palloncini coi colori delle bandiere italiana e serba.

Nuova impresa, vecchi partner

Grande gioia a Kragujevac, dove dopo la firma dell'Accordo si sono diretti gli elicotteri speciali di Dinkić e Marchionne, al seguito del sindaco di Kragujevac Veroljub Stevanović. I velivoli sono arrivati con un ritardo di 45 minuti, e ai giornalisti e ai fotoreporter è stato vietato l'accesso alla pista d'atterraggio della Zastava. Questo però non ha rovinato l'impressione generale secondo cui si tratta di un evento di vitale importanza per questa città della Šumadija, che ancora dal 1954, quando è stato firmato il primo accordo con la Fiat, ha legato il suo futuro con il partner italiano (allora, dal nastro della fabbrica della "Crvena Zastava" di Kragujevac è uscita la prima Fiat 600 per licenza del produttore torinese). Tre anni fa la Zastava ha firmato un accordo con la Fiat sulla commissione e l'ottenimento della produzione del vecchio modello della Punto, conosciuto in Serbia come "Zastava 10".

 

L'affare del secolo - o la beffa del secolo
L'Accordo tra il Governo serbo e la Fiat potrebbe trasformarsi da "affare del secolo" a "beffa del secolo", commenta l'economista Danijel Cvetićanin. Nelle dichiarazioni per l'agenzia stampa nazionale Tanjug, ha affermato che l'accordo si potrà ritenere veramente di successo solo se le automobili di Kragujevac saranno esportate anche in Russia, e se il mercato russo ne accetterà non alcune migliaia, ma alcune centinaia di migliaia, e nella prospettiva di alcuni milioni di automobili serbe; ma se i russi non diranno di sì, e se gli italiani non investiranno o non investiranno i soldi nel modo giusto, allora questo affare può diventare con gran facilità la beffa del secolo".
Un altro analista economico, Jurij Bajec, ritiene che questa sia "l'occasione che la Serbia dimostri, con un esempio concreto e in collaborazione con un rinomato produttore mondiale, di essere pronta come paese, come autogoverno locale e come fabbrica, ad accogliere un investimento così grande e ad assicurare tutte le infrastrutture indispensabili, i quadri e i presupposti affinché questo progetto resti in vita". Il suo collega Milan Kovačević indica che sarebbe stato meglio che lo stato avesse privatizzato la fabbrica di Kragujevac invece di investire nella produzione di automobili nella Zastava, in cui la Serbia ha già buttato soldi a lungo come in un pozzo senza fondo.

Con l'Accordo odierno sull'investimento congiunto è stato precisato che la neonata impresa, che rileva il patrimonio di Zastava, apparterrà per il 33% alla Serbia e per il 67% alla Fiat, e vi saranno impiegati 4.750 operai. Stando alle parole del ministro Dinkić, l'Accordo permetterà alla Zastava "di non essere più un'impresa in perdita, ma di diventare una compagnia dai buoni profitti e il più grande esportatore in Serbia". L'investimento iniziale della Fiat sarà attorno ai 700 milioni di euro, e quello del governo serbo di 200 milioni di euro. La Serbia si è impegnata anche a permettere alla Fiat impulsi aggiuntivi nei prossimi dieci anni, quali grandi sgravi fiscali, svincolamento da tasse locali, sicurezza delle infrastrutture e aree gratuite per l'ampliamento delle capacità, oltre che il conferimento a Kragujevac di status di zona tax free.

L'impresa congiunta a Kragujevac svilupperà la produzione in due fasi: in principio con una capacità di produzione di 200.000 automobili (classe A) all'anno, e in seguito, a partire dal 2010, di ulteriori 100.000 (probabilmente di modelli di classe B e una versione compatta del modello Uno).

Marchionne e Dinkić hanno firmato anche il Memorandum d'intesa sulla futura collaborazione di due membri del gruppo Fiat - Iveco e Magneti Marelli - con il Governo serbo per la produzione di autobus, mezzi speciali e componenti automobilistici. Con il documento si prevede la formazione di due nuove compagnie congiunte che sarebbero per il 70% di proprietà italiana e per il 30% del Governo serbo. L'investimento iniziale di queste compagnie sarà di 240 milioni di euro, di cui la Serbia parteciperà per 60 milioni di euro, oltre allo sgravio fiscale e all'investimento nell'infrastruttura. Iveco, in qualità di comproprietario di "Camion Zastava", ha intenzione di produrre in futuro anche mezzi speciali e circa 2.200 autobus all'anno, mentre la Magneti Marelli produrrà componenti ed elementi per il mercato interno serbo. Entrambe le fabbriche saranno situate nella zona industriale di Kragujevac e impiegheranno 2.350 operai.

Ricordando la "Fića"

Zastava

Gli abitanti di Kragujevac hanno atteso il presidente del gruppo Fiat pieni di gioia e di speranza. Il sindaco Stevanović, in presenza dei media, ha solennemente consegnato a Marchionne le chiavi della città insieme ad un'icona di San Giorgio, patrono di Kragujevac, mentre il premier Cvetković ha evidenziato come la collaborazione con la Fiat avrà un significato particolare per l'amministrazione locale, perché avrà un'influenza sullo sviluppo generale della città, dei servizi e di tutto ciò che segue l'implementazione dell'accordo. Marchionne ha detto ai giornalisti che la Fiat, tra tutte le offerte di collaborazione, ha optato per la Zastava e Kragujevac per due ragioni: in primo luogo per la disponibilità e la velocità con cui è stata richiesta e realizzata la collaborazione, e in secondo luogo perché gli abitanti di Kragujevac hanno accolto la Fiat a braccia aperte.

Il presidente del gruppo Fiat ha confermato che la fabbrica di Kragujevac sarà inclusa nella loro rete di produzione mondiale, e verrà dotata delle più nuove tecnologie Fiat. Marchionne ha dichiarato che le auto prodotte a Kragujevac non saranno indirizzate solamente al mercato serbo, ma anche ai mercati dei paesi vicini e dell'Europa occidentale, e ha espresso particolare soddisfazione per il ritorno di Fiat in Serbia e per il rinnovo del partenariato con la Zastava.

La collaborazione delle due compagnie, in generale, è datata 1954, anno in cui è stato firmato l'accordo sul riscatto della licenza. Tre mesi dopo a Kragujevac è stato avviato il montaggio dei primi modelli Fiat, tra cui la leggendaria Fiat 600, nota col vezzeggiativo di "Fića". In brevissimo tempo dopo l'avvio della usa produzione, è diventata uno status symbol della classe operaia dell'ex Jugoslavia - ricordano le agenzie stampa odierne - e un esemplare di questo modello, con il baldacchino, si trova oggi esposto al Museo dell'automobile di Belgrado. Con la Fiat 600 viaggiava l'ex presidente della SFRJ Josip Broz Tito, che l'aveva ricevuta in regalo dal fondatore e proprietario della Fiat Gianni Agnelli in persona. La produzione della 600 è iniziata nel 1955, e nei successivi 30 anni, quanto è durata la produzione, ne è stato prodotto quasi un milione di esemplari. Secondo alcune stime, in Serbia oggi ce ne sarebbe ancora qualche migliaio di modelli in circolazione.

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