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Il ritorno di Vladimir Shamanov ita

Il ritorno di Vladimir Shamanov

Vladimir Shamanov

l generale, noto per le violazioni dei diritti umani commesse dalle sue truppe durante il conflitto ceceno, torna alla ribalta con un incarico di prestigio al Ministero della Difesa russo

Le reazioni e le interpretazioni della stampa e della società civile in un articolo di Irene Dioli.

Secondo parte della stampa, le voci su questo ritorno erano in circolazione da diversi mesi. La comunicazione ufficiale, tuttavia, arriva il 12 novembre dall'agenzia Interfax: Vladimir Shamanov assume la responsabilità dell'addestramento per tutti i dipartimenti dell'esercito russo, con l'obiettivo di organizzare e condurre esercitazioni ad ampio raggio mediante "i più moderni equipaggiamenti militari".

Il giorno successivo, è il quotidiano Kommersant il primo organo di stampa a commentare la notizia della nomina di Shamanov a Responsabile dell'ufficio centrale per le forze armate. L'articolo riporta una dichiarazione di Vitalij Šlikov, Presidente del Pubblico Consiglio del Ministero della Difesa, che afferma la necessità di un uomo di polso a ricoprire tale posizione. Inoltre, la fonte non esclude che altri generali protagonisti del conflitto ceceno, ad esempio Gennadij Trošev, possano tornare in servizio nel prossimo futuro.

Lo stesso Shamanov, in un'intervista al settimanale Moskovskje Novosti rilasciata tre giorni prima della nomina, invoca il pugno di ferro contro l'"estremismo", sostenendo che, mentre il presidente Ramzan Kadyrov è riuscito a ristabilire l'ordine e la stabilità in Cecenia, le repubbliche confinanti (Ingushezia e Daghestan) continuano ad essere devastate da corruzione, povertà e disoccupazione, fattori che spingono i giovani verso la resistenza armata. Del resto, già nel 2000 il generale dichiarava al quotidiano Novaya Gazeta di considerare un complimento la propria reputazione di "macellaio", aggiungendo di ritenere mogli e figli dei separatisti altrettanti "banditi" da eliminare.

Sempre il 13 novembre, come riportato dall'agenzia Newsru.com, l'organizzazione per i diritti umani Memorial rilascia una dichiarazione di protesta contro la nomina del generale, ricordando le violazioni dei diritti umani commesse dalle truppe russe al suo comando tra il 1999 e il 2000, in Cecenia: ad esempio, il fuoco aperto su ribelli in fuga nell'ottobre 1999 e il massacro di civili in due villaggi nel dicembre 1999 e febbraio 2000. Non a caso, Shamanov è protagonista di gran parte delle denunce di violazione dei diritti umani presentate dalla Cecenia alla Corte di Strasburgo, e le sue visite alla Casa Bianca nella scorsa primavera avevano già scatenato le proteste degli attivisti.

D'altra parte, l'antipatia è pienamente ricambiata: nel 2004, in una dichiarazione rilasciata al Washington Post, il generale definì le accuse "favole" e suggerì che le organizzazioni per i diritti umani avessero appositamente ammassato cadaveri per inscenare un massacro e "incastrare" le truppe russe: "quando questi gruppi cercano di attirare l'attenzione e raccogliere fondi, sono pronti a tutto".

Se la maggior parte dei principali quotidiani russi evita di sbilanciarsi, limitandosi a riprendere le notizie di agenzia senza particolari commenti o facendo riferimento all'articolo di Kommersant, Chechnya Weekly, organo di approfondimento sulla regione caucasica della Jamestown Foundation, fornisce un disincantato ritratto dell'"Eroe della Russia", insignito della medaglia per le campagne cecene del 1999 e 2000, senza peraltro avere vinto una sola battaglia nella seconda.

L'analisi di Andrej Smirnov, che riprende i commenti di alcuni osservatori politici, interpreta la nomina di Shamanov come un tentativo da parte del Cremlino di aumentare la propria popolarità nelle sfere dell'esercito (da tempo anello debole nella catena del consenso), ed al contempo rafforzare il controllo sulle autorità locali delle repubbliche caucasiche. Un possibile scenario conclusivo sarebbe il ritorno ad un regime militare nel Caucaso settentrionale, come alla fine del 19° secolo, quando l'amministrazione della regione era affidata alle forze armate. Ed alcune dichiarazioni di Shamanov nell'intervista a Moskovskje Novosti, in cui il generale affronta questioni come la distribuzione dei finanziamenti, le ipotesi di annessione di alcune regioni a repubbliche etnicamente russe e la corruzione delle elite locali (definite un pericolo al pari dei terroristi), potrebbero in effetti prefigurare un coinvolgimento più che strettamente militare.

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